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EDITORIALE
Creo que con el tiempo mereceremosque no haya gobiernosCredo che col tempo meriteremoche non esistano governi 
[Jorge Luis Borges]
L’Italia e la banda larga,ma non per tutti
È sabato sera, a cena c’è un vecchio amico d’infanzia, ora è uningegnere elettronico da poco rientrato a vivere in provincia diModena.
“Che impressione ti ha fatto tornare da queste parti?”“È bello ritrovare l’aria di casa, ma la sorpresa per tutta la miafamiglia è stata la dif 
coltà ad avere Internet.”“Cioè?”“Abbiamo acquistato una casa in un nuovo grande quartierecon abitazioni moderne, solo i primi 90 residenti che ne hannofatto richiesta sono serviti da Adsl, tutti gli altri non hanno alcuna possibilità di ottenere la banda larga, con nessun operatore. Lacentralina Telecom è satura e non si sa se e quando potremoessere collegati. Andiamo avanti con le chiavette Umts, con il segnale che va e viene. Stiamo iniziando a chiederci se vale la pena di restare. Per i miei
 gli che studiano e per il mio lavoroquesta condizione è insostenibile.”
Questa situazione accomuna migliaia di famiglie italiane e nonsolo gli abitanti di aree geogra
camente isolate, anche interiquartieri urbani vittime dell’obsolescenza degli apparati Tele-com e della scarsa lungimiranza di chi dovrebbe occuparsi del-la piani
cazione di questi impianti. E i soldi per la banda larga inItalia continuano ad apparire solo sulla carta, ma la situazionenon migliora.
Claudio Forghieri,Direttore Scienti
co
 
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EDITORIALE
Viene da chiedersi se i nostri amministratori sisiano resi conto che oggi l’economia ruota an-che intorno alla connettività. Di certo il digitaldivide non rientra fra le priorità del governo.Non è solo un problema di economia, la societàmuta ed evolve intorno alle funzioni introdottedalla rete e chi ne resta fuori perde i propri dirittidi cittadino digitale. In questo numero di E-Govsi parla approfonditamente di questi temi insie-me a Laura Sartori e Gianluigi Cogo che pro-pongono il punto di vista che emerge dalle lororicerche ed esperienze sul campo. Vale la penaricordare alcuni dati che emergono dal “GlobalInformation Technology Report 2009-2010” re-alizzato dal World Economic Forum:- L’Italia si posiziona complessivamente al 48°posto in termini di Networked Readiness,che è l’indice complessivo che dovrebbedare la misura della capacità di innovazionedi un paese a partire dall’uso delle tecnolo-gie. Davanti al nostro paese ci sono buonaparte dei 27 Stati europei e un discreto nu-mero di paesi emergenti, fra cui il Montene-gro (42°), la Tunisia (39°), Cipro (32°), Malta(26°), per citare aree vicine a noi.- La rilevazione dell’uso delle tecnologie neidiversi ambienti pubblico e privato è unodei sotto-indicatori che contribuiscono allacostituzione dell’indice complessivo. L’Ita-lia risulta al 39° posto, con risultati piutto-sto deludenti in tutte le componenti. Alcuniesempi: utenti Internet (44°), accesso Inter-net nelle scuole (68°), servizi pubblici on line(82°), uso dell’Ict nelle agenzie governative(98°). Spiccano per positività l’export di cre-atività legata all’industria (2°) e il numero dicontratti di telefonia mobile (6°), ma non ba-stano per fare innovazione in un paese.- In termini di “Government Readiness” il pa-ese si posiziona al 120° posto nel mondo,un dato che parla da solo. I sotto-indicatoriche permettono di ottenere questo risultatosono tre: la priorità attribuita dal Governoall’Ict; l’acquisizione di prodotti tecnologica-mente avanzati da parte della P.A.; l’impor-tanza attribuita all’Ict nella programmazioneper il futuro.Si possono contestare i metodi di ricerca delWorld Economic Forum, un’istituzione peraltropiuttosto credibile nel panorama mondiale, sipossono mettere in discussione le modalità diraccolta di alcuni dati, ma resta l’impressio-ne che lo scenario proposto non si discosti dimolto dalla realtà oggettiva. L’Ict, Internet, l’in-novazione basata sulla tecnologia non sono alcentro dei programmi di nessun partito. Nonse ne parla, non interessa, non s’investe, nonsi stimolano gli investimenti dei privati. A que-sto proposito citiamo testualmente un brevestralcio dell’analisi proposta in questo numeroda Luigi Reggi sulla spesa in investimenti perl’e-government
nanziati dai fondi strutturali.Le cifre che emergono parrebbero contraddirele nostre pessimistiche considerazioni.“Nel periodo 2007-2013 si prevede di spendere3.500 milioni di euro, il 77% dei quali concen-trati nelle Regioni dell’Obiettivo Convergenza(Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilica-ta). Delle risorse programmate, circa 650 milionisono dedicati ai servizi pubblici digitali (e-go-vernment, sanità elettronica, e-learning, e-in-clusion), 370 milioni allo sviluppo della bandalarga nelle zone a fallimento di mercato, 350 allapromozione delle Ict nelle imprese. Le risorserestanti sono dedicate a settori trasversali qualii trasporti, la sicurezza, l’istruzione, le tecnolo-gie ambientali oppure ai servizi infrastrutturali(interoperabilità, sicurezza informatica, ecc.).La Campania è la prima Regione in Europa perammontare di risorse comunitarie destinate allasocietà dell’informazione (800 milioni di euro),più di interi paesi come Svezia e Finlandia (che,
 L’Ict, Internet, l’innovazione
  basata sulla tecnologia non sono al centrodei programmi di nessun partito. Non se ne parla,
 non interessa, non s’investe,
  non si stimolano gli investimenti dei privati 

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