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L’INTERVISTA
Antonio Cianci
Se eGov2012 è rivolto al miglioramento della P.A.e alla realizzazionedi servizi per i cittadini, iEconomy e iSociety creano un contestofavorevole allo sviluppodell’innovazione nel Paese
Il piano si propone, infatti, entro il 2010,un’azione profonda di razionalizzazione e re-cupero di coerenza delle attuali attività svolteal sostegno dell’innovazione.Il programma i2012 si basa su tre conside-razioni strategiche. La prima è che le risorse
nanziarie e gli asset che la pubblica ammini-strazione già utilizza per il miglioramento dellasua ef
cienza e per l’erogazione dei suoi servi-zi fondamentali possono e devono essere uti-lizzate, senza costi aggiuntivi, per stimolare esostenere l’innovazione tra le imprese italiane.La seconda è che vi è un ampio insieme diazioni di sempli
cazione legislativa, normati-va e amministrativa che, senza costi aggiun-tivi, possono liberare un’enorme quantità dienergia innovativa nel Paese. La terza è cheun’azione di coordinamento centrale forte trale politiche in capo ai diversi ministeri compe-tenti può contribuire in modo rilevante a ren-dere più ef
cace l’impatto delle politiche perl’innovazione che già oggi costituiscono il por-tafoglio dell’azione di Governo.
Ci sono tante strutture che già si dovrebberooccupare d’innovazione. C’è forse bisogno di ride
nire le varie funzioni e sfere d’interven-to? Lei cosa sta suggerendo al ministro?
L’innovazione in Italia è un coro a molte voci,ognuna delle quali aspira a un ruolo da solista.In realtà, occorrerebbe una minore frammen-tazione. Pensiamo solo ai rapporti sull’innova-zione nella P.A. che vengono pubblicati ognianno, ognuno da una associazione differen-te. Si tratta di ottimi lavori, che contengono,però, per l’80%, considerazioni simili. Riuscirea redigere un rapporto unico, che tenga contodelle singole componenti ma che si esprima inmodo unitario autorevole sarebbe già un gran-de vantaggio.Il lavoro che stiamo svolgendo con il ministroè un lavoro d’inclusione e federazione. Nel Pa-ese sono numerose le iniziative eccellenti. Co-noscere e condividerle è l’imperativo dell’azio-ne del Governo. Non credo sia necessaria unanuova struttura, piuttosto che le strutture esi-stenti diano pieno corso ai loro compiti attra-verso anche un maggiore dialogo e confronto.
Cosa pensa della posta elettronica certi
ca-ta? Sarà la killer application per la digitalizza- zione della P.A.? O c’è il rischio che sia unadelle tante promesse mai realizzate?
Il rischio è che sia una promessa realizzata.Scherzo, ma in realtà le implicazioni della po-sta elettronica certi
cata sono numerose eimportanti e riguardano, in modo molto am-pio, l’organizzazione dei processi e del lavoroall’interno della P.A. Associare a uno strumento veloce, come la po-sta elettronica, la gestione delle comunicazio-ni istituzionali con la P.A., imporrà un cambiodi passo in molti uf
ci. La nostra previsione èche, dopo un primo periodo di assestamento,la PEC potrà diventare uno strumento di gran-de ef
cienza.Occorre però una precisazione. Non è maila singola applicazione che può portare a uncambiamento organizzativo. È ciò che si facon l’applicazione, è come la si usa che nedetermina il successo. Per questo la PEC in sènon avrà nessun effetto se non verrà accom-pagnata da un rinnovamento delle procedu-re che ne integrino le potenzialità nei normalistrumenti di lavoro che costituiscono la dota-zione degli uf
ci pubblici.
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