volle confessare tale anticipazione dell'equinozio, denunziandola per un lacciuolo della politica romana. Come in tutti i Concilj, così nel Tridentino se ne discorse; poi a tal uopoGregorio XIII convocò a Roma i personaggi meglio versati, e singolarmente il peruginoIgnazio Danti domenicano e il gesuita Clavio di Bamberga, ma la formola vera furinvenuta da Luigi Lilio medico calabrese, e compita da suo fratello Antonio.Il papa nel 1577 ne mandò copia a tutti i principi, le repubbliche, le accademiecattoliche; e avutane l'approvazione, nel 1582 pubblicò il nuovo calendario, sopprimendodieci giorni fra il 5 e il 15 ottobre. L'anno vi è fissato di trecensessantacinque giorni,cinque ore, quarantanove minuti e dodici secondi; e che ogni quattro anni secolari, unosolo sia bisestile. La correzione è tanto prossima al vero (365
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5° 48' 55»), che sol dopoquattromila ducentrentotto anni i minuti residui costituiranno un giorno. Per veritàsarebbesi potuto, invece del ciclo di quattrocento anni, adottarne uno ditrecencinquantacinque, che avrebbe dato l'errore non di ventisette secondi, ma soltanto diun decimo di secondo sull'effettiva durata dell'anno: sarebbesi potuto far coincindere ilcominciamento dell'anno col solstizio, e di ciascun mese coll'entrar del sole ne' varj segnidello zodiaco, e assegnare trentun giorno a quelli fra l'equinozio di primavera el'autunnale, trenta agli altri, e scemo il dicembre. Questi difetti s'apposero in fatti, ma ben più spiaceva ai Protestanti che il papa comandasse, fosse pure in fatto di calendario; vivedeano un attentato alla libertà dei principi, un'usurpamento sull'indipendenza dellenazioni, un'arroganza di questa razza italiana; esclamavano ne andasse dell'onore e delladignità dell'impero germanico, si compromettesser le libertà gallicane, fosse un'ordita de'Gesuiti; un primo passo, che chi sa dove menerebbe! Com'è stile dell'opposizione parlamentare, se non altro voleasi mettervi qualche restrizione; e i Grigioni proponevanodi levar cinque giorni, invece di dieci. E lenti furono i principi ad accettarlo; solo nel1699 vi s'acconciarono i Protestanti di Germania, nel 1700 l'Olanda, la Danimarca, laSvizzera, nel 1752 l'Inghilterra, nel seguente la Svezia, e non ancora i Russi nè i Greci,che perciò trovansi in ritardo di tredici giorni sul calendario nostro; locchè devechiamarsi indipendenza.Di Sisto V succeduto papa resta una fama romanzesca, causata da dicerie popolari e dastorie ciarlatanesche, fra cui quella di Gregorio Leti, veramente degna di servir di fontealle empiamente fantastiche dei nostri contemporanei. Qui noi non abbiamo a provare nèa confutare, limitandoci solo alle cose che concernono il nostro assunto. Era FelicePeretti, nato umilmente il 15 dicembre 1521 a Montalto presso Ascoli, ove attendeva alla pastorizia finchè uno zio frate il tirò a Roma, lo fe studiare, e vestir francescano, nel qualOrdine ottenne tutte le dignità. Mentre predicava il 1552 ai Santi Apostoli in Roma fragenerale ammirazione, gli arriva una lettera, che ripiglia i punti delle prediche di esso, emassime quelle che trattano della predestinazione, e a canto a ciascuno,
Mentisci
. Eglimandò la lettera al grande inquisitore ch'era Michele Ghislieri; ed ecco questo comparir nella cella di lui, e freddo, inesorabile, esaminarlo su tutti quei punti. Sisto V ricordossisempre della terribile impressione causatagli da tale visita, ma rispose così appunto, che ilGhislieri ne pianse di tenerezza, e gli divenne amico e protettore. Unitosi al partito cheavea tolto a riformar moralmente la Chiesa, il Peretti fu amico di sant'Ignazio, san Felice,san Filippo e d'altri; e zelando il giusto e il vero anche a fronte di persone autorevoli,riusciva poco amato. Fatto inquisitor della fede pel dominio veneto, due volte in Veneziacorse pericolo per la gelosia di quel governo, e fuggendo disse: «Ho fatto voto di diventar papa, sicchè non potevo lasciarmi appiccare da costoro».