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Mazziero - Italia Conserva Punte Di Eccellenza

Mazziero - Italia Conserva Punte Di Eccellenza

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Published by Mazziero Research
Article on 7th Annual Economia & Finanza, organized by Il Sole 24 Ore
Article on 7th Annual Economia & Finanza, organized by Il Sole 24 Ore

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11/21/2010

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L’Italia conserva punte di eccellenza
di Maurizio Mazziero 
Copyright ©2010 – Tutti i diritti riservatiIl nostro paese continua a contraddistinguersi all’estero per punte di eccellenza, questo èquanto è emerso giovedì 18 novembre dal 7mo Annual Economia & Finanza organizzatoda Il Sole 24 Ore; tema di questa edizione: Le prossime sfide dei mercati finanziari percrescere nell’economia globale.A guardare al bicchiere mezzo pieno sono gli imprenditori italiani, abituati da sempre aconvivere con le difficoltà di un paese poco presente al loro fianco all’estero, pocosensibile ai problemi competitivi in Italia e lento nel potenziare le infrastrutture.La competitività delle aziende italiane rappresenta un aspetto di fondamentale importanzaquando queste si affacciano ai mercati globali; le imprese cinesi, ad esempio, si stannoproponendo come contractor nei grandi appalti con costi di manodopera quattro volteinferiori ai nostri.Se da un lato è assodato che le produzioni italiane si caratterizzano per il design e la curadei dettagli; anche i cinesi hanno migliorato di molto la qualità dei loro prodotti. Un aspettotrasversale su molti settori, anche nell’agroalimentare; se un vino cinese solo un anno facreava perplessità – commenta Riccardo Illy – oggi alcuni di essi presentano un gustogradevole e in certuni casi superiore a vini da tavola nostrani.Quale ruolo può quindi giocare il “Made in”? I mercati globali rischiano di renderloanacronistico. Esso deve accompagnare le merci dal punto in cui vengono prodotte o doveil bene acquisisce il maggior valore aggiunto?Il cacao o il caffè devono portare un “Made in” dei paesi tropicali o dell’industria italianache si occupa della tostatura, della conversione in alimento e lo trasforma in un marchiocommerciale?“Si dovrebbe passare dal “Made In” al “Design In”” commenta Carlo Mazzi, del GruppoPrada, la casa di moda che ha iniziato a produrre capi in lana di alpaca Made in Perù, ealtri prodotti Made in Japan, India e Scozia; un’operazione che non ha nulla a che vederecon la manodopera a basso costo, ma con la produzione del capo nei luoghi di origine econ i mezzi tradizionali. Il Brand di fatto ne salva l’italianità, con tutto ciò che ne deriva intermini di design, attenzione ai dettagli e ricerca.Prada non tradisce il radicamento nel nostro paese, anche se poi il progetto di quotazionedel Gruppo guarda allo sbocco borsistico nella piazza di Hong Kong. “L’aspetto finanziarioè disgiunto da quello produttivo – spiega Mazzi – la domanda di denaro va dove l’offerta èmigliore in termini di liquidità e qualità”.“Non solo le tre effe (food, forniture & fashion) portano la nostra bandiera nel mondo maanche l’elevata competenza nelle costruzioni. – commenta Luisa Todini, Presidentedell’omonimo Gruppo – La nostra azienda ha contribuito alla messa in sicurezza ecostruzione di Ground Zero, mentre in soli cinque anni abbiamo realizzato il progetto dielettrificazione del corno d’Africa, dando nel contempo lavoro a manodopera quasi
 
esclusivamente locale. Una peculiarità che ci differenzia notevolmente dalle impresecinesi; generalmente queste impiegano maestranze proprie senza contribuire allo sviluppodella zona.”In tutto questo lo Stato resta spettatore, forse per incapacità della politica di prenderedecisioni con la tempestività necessaria alle imprese. Malgrado ciò molti passi avanti sisono fatti nel Project Financing e nel garantire il rischio commerciale degli imprenditori,come fanno presente Giovanni Gorno Tempini e Alessandro Castellano, AmministratoriDelegati di Cassa Depositi e Prestiti e SACE.“Eppure ancora non basta – ribatte Foschi, Presidente di Costa Crociere – ordinare lacostruzione di navi in Italia presenta minori benefici che farlo in Germania o Francia.”Inoltre “la battaglia con gli armatori cinesi è pressoché impossibile – aggiunge Paolod’Amico del Gruppo omonimo – basti pensare alla composizioni degli equipaggi e aldifferenziale di costi. A ciò si aggiunge il forte calo dei noli; la crescita delle flotte hagenerato un fenomeno di sovracapacità.”Per ogni impresa è indispensabile un forte investimento in ricerca – fa presente GuidoGhisolfi, Vicepresidente del Gruppo Mossi&Ghisolfi – cosa che le Università svolgonoormai in scala molto ridotta. I ricercatori vanno pagati bene per evitare che se ne vadano, ibrevetti bisogna depositarli e poi tutelarli.”“Un tema molto sentito per Prysmian – specifica aggiunge Mario Tomasi – che svolge laricerca in Italia, per evitare di vedere sottratto il know-how”.“La tutela del know how e dei brevetti è un elemento cruciale – aggiunge Ghisolfi – e inItalia si è poco tutelati; nell’ufficio brevetti lavorano 84 persone, mentre in Germania oltre2.000.” Anzi talvolta – a detta di Dario Rinero, Amministratore Delegato di Poltrona Frau – “i nostri prodotti sono meglio tutelati all’estero, ad esempio in Francia dove esiste unasevera legislazione, quando nel nostro paese si assiste impotenti alla copiatura dei nostriprodotti”.Quale sviluppo economico è lecito attenderci? “Alti tassi di crescita sono impensabili – risponde Franco Masera, presidente di KPMG Advisory – il Pil procapite dei paesisviluppati è di 20.000 dollari l’anno, rispetto ai 2.000 dollari dei paesi emergenti. Unincremento annuo di 100 dollari procapite corrisponde a una crescita del 5% per leeconomie emergenti, ma solo dello 0,5% per noi. E’ prevedibile che in futuro dovremoconvivere con una crescita moderata.”E sul fronte inflazionistico? “Le banche centrali continuano a ragionare in base a modelli dieconomie locali con scambi aperti, mentre oggi ci troviamo in un’economia globalizzata; lacreazione di denaro genera inflazione dove fluisce: nelle economie a maggior tasso dicrescita. – commenta Riccardo Illy – L’enorme liquidità fa salire le borse e gonfiare i prezzidelle commodity; ma non dobbiamo attribuire ciò alla speculazione, la speculazione èinsita in ogni mercato finanziario. Piuttosto dobbiamo considerare che puntare il dito versola speculazione nasconde il vero problema, da un lato il forte incremento della domanda, icinesi ormai benestanti sono oltre 180 milioni, e dall’altro l’attuazione da parte dellebanche centrali di strategie economiche che hanno ormai perso efficacia”.Per concludere si può affermare che il 7mo Annual Economia & Finanza anche quest’annoha rappresentato un importante momento di confronto sullo stato dell’arte del sistemaItalia; peccato che fra oltre 20 imprenditori presenti solo una fosse donna: una leggerezzaorganizzativa assai poco perdonabile.

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