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L'altra libertà edizione 2009

L'altra libertà edizione 2009

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L’ALTRA LIBERTÀ Premio letterario nazionale“Emanuele Casalini”8ª edizione 2009
 
Segreteria del Premio
Lucia Casalini Via L. da Vinci 30 57025 PiombinoTel. 0565.221079 www.premiocasalini.it Redazione e impaginazione: Presìdi del Libro Piemonte e Blu EdizioniCopertina: Laura CarattiStampa: Benvenuti e Cavaciocchi, LivornoIl Premio letterario nazionale “Emanuele Casalini”è promosso da Università delle Tre Età - Unitredi Porto Azzurro e di Volterra, Fiera internazionaledel libro di Torino, Presìdi del libro PiemonteProvincia di LivornoComunedi VolterraComunedi PiombinoComunedi Porto Azzurro (Li)Provincia di PisaRegione Toscana
presìdidel libropiemonte
con il patrocinio di:
Il Premio letterario “Emanuele Casalini”
Nel 2002 ricorreva il cinquantenario de
La Grande Promessa 
, laprima rivista carceraria italiana, nata a Porto Azzurro per ini-ziativa dei detenuti. In quell’occasione, la Società di San Vin-cenzo De Paoli e l’Università delle Tre Età - Unitre, che dadecenni svolgono attività di volontariato nel carcere elbano,hanno ritenuto opportuno sottolineare il valore della ricorren-za con un’iniziativa significativa: l’istituzione di un premio let-terario nazionale riservato ai detenuti e dedicato a EmanueleCasalini, attento lettore, collaboratore ed estimatore de
La Grande Promessa 
, oltre che fondatore, presidente e docente del-l’Unitre di Porto Azzurro.L’iniziativa nasceva anche da una motivazione più profon-da: il proposito di offrire nuove occasioni, nuovi incentivi aquelle prove di scrittura che da sempre sono presenti nelmondo carcerario come tentativo di rappresentare se stessi eil proprio rapporto con il mondo. Anche in carcere si scrive per ripensare il proprio percorsoesistenziale, per liberarsi, oggettivandoli, dai fantasmi dell’iso-lamento e dall’angoscia di essere confinati in luoghi tantoremoti dalla comprensione degli altri uomini, per ritrovare lapropria identità, per tentare un dialogo con gli altri. È la ricer-ca di un ordine interiore che possa dare un senso al proprio vissuto, e renderlo condivisibile con altri, attraverso la gram-matica della scrittura, sia che si scelga la forma del raccontosia che si scelga quella della poesia. È proprio così che si puòraggiungere una nuova consapevolezza, offrire nuove occasio-ni alla costruzione di sé, e al tempo stesso coinvolgere il letto-re, facendogli conoscere storie, sentimenti, ambienti, situazio-ni che altrimenti non avrebbe occasione di approfondire.Si tratta insomma di costruire un piccolo ponte che metta incontatto il carcere con il mondo esterno, e che trasformi la
 
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segregazioneinunmomentodiincontro edidialogo, diappro-fondimento reciproco, invitando il lettore all’ascolto.Nei primi due anni la premiazione dei vincitori si è tenutanel penitenziario di Porto Azzurro. Poi, anche per le difficol-tà di trasferimento e comunicazione che presenta un’isola, dal2004 la cerimonia di premiazione è diventata itinerante, ed èstata ospitata, grazie alla sensibilità e alla collaborazione delleistituzioni, nel carcere di “Rebibbia” a Roma, nel “Lorusso eCutugno” di Torino, al “Montorio” di Verona, al “San Vittore”di Milano, nel 2008 nuovamente a Torino e infine nel 2009 a Volterra.Fin dalla prima edizione, dirigenti e operatori del mondocarcerario hanno apprezzato e incoraggiato l’iniziativa, cheha ottenuto il patrocinio della Presidenza della Repubblica,della Presidenza della Regione Toscana e della Provincia diLivorno, del Comune di Piombino e delle amministrazionidegli enti locali e regionali e delle città che hanno ospitato lepremiazioni.I giurati del premio, variamente impegnati nell’editoria,nell’organizzazione culturale, nell’insegnamento e nelle arti,hanno avuto il piacere e l’onore di avere con loro Anna MariaRimoaldi, studiosa di storia, regista, già attiva collaboratrice diMaria Bellonci, poi direttore della Fondazione Bellonci, chepromuove il Premio Strega, il maggior riconoscimento lettera-rio italiano. Anna Maria ha speso generosamente la sua vitanella promozione del libro e della lettura, e ci ha lasciati il2 agosto 2007, a Poggio nell’Elba, mentre a pochi passi dallasua casa si teneva una riunione della Giuria del Premio Ca-salini. A lei il nostro ricordo più grato e più affettuoso.Possiamo concludere queste poche note con le parole chelei stessa aveva dettato: “Ogni premio letterario è una ricchez-za che deve essere perseguita e valorizzata. Il Premio lettera-rio ‘Emanuele Casalini’ ha una valenza sociale e umana che lorende particolarmente importante”.
Chi era Emanuele Casalini
Tutti coloro che l’hanno conosciuto ricordano di EmanueleCasalini il carattere mite, l’affabilità nel conversare, l’elegantecompostezza del comportamento. Quelli che hanno avuto conlui più stretti rapporti di lavoro, sia nello spazio della scuola,in cui lui è stato per molti anni professore di letteratura italia-na e poi preside, sia in quello più movimentato dell’attivitàsociale e politica, che lo ha visto a lungo attivissimo consiglie-re comunale, hanno avuto agio di apprezzare in lui da un latola raffinata sensibilità estetica, maturata in un lungo, vivo esistematico rapporto con la grande poesia, dall’altro l’illimita-ta disponibilità per i problemi umani, fossero quelli del giova-ne studente angustiato da un inserimento non del tutto agevo-le nell’ambiente scolastico, o quelli del comune cittadino alleprese con le esigenze del vivere quotidiano, o, ancora, quellidel recluso afflitto dalla sua esistenza solitaria, atomistica,senza grazia di cielo, di libertà e di amore.Questo strenuo impegno sociale era in lui informato allapiù genuina sostanza dell’insegnamento evangelico. Uno de-gli atti più rispondenti al suo carattere e ai suoi principi è statal’istituzione, all’interno della Casa di Reclusione di Porto Az-zurro, di una sezione dell’Università delle Tre Età - Unitre,non certo con lo scopo di elargire cultura, di cui del restomolti reclusi sono tutt’altro che privi, ma con quello, moltopiù alto anche se meno appariscente, di creare un rapportoumano, un tramite fra la solitudine e la socialità. EmanueleCasalini avrebbe potuto far sua la grande frase che un comme-diografo romano, Terenzio, pose in bocca a un suo personag-gio.
Homo sum: umani nil a me alienum puto 
(“Sono un uomo:niente di umano considero estraneo a me”).Luigi Alberto Mascia

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