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“Newsweek” ha compilato una lista di “bambole non berlusconiane”,abbiamo provato ad ampliare l’elenco con le donne con D maiuscola
Non c’è un problemadi vetero-morale, né di arcignoe acidulo femminismo,ma di stereotipi, di raccontounico, inglobante, iper-diffusoe purtroppo unificante
 Federica Colonna
ot Berlusconi’s Bimbos», è il titolo scelto dal
 New-sweek
per presentare la galleria fitografica delledonne italiane diventate famose per competenza,estro e ardua resistenza al sottile fascino del velini-smo nostrano. Per fortuna che il
not 
c’è, verrebbeda dire, o da cantare in coro, tanto per rispettareuna certa liturgia politica tutta ottimista e festante.Ma quel bimbos, cioè bambola, riferito alle italiane,provoca un lieve senso di vergogna in tutte le por-tatrici sane di seno.Le parole, infatti, hanno un valore, sono lo spec-chio di un mondo culturale spesso complesso, el’uso del termine bambola nel titolo del celebre
ma- gazine
non può essere sottovalutato perché raccon-ta uno stereotipo ormai diffuso grazie alle cronachedegli ultimi anni. C’è quel not, insomma, che salval’universo femminile, lo redime, in un certo senso,da una piatta omogeneità, tanto difesa dagli anti-moralisti nostrani i quali, forse, rimpiangono unlontano Sessantotto, età dell’oro, senza Viagra nel-la tasca della giacca. Non c’è un problema di vete-ro-morale, né di arcigno e acidulo femminismo, madi stereotipi, di racconto unico, inglobante, iper-dif-fuso e unificante. Tanto per chiarire i termini dellaquestione, il breve articolo del
 Newsweek
recita co-sì: «Non tutte le donne italiane sono elogiate per lascollatura o per l’abilità nel preparare il pranzo del-la domenica. Non tutte sono veline in succinto abi-tuccio nero». Lo stereotipo, insomma, è un mistod’antico, con l’evocazione gastronomica dell’angelodel focolare, tutto melanzane e sugo da cuocere conamore, e di contemporaneo, con il riferimento alcorredo erotico messo in mostra nelle occasionipubbliche. In mezzo, tra il grembiule e l’aderenzadei tubini, c’è un universo che il
 Newsweek
descriveattraverso le storie delle wonder woman peninsu-lari. La prima eccellenza italica è
Anna MariaMozzoni
, pioniera del femminismo, fondatrice nel1879 della Lega Promotrice degli Interessi femmini-li, quasi scomparsa nella memoria collettiva manon in quella del web, tanto che Wikipedia la ricor-da come battagliera e prolifica scrittrice. Les fem-mes virtuelles, per coniare una tassonomia antro-pologica, sono, poi, la sempiterna
Anna Magnani
,coraggiosa indossatrice di rughe perché «ci ho mes-so tanto a farmele venire», una meno eroica ma ve-racemente sensuale Sofia Loren, e l’americanissi-ma Isabella Rossellini, autrice del recente
Green Porno
, documentario sulla vita intima degli insetti.Nella sorridente gallery della competenza femmini-le figurano, poi, le sorelle Antinori, note produttri-ci ed esportatrici di vino, e due giornaliste:
OrianaFallaci
, le cui interviste sono diventate materialedi culto negli Usa, e
Rosaria Capacchione
, la Sa-viano de
 Il Mattino
, cronista che ha basato la pro-pria professionalità sulla lotta alla camorra, senzacedere, nemmeno oggi, quando per uscire a fare laspesa ci va accompagnata dagli agenti della scorta.Ci sono, come è ovvio, le eroine della moda,
Miuc-cia Prada
e
Donatella Versace
, espressione diuna biondissima e internazionale Calabria, e
Car-la Bruni
, ormai prima, elegante, dama di Francia,first lady con le ballerine. Non può mancare, poi, Ri-ta Levi Montalcini, centenaria custode della com-petenza femminile, capace di nascondere nelle pie-ghe della vecchiaia una forza d’animo ancora entu-siasta, sempre vigile. Last but not least, la primaPresidente di Confindustria,
Emma Marcegaglia
,che insieme a
Sonia Gandhi
, dona alla lista un va-lore politico di composito rilievo. Cosa unisce ledonne della magic-pink-list? Di questi tempi, ripor-tati in auge da
Vieni via con me
, gli elenchi sono par-ticolarmente di moda e, in fondo, hanno un valoreincontrovertibile: scattano una foto del mondo, di-segnano un panorama semantico. È fondamentale,a questo punto, trovare il filo rosso in grado di uni-re i nomi, le persone, le frasi messe insieme nella li-sta. Le italiane scelte dal Newsweek hanno tre ele-menti in comune, in grado di distinguerle e di farleemergere dall’ampio mondo delle professioniste. Ilprimo è la creatività: hanno tutte dato un contribu-to particolare al proprio mestiere. Alcune, Montal-cini, Gandhi, Mozzoni, hanno immaginato una stra-da diversa, hanno tentato un percorso, seppure incampi distinti, che ha portato ad un’innovazione ri-conosciuta ed evidente nel proprio settore di com-petenza. Altre, invece, sono state originali perchéhanno dettato uno stile, l’hanno creato con i propridisegni, le idee, diffondendo un’immagine partico-lare dell’Italia nel mondo. Oppure, come nel caso diOriana Fallaci, sono state capaci di una narrazioneoriginale e riconoscibile.L’altra caratteristica comune delle
 femmes vir-tuelles
nostrane è il coraggio, la volontà e la capa-cità insieme di perseguire un obiettivo, di cammi-nare una strada e portare a compimento un per-corso, politico, artistico, ideale. L’ulteriore ele-mento di distinzione, infine, è la libertà. Essere per-sone libere è impegnativo, perché non significa so-lo professare un valore, come un atto di fede, inastratto. Dimostrarsi libere per le donne elencate èsignificato mantenere una propria chiara identità,distinguersi e non cedere quando un latro modelloestetico, professionale, culturale si andava diffon-dendo. La fuga dall’omologazione è un lavoro quo-tidiano che, a volte, rischia di condannare all’iso-lamento, all’oblio, alla solitudine. Eppure c’è chi cela fa, e trasforma un’aspirazione generica in un mo-dus vivendi gratificante.In sostanza è importante capire e analizzare ilprofilo delle
not Berlusconi’s bimbos
non tanto perle vicende personali, alcune fulgidi esempi di cari-sma e indipendenza, altre meno, ma per la capacitàche hanno di costruire un immaginario femminilealternativo, di rappresentare un universo semanti-co diverso in cui il termine donna non corrispondesolo a bambola maliziosa. Senza, tra parentesi, nul-la togliere alla forza erotica e immaginifica della
«
 NON SOLOVELINISMO
Carmen Consoli. In basso, Michela Murgia. Nell’altra pagina Federica Pellegrini
SECOLO
D’ITALIA
[
QUESTA ITALIA
]
NON BERLUSCONIANA
12
DOMENICA 28 NOVEMBRE 2010

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