Ci sembra falso, orribilmente falso, questo far apparire in contrasto ildesiderio di una vita piena e ricca col mantenimento dei diritti.Ci aiuta ad uscire da questa trappola l’interpretazione che LorenzaCarlassare, Costituzionalista, da’ dell’art. 4 della Costituzione, quandoafferma:
“ Per la Corte costituzionale (sentenza n.61 del 1965) dall’art.4 si ricava che il dirittoal lavoro è un “fondamentale diritto di libertà della persona umana che si estrinsecanella scelta e nel modo di esercizio dell’’attività lavorativa”. E ciò comporta, per quanto riguarda lo Stato, da una parte il divieto di creare o lasciar sussistere normeche pongano limiti discriminatori a tale libertà o la rinneghino; dall’’altra l’’obbligo“di indirizzare l’attività dei pubblici poteri……alla creazione di condizionieconomiche, sociali e giuridiche che consentano l’’impiego di tutti i cittadini idonei allavoro”. Un obbligo giuridico che dovrebbe concretarsi in una politica di sviluppoeconomico indirizzata alla creazione di posti di lavoro, in una politica in grado dideterminare “una situazione di fatto tale da aprire concretamente alla generalità deicittadini la possibilità di procurarsi un posto di lavoro ” , ha detto ancora la Cortecostituzionale ( sent. n. 105 del 1963). Il lavoro dunque oltre che un diritto socialeche comporta per lo Stato l’’obbligo di intervenire nel mercato del lavoro, è unalibertà individuale in cui rientra la scelta dell’’attività lavorativa e si concretizzanella libertà di accesso al lavoro, nella pretesa a che le offerte di lavoro siano aperte atutti in modo eguale, senza discriminazioni che non siano quelle derivanti dallacapacità e/o dalla preparazione specifica richiesta dal tipo di attività. T utti siamointeressati: “lavoro di tutti, non solo manuale, ma in ogni sua forma di espressioneumana””, fu subito chiarito. Il lavoro si esplica non soltanto nelle sue forme materiali“ma anche in quelle spirituali e morali che contribuiscono allo sviluppo della società”
e ci torna in mente la vignetta di Staino in cui al giovane che afferma “ vogliosicurezza sul lavoro” il datore di lavoro risponde “ Non mi faccia ildogmatico, giovanotto. Non lo sa che la nostra e’ l’epoca del dubbio?”........E pensiamo a come anche le parole rischiano di essere “ rubate”.Come se la sicurezza fosse difendersi dagli extracomunitari o dai rom eparlare di sicurezza sul lavoro o in generale di sicurezza sociale fossedogmatismo.....Chiunque si occupa di diritto del lavoro ha ben chiaro che il rapporto tra chipresta lavoro e chi fruisce del lavoro e’ sbilanciato, che la parita’ e’assolutamente falsa perche’, come diceva nel vecchio testo classico SantoroPassarelli “ Il contratto di lavoro riguarda l’avere per l’imprenditore, mal’essere per il lavoratore”.... ( per una lavoratrice poi “l’essere” e’ ancora piu’forte e significativo perche’ siamo differenti nella disparita’.....)
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