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De Certeau L'Invenzione del quotidiano

De Certeau L'Invenzione del quotidiano

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04/30/2014

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text

original

 
MICHEL
DE
CERTEAU
LII{VEI{ZIONE
DEL
QUOTIDIAI{O
P
refazi
one
diAlberto
Abruzzese
 
rrc
organizzateattraverso
l'irreggimentazionedelladisciplina
tecnocratica,
muta
razionalizzazionedell' atomismo
liberale'Come
sempre,
si
è
dovuto
pagare
perentrare'Soglia
storica
della beatitudine:
vi
è storialà dove
c'è
unprezzo
dapagare.
Il
ripososi ottiene
soloattraverso
questa
imposta'E
i
beati
del
tre-no
sonoancoramodesti,
a
confronto
con
quelli
dell'aeroplano
ai
quali,
per
più
soldi,si
accordauna
posizione
più
astratta(sbian-camentodelpaesaggio
e
simulacri
filmati
del
mondo)
e
più
per-
fetta(quella
di
statue
immobili
in
un
museoaereo),
ma
segnata
da
un
eccesso
che
penalizza una
diminuzionedel
piacere(,.me-
lancolicu)
di
vedere
ciò
da
cui
si
è
separati.
E come
sempre,
bisogna
anche
uscire:
ci
sonosoltantopara-
disiperduti.
La
stazione
di
arrivo
è
la
fine di
un'illusione?
Altra
soglia,
fatta
di
smarrimentimomentanei
nello
spazio
delle
sta-
zion|La
storia
ricomincia,
febbrile,
avviluppandonei
suoi
flutti
l'armaturaimmobiledel
vagone:
I'ispettore
avverte
al
rumore
del
suo
martello
le
incrinaturedelleruote,
il
facchinopreleva
i
bagagli,
i
controllori
circolano.
Berretti
e
uniformi
ripristinano
tra
la
follaI'ordine
del
lavoro,
mentre
il
flusso
di
viaggiatori-so-gnatori si
getta
nella
rete
costituita
da
volti in
attesa
stupefatta
o
pronti
a
far
rispettare
la
disciplina.Grida
di
collera'
Appelli'
Gioie.
Nel
mondomobiledellastazione,la
macchinache
sifer-
ma
appare
improvvisamente
monumentale
equasi
incongruanella
sua
inerziadi
idolomuto,
o
Dio
stravolto.
Ciascuno
torna
a
servire
nelluogo
predestinato,
in
fabbrica
o
in
ufficio.
La
reclusione
vacanziera
è
finita.
Alla
bella
astrazio-
ne
del
carcerario
subentrano
i
compromessi,
le
opacitàe
le
di-
pendenze
di
un
luogo
di
lavoro.Ricomincia
il
corpoa
corpo
con unarealtàchescaccia
1o
spettatore,
privato
di binari
e
fine-strini.
Terminatala robinsonata
dell'animabella
viaggiante
che
poteva credersi
se
stessa,
intatta,
perché circondata
dal
vetro
e
dal
ferro.
172
Capitolo
IX
Lo
spaziocome
racconto
Ciò
che ha
creato
I'umanità
è la narra-zione.
P. Janet,
L'Evolution
de
la
mémoíreetla notiondu temps,1928
Nell'Atenedi
oggi,
i
trasporti
pubblici
si chiamano
metaphorai.
Per
andare
al
lavoro
o
rientrare
a
casa,
siprendeuna
<<metafora>>
-
un
autobus
o un treno.
I
racconti
potrebbero
portate
anch'essi
questo
bel
nome:
ogni
giorno,
attraversano
e
organizzanodeiluoghi;
li
selezionano
e
li
collegano
fra
loro;
ne
fanno
frasi
e
iti-
nerari.
Sono dunquepercorsi
di
spazi.
A
questo
riguardo,
le
strutturenarrative
hanno
valore
di
sin-tassi
spaziali.
Grazie
a
tutta
una
panoplia
di
codici,di comporta-mentiordinati
e
controllati,
regolano
i
cambiamentidello
spazio
(o
circolazioni)effettuati
attraverso
i
raccontisotto
la
formadiluoghi posti
in
serie
lineari
o
intrecciate:
da
qui
(Parigi),
siva
(Montargis);
questo
posto (una
stanza)
neinclude
un altro
(unsogno
o
un
ricordo)
eccetera.
Non
solo, ma
rappresentatiatffa-verso
descrizionio
ben
impersonatida
attori
(uno
straniero,un
cittadino,
un
fantasma), questi
luoghi
sono
legati
fra
di
loroin
modo
più
o meno stretto
o
vago
attraverso
<<modalità>
che pre-cisano
il
tipo di
passaggioche conduce
dall'uno
all'altro
e
che
può
esserecaraîterizzato
da
una
modalità
<epistemica>>,
riguar-
dante
la
conoscenza(peresempio:
<<non
è
certo
che
piazza
dellaRepubblica
si
trovi
qui>)o
<<aletico>>
riguardante
l'esistenza
(per
esempio:
<il
paese
di
Cuccagna
è
un
luogoimprobabile>);
o
<<deontico>>,
concernente
l'obbligazione
(peresempio:
<<da
que-
sto
punto,
dovete
passare
a
quello>)...
Queste
poche
osserva-
zioni
bastano
a
farci
comprendere
con
quanta
sottile
comples-
r73
 
sità.
i.racconti,quotidiani
o letterari,
siano
i
nostritrasporti
col-
lettivi,i
nostrimetaforai.Ogni racconto
è
unracconto
di
viaggio,
-
un'esperienza
del_
1o
spazio.
E.da
questo
punto
di
vista,riguarda
le
tàttiche
quoti_
lige,
di
cui fa
parte,dall'abecedario
dèil,indicazione
spaziale
(<<è
a
destra>>,
<<voltate
a sinistra>),
inizio
di
un
raccontó
il
cui
seguito
èscrittodai
passi,
fino
alle
<<novità>>
di
ogni
giorno
(<<Indovina
chi
ho incontrato
dal
fornaio?>),
al
<telégiolrnale'
(<<Teheran:
Khomeini
è
sempre
più
isolato...>>),
alle
leggende
(lecenerentolenelle
capanne)e
alle
storieraccontate
(riiórdi
e
raccontidi
paesi
stranieri
o
di
passati
più
o
meno
lontanti).
eue_
steavventurenarrate
riproduconogeografie
di
azioni
mentrevannoalladerivanei
luoghi
comuni
di
un
ordine,noncostitui-sconosoltanto
un
(<supplemento>>
alle
enunciazionipedonali
e
alle retorichepodistiche.
Non
si
accontentano
di
sposìarle
e
tra-
sporlenelcampo
del
linguaggio.
Organizzano
in
réaltà
i
cammi_
ni.Compiono
il
viaggio,prima
o mentre
i
piedilo
eseguono.
Questo
pullulare
di
metafore
-
detti
o
raccontiorganizzatori
diluoghi
attraverso
gli
spostamentiche
<<descrivono,
(iome
si
<<de_
scrive>>
unacurva)
-,
di
quale
tipo
di
analisiè suscettibile?
Limi-
tandocisoltanto
agli
studi
relativi
alle
operazioni
spazializzLlnti
(e
nonaisistemispaziali),numerosi
sono
i
lavori
che
iornisconome-
todi
e-categorig.
Fra
i
più
recenti,possiamo
segnalare
in
particola-re
quelli
che si
riferiscono
a
una
semantica
deilo
spazio(come
ades,empio
gli
studi
di
John
Lyonssui
<<Locative
Subjects>
e
sulle
<<SpatialExpressions>>),1
a
una
psicolinguisticadelia
percezione
(pensiamo
all'<ipotesi
di
localizzazione>>
di Miller
é
John.on_
\ryd)',?
una
sociolinguisricadelledescrizioni
diluoghi
(William
Labov),3
a
una
fenomenologiadei
comportamentiorganizzatoi
di
<territori>
(cfr.
AlbertE.
Scheflen
e
Norman
AshcrafOo
a
una
<<et-
I
JohnLyons,Semantics,Cambridge
University
press,Cambri
dge
1977,
vol.fI.,
<LocativeSubjects>,
pp.475-481
<SpatialÉxpressionso,
pp.-ASO_lOi
(t
ad.
it.,La
s
emantica,
Later
za,Roma-B
ari
1
97
g).
2
George
A.Miller
e
Philip
N.
Johnson-Laírd,
lnnguage
andperception,Harvard
University
Press,
Cambridge(Mass.)
1976.
1Cfr.
infra,p.177.
a
AlbertE.
Scheflene NormanAshcraft,HumanTerritories.
How
weBehave
in
Space-Time,Prenrice
Hall,
Englewood
Cliffs
(N.J.)
1976.
174
nometodologio
degli
indici
di
localizzazionenella
conversazio-ne
(cfr.
Emanuel
A.
Schegloff),s
o
a unasemioticache concepi-
sce
lacultura
come
unmetalinguaggio
spaziale(come
adesem-
pio
la
Scuola
di
Tartu,e soprattuttoY.
M.
Lotman,B.
A.
Uspen-
ski),6eccetera.
Come fi.no
a
ieri
lepratichesignificanti,
checon-cernono
le
esecuzioni
della lingua,
sono
stateprese
in
considera-zionedopo
i
sistemi
linguistici,
oggi,
le
pratiche
spazializzanti
i-
chiamanol'attenzionedopoche
si
sono
esaminati
i
codici
e
letassonomie
dell'ordine
spaziale.
La
nostraricerca
appartiene
a
questa
<<secondo>
fase
dell'analisi,
che
passa
dalle strutture
alle
azioni.
Ma,
in
questo
insieme
molto
vasto,terremoconto
solo
delleazioni
narrative.
Esse
permetteranno
di
precisare
alcune
forme
elementari
dellepratiche
organizzafnci
dello
spazio:
la
bi-
polarità
<<mappo>
e
<<percorso>>,
le
procedure
di
delimitazione
o
di
<circoscrizione>>
e
le
<<focalizzazionienunciative>>
(ovvero
I'indice
del corpo neldiscorso).
<Spazi>e
<luoghi>
Partiamoda
una
distinzione
fra
spazio
eluogo
che
delimita
un
campo.
È
rn
luogo
l'ordine
(quaìsiasi)
r""oldo
il
qualedeglielementivengono
distribuiti
entro
rapporti
di
coesistenza.
Ciò
escludedunque
lapossibilità
che duecosepossano
trovarsi
nelmedesimo
luogo.
Vale
qui
la
legge
del<luogo
proprio>>:
gli
ele-
menticonsiderati
sono
gli
uni
a
fiancoaglialtri,
ciascunositua-
to
in
un
luogo
<<autonomo>>
e
distinto
che
esso
definisce.Un
luogo
è dunqueuna
configurazione
istantanea
di
posizioni.
Im-
plica
una
indicazione
di
stabilità.
Si
ha
uno
spaTio
dal momento
incui
siprendono
in
conside-
razione
vettori
di
direzione,
quantità
di
velocitàe
la
variabile
s
E.
A.
Schegloff,
Notes
on
a
ConversationalPractice:Formulatingplace,
in
David
Sudnow(acura
di),
Studies
in
Social
Interaction,
Free
press,
New
York1972,pp.75-119.
ó
Cfr.
adesempio
Ecole
de Tart.u,
Travauxsur
les
systèmes
de
signes
,
a
cu-ra di Y.
M.
Lotman
e
B.
A.
Uspenski,Complexe,Bruxelles,
e
pur, parigi,
pp.
18-39,77-93
ss.;
Iouri
Lotman,
Ia
Structure
du
texte
artistique,
Gallimard,
Paigi1973,pp.309
ss.
r75

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