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[Yoga] La Pratica Della Terapia Del Digiuno

[Yoga] La Pratica Della Terapia Del Digiuno

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 LA PRATICA DELLA TERAPIA DEL DIGIUNO
In Italia la terapia del digiuno è stato diffuso dall’Associazione Scuola della Salute, fondata nel 1984. Sotto la guida del dott. S.Magnano ha elaborato un originale metodo di digiunoterapia fondato su:1)Preparazione psicofisica2)Programmazione della terapia del digiuno ideale caso per caso in relazione alla durata e alle modalità. (Il digiuno terapeutico può avere durata variabile e può essere assoluto (idrico) o integrato (con succhi vari, infusi, ecc).3)Attività psicofisiche messe a punto in modo specifico, che mantengano una soglia fisiologica di attività con un dispendiominimo di energie. (Il risparmio energetico è fondamentale durante la terapia del digiuno, ma la completa inerzia è di solitocontroindicata)4)Psicoterapia di gruppo per potenziare e armonizzare i cambiamenti positivi che il digiuno terapeutico mette in atto (vedi piùavanti "psicologia del digiuno e trasformazione evolutiva)5)Una ripresa alimentare studiata caso per caso.6)La programmazione di una migliore qualità di vita dopo la terapia del digiunoIn questi ultimi anni si è accresciuto il numero di coloro che conoscono le potenzialità della digiuno terapia, e sbaglia chi credeche vi si faccia ricorso per problemi di peso.Le motivazioni più frequenti sono le seguenti: depurazione, autoguarigione di patologie varie, disordini del comportamentoalimentare, sovrappeso, prevenzione di patologie, comprese le forme neoplastiche e le recidive.Le migliaia di casi seguiti ci ha permesso di accumulare un’esperienza unica in Italia e di mettere a punto il metodo del digiunocome trasformazione evolutiva.Il digiuno viene considerato un vissuto che si sviluppa in uno spazio - tempo non allineato con quello quotidiano, il momento diuno straordinario viaggio interiore e di un intenso scambio relazionale che si arricchiscono reciprocamente. La profondacommutazione biopsichica del digiuno è colta come l’occasione per una rinnovata apertura alla vita, per determinare scelte edapprendere nuovi percorsi : la guarigione e l’accresciuto benessere sono visti come una conseguenza di questa azione primaria.Consideriamo La terapia del digiuno particolarmente adatta:-a coloro che sono orientati verso l’autogestione del corpo e sono convinti che la salute dipenda in modo primario dallo stile divita;-a chi crede nell’autoguarigione e sa che il digiuno è la condizione ideale in natura per guarire: un animale selvatico (un lupo, unavolpe,ecc) se feriti o ammalati non possono cercare cibo e devono cercarsi un rifugio dove riposare e digiunare. Il digiuno èquindi la condizione naturale per guarire: anche gli animali domestici ed i bambini conservano questa tendenza radicata erifiutano istintivamente il cibo in caso di malattia.-a chi vuole voltare pagina, interrompere situazione di stallo nelle relazioni, nel lavoro, liberarsi da condizionamenti, dipendenze( fumo e abitudini nocive);-a chi vuole eliminare le conseguenze di abusi alimentari e ricercare un miglior rapporto con il cibo;-a chi desidera ritardare la senescenza;-a chi pratica la meditazione, la ricerca spiritualeTratto dal testo ‘Il digiuno terapeutico’ di S. MagnanoLA COMMUTAZIONE PSICHICA DEL DIGIUNOL’alimentazione veicola, col cibo, materia organica, stimoli e sensazioni varie (non solo gustative e olfattive, ma anche visive,termiche, tattili), agisce sulla sfera affettiva risvegliando ricordi, emozioni e comunicando significati simbolici. Nell’adulto la relazione col cibo, per quanto forte, non conserva che le vestigia della portata originaria: per il lattante infatti ilcibo non è distinto dal proprio essere, dalla madre e dall’ambiente e si può affermare che il mondo degli affetti, delle interazioni,delle relazioni, delle comunicazioni si venga via via formando all’interno di uno spazio psichico che inizialmente appartiene ingran parte al cibo. Per il lattante la prima percezione di una realtà esterna è in relazione alla "mamma -cibo", archetipo delmondo, dei bisogni, dei desideri.La valenza psichica della realtà intera nella prima fase evolutiva è appartenuta a questo archetipo, che nel tempo ha ceduto spazisempre più ampi ad altri elementi del vissuto e dell’esperienza.Tutto ciò si mostra con evidenza nei disturbi che frequentemente gli adulti manifestano nella loro relazione col cibo, che possonoessere ricondotti a comportamenti regressivi che vedono il cibo riconquistare spazi dello psichismo infantile. Non soltanto il cibo rappresenta la prima esperienza di una realtà esterna, di un bisogno vitale dal quale si dipende, ma in quantotale rappresenta anche l’elemento che ha dato l’avvio alla formazione dell’io.Possiamo definire il sé il centro interiore che guida l’evoluzione e l’arricchimento della personalità, mentre l’io è una entità psichica parziale, a cui corrisponde l’abituale stato di consapevolezza, che censura e inibisce il varco verso la coscienza a tuttociò che non corrisponde ai suoi schemi riduttivi che pretendono di inglobare la realtà: così facendo appiattisce e impoverisce lavita.L’io è tuttavia una struttura psichica importante per la sopravvivenza: ricorda le esperienze, elabora modelli di comportamento, fasi che gli avvenimenti possano essere affrontati sulla scorta di ciò che si è già sperimentato. Gli aspetti negativi dell’io derivanodalla sua tendenza ad eccedere nel suo ruolo di guida e di controllo, negando ed eliminando dalla coscienza tutto ciò che nonrientra negli schemi già elaborati.Quanto più una persona è nevrotica, tanto più il suo io è rigido, schematico, ancorato ad una visione distorta della realtà perchéelaborata sulla base di esperienze infantili che comportano atteggiamenti e comportamenti inadeguati alla vita dell’adulto: da qui prendono origine innumerevoli disturbi psichici e si comprende allora come il cercare di modificare l’io per renderlo più duttilesia una delle più importanti strategie della psicoterapia e di ogni metodo volto all’evoluzione personale.Ogni cambiamento presuppone infatti che venga ridotta la forza di una struttura che chiude in rigidi schemi, così che possacrearsi la condizione opportuna ad una maggiore comprensione del mondo e della realtà interiore. In modo particolare ladiminuzione della forza dell’io permetterà un intimo rapporto col sé.Durante il digiuno il potere dell’io viene ridotto in modo peculiare, e questo avvia modificazioni psichiche di grande importanza,ed è quindi necessario cercare di capire come ciò possa avvenire.L’io si è edificato nel corso delle esperienze, soprattutto quelle infantili, che hanno agito con grande forza strutturante, ed èmantenuto e sostenuto continuamente dagli stimoli che i sensi ricevono dall’ambiente nel corso delle esperienze quotidiane,nonché dall’insieme delle sensazioni interne, che costituiscono la cenestesi.E’ noto che l’io si modifica quando cambia l’ambiente esterno, si indebolisce, si "destruttura" quando gli stimoli abituali vengonoridotti o eliminati.
 
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E’ stato dimostrato che la "deprivazione sensoriale" determina una rapida riduzione e disorganizzazione dell’io: se un individuoviene posto in una stanza isolata acusticamente, senza variazioni di luminosità, temperatura e tale da ridurre il più possibile ognistimolo, nell’arco di alcune ore o di pochi giorni subentra uno stato di coscienza alterato, sognante, nel quale il ruolo della propria identità cosciente è ridotto.Ma l’io si modifica in generale ogni volta che cambiano le abituali relazioni interpersonali e i rapporti con l’ambiente (diverso èil modo di interagire del bambino a scuola, a casa, con gli amici, e simili modificazioni si mantengono, anche se ridotte,nell’adulto col variare del contesto sociale) e cambia anche col variare della cenestesi: sensazioni dolorose, febbre, condizioni patologiche di varia natura modificano profondamente atteggiamenti, comportamenti e manifestazioni varie della personalità.Il digiuno comporta una modificazione di tutti i fattori presi in considerazione come elementi in grado di modificare l’io: infattidetermina "deprivazione sensoriale" perché vengono a mancare le molteplici stimolazioni indotte dalla assunzione del cibo, chestimola dalla nascita più volte durante il giorno i sensi della vista dell’olfatto, del gusto durante i pasti.I pasti poi rappresentano dei momenti che ritmano la giornata, hanno un significato rilevante tra i "riti" quotidiani e tra leoccasioni sociali: la mancanza dei pasti modifica pertanto le abituali relazioni interpersonali e i rapporti con l’ambiente: non ci sisiede a tavola, non si incontrano gli abituali commensali. Questi cambiamenti sono ancora più rilevanti se si digiuna, come èconsigliabile nei lunghi digiuni, lontano da casa.Il cibo inoltre non solo stimola i sensi, ma agisce modificando le sensazioni della fame e della sazietà ed è all’origine di unacontinua catena di sensazioni interne connesse con la digestione, l’assimilazione, la metabolizzazione, l’evacuazione: tutte questefunzioni fisiologiche vengono infatti profondamente modificate dal digiuno, tanto è vero che si instaurano dei profondicambiamenti anche a livello biochimico, e in modo particolare a livello cerebrale: cambia la totalità dell’ambiente interno e conesso la cenestesi, la percezione abituale della totalità del proprio corpo.Il digiuno comporta insieme deprivazione sensoriale, modificazioni ambientali e relazionali, variazioni della cenestesi, tuttifattori in grado di agire modificando la struttura dell’io.Tutto ciò può essere valutato nella sua rilevanza se si tiene nel debito conto che le modificazioni riguardanti il rapporto col ciboincidono su quello che abbiamo definito come l’archetipo di ogni altro rapporto: all’io , durante il digiuno, viene a mancare, per così dire, la base sulla quale ha eretto i suoi schemi, i suoi divieti, i suoi ruoli, viene a mancare il terreno stesso che ha alimentatola sua crescita e mantenuto il suo dominio e pertanto si attenua la sua rigidità e la sua forza limitante.L’io allenta le sue forzature, diventa più disponibile a farsi permeare dalle istanze intime e l’individuo potrà così più liberamenteripiegarsi a cogliere le esigenze profonde e le direttive del sé, nucleo centrale e vivificatore della psiche, iniziando unatrasformazione evolutiva che lo porterà ad una vita più ricca e partecipe.L’io non si disgrega, non si destruttura, come nella deprivazione degli stimoli ambientali, perché persistono tutti gli stimolisensoriali e le relazioni interpersonali non legati al cibo: piuttosto é come se il suo "materiale costitutivo" perdesse durezza erigidità, diventando più fluido e più elastico.La coscienza coglie con pienezza e abbandono la nuova esperienza che pertanto potrà agire con forza strutturante sulla personalità.Tutto questo non si verifica in modo semplice e lineare: pur essendo un unico processo vi possiamo distinguere manifestazionidiverse, alcune momentaneamente disturbanti perché manifestano la rottura di un equilibrio, l’eliminazione di blocchi erimozioni, la liberazione improvvisa di forze arginate, ma che tuttavia comportano effetti positivi in quanto rappresentano glielementi di crisi che ogni reale cambiamento comporta.Schematicamente possiamo distinguere quattro tipi di fenomeni con cui si manifesta la profonda commutazione psichica indottadal digiuno e che sono in gran parte riconducibili alla maggiore elasticità dell’io:1)L’affiorare di aspetti psicopatologici compensati e mascherati ma non superati realmente.2)La liberazione di cariche emotive bloccate (catarsi)3) Maggiore consapevolezza, spontaneità, integrazione.4)Intimo rapporto col séASPETTI PSICOPATOLOGICI COMPENSATISi tratta di nuclei nevrotici non apparenti, allo stato latente, che l’io riesce ad attenuare e a rendere non manifesti, utilizzando varimeccanismi di difesa .Questo operato dell’io solo in apparenza è vantaggioso, perché implica una diminuzione della consapevolezza, coarta laspontaneità, riduce la libertà d’azione.Le paure, l’ansia, le fobie, le idee ossessive, le somatizzazioni che possono comparire più o meno fugacemente durante ildigiuno, mettendo in crisi il soggetto, si possono quindi interpretare come l’affiorare di tratti nevrotici prima nascosti.Quanto più l’equilibrio è fittizio e superficiale, tanto più le crisi sono intense: sono stati descritti episodi di delirio e dissociazionea carico di personalità schizoidi.Questi fenomeni potrebbero essere interpretati come pericolose rotture della stabilità mentale, come regressioni a situazioni patologiche del passato ed essere pertanto giudicati negativamente: essi sono viceversa una tappa necessaria per raggiungere un più saldo e armonioso equilibrio, cambiamento che richiede, come condizione preliminare, la consapevolezza dell’inadeguatacondizione in cui si vive.Le crisi psicologiche durante il digiuno sono da considerarsi quindi potenzialmente benefiche: è tuttavia necessario fronteggiarlein modo adeguato.Le persone fortemente disturbate dal punto di vista psichico devono digiunare con molta cautela, perché possono andare incontroa profondi scompensi: è necessaria la presenza di uno psicoterapeuta che conosca e sappia tenere sotto controllo le manifestazioniindotte dal digiuno; viceversa le crisi che insorgono in personalità sufficientemente stabili tendono a risolversi favorevolmente inmodo spontaneo.LIBERAZIONE DI CARICHE EMOTIVE (CATARSI) DURANTE IL DIGIUNOUn’altra modificazione dello psichismo indotta dal digiuno, che può essere considerata come una progressione della prima versoun migliore equilibrio, consiste nell’instaurarsi di una condizione particolarmente favorevole al ritorno di elementi del passato:ricordi ,sentimenti ,avvenimenti, episodi traumatici dimenticati e rimossi affiorano alla coscienza con intense manifestazioniemotive.Tutto ciò è sempre da ricondurre alle diminuite resistenze dell’io durante il digiuno. Ne risulta la liberazione di cariche emotive che, bloccate e "incapsulate", disturbavano il regolare svolgersi delle attività psichiche: possiamo quindi dire che il digiuno facilita la scarica delle energie frenate e la catarsi emotiva.CONSAPEVOLEZZA, SPONTANEITÀ, INTEGRAZIONECome abbiamo più volte sottolineato, tutte le manifestazioni del digiuno sono caratterizzate dal manifestarsi spontaneo di realtànascoste, mascherate, bloccate, che vengono integrate all’interno della personalità, la quale in questo modo si arricchisce.
 
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INTIMO RAPPORTO COL SÉLa quarta modificazione dello psichismo, operata dal digiuno, che prenderemo in considerazione (riconducibile anch’essa,almeno in parte, alla riduzione delle interferenze dell’io) rappresenta una ulteriore progressione rispetto ai fenomeni precedentemente descritti, e può essere considerata il punto estremo del processo di commutazione psichica: consiste nelripiegamento interiore che permette di cogliere la profondità del proprio essere.PREMESSAI fisiologi che si sono interessati dell'argomento sono stati colpiti dalla capacità dell'organismo di conservarsi in condizionifisiologiche per lunghi periodi, fatto questo che va contro i luoghi comuni diffusi anche in ambienti medici e scientifici, ma difatto infondati. Nel libro "Fisiologia del digiuno", pubblicato nel 1889 dal prof. Luigi Luciani, a quei tempi professore di fisiologia all'universitàdi Firenze, vi sono a riguardo interessanti annotazioni.Si tratta di uno studio, per quei tempi approfondito e analitico, condotto sul digiuno volontario di Giovanni Succi, durato 30giorni.L'esperimento del digiuno cominciò alla mezzanotte del 1° marzo, 12 ore circa dopo l'ultimo pasto del Succi e continuò fino allamezzanotte del 31 marzo, ossia al finire della Quaresima e al cominciare della Pasqua.Ecco come nacque l'occasione della ricerca."Nel febbraio dello scorso anno 1888 mi fu presentato nel laboratorio di fisiologia, che ho l'onore di dirigere nel R. Istituto distudi superiori, il noto digiunatore signor Giovanni Succi, il quale mi dichiarò esser disposto a ripetere in Firenze l'esperimento di30 giorni continui di digiuno, già da lui compiuto precedentemente a Milano e a Parigi.L'unica condizione sine qua non, che egli di propria iniziativa poneva a ripetere il detto esperimento, era la formazione di unaCommissione scientifica che assumesse lo studio dei fenomeni del digiuno, e di un Comitato di sorveglianza che fosse una sicuraguarentigia della serietà e rigore dell'esperimento. Egli desiderava vivamente che la scienza sanzionasse in maniera autorevole lafenomenale resistenza alla privazione dei cibi ch'egli vantava, e fosse per tal modo vinta l'incredulità e lo scetticismo del pubblico."A conclusione del suo studio, al quale faremo numerosi riferimenti, dopo una analisi attenta delle modificazioni delle principalifunzioni fisiologiche Luciani afferma:“Da questo esame delle principali funzioni del Succi, come già avevo premesso, risulta che egli poté sostenere 30 giorni di privazione assoluta dei cibi, senza mai varcare i limiti fisiologici in tutte le sue attività, senza passare dallo stato di salute inquello di malattia. Questo fenomeno, che tutti hanno potuto apprezzare e verificare a Firenze, sembrando generalmente strano esorprendente, valse a dare la stura alle più insussistenti e assurde supposizioni.” (Pag. 51-52).“All'occhio del fisiologo, tutto ciò deve sembrare poco serio, anzi parecchio assurdo. E' facile dimostrare che la pretesaimpossibilità di una lunga inanizione fisiologica, è effetto di un semplice pregiudizio. Siccome non abbiamo mai sperimentato innoi stessi un lungo digiuno; siccome sentiamo morderci il ventricolo se ritardiamo di un'ora il solito pasto; ci sembra impossibileche non si debba morire d'inedia, o almeno sentirsi gravemente malato, per 30 giorni continui di astinenza dai cibi.Ma basta dare un'occhiata alla letteratura antica e moderna, per convincersi del contrario.” (Pag. 52).E conclude il suo lavoro con questo riepilogo delle sue osservazioni che riportiamo ampiamente perché sintetizza le sueconclusioni sulla fisiologia del digiuno:“Non potremmo qui riassumere in maniera completa e precisa i fenomeni dell'inanizione fisiologica da noi osservati, senzaripetere inutilmente quanto abbiamo svolto con sufficiente chiarezza ed ordine nei precedenti capitoli. Basterà al nostro scopo diriepilogarne i risultati categorici in poche proposizioni:a) Nell'inanizione fisiologica le grandi funzioni si conservano nei limiti delle oscillazioni normali. Tali sono la termo-regolazione, il regime circolatorio, il regime respiratorio, le attività muscolari, le attività nervose, la cenestesi o sentimentocomplesso dell'esistenza, che è la risultante di tutte le impressioni sensoriali e viscerali, periferiche e centrali. b) Vi ha sospensione assoluta o relativa di qualsivoglia secrezione digestiva. Ma nei primi giorni di digiuno è probabile avvengaun riassorbimento nel sangue della tripsina e forse anche della pepsina, provenienti dai rispettivi zimogeni accumulati primadell'inanizione nelle cellule glandulari pancreatiche e peptiche.c) Continuano normali le secrezioni escrementizie dell'urina e del sudore, della bile e del mucco. Persistono i processi putridi promossi dai micròbi intestinali.d) Diminuisce progressivamente la quantità assoluta dell'azoto, del solfo, del fosforo emesso giornalmente coll'urina; mentre laquantità relativa del fosforo rispetto all'azoto progressivamente aumenta.e) Va sempre più scemando il consumo della propria carne; mentre si mantiene pressoché costante il consumo del proprio grasso,finché non sia prossima ad esaurirsene la provvigione. Diminuisce la produzione del calore, ma ne diminuisce in proporzioneanche la dispersione.

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