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Pat a Trac

Pat a Trac

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Published by Jah Paz

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12/03/2010

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PATATRAC
A Napoli siamo bravi nell’arrangiamento (non in senso musicale). Siamo così bravi cheper far cadere porte Scee e muri gladiatori non abbiamo bisogno di guerre fredde,negoziati politici o perestroike: basta un po’ di pioggia. E questa è una competenza, unsaper fare che non si improvvisa: occorrono notti e notti di studio, di tecniche orali escritte.Napoli è un imbuto capovolto al cui interno si sviluppa un verme solitario di merda,una spirale patafisica: l’acqua ,che le fogne non riescono a reggere, si infiltra nellacittà sotterranea e subacquea. Il Centro Direzionale rulleggia sull’acqua e questa èingegneria d’avanguardia che il Giappone, terra di terremoti come la nostra, ci invidia:l’onda sismica, infatti, fa galleggiare i grattacieli. La spirale di “merdre” fu intasata dadue speculatori illustrissimi che costruirono quartieri sulla parte alta della città conmilioni di nuovi sciacquoni , bidet e lavandini, producendo inondazioni di merda. E’ coni soldi di questa speculazione che, in fondo, fu comprato Maradona.Ola Ola Olè.Alla
Big Apple
corrisponde, sullo stesso parallelo, ’nu
Maronna ’e Cachisso. P
rima chea Napoli si comprenda cos’è il senso civico si ha tutto il tempo di stendere unrinoceronte a colpi di cachissi marci.Ma il senso civico di chi?Non del popolo (le vajasse, i lazzari, il lumpenproletariat, gli operai -se ci sono ancora-,i piccoli impiegati…) ma,
of course
, i politici, espressione di una “nobiltà di spada” e diuna “nobiltà di toga” sempre affamata, che mangia troppo e defeca assai e intasa lefogne. Questa città non ha mai espresso una borghesia imprenditoriale; è una
favela
i lusso e, come per tutte le
favele,
la sua unica ricchezza è il territorio.E’ ovvio che invidiamo la professionalità imprenditoriale di quelli del Nord che nonproducono pezzottarima furbetti del quartierino e parmalattari e berluschi (non è un riferimento aBerlusconi, non ci permetteremmo:
berlusco
, come recita il dizionario etimologicoitaliano, significa “due volte losco”, bis-losco” ed è voce antiquata per
guercio).
 Terzigno, dal nome magico ed esoterico (
tertius ignis
, il terzo fuoco dell’eruzione del‘600, quella della processione di Santo Januario, Giano), è, come prima Chiaiano (inpiena zona ospedaliera) o Soccavo e Pianura (che appartengono ai Campi Flegrei,località strepitosamente ricca di beni culturali ed ambientali) è anche zona di rinomatiartigiani fuochisti, pirotecnici che, per farsi pubblicità, ogni tanto danno fuoco allepolveri. Un posto, cioè, che sa produrre botte a muro e tricchi-tracche. A Napoli sevuoi dire che uno fa solo fumo, gli dici:”
he fatto ‘a fine r’ ‘e tricchitracche
” (hai fatto lafine dei tric-trac).Ecco dunque perché “Patatrac”: a Est il Vesuvio; a Ovest i Campi Flegrei; a Est unParco Nazionale; a Ovest un parco Regionale. Il marketing insegna che bisognatrasformare le minacce in opportunità, andare in controtendenza: è quello che èsuccesso qui in Campania con la spazzatura, bene di lusso ,come in effetti è. Il futurodel “mundus” è spazzatura, tant’è che questa parola non è gerundiva (spazzanda, lecose da spazzare) ma infinito futuro, perifrastica.
 
E allora un gruppo di patafisici inizio a un viaggio-performance dal nomerabelesiano e si presenta al pubblico con le tasche piene di bengala e
fitti-fitti
:, leultime cartucce che può sparare, anticipando la fine di quest’anno, buttando perstrada la
munnezza
, ex
munditia,
ex-voto di chi è povero di soldi ma ricco di spirito.La migrazione è dal Vesuvio, alla buona, con due camper scassati, come usano fare glizingari, e iniziano un viaggio a ritroso rispetto a quello del Gran Tour recando con sépiccoli lari e simboli, in particolare piantine di kaki. Perché i kaki (cachissi). Perché il“cachissi”? Hanno a che vedere con la “merdre”, il “cacare”?In reali “cachissioriginariamente si chiamavano, e si chiamano tuttora,“legnasante”, “legno per i santi” essendo un frutto che matura ad Ognissanti e nelgiorno dei morti, altri inquilini di cimiteri sgarrupati. Dopo l’atomica a Nagasakirimasero in vita alcune piante di kaki, diventate l’albero della pace. Al kaki è collegato,in Giappone, anche la tradizione dell’haiku, essendo il frutto più piccolo del nostro, unapiccola gioiosa bacca. Ne abbiamo rubato alcuni a Mimmo Grasso (gli haiku, non ikakissi) quando in metrò gli abbiamo soffiato il portafogli e abbiamo poi scoperto cheera pieno di poesie e spiccioli.Come fanno le zingare alle fermate dei semafori quando vi vogliono predire il futuro(ma quello remoto, ovvio) ciascuno potrà pescare dal copricapo del Cappellaio Mattoil proprio haiku. Un po’, insomma, come si fa con “I Ching”. L’abbinamento“cachisso-.haiku” è doveroso.Non essendo nobili come i Rom e non avendo quindi il privilegio di poter fare
chiromanzia
, i nostri interlocutori si accontenteranno di
 podomanzia
, di divinazionipedestri , tanto più che qui si cammina sulla
munnezza
da secoli. La situazioneattuale è solo il rigurgito di uno che si è ingozzato troppo. Abbiamo con noi degliesemplari, i piedi di Paola Acampa, piedi-modello, Ur-piedi, Orme degne del piè-velocedi Omer. Paola ne è rimasta senza, come Pinocchio, e certamente il pubblico avràcommiserazione per la sua sorte. La ostenteremo (anzi, lei stessa si porterà inbraccio) e ciascuno verserà un obolo.Non portiamo con noi solo paccottiglia; la nostra rigatteria ha molte cose sottratte alladiscarica di Terzigno: un video girato in loco e, per quanto riguarda i Campi Flegrei, unaltro film-documento: ”Casteldelirio”, cioè Castelvolturno, zona di camorra, dovepotrete sentire la collega puttana del Niger in servizio sulla Domitiana appellare iresidenti come “cafoni”. Questa dichiarazione vale il nostro viaggio, gli conferisce unche di ecumenico e merita l’oscar della patafisica involontaria. Ci sono poi stampe dinoti artisti che rappresentano, in ere di veline escortate e dell’apparire dell’apparenza,di maschere, “ l’originalità del falso”. Il processo di marketing è stato complesso eabbiamo dovuto impegnare le migliori menti strategiche, che ancora dobbiamopagare: la maggior parte dei prodotti che compriamo reca scritto “Made in China”, o“in Taiwan”., ecc. La pattumiera commerciale del pianeta ne è invasa. Giusto, dunque,che anche l’arte ne fosse partecipe: è un segmento del business globale ancorainesplorato. Abbiamo l’orgoglio di aver iniziato la canalizzazione di questi prodotti. Nonsi tratta delle solite stampe della Gioconda ma di originali firmati dagli artisti e chesembrano falsi, prodotti alle catene di montaggio orientali. E’ in questo la loroparticolarità, di essere “falsamente veri” . Ovviamente, vengono venduti a un prezzo

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