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Riassunti capitolo 8: L'evoluzione delle strutture statali

Riassunti capitolo 8: L'evoluzione delle strutture statali

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Published by Federica Angioni
Machiavelli, autore dell'opera Il Principe, 1513: vi delineò un'idea nuova della politica che rispecchiava l'evoluzione in atto in Francia, in Inghilterra e in Francia, dalle monarchie medievali allo stato moderno. L'affermazione dell'autorità regia sui corpi feudali avvenne attraverso passaggi decisivi quanto graduali: il monopolio della giustizia e dell'esercito, l'accentramento fiscale, l'unificazione territoriale. La monarchia francese, che riuscì a imporsi sulla chiesa e sulla nobiltà, divenne la più potente in Europa; accanto, sopravvivevano l'impero tedesco e il mosaico di stati italiano esposto alla minaccia dei regni nazionali.
Machiavelli, autore dell'opera Il Principe, 1513: vi delineò un'idea nuova della politica che rispecchiava l'evoluzione in atto in Francia, in Inghilterra e in Francia, dalle monarchie medievali allo stato moderno. L'affermazione dell'autorità regia sui corpi feudali avvenne attraverso passaggi decisivi quanto graduali: il monopolio della giustizia e dell'esercito, l'accentramento fiscale, l'unificazione territoriale. La monarchia francese, che riuscì a imporsi sulla chiesa e sulla nobiltà, divenne la più potente in Europa; accanto, sopravvivevano l'impero tedesco e il mosaico di stati italiano esposto alla minaccia dei regni nazionali.

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Published by: Federica Angioni on Dec 06, 2010
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Capitolo 8:
L'evoluzione delle strutture statali
1.Gli stati regionali in ItaliaSignorie e principati in Italia
All'inizio del XIV secolo, nei comuni italiano dell'area padana, ricomparve latendenza alla formazione disignorie personali, che portarono alla costruzionedi più ampistati regionaliintorno a una città principale. Nell'area nord-occidentale l'autorità feudale non era stata messa in crisi dal limitato sviluppodell'urbanesimo, e l'iniziativa della costituzione di poteri regionali fu avviata daiconti di Savoia, che possedevano il territorio a cavallo delle Alpi, la maggiorparte del territorio piemontese e, dal 1388, ottennero la città di Nizza, cherappresentava uno sbocco al mare. Nel 1416 la Savoia fu elevata al rango diducato. Lo stesso accadeva in altre quattro città:
AVeronala signoria degli Scaglieri costruì al principio del Trecento unapotenza regionale, che includevaPadovae gran parte del Veneto, ma che poi siridusse al solo controllo di Verona e Vicenza. Dal disfacimento di tale potenza,sorse su Padova la signoria della famiglia feudale dei Carraresi; tale passaggioa una dinastia stabile, comunque, fu reso impossibile dall'espansionismo diMilano e Venezia.
AFerraral'antica famiglia feudale degli Estensi prese stabilmente lasignoria alla fine del XIII secolo, ottenendo dall'imperatore anche un doppiotitolo ducale per Modena, Reggio Emilia e Ferrara.
Dal 1328, invece, la signoria diMantova, era in mano ai Gonzaga, aiquali, nel 1400, fu conferito il titolo di marchesi.
Milano e i Visconti nel Trecento
L'avvio alla costituzione di uno stato regionale partì da Milano in cui, dopo moltidecenni di alternanza tra la famiglia Della Torre e la famiglia Visconti,prevalsero questi ultimi, che mantennero la signoria dal 1277 al 1447;l'affermazione dei Visconti su Milano, dopo il 1311, coincide con l'affermazionedi Milano su tutta la Lombardia e, successivamente, in altri territori. Nel 1378divenne signore di MilanoGian Galeazzo Viscontiche praticò una politica diespansione territoriale tentando di unificare il centro- nord dell'Italia, e checonquistò Pisa, Siena, Perugia e la regione Appenninica della Lunigiana. Nel1395 Gian Galeazzo comprò il titolo ereditario diduca di Milanoe si inserì nellaguerra tra la famiglia dei Carraresi e quella degli Scaglieri, facendo prevalere lapropria autorità su Padova e Verona; con il tentativo di imporre la signoriaviscontea su Bologna, venne contrastato da Firenze e dal papa, fino a che, nel1402, riuscì a sconfiggerli entrambi e ad impadronirsi di Bologna. Con la suamorte, avvenuta nel settembre dello stesso anno a causa della peste, finìanche il suo tentativo egemonico. Gian Galeazzo è passato alla storia per lapropria mania di grandezza: infatti spese ingenti somme di denaro per lacostruzione di gigantesche opere di arginatura. Alla sua morte, gli succedetteprima il figlio tredicenneGiovanni Maria Visconti, che fu assassinato, e poi ilfiglio minoreFilippo Maria Viscontiche proseguì la politica espansionistica delpadre e si scontrò con Venezia e Firenze. Con Filippo Maria Visconti si estinse ladinastia dei Visconti, e il potere passò in mano diFrancesco Sforza, che avevasposato Bianca Maria Visconti.
 
L'espansione veneziana in terraferma e il declino della potenzacoloniale genovese
Un profondo mutamento negli equilibri territoriali dell'Italia del nord furappresentato dalla nuova politica di Venezia. Per secoli la città si erainteressata solamente al suo possesso di basi strategiche, militari ecommerciali, e al suo impero marittimo. Tale svolta partì nel1405, con unarobusta spinta al controllo dell'entroterra veneto e con la conquista di Padova,Vicenza, Verona, Brescia e Bergamo. Questa svolta nasce dalla volontà dicontrastare l'espansionismo visconteonella regione veneta. Il Veneto era moltoimportante sia per le strade che portavano direttamente in Germania e inAustria, sia per la necessità di creare uno “stato di terra” da aggiungere allostato di mare” in vista della caduta di Costantinopoli. Fra le grandi potenzecittadine,Genovafu quella che ebbe una vita politica più agitata. Nel 1350 lacittà accettò la signoria dei Visconti ma, a causa di continuirovesciamenti dipotere, non ebbe alcun miglioramento. Nel secolo successivo, di fronteall'espansione turca, Genova vide cadere tutti i suoi possedimenti nelMediterraneo e, nel 1453, fu completamente annientata dagli ottomani, guidatida Maometto II.
Firenze: dalla repubblica oligarchica alla signoria dei Medici
Al termine del XII secolo, a Firenze si stabilì un regime politico antiaristocraticomolto avanzato, che si basava sulla partecipazione al governo dellecorporazioni dei mercanti e degli artigiani. Sebbene leistituzioni popolaridiFirenze sembravano più forti di qualsiasi altra regione, esse decaddero moltevolte sotto un regime signorile, testimoniando che le lotte di fazione non eranoterminate. Nel 1433 i conflitti interni alla classe dominante si inasprirono,permettendo alla famiglia dei Medici di scalzare dal potere il vecchio gruppodirigente capeggiato dalla famiglia degliAlbizzi. Nel 1434 Cosimo de Medicitornò a Firenze dopo un anno di esilio e, a sua volta, esiliò i suoi avversari. Dal1434 al 1464, Cosimo mantenne la signoria dello stato di Firenze senzaapportare profondi cambiamenti istituzionali e senza abbandonare i propriinteressi commerciali. La costruzione di uno stato regionale a Firenze andòavanti: verso il 1420 lo stato di Firenze comprendeva circa i due terzidell'attuale Toscana.
Il ritorno del papa a Roma e la formazione dello Stato dellachiesa
Intorno alla metà del Trecento sembrò che a Roma dovesse sorgere una formaoriginale di comune su iniziativa diCola di Rienzo, capace non solo ditrascinare a se le folle, ma anche di coinvolgere nei suoi sogni un letteratocome Francesco Petrarca, il papa e l’imperatore. In realtà il papa sperava diservirsi di Cola perabbattere il potere della nobiltà romana. Ma i duri metodi digoverno attuati da Cola gli inimicarono la plebe che, nel 1354, lo uccisedurante una sommossa. Il papa, tornato da Avignone a Roma nel 1377,possedeva ormai solo ilLazio, mentre gli altri territori pontefici erano soggettiall'alternanza di regimi signorili instabili e tirannici. Approfittando delladebolezza e delle anarchie delle altre città, i papi cominciarono a fondare il lorostato: alla fine del XV secolo loStato della Chiesaera quasi costituito.
 
Il regno di Napoli e la dinastia aragonese
Accanto ai quattro stati principali (Milano, Venezia, Firenze, Roma), ne esisteva,nella penisola italiana, un quinto territorialmente più esteso: ilregno di Napoli eSicilia. Esso era stato costituito nel 1266 dalla famiglia degli Angioini che, però,non seppero garantire stabilità al regno in cui si alternarono periodi di completadecadenza a periodi di espansionismo. Alla fine, nel 1422, ladinastiad’Aragona, con Alfonso V detto il Magnanimo, mise piede a Napoli, conquistò laSicilia e anche la Sardegna.
Il moderno sistema della finanza pubblica negli stati italiani
Gli stati italiani si dotarono con grande anticipo (XIII-XIV secolo) rispetto allemonarchie europee, di istituzioni politiche, giuridiche e amministrativemoderne; ciò accadde particolarmente nel settore dellafinanza pubblicae delfisco. Molti sovrani europei, per far fronte alle spese extra, ovvero per coprire ildeficit dello stato (deficit: l'ammontare della spesa pubblica che non si riesce acoprire con le entrate poicqueste ultime sono superate dalle uscite),contraevano prestiti a breve termine e ad altissimi tassi d’interesse presso ibanchieri italiani, potendo da un momento all’altro dichiarare bancarotta e,quindi, mandare in rovina i propri creditori. Al contrario gli stati italianipreferivano ildebito pubblico: prestiti da un mercato molto ampio, chedovevano esser restituiti con gli interessi. Questo sistema del debito pubblico sidifferenziava dai debiti che affliggevano i sovrani europei: esso, infatti, divenneuna forma di investimento con una remunerazione del capitale non molto alta,ma ben più sicura di ogni altra forma d’affare. Una seconda istituzione tipicadegli stati italiani fu l’estimo, ovvero il complessivo equivalente in moneta deibeni appartenenti ad una famiglia, che costituivano il reddito sul quale venivacalcolata l'imposta diretta da pagare in una certa percentuale: l'aliquotad’imposta.
2.Dalle guerre di egemonia all'equilibrio italianoCompagnie mercenarie e innovazioni militari
Dalla fine del XIV secolo esistevano in Italia5 grandi stati(Milano, Venezia,Firenze, Roma e Napoli e Sicilia) continuamente impegnati in guerred’espansione. Queste guerre erano caratterizzate da alleanze instabili chepotevano rompersi all’improvviso, e dalla presenza di truppe mercenarie dicavalieri tedeschi ed inglesiche percorrevano la penisola offrendo il loro servizio a chi li pagava di più, e procurando molti problemi alle popolazioni civiliquando restavano disoccupati. Le compagnie straniere introdussero in Italiaimportantiinnovazioni militari: la combinazione tattica di fanteria e cavalleria,e l’uso della balestra; esse seguivano efficaci principi di professionalità edisciplina. Da allora gli stati italiani cominciarono a preferirecompagnie con ilsingolo “condottiere”. Questo termine deriva da “condotta”, parola con cui siindicava il contratto di assunzione a un pubblico impiego. Il condottiere, oltread avere il ruolo di “imprenditore della guerra” e di unico capo dei contingentimilitari, provvedeva ad arruolare e a pagare i soldati. Grazie a queste

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