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La città e il rinnovamento della cultura.

La città e il rinnovamento della cultura.

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Published by Federica Angioni
- Decadenze e sviluppo di alcune città nel 1450.
- Sviluppo delle città capitali accanto all'espansione dei centri commerciali.
- Il Rinascimento e gli Umanisti.
- Nuova concezione di tempo e spazio.
- Affermazione della stampa a caratteri mobili.
- Decadenze e sviluppo di alcune città nel 1450.
- Sviluppo delle città capitali accanto all'espansione dei centri commerciali.
- Il Rinascimento e gli Umanisti.
- Nuova concezione di tempo e spazio.
- Affermazione della stampa a caratteri mobili.

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Published by: Federica Angioni on Dec 12, 2010
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Capitolo 9: La città e il rinnovamento dellacultura
1.La città: popolazione, economia, urbanisticaVecchio e nuovo urbanesimo
Dopo le grandi epidemie di peste del XIV secolo, la peste continuò a presentarsia intervalli regolari anche durante il secolo successivo colpendo soprattutto lecittà che, tuttavia, riuscivano spesso a recuperare le perdite attraversol'immigrazione dalle campagne. Alcuni centri come Pisa e Siena, che durante ilMedioevo godevano di pieno sviluppo, ora si trovano in una situazione didecadenza inarrestabile. Al contrario,Veneziacontinua a godere di un ottimoruolo commerciale, soprattutto per quanto riguarda il monopolio nellaredistribuzione dei prodotti di beni di lusso dell'Oriente. Ai successi di Venezia ealla vitalità della via terrestre che conduce da Brennero all'Europa Centrale, èlegata la crescita dellecitdella Germania meridionaleche, oltretutto,occupano un ruolo importante nell'industria mineraria, messa in movimento daibisogni della nuova arte guerriera e dalla crescente domanda di metallipreziosi.Barcellona e Genova, i maggiori poli della rete del commercioeuropeo, recuperarono una buona parte delle perdite demografiche del Trecento. AncheSivigliaeLisbona, le due principali tappe atlantiche dell'itinerario da Genova al mare del Nord, raggiunsero un notevole sviluppoverso il 1450, ma soprattuttoAnversarappresenta il caso di crescita piùintensa. Alla crescita di Anversa, però, si contrappone l'abbandono del porto diBruges, le cui attività tessili non si erano più riprese dalla crisi del Trecento.
L'industria tessile rurale
La crisi demografica di Bruges non è un caso unico: si trovano in una fase dicrisianche altricentri tessilidelle Fiandre (Ypres e Gand). Tale contrazione demografica, comunque, non portò una pari contrazione della produzione deitessuti di lana in quanto quest'ultima si era trasferita dalla città alla campagna.La forza-lavoro dell'industria tessile ora era costituita daicontadinichericevevano da un mercante di tessuti la materia da filare e tessere, esvolgevano questa attività nei periodi morti dell'annata agricola; gli artigianiurbani si dedicavano soprattutto a quelle attività che richiedevano maggioreabilità, per esempio la tintura. L'industria ruralefu in grado di contendere imercati agli artigiani urbani e di aprirne di nuovi puntando sul prodotto dimedia qualità piuttosto che su quello di lusso, soprattutto per il fatto che iprezzi dei dei tessuti prodotti dall'industria rurale erano inferiori rispetto aquelli prodotti dall'industria urbana. In Toscana, però, l'industria rurale nonebbe fortuna, in quanto Firenze continuò a immettere sui mercati internazionaliprodotti di lusso e a rivolgersi agli acquirenti dei tessuti pcostosi,aggiungendo i tessuti di seta ai panni di lana lavorati con tinture pregiate.
La sopravvivenza delle corporazioni
Se i mercanti volevano collocare dei beni di lusso, avevano bisogno di unartigianato di elevata perizia: non potevano disfare quellecorporazioniche,attraverso la conservazione dei “segretidell'arte e il sistema dei lunghiapprendisti, mantenevano l'alto grado di professionalità del lavoro. A Firenze ein altre città europee, le corporazioni si difesero chiudendosi ai nuovi venuti:apprendistati più elettivi e più rigorosi regolamenti monopolistici. Il risultato fu
 
che le citartigianali di origine medievale cessarono di richiamare grandimasse di manodopera (e con questo si spiega la loro stagnazionedemografica); una seconda conseguenza della sopravvivenza delle arti fu il loroconservatorismo nella produzione, sia per quanto riguarda l'innovazionetecnologica, sia per quanto riguarda l'innovazione nel campo della moda e deigusti.
Lo sviluppo delle città capitali in Italia e Europa
Il XV secolo vide un nuovo fenomeno: lacrescita delle città-capitaliin rapportoall'emergere delle strutture statali moderne. Nei secoli medievali i sovrani nonavevano una sede fissa, e il fatto di essere capitale non garantiva a una città ilpieno sviluppo; dal Quattrocento la funzione di capitale e di centro del potere fuuna causa dello sviluppo urbano, pianificato attraverso l'opera di architetti e larealizzazione di opere monumentali che dovevano esprimere sia dei valoriestetici, sia l'immagine di potenza della città. Anche in questo campo l'Italiaprecedette di molti decenni gli altri paesi europei. Già a partire dall'inizio delsecolo, nella ristrutturazione edilizia e urbanistica delle capitali degli statiitaliani, vennero impegnate ingenti somme di denaro nei progetti e nellarealizzazione di grandi artisti e scienziati ( per esempio Leonardo da Vinci),attivi a Firenze, Roma e Milano. Gradualmente la città medievale, povera diservizi e con vie buie e strette, lascia il posto alle ampie piazze, ai palazzi dellegrandi famiglie patrizie, all'edilizia monumentale. Per usare come esempioRoma, che al principio del Quattrocento non contava più di 30.000 abitanti, eracostituita da tre nuclei abitati: due a destra del Tevere e uno a sinistra, ognunodei quali aveva conservato i caratteri propri del borgo medievale: stradestrette, case ammassate, case-torri fortificate delle famiglie nobili. I borghi e ivillaggi si trovavano in un paesaggio urbano quasi del tutto disabitato ed eranoseparati tra loro dai resti delle città antiche dove cresceva abbondante erba incui i pastori facevano pascolare le pecore e le vacche. Per questa Romamedievale il papa Niccolò progettò un primo piano urbanistico, con strade piùlunghe e rettilinee verso San Pietro e la valorizzazione della città sia comecapitale cristiana, sia come centro della cultura classica; i lavori per lacostruzione di acquedotti, case, strade e chiesa durarono per tutto ilCinquecento. La nascita della nuova città italiana rispecchiava le granditrasformazioni politiche e sociali che avevano condotto all'affermazione dellesignorie e dei patriziati urbani. In Italia, i ceti mercantili abbandonarono lerischiose attività commerciali per dedicarsi alla ristrutturazione urbanistica ealla promozione delle arti. Accanto ai cinque stati maggiori, altre città italianecome Ferrara, Urbino e Mantova, non rinunciarono al ruolo di capitali. Gli statieuropei, invece, avevano una solo capitale (ad esempio Londra o Parigi), cheappariva più medievale rispetto a Milano e Firenze, anche se il minor impegnodei sovrani europei rispetto a quelli italiani sul piano del decoro pubblicocorrispose a un più intenso utilizzo di risorse nelle strutture statali enell'esercito.
2.La cultura del RinascimentoIl concetto di Rinascimento
Due storici del XIX secolo hanno introdotto il termine Rinascimento” perindicare l'intero periodo della storia italiana ed europea che va dal 1400 al1530. L'idea di Rinascimento è fondata su una contrapposizione molto rigida
 
con l'emedievale. Rinascimento significa risveglio” dopo una lunga etàoscura che aveva imbarbarito le arti e la letteratura; desiderio di affermare ivalori positivi e ottimistici della vita contro la cultura precedente che avevavisto nel mondo soltanto un luogo di peccato; fiducia nella capacità di essereartefici del proprio destino, dopo un'epoca in cui fra le virtù massime vi eral'umiliazione.Questo mutamento nella mentalità dell'uomo avvenne con unrinnovamento del rapporto con il mondo antico.Il mondo romano e quellogreco apparivano come un modello capace di esaltare i valori positividell'uomo, e intendevano la bellezza come armonia e equilibrio delle forme, incontrasto con i mostri di cui erano disseminate le cattedrali romaniche: da essagli uomini potevano apprendere nuovi criteri etici e estetici.
L'umanesimo civile e gli intellettuali umanisti
Il compito di riprendere e porre su nuove basi il rapporto con la classicità greco-romana fu assunto dagli intellettuali umanisti. L'espressione umanistasiriferiva ai cultori delle
humanae litterae,
ovvero della tradizione letterariadell'antichità classica. Il movimento di ricerca e riscoperta delle operedell'antichità classica era già cominciata nel Trecento, ma il vero e proprioRinascimento iniziò quando gli umanisti cominciarono a considerare finita eirrecuperabile l'età antica e cominciarono a prendere in considerazione levicende presenti delle loro città, e non quelle della Roma di Cicerone. E' aFirenzeche il movimento umanista divento consapevole di sé, e sono propriodei segretari della repubblica fiorentina i maggiori rappresentanti delmovimento umanista, i quali si richiamano alla cultura classica per rivendicareFirenze e le sue libertà comunali e repubblicane, in contrapposizione allacontinua espansione dei principati ereditari sorti in gran parte dell'Italia. Taleprimato dellospirito cittadino, dellacultura borghesee del senso di partecipazione della collettività alla vita politica si può ritrovare anche al difuori della cerchia degli umanisti, ad esempio in alcuni architetti, alcuni scultori,e alcuni pittori. Il Rinascimento, prima del 1450, raggiunse altre città e iniziò adipendere dalla protezione dei principi, grazie alla circolazione delle opere edelle idee, o all'emigrazione degli artisti. Alla fine del Quattrocento, ilRinascimento raggiunse lecorti regiefuori dell'Italia. I cultori italiani delle
humanae litterae
svilupparono un modo di sentire cosmopolita, ma conorizzonti che si limitavano all'accademia dotta o al palazzo del principe, in cuilo spirito di cortigianeria diventerà la caratteristica più evidente delle nuovegenerazioni di umanisti fiorentini, milanesi o romani. Il senso di questatrasformazione è reso molto bene ne “
Il Cortigiano
” di Baldassare Castiglione,una delle opere più stampate, tradotte e imitate di tutto il Cinquecento.
L'impronta aristocratica della cultura umanistica
I forti valori di dignità umana nascevano profondamente segnati da unacaratterizzazione di classe: la virtù dell'uomo rinascimentale è inseparabile daldisprezzo per gli uomini del popolo. Mentre la cultura del primo Trecento,espressa nella lingua “volgare”, capita anche dagli artigiani un po' colti, appareprofondamente legata allacultura popolare, ilRinascimentoè l'esempio di una chiusura volontaria e di una rigida divisione di classe. Ciò è dovutoprincipalmente all'uso dellalingua latinache, per un breve periodo, harappresentato uno strumento di espressione e comunicazione, e poi si èirrigidita in un vuoto preziosismo.

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