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Il ritorno della musica

Il ritorno della musica

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Published by Massimo Claus
Articolo pubblicato da Nisshin M. Claus intorno al 2000
Articolo pubblicato da Nisshin M. Claus intorno al 2000

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01/11/2014

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«IL RITORNO DELLA MUSIC
di
nisshin m. claus
#1
 Vivere la musica
 LETTERA ALLA MUSICAMi sei mancata, sai? Ti ho aspettata,
avevo ducia nel tuo ritornoe per non violentare il tuo ricordodecisi che era meglio aspettarepiuttosto che giocare a tombola con le immagini.Sapessi quante volte ho sperato di rincontrarti sotto un pergolato adorno di ori di pescao dentro un pomeriggio dai colori cangianti.Ti ringrazio di parlarmi ancorae di darmi la possibilitàdi scrivere e sognare.Ho stuzzicato i miei sentimenti per pregare il tuo ritornoper invocare una nuova spintaverso quel mondo che nisce con la rma.Quando vorrai ci saluteremocon il solito punto fermo,ma io ancora aspetterò che ritorni.
Ho voluto iniziare con questa bellissima poesia di LauraSilvestri per introdurvi all’interno dell’argomento: Il ritor-no della Musica.Riuscire a vivere la Musica, diventare Musica respirandoMusica, questo dovrebbe essere la meta di ogni musici-sta e di ogni ascoltatore. Ma come è possibile tutto ciò?Purtroppo è opinione comune che per viaggiare sulle, ocon le ali della Musica ci si debba dedicare allo studio eall’approfondimento delle parti che la compongono, comel’armonia, la melodia, il contrappunto.La Musica però, non è un “fatto” di pochi eletti. Nemme-no un fenomeno intellettuale. Non bisogna essere parti-colarmente dotati per godere appieno delle “proprietà”della musica. Con questo non voglio dire che per diventa-re musicisti non di debba studiare anni, e anni. E’ soltantomio desiderio riconsegnare a tutti, quello che da semprelo è stato: la naturalezza del “fenomeno acustico”. Diven- tare musicisti o ascoltatori è un altro discorso. Sono duepercorsi purtroppo rimasti per troppo tempo separati. Ilmusicista spesso non è un ottimo ascoltatore e l’ascolta- tore il più delle volte si considera un musicista “mancato”.Questo porta a credere in due realtà separate! Ma la Mu-sica è una e una soltanto.Per approfondire questo argomento, bisognerebbe addentrarsi all’interno di vari discorsi che appartengono più alcampo psicologico, che musicale. Noi cerchiamo di etichettare per il solo e semplice desiderio, o bisogno innato dipossedere. Ma possedere cosa. Immaginate se chi ha inventato la lampadina per puro egoismo, si fosse limitato a go-derne esclusivamente lui. Per quanti anni in più avremmo acceso candele? Lo stesso lo si potrebbe dire per la musica.Se i grandi compositori del passato, avessero scritto musica, solo ed esclusivamente per il loro piacere, quanti di noie delle generazioni passate e future, avrebbero potuto godere delle loro più segrete emozioni?La Musica, dal momento in cui è stata composta, non appartiene più al compositore, ma a tutti coloro che ne ven-gono a contatto. Siate coscienti di questo. Le orecchie non sono dominio di pochi! Recentemente ho pubblicatoedito dalla casa editrice Erga un libro dal titolo”Avatar La chitarra di Luce” (la pubblicità è l’anima del commerciosolo quando è semplice commercio) dove ho cercato nel limite delle mie possibilità, di approfondire oltre al discor-so tecnico/ergonomico della posizione da assumere quando si suona la chitarra, anche ciò che concerne la sferaemotiva del musicista.
© 2000 - 2008
 
«LA CHITARRA DI LUCE»
di
nisshin m. claus
Al musicista bisognerebbe insegnare, prima di tutto come si ascolta la Musica poi, come si suona. Dal momento peròche si comincia a produrre Musica, scatta in noi un meccanismo strano che ci porta a volerla dominare. Non a casonella maggioranza di scuole di musica si insegna a dominare lo strumento musicale come antidoto all’emozione. Tut- to è ridotto ad una semplice operazione matematica. Ma l’essere umano che ruolo ha, in questo gioco delle parti?
L’udito è la porta che ci conduce verso l’innito, solo ed esclusivamente se si impara a non giudicare a priori ciò che
si ascolta. Quella che per uno è bella musica per un altro può assomigliare a semplici rumori. Ma l’opinione non deveessere ne ora ne mai una sentenza.
Quando ascoltiamo una persona parlare non ci fermiamo a ragionare sul semplice signicato delle singole parole.Se ciò dovesse accadere, perderemmo certamente il signicato del discorso. Tutto questo accade, il più delle volte,
anche in campo musicale. Provate a sedervi comodamente in un luogo tranquillo e dopo aver chiuso gli occhi pro-vate a portare attenzione solo ed esclusivamente su i rumori che arrivano al vostro orecchio e vi renderete contodi quanto l’udito sia importante. Ascoltare, parte prima da dentro. Per costruire una casa non si incomincia dal tetto,quindi cercate di portare ad un livello cosciente il fenomeno acustico e vi renderete conto che anche i rumori, quelli
più fastidiosi dal momento che ci riutiamo di sentirli il nostro riuto amplica il loro livello di disturbo. Accettare,
in questo caso assomiglia molto a credere. Provate a fare questo semplice esperimento e fatemi sapere le vostreimpressioni. Detto ciò, non mi resta che augurarvi buon ascolto
© 2000 - 2008
 
«IL RITORNO DELLA MUSIC
di
nisshin m. claus
#2
Sentire per ascoltare
Voglio iniziare questo mio intervento facendo i miei migliori auguri a tutti, con la speranza che il prossimoanno sia ricco di soddisfazioni e di pace.Detto questo, passiamo all’argomento che mi sta a cuore. Recentemente sto portando, in giro per l’Italia, ilmio seminario di meditazione, con l’ausilio della musica eseguita alla chitarra classica.Durante il seminario eseguo brani composti da me per questo tipo di “terapia”. Sono musiche inedite, maiincise prima, che hanno, e devono avere, determinate caratteristiche sonore.L’ascoltatore, è immerso all’interno di un mondo sonoro, dove il mio ruolo, oltre ad essere quello dell’esecu- tore dei brani, è anche quello della guida.Fra le persone che partecipano all’evento molti sono musicisti che, più che per la meditazione, s’inscrivanoper scoprire le capacità che la chitarra ha nel campo della musicoterapica.Ho avuto modo di costatare, nonostante - scusatemi l’ardire - l’ottimo successo di pubblico, che la maggior parte delle persone, non sa ascoltare i suoni.Purtroppo, grazie anche a molti pseudo musicisti, la musica è, come mi piace spesso dire: in dialisi.Cosa intendo? Si fa un grande uso di musica ma nel modo sbagliato. Ascoltiamo musica mentre ci facciamola doccia, mentre facciamo da mangiare, mentre ci occupiamo di tutt’altro che di ciò che dovremmo fare:ascoltare.Vedete: è un po’ come se mentre una persona ci parla, noi pensassimo ad altro o addirittura facessimo del-l’altro. Questo, inevitabilmente ci porta a perdere la capacità di ascoltare. Ritengo che il gran problema siaquesto.Il ruolo principale, di quest’inganno, al contrario, non spetta alla musica ma all’uso sbagliato che facciamodell’udito. Usiamo le orecchie soltanto per sentire, e mai, o quasi mai, per ascoltare. In un mio precedenteintervento ho cercato di rilevare l’importanza che ricopre l’udito nella vita di tutti i giorni. Ovviamente non è,questa, una discriminazione fra normoudenti e audiolesi ma il desiderio di focalizzare l’attenzione su quantoavviene, attraverso l’udito.La caratteristica dell’individuo normale di sentire, nella maggior parte dei casi, è sottovalutata. L’udito va vistocome una porta di entrata. Ascoltando attentamente una poesia o una canzone permettiamo ai versi di pe-netrare nel profondo di noi stessi.Vi siete mai chiesti perché, quando una persona non ricorda, si considera responsabile, di solito, di non aver ascoltato?Nella tradizione indiana e Buddista in genere, si fa uso dei mantra. La recitazione dei mantra va fatta pronun-ciando le parole o le sillabe che lo compongono, prestando attenzione a ciò che si dice. L’attenzione non è
rivolta al signicato ma al suono prodotto dallo stesso. Chi vi parla è un praticante buddista aderente alla
corrente di Nichiren Shonin, appartenente alla scuola Honmon Butsuryushu. La nostra scuola basa la suapratica sulla recitazione del Daimoku del Sutra del Loto.Il Daimoku, simile ad un mantra, è più precisamente un Dharani. Il “Dizionario di termini buddisti” , edito dalla“Shogakukan”, alla voce Dharani afferma: “Il termine sanscrito Dharani indica delle sillabe mistiche che alimen- tano la vita spirituale di colui che le recita. Nel Buddismo, i Dharani sono spesso considerati la quintessenzadi un sutra, simili, nel loro uso, ai mantra propri dell’induismo.
© 2000 - 2008

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