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CAPITOLO I
Una mafia liquida
Sono passate da poco le due della notte fra il 14 e il 15 agosto 2007 aDuisburg, nel Nord Reno Westfalia. Sebastiano Strangio, trentanove anni,cuoco, calabrese originario di San Luca, chiude il suo ristorante e, con duecamerieri e tre amici, si accinge a tornare a casa.I sei sono appena entrati nelle macchine, parcheggiate a qualche decina dimetri dal ristorante, quando vengono raggiunti e stroncati dal fuocoincrociato di due pistole calibro nove. Nel giro di pochi secondi vengonoesplosi ben 54 colpi da esecutori spietati e lucidi. Lo testimoniano, fral’altro le rosate strette sulle fiancate delle macchine, il fatto che, ad azionein corso, i due esecutori abbiano addirittura cambiato i caricatori dellepistole, e il colpo di grazia inflitto con calma e determinazione a tutte levittime.Gli assassini scompaiono dopo aver completato il lavoro con i colpi digrazia. Nelle due macchine rimangono i cadaveri di Sebastiano Strangio,Francesco Giorgi (minorenne), Tommaso Venturi (che proprio quella seraaveva festeggiato i diciotto anni), Francesco e Marco Pergola (20 e 22 anni,fratelli, figli di un ex poliziotto del commissariato di Siderno) e MarcoMarmo, principale obiettivo dell’inaudita azione di fuoco perché sospettatodi essere stato il custode delle armi utilizzate per uccidere, a San Luca ilprecedente Natale, Maria Strangio, moglie di Giovanni Nirta.Le vittime fanno in vario modo riferimento al clan Pelle-Vottari, in lotta daoltre quindici anni con il clan Nirta-Strangio (non induca in errore il nomedel cuoco che, pur chiamandosi Strangio, fa riferimento al clan PelleVottari).