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L'Italia Crispina e La Svolta Giolittiana

L'Italia Crispina e La Svolta Giolittiana

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Published by Diego Deplano
L'italia sotto il governo di Crispi e il suo modello bismarckiano autoritario e la svolta con Giolitti e il suo modello liberal-democratico.
L'italia sotto il governo di Crispi e il suo modello bismarckiano autoritario e la svolta con Giolitti e il suo modello liberal-democratico.

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01/09/2013

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Il modello bismarckiano di Crispi Il modello bismarckiano di Crispi Il modello bismarckiano di Crispi Il modello bismarckiano di Crispi 
L’
ALLEANZA TRA PROPRIETARI TERRIERI E INDUSTRIALI
 
Negli anni della crisi agraria si era formò un’alleanza (blocco sociale) fra ceti diversi:
 
Borghesia industriale
: arricchita con lecostruzioni ferroviariee lepromozioni statalidelle attività industriali.
 
Proprietari fondiari
: Del nord e sud, specializzati nella produzione cerealicola.Questo gruppo costituiva la nuova classe dirigente, i cui interessi erano appieno soddisfatti dalla politica protezionistica:
1.
 
Difendeva i l mercato internodalla concorrenza straniera.
2.
 
Difendeva la societàdelle conflittualità sociali.
3.
 
Promuoveva l’acquisizionedi nuovi mercati esteri.Francesco Crispi era emblema di questo blocco sociale e leader dei pochi gruppi imprenditori.
L
E PROTESTE DEI LAVORATORI E LA POLITICA INTERNA AUTORITARIA DI
C
RISPI
 
Crispi avviò una
politica autoritaria
(
su modello di Bismarck 
) accentrando su di sé quasi tutti i poteri:presidenza del consiglio,ministero degli Esteri e Interni. La svolta protezionistica aveva determinato un rincaro del pane dei generi di primi necessità e un peggioramento dellecondizioni di vita delle masse lavoratrici; questo portò scioperi e rivolte da parte di contadini e operai (in Sicilia organizzati nei Fasci) che furonorepresse da Crispi, esponente del nuovo blocco sociale industriale agrario. Crispi nel 1893 inasprì la legislazione contro l’attività delleorganizzazioni operai (socialisti) e i controlli sull’ordine pubblico
 
, sfruttando i prefetti.
L’
INGRESSO DEI CATTOLICI NELLA VITA POLITICA E SOCIALE
 
La politica repressiva di Crispi colpì il movimento socialista e quello
sociale cattolico
.Dato che il “
non expedit
” impediva ai fedeli di partecipare alla vita politica l’azione dei cattolici si sviluppò in campo sociale.In seguito a delle iniziative dirette dall’Opera dei congressi, la Chiesa e i cattolici si dovettero confrontare con la questione sociale, conflitto diclasse e alla miseria del proletariato. Ciò portò allo sviluppo di uncoerente pensiero socialedel movimento cattolico
 
, i cui principi sono statidettato da papa Leone XIII nella “
Rerum novarum
”:
1.
 
Esigenza di una più equa distribuzione della ricchezza.
2.
 
Legittimità per i lavoratori di riunirsi e di organizzare sindacati.Sostenuti anche dal papa, nacquero come funghi veri e propri
organismi sindacali cattolici
che si opponevano agli
organismi sindacalisocialisti
. Di conseguenza il “non expedit” si allentò, tanto che vedremo in seguito la nascita di un partito cattolico.
U
NA NUOVA FASE DELLA POLITICA ESTERA COLONIALE
 
Crispi avviò una
politica espansionistica
ed aggressiva. L’espansione coloniale era necessaria per il capitalismo italiano in quanto aveva bisognodi nuovi mercati e materie prime. Crispi rafforzò i rapporti diplomatici con la Germania e riprese l’espansione coloniale in Abissinia. Ma ilfallimento totale di questa espansione portò alle dimissioni di Crispi dopo un decennio di potere. Da questo momento inizia una
gravissimacrisi politica
. La monarchia costituzionale in cui il potere passò dal sovrano al parlamento sembrò vacillare sotto le spinte dei gruppiconservatori, delle gerarchie militari e della Corona stessa.
La crisi di fine secolo La crisi di fine secolo La crisi di fine secolo La crisi di fine secolo 
L
A CRISI ECONOMICA E IL FALLIMENTO DEGLI ISTITUTI BANCARI
 
Siamo in un periodo di crisi politica contemporanea ad una crisi economica. Negli ultimi anni di politica di Crispi ci fu un c
rollo economico
, incui diminuivano produzione
 
, investimenti ed esportazioni. Le maggiori vittime furono le banche, le quali avevano investito il proprio denaro(lunga scadenza) proprio nelle industrie le quali a loro volta avevano comprato le azioni delle banche. Così il crollo a catene delle industrie ècontemporaneo a quello delle banche.
I
L SALVATAGGIO E IL RIORDINO DEL SISTEMA BANCARIO
 
In questa situazione drammatica si verificò il primo grande “
salvataggio
” del sistema bancario privato operato dallo stato. Lo stato chiama lebanche sane a sostenere questa crisi, sorreggendole ed imponendo loro di:
 
Emettere sul mercato nuova liquidità priva di copertura aurea.
 
Assorbire i crediti scoperti degli istituti bancari in difficoltà.La crisi bancaria toccò il suo culmine con lo
scandalo della Banca romana
: venne avviato quindi il riordino del settore imperniato sullafondazione della
Banca d’Italia
l’unica che poteva emettere nuova liquidità sul mercato. Nacquero nel nuovo sistema le cosiddette banchemiste (né finanziarie né di emissione), banche di deposito orientate al credito a breve, medio e lungo termine di una vastissima clientela.Esse“raccoglievano” i capitali privati che venivano utilizzati per il finanziamento delle industrie.
 
L
E RIPERCUSSIONI SOCIALI DELLA CRISI
 
 
La situazioni di crisi avevaaggravato le condizioni di vita di operai e contadini.
 
La politica colonialista comportò un ulteriore inasprimento del sistema fiscale,pesando sui lavoratori.Il malcontento ben presto sfocio in rivolte sia nelle campagne che nelle città:
 
Nel Ferrarese
: 200 mila braccianti si rivoltarono ->migliori salarienon disoccupazione.
 
Nelle città
: Tumulti contro il rialzo delprezzo del pane. Antonio di Rudinì (successore di Crispi) ordinò di sparare cannonate sulla follain tumulto a Milano (epicentro delle lotte operaie). Scena indecorosa.La forza pubblica arrestò i dirigenti socialisti e anche alcuni esponenti cattolici che avevano aderito alle iniziative popolari. Il parlamento stavaper cadere, infatti lacorte
 
, imilitariemolti deputatisi aspettavano una
svolta autoritaria
che limitasse la libertà di stampa e di associazione,riportando il potere dal parlamento al re, così come voleva la legislazione.
Luigi Pelloux
(successore di Rudinì)propose un progetto per realizzare queste volontà, ma esso fu bocciato dal parlamento.
L
E ELEZIONI DEL
1900
E LA SCONFITTA DEL FRONTE AUTORITARIO
 
Nelle elezioni del 1900 la maggioranza fu ottenuta dall’
opposizione
(chi voleva un maggior potere del parlamento) perché:
 
L’azione delle minoranze(sindacali e socialiste).
 
Politica estera fallimentare.
 
Divisioni all’interno dello stesso fronte moderato(nacque una parte più vicina all’industria leggera, sindacati e socialisti.Il nuovo re
Umberto I
fu assassinato nel 1900 e succeduto da
V. Emanuele III
che nomino primo ministro
Giuseppe Zanardelli
.Egli abolì le norme restrittive del diritto di associazione per i lavoratori e si fece promotore di una più organica legislazione sociale.
Il programma liberal  Il programma liberal  Il programma liberal  Il programma liberal- --democratico di Giolitti democratico di Giolitti democratico di Giolitti democratico di Giolitti 
U
NA STAGIONE DI RIFORMISMO SOCIALE
:
 
Z
ANARDELLI E
G
IOLITTI
 
Era impossibile opporsi all’azione politica e sociale dei lavoratori attraverso una politica reazionaria.Per questo Zanardelli intendeva risolvere questi conflitti sociali attraverso:
 
L’inserimento dei ceti subalterni nella vita politica.
 
L’attuazione di un riformismo sociale.Questo piano politico fu mantenuto anche dal successore di Zanardelli:
Giolitti
(entriamo nell’età giolittiana). Egli era nato da famiglia borgheseimpiegatizia percorrendo tutti i gradi della carriera statale. Nell’anno in cui venne eletto deputato per la sinistra si era avvicinato a Crispi e tra il1892/3 fu primo ministro, ma si dimesse per il coinvolgimento nello scandalo della Banca Romana. Così abbandona Crispi e diventa capo dellaSinistra costituzionale. Egli fondò la sua politica nel tentativo di conciliare gli interessi della borghesia industriale e le aspirazioni delproletariato urbano e agricolo. E quindi:
 
Cerca di associarsi al governo Filippo Turati (socialista riformista).
 
Promosse leggi a tutela del lavoro (donne, bambini, infortuni e vecchiaia).
 
Creò comitati consultivi per l’emigrazione e per il lavoro.
 
Diede nuovo slancio al settore dei lavori pubblici.
 
Lavoratori (socialisti e cattolici) furono ammessi alle gare d’appalto.
L
E CONVERGENZE POLITICHE TRA
G
IOLITTI E I SOCIALISTI
 
Il nuovo governo era la voce delle
aristocrazie operaie
, ovvero i lavoratori le cui condizioni erano migliori per reddito e tenore di vita dellamaggior parte del proletariato: essi avevano diritto al voto. Questa “élite” costituiva anche la base sociale dell’azione riformista di Turati, in cuitrovava le maggiori adesioni. Ciò permise una convergenza tra Giolitti e Turati: sempre teorica.Dato il fatto che i ceti più bassi del proletariato rimanevano ignorati, si costituirono due correnti:
 
Minimalista
: Si proponeva di raggiungere il programma minimo
 
, ovvero di ottenereriformeper migliorare la vita sociale degli operaiin accordo con il governo
 
Massimalista
: Si proponeva di raggiungere il programma massimo
 
, ovvero ottenere larivoluzione sociale.Nel 1904 in un primo momento i massimalisti ottengono la maggioranza, ma poi la riperdono poco dopo.
 
Il grande balzo industriale Il grande balzo industriale Il grande balzo industriale Il grande balzo industriale 
I
SETTORI CHIAVE DELLO SVILUPPO ECONOMICO
 
Nel periodo di ripresa economica anche l’Italia vede i suoi miglioramenti:
1.
 
Incremento della produzione industriale(settore tessile, cotoniero, meccanico, siderurgico e chimico).
2.
 
Aumento delle importazioni(cotone greggio, carbone, ghisa, acciaio).
3.
 
Ci fu un vero e propriopotenziamento ed espansione delle industrie italiane(Fiat, Lancia, Olivetti).
4.
 
Trasformazione dell’organizzazione societaria delle imprese: lesocietà per azioni(modello organizzativo delle industrie).
5.
 
Diffusione nelle attività direttamente produttive delle società per azioni, che moltiplicano.Questo fenomeno è il risultato di due processi:
 
Il
capitale azionario
cominciò ad orientarsi verso i settori più moderni del sistema industriale.
 
Il
capitale impersonale
cominciò ad orientarsi verso la grande fabbrica meccanizzata, trasformandola alla radice.La figura del “padrone-capitano” d’industria è sostituita da quella del “capitalista imprenditore” detentore di pacchetti azionari.
I
L SETTORE SIDERURGICO E LA MECCANICA PESANTE
 
Attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate le nuove
industrie siderurgiche
, fondate sui
trust
(associazioni tra più industrie e/o imprese)aumentarono di molto la produzione dighisaeacciaioattraverso la lavorazione del ferro estratto dall’isola d’Elba (permesso dallo stato). Esistevano anche alcuni impianti siderurgici meno tecnologici basati sulla trasformazione del rottame. Gli incarichi pubblici promosserol’
industria meccanica pesante
per la costruzione dinavierotaie. Le industrie ebbero uno sviluppo incredibile ma con qualche deficit:
 
Soddisfavano solamente la domanda pubblica ignorando quella di macchinari e attrezzature soddisfatta dagli stranieri.
U
N APPARATO INDUSTRIALE POCO ORIENTATO AL MERCATO INTERNO
 
L’apparato industriale italiano era poco orientato al mercato interno. Caratteristico di questo è il caso dell’
industria saccarifera
. Essa si basavasulla produzione della barbabietola da zucchero (che conobbe in seguito alla crisi una diffusione grazie ad una accelerataspecializzazione dellecoltivazioni industriali). Una serie di aziende di trasformazione di unirono nella
Unione zuccheri
al fine di trasformare la grande produzione dibarbabietola in vero
zucchero
. A questo punto invece di diffondere il consumo dello zucchero a basso prezzo, cercò di alzare i prezzi il piùpossibile imponendo altissime barriere doganali. Tuttavia al mercato interno davano importanza gli industriali che si lanciarono nellaproduzione di nuovi beni(
 prima sconosciuti 
), con lo scopo di raggiungere prezzi sempre più bassi grazie all’
innovazione tecnologica
el’
organizzazione del lavoro
.
L’
INDUSTRIA CHIMICA E IL NUOVO RAMO DELL
INDUSTRIA IDROELETTRICA
 
L’
industria chimica
, esclusa la Pirelli, era dominata dalla
Montecatini
(fondata sullaproduzione di concimi) che riuscì a battere la concorrenzastraniera. Mentre nei settori della sintesi delle materie organiche la Germania dominava.L’
industria idroelettrica
, in cui l’Italia assunse una posizione di assoluto primario, conobbe un incremento produttivo gigantesco. Laproduzionedi energia(2500 milioni di kw) era impiegata negliimpianti industriali, nell’illuminazione cittadinae nellatrazionesostituendo il vapore e la forza motrice idraulica. Lo stato agevolò lo sviluppo di quest’industria:
 
Cedendo con basse tassazioni le risorse idriche del paese.
 
Formulando un apposito quadro legislativo per il trasporto dell’energia.E anche l’investimento dei capitali stranieri giovò a questo settore. Il mercato fu rapidamente monopolizzato da poche imprese.
G
LI ISTITUTI BANCARI
 
Tutte le industrie dei vari settori fin’ora elencate facevano riferimento a quel reticolo di banche miste costituitosi in seguito alla crisi bancaria.Queste banche diventarono così l’effettiva struttura di comando dell’industria italiana andando a costituire il“mezzo” tra il capitale finanziario
 
,legrandi impresee lostato:
capitalismo italiano
.
I
FENOMENI DEMOGRAFICI LEGATI ALL
INDUSTRIALIZZAZIONE
 
 
Urbanesimo
: A causa della crescita delle città e la tendenza della popolazione a trasferirsi nei centri urbani.
 
Ridefinizione dell’aspetto urbano
:centro cittadino(sede del sistema economico: banche, borsa uffici ecc)quartieri residenziali(dove viveva la popolazione)periferia e quartieri popolari(dove avevano sede le industrie, e viveva la popolazione ammassata, in dimoresovraffollate, in condizioni igieniche scarse senza servici sociali ecc :
ghetti
).
I
L RIFORMISMO AUTORITARIO DI
S
IDNEY
S
ONNINO
 
L’industrializzazione alimentava quindi la crescita del proletariato di fabbrica, e ciò portava ilPsi a rafforzarsinonostante i suoiconflitti interni tra massimalisti e minimalisti.
Sidney Sonnino
(successore di Giolitti) mantenne la politica di Giolitti
 
, pur essendoil capo dell’ala conservatrice del
liberalismo italiano
. Sidney puntò a concordare le riforme con le forze sociali interessate.Puntava ad un modello di riforme gestite direttamente dal governo che trasformino il partito liberale in un moderno partito dimassa conservatrice. Riformismo in chiave antisocialista e funzionale ad un’organizzazione di conservatorismo sociale.

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