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L'arena d'italia

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05/08/2014

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Gabriele D’Annunzio – scrittore, drammaturgo, poetaitaliano ed eroe di guerra – nacque a Pescara il 12 marzo1863 per morire il 1 marzo 1938 a Gardone Riviera.Fu un personaggio molto eccentrico e per questo suoatteggiamento divenne molto famoso in Italia. Il periododei suoi successi si chiuse però nel 1910 quandodovette scappare dall’Italia per rifugiarsi in Francia perscappare ai suoi creditori. Vi tornò nel 1915 quandoscoppiò la prima guerra mondiale. A Parigi D’Annunzioera già una celebrità in quanto le sue opere furonotradotte in lingua francese da Georges Hérelle e fu quindiin grado di mantenere il suo stile di vita indebitandosi,spendendo denaro e coltivando amicizie femminili.Durante il periodo francese D’Annunzio si occupò dipolitica partecipando al dibattito circa l’interventodell’Italia in guerra. Aderì all’Associazione NazionalistaItaliana di Enrico Corradini. Partecipò alla prima guerramondiali con azioni dimostrative navali, aeree ed ilfamoso volo su Vienna. Al suo ritorno in Italia si schierò,ovviamente, con gli interventisti. Nel gennaio del 1916,costretto a un atterraggio d'emergenza subì una lesione,all'altezza della tempia e dell'arcata sopraccigliare,sbattendo contro la mitragliatrice del suo aereo. Noncurò la ferita per un mese, perdendo un occhio ma benpresto tornò in guerra contro i consigli dei medicicontinuando a partecipare ad azioni belliche.Ma l’azione più clamorosa la compii nel 1919 quandoinsieme ai suoi legionari occupò la città di Fiume che ivincitori della guerra non avevano voluto cedere allalegittima proprietaria: l’Italia. Alla fine della prima g.m.D’Annunzio diventò il portavoce degli italiani esprimendoil proprio malcontento per i disagi sociali che la genteavvertiva; espresse anche quel malcontento di stamponazionalistico per la vittoria “mutilata”.Con il trattato di Rapallo, Fiume divenne città libera eZara passò sotto l’Italia. Trattato che a D’Annunzio nonandò mai giù ma il governo fece sgomberare i legionaricon la forza.Coniò molti motti ma i più famosi sono indubbimante“Memento Audere Sempre” (Ricorda di osare sempre),“Eja eja alalà” per soppiantare il barbarico “hip hip urrà”e il “Me ne frego”Costretto a ritirarsi, D’Annunzio si esiliò al Vittoriale aGardone Riviera per morirvi nel 1938.
D’Annunzio Vita di un Artista-Eroe-RIBELLESANO
“Ma l’azione più clamorosa la compii nel 1919 quando insieme ai suoi legionari occupò la città di Fiume che i vincitori della guerra non avevano voluto cedere alla legittima proprietaria: l’Italia” 
LArenaD’Italia
L’Arena D’Italia
Novembre 2007 Volume 1, Uscita 2Pittura di Gabriele D’Annunzio
L’ArteDiD’Annunzio
 
La questione della Lingua
 Nell’1878 e arrivato come un colpo il rapporto della RegiaCommissione sull’educazione da Sir Patrick Keenan. Inquesto rapporto il Keenan raccomandava alle autoriBritanniche di cambiare la lingua di istruzione, delle cortidi giustizia, e dell’amministrazione dall’Italiano all’Inglesenell’rapporto dice “English and English Only” – “Inglese eInglese solamente” con l’aiuto dell’dialetto locale qualesecondo lui dovrebbe essere più arabizzato perdistaccarla di più dall’Italia. Questo avrebbe avuto varieconseguenze su Malta dato che il maggiore datore dilavoro era proprio il governo Britannico, questo avrebbeassicurato la distruzione della lingua Italiana, e con ladistruzione dell’Italiano e l’epurazione delle componentiItaliane nell’dialetto Maltese a favore delle componentiarabe avrebbe relegato i Maltesi a sudditi di secondaclasse e non un “White Settled Colony” cosi assicurandosiche la funzione di Malta come fortezza non sia disturbatada un governo autonomista.Questa politica anti-Italiana puo anche essere valutatanella luce che l’Italia sotto il governo di Crispi aveva fattotroppi passi falsi per l’amministrazione Britannica. Infattila legge Crispi che dava pari opportunita a i Maltesi inItalia fu vista dalle autorita Britanniche come unadichiarazione che Malta in un futuro sara un area di unrivale interesse. La guerra e la conquista della Tripolitaniae della Cirenaica dagli Ottomani poi circondava Malta datutte le parti con terre che erano parte dell’Italia, e in casodi una guerra contro l’Italia la difesa di una cosi vitalefortezza sarebbe stata difficile.Questo fu la genesi dell’sistema dei partiti politici à Maltainfatti gli opposti schieramenti si costiturono in veri epropri partiti, gli Anti-Riformisti guidati da Fortunato Mizziche valorizzavano e difendevano l’Italiano e l’Italianità diMalta e i Riformisti guidati da Sigismondo Savona cheerano a favore delle cosi chiamate “riforme” diKeenan.Nell’1887 Fortunato Mizzi, con l’aiuto dell’futuroarci-imperialista il Conte Strickland, Malta fecce un passoin avanti nella lotta costituzionale con una costituzionepiù rappresentattiva per gli elettori Maltesi. La difesa dellalingua italiana fu portata avanti da Fortunato Mizzi é fucontinuata dopo da suo figlio Enrico, dopo la rotturadefinittiva con Strickland nell’1891 e poi la revoca dellacostituzione dell’1903. La battaglia per l’italianitàcontinuo anche dopo che nell’1921 a seguito della rivoltadell’sette giugno, venne la costituzione tanto attesa chedava l’autonomia a Malta era arrivata. Ma non era ancorafinita la questione della lingua stava ancora là, anzi laquestione era venuta all’suo culmine.I piani Britannici per non continuare l’uso dell’Italiano aMalta prevedevano l’abolizione dell’Italiano nelle scuole,per il 1914 ma l’indecisione e poi l’intervenzionedell’Italia a fiancho degli Alleati salvò la situazione. Ilscenario dell’dopo guerra fu molto difficlie, l’autonomia siottenne ma con il sacrificio e il sangue versato dallepallottole inglesi su una folla arrabiata ma disarmatanell’1919, Il Strickland ritorno a Malta con la suacampagna di Anglicizzazione mentre Enrico Mizzinell’1926 uni il suo Partito Democratico Nazionalista conl’Unione Politica Maltese per formare il PartitoNazionalista a difesa delle Tradizione cattoliche e lacultura indigena Italiana di Malta. Nell’1932 dopo un durobraccio di ferro tra gli Sricklandiani e il Vescovo e lasospensione della costituzione, il Partito Nazionalistaritornò all’governo. Enrico Mizzi divenne ministrodell’Educazione, dopo la morte di Monsignor Dandria, e simise a lavorare aprendo scuole come l’Umberto I° aValletta che era tra le migiliori scuole di Malta, borse distudio furono donate a studenti di talento e non solo perl’appartenenza a una fazione politica. Tutto questo nonpiaque alle autorità Britanniche anche perche l’Italia sottoMussolini stava diventando meno passiva, e nell’annusterribilis 1933 gli inglesi hanno revocato definittivamentela costituzione abolendo l’Italiano come lingua ufficiale diMalta.Poi l’abominio – la corruzione della lingua Malteseepurando le influenze storiche italiane il piu possibile,l’arresto, l’Internamento e l’esilio illegale in Uganda nonsolo di uomini politici, ma soffrirono anche di gentesemplice, lavoratori, operai dei cantieri navali, vittimedell’esclussivismo Inglese vittime di quel “English andEnglish only– traditi da i propri connazionali. Poi tuttodistrutto dalle bombe Tedesche e dall’odio Inglese e deiloro collaboratori. Dopo la Guerra Enrico Mizzi ritornò maanche se riusci a fare dell’Partito Nazionalista da unpartito moribondo a un partito di governo in soli tre anni,lui mori solo tre mesi dopo che divenne Primo Ministro.Con lui morirono le ultime speranze per l’italianitàculturale di Malta, i suoi successori politici si rifiutarono dicontinuare la lotta e accettarono senza alcunaopposizione il fatto compiuto dell’Anglicizzazione culturaledi Malta.
E oggi?
 Oggi Malta e in una situazione paradossale, da una partesiamo politicamente redenti perche nell’1964 Maltadivenne uno stato sovrano e indipendente e riconfermo lasua indipendenza quando nell’1974 lo stato Maltesedivenne una Repubblica – dall’altro noi siamo ancoraspiritualmente e culturalmente irredenti. Come un corpomorto e senza anima che aspetta che qualcuno gliinfonda il calore della vita, Malta oggi e cosìeconomicamente moderna, ma ha tradito le sue radici, ediventato un popolo smarrito. I giornali in inglesespadroneggiano proponendo la loro “morale” modernainfluenzata da una visone protestante e un liberalismovisceralmente anti-cattolico, nella universita i docentiinsegnano quasi tutto in inglese anche se la classe epiena solamente di studenti Maltesi mentre il folklore,l’arte e la musica tradizionale che rieccheggiano l’animaitalica di Malta sono lasciate in balia dell’essere moderno,dell’business, abbandonate a se stesse. E come disseThomas Jefferson “se una nazione si aspetta di essereigniorante e libera, in uno stato di civilta si aspetta quelloche non era e non sara mai” e lo stesso vale per Malta.Essere indipendenti ma igniorando le nostri originiitaliche, la nostra cultura, la nostra religione – la nostrapatria non vale niente. Solo riconoscendo queste quattrofattori l’indipendenza Maltese sara completa e viva.(Fine)
 
La Pagina da Malta(continuata)—GIOVANNI
“Ma soffrirono anche di gente semplice,lavoratori,operai dei cantieri navali,vittime dell’esclussivis mo Inglese vittime di quel “English and English only” – traditi da i propri connazionali” 
L’Arena D’Italia
Novembre 2007 Volume 1, Uscita 2
 
Intanto, ritiratisi gli Avari, erano calati verso il mare talunipopoli slavi, a settentrione i croati, nell’estremità meridionalei serbi; ed i croati, terminato il dominio che su di essiavevano conquistato i Franchi, divennero indipendenti everso il termine del IX secolo si fecero padroni della costadalmata settentrionale: più a mezzogiorno, nella terraferma,Bisanzio manteneva la sua signoria, più nominale cheeffettiva; mentre molte isole e le principali città costierecadevano sotto il dominio di Venezia, ormai indipendente egià forte sul mare, ed i cui Dogi presero nel 1.052 il titolo diDuchi di Dalmazia (830/1.091).Nuovi rivolgimenti avvenivano nell'oriente vicino: la Croaziaed i suoi possessi dalmati passavano sotto il dominio degliUngheri, mentre invece più tardi la Bosnia e la Serbia sifacevano indipendenti, sì che a questa era sottoposta laestrema parte meridionale della Dalmazia, e all’Ungheria ilrimanente, non senza però che isole e citttà costiere fosseroa più riprese sottoposte a Venezia con frequente ed alternavicenda di fortuna (1091/1240).Si iniziava così il periodo della maggiore potenza dellaUngheria, la quale assoggettava la Bosnia ed anche parte delterritorio appartenente al regno di serbia; però il dominiodella Ungheria sulla Dalmazia non fu sempre né effettivo nécompleto: giacchè da un lato sorse una signoria locale deiconti di Dalmazia nella famiglia Subich, da un altro Veneziaotteneva o conquistava gran parte del territorio,restituendolo in seguito, ma pur mantenendo il suopredominio quasi costante sulle isole e su alcune cittàcostiere (1240/1410).E le stesse condizioni continuarono ancora; sorse di nuovoun regno di bosnia, ma cadde poi sotto la marea dei Turchi, esotto questa cadde anche il Regno di Serbia, mentre siespanse sul territorio di quest’ultima anche uno statoindipendente di Albania; ma la Dalmazia rimase ancoracontesa tra l’Ungheria e Venezia, ormai stato non piùsoltanto lagunare e marittimo e che andò accrescendo il suodominio in specie lungo la costa meridionale verso l’Albania(1.410/1492).E la marea dei Turchi cominciò ad avanzare riducendo ildominio dalmata dell’Ungheria solo alla terra ferma che sibagna nel canale della Morlacca; mentre si accresceva ildominio territoriale di Venezia e si affermava la piccolaRepubblica di Ragusa (1492/1618): Ma la marea avanzavaancora, sì che il dominio dei turchi si stabilì anche esso inDalmazia a diminuzione di quello di Venezia, mentrepermaneva il governo repubblicano di Ragusa (1618/1669).Però Venezia, combattendo strenuamente i Turchi, siimpossessò in un primo momento di tutta una fasciacostiera, oltre alle isole, ed in un secondo momento anche digran parte dell’interno (1669/1718). Cominciava così oramaiil deciso regresso della marea turca; l’Ungheria rimanevasignora della costa settentrionale, e Venezia di tutto ilterritorio che rientra nei confini amministrativi della Dalmaziaodierna, con la eccezione del territorio indipendente diRagusa (1718/1798).Soltanto alla fine del secolo XVIII la monarchia austriacasostituì in Dalmazia, come nell’Istria e come nell’Italiasettentrionale la gloriosa Repubblica della laguna(1798/1806) ma per poco tempo perché le vittorienapoleoniche riunivano presto Dalmazia ed istria al Regnod’Italia (1806/1810), poi separandole da questo nelleProvince Illiriche, nelle quali si spegneva anche la piccolaRepubblica di Ragusa (1810/1815).Crollata la potenza di Napoleone la monarchia austriacariotteneva la eredità di Venezia (1815/1866) e solo con laperdita dei territori veneti nella Penisola rimase in possessodella Dalmazia, senza che questa avesse più alcun legamepolitico con la vicina Italia (1866 ad oggi - con esclusionedella città di zara e dell’isola di Lagosta 1918/1947 ndr.-)La Serbia soltanto durante un breve periodo ebbe il dominiodella Dalmazia, e soltanto per un breve tratto della suaestrema costa meridionale, e questo pure non intero: Lacroazia, come stato indipendente, ne possedè la costasettentrionale e parte delle isole solo dentro lo spazio di unsecolo e mezzo, ma con dominio contrastato e spesso qua elà sottratto dalla Repubblica veneta. Più lunga la signoriadegli ungheresi, tra la fine dell’XI secolo e quella del XVsecolo, ma quasi mai estesa alle isole.Chi ebbe il completo possesso della Dalmazia fu Roma perquasi sei secoli continuativi; e poi il Regno Italiano diOdoacre, e poi quello pure italiano degli Ostrogoti, e poil’Impero d’Oriente quando riconquistò l’Italia: Poi l’ebbecompleto, o in parte, Venezia tra il X secolo e la fine del XVIIIsecolo. E Venezia, del resto, mai abbandonò il suo dominiosu isole o su città costiere della Dalmazia neppure nei periodiminori, nei quali questa fu in parte croata od ungherese.Soltanto alla fine del XVIII secolo la Dalmazia venne inpossesso della monarchia austriaca, e solo in quanto questaereditava i domini della repubblica Veneta ma senza perderela sua impronta latina e, quindi, Italiana; ancora dunque laDalmazia rimaneva legata all’Italia. E rimase unita siaall’effimero Regno d’Italia napoleonico, staccatane per brevetempo nelle Province Illiriche. Ritornò quindi, ma conVenezia, all’Austria e solo dal 1866 essa appare, fino ad oggi(1918 ndr), staccata politicamente dalla penisola.La Dalmazia dunque, come per la lingua parlataininterrottamente per XVIII secoli, come per la natura, comeper l’arte, come per la civiltà, così anche per la storiaappartiene essenzialmente all’Italia e lo studio delle vicendestoriche attraversate dalla Dalmazia ci dà ancora altriinsegnamenti, a cominciare da quando i cartaginesi,guerreggiando con Roma, credettero opportuno creare aquesta nemici di là dell’Adriatico, si può dire che sempre,attraverso i secoli, si sia ripetuto come un ricorso costantequesto fatto, che dalla Dalmazia e dalle regioni vicinevenivano le più dirette minacce all’Italia: fosse dalle invasionibarbariche, o dai pirati costieri, o dai turchi, o dagli slavi (oper spontanea iniziativa di questi, o per accordi con nemicid’altrove). E per contrasto Roma e Venezia furono sopra tuttopotenti quando ebbero il possesso della Dalmazia; comed’altronde la Dalmazia fiorì, nelle isole e nelle sue coste, diprosperità e ricchezza soltanto quando fu Romana e quandofu Veneziana.La Dalmazia dunque appare necessaria all’Italia come l’Italiaalla Dalmazia.(fine)
 
Pagine Dalmate(continuata)—DECLEGIO
Novembre 2007 Volume 1, Uscita 2
“La Dalmazia dunque appare necessaria all’Italia come l’Italia alla Dalmazia.” 
L’Arena D’Italia

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