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larenadItno1

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06/16/2009

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Il punto focale del nostro discorso storico edideologico è rappresentato da questomovimento denominato Irredentismo; ma checosa è per noi davvero l’”irredentismo”?L’irredentismo è un movimento o un sentimentoper alcuni versi popolare e per altri piùculturalmente distaccato dalla massa, volto allariunificazione, alla redenzione ed alla creazionedi un nuova Patria italiana in un periodo in cui inazionalismi fiorivano e l’idea romantica diNazione era ben lungi dall’essere messa indiscussione. Il nostro paese ha sempreconvissuto (dai tempi del crollo dell’ImperoRomano) con una serie di fattori politici, militaried economici tali da minare e affossare lo spiritocomune derivante dall’ ITALIA romana. Si badibene, non si vuole fare facile retorica o scioccoqualunquismo nazionalista. Non si vuole con ciòindicare il fatto che l’Italia attuale SIA l’ITALIAROMANA, ma che ne è erede nella buona enella cattiva sorte.Quasi due millenni di radici comuni, di vicinanzageografica, etnica (con le dovute spiegazioni) elinguistica (eadem) hanno di fatto portato , purcon tutti i difetti attuali, ad una innegabile efortissima radice comune per noi italiani. Il fattoche ora dopo due guerre mondiali ( di cui una dacui non siamo ancora usciti e che ci ha lasciato ineredita la morte e l’odio verso tutto ciò che èPatria,onore,dovere,onestà) la nostra società siavenuta a contatto e si sia evoluta in modo tale darinnegare il concetto stesso di Patria-Nazione èsintomatico di un’epoca ove le certezze sono difatto scomparse ed ove sempre di più ilmaterialismo fine a se stesso, l’edonismoincapacitante e l’imbellismo come stile di vita lafanno da padroni. Proprio per reagire a questostato di cose noi ci riconosciamo nel terminevero e proprio dell’Irredentismo (redimere ciòche è perso o sottratto) e lo eleviamo amissione ed a fonte di ispirazione per la nostraopera e per la nostra stessa vita. Riscattare idealioramai quasi sepolti, passati alla stregua di maliassoluti; l’amore per la propria Patria e per ilproprio popolo, la ferrea disciplina contro lemalversazioni malavitose e criminali – quindi- ilriscatto dei valori dell’onesta, dell’onore, delsenso di dovere verso i propri obblighi e ilrispetto della legalità statale (costantementecriminalizzata e corrotta da spregevoli mercanticon i colletti bianchi o da “onesti” uomini d’affaripronti a “vendere” il proprio fratello per unpugno di denari). Noi IRREDENTISTI facciamonostri quei valori portati a sublime sintesi dainostri martiri civili e militari, battutisi, forseanche con metodi non ortodossi, ma conpurissimo ed incorruttibile amore Patrio quantoancor prima amore per il proprio fratello, fossestato esso ricco o povero.Ne consegue che ciò che nacque storicamentecome movimento infra e post-risorgimentalepuò benissimo, al contrario di quanto si possasuperficialmente pensare, essere elevato a stiledi vita e di comportamento anche in questonuovo millennio. Le nostre radici come abbiamodetto, affondano nel concetto più primigenio diPatria” (terra dei patres) che ancora usiamocon grande enfasi ed amore (o almenodovremmo); la propria comunità, le proprietradizioni, la propria cultura e le proprie piccolecredenze rivalutate nel superiore grembodell’interesse naturale, garante – non sidimentichi- del desiderio e dell’intereseparticolare. L’Irredentismo non deve quindiessere compreso od assimilato ad una prima edfacilmente erronea analisi, come un rigurgitoproto-risorgimentale di matrice nazionalista exenofoba. Il nostro movimentosi batte, cosìcome ogni suo singolo componente per unaverità storica negata dai pochi ai danni dei molti;un patrimonio storico e culturale derubato erapinato; una coscienza comune spezzata edumiliata. L’Irredentismo è quindi un movimentocaratterialmente rinnovatore e totalmente incontrasto con l’immobilismo storico e politicocaratterizzante i limitati movimenti storico-politici sorti a cavallo delle due guerre.L’Irredentismo è “tradizionalmenteall’avanguardia”; contemporaneamenteredentore e sacro custode di quella ereditàstorica e morale, latina e romana, negata evolutamente occultata e contemporaneamenteinnovatore di un sentimento di appartenenzanon ancorato su sorde considerazioni passatema su concreti ed attualissimi problemi pratici.L’Irredentismo è sapere e cultura, passione edelevazione spirituale e morale, dinamicità evigore fisico; non è un movimento fermatosi allesoglie dell’unità nazionale, ma un attualissimostile di vita da attuare, perseguire e ricercare nelcuore di ogni italiano di buon cuore efermamente saldo nei propri principifondamentali. Facciamo dell’Irredentismo ilcuore dell’onestà, la medaglia della lealtà ed ilgladio dell’onore. Va da se che questo nostropassato futurismo” debba fondarsi su di unpreciso disegno di bonifica nazionale. L’italianorinato alla luce del trimonio onestà,lealtà,onore
Cos'è per noi l'irredentismo
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Newsletter DateVolume 1, Issue 1
Inside this issue:
Garibaldi e la ces-sione (forzata) diNizza alla Francia)
2
Cos’è per noi l’Irre-dentismo(continuato da
3
L’Irredentismo nelmondo moderno enell’UnioneEuropea
4
Identità, Tradizioneed Immigrazione
5
Libri Irredentisti
6
L’angolo Poetico
7
Breve storia dellaDalmazia dalleorigini al 1918
8
La Patria e L’Irre-dentismo—Malta
9
Carta dei ValoriIrredentista
10
 
Quest’anno, in questo stesso mese ricorre ilbicentenario della nascita del padre dell’Italia:Giuseppe Garibaldi. L’unico in grado di unificare ecreare uno Stato a tutti gli effetti seppur con enormedifficoltà viste le varie “diversità” fra le genti che vierano allora.Garibaldi si ricorda soprattutto per la celeberrimaspedizione dei Mille, in realtà erano 1090, avvenutanel 1860 la quale partì da Quarto il 5 maggio, inLiguria, e attraversava il Mar Tirreno facendo unatappa intermedia in Toscana, presso Talamone, poisi diresse alla volta della Sicilia arrivando presso lesue coste l’11 maggio, più precisamente a Marsala.Da lì comincia la vera spedizione, infatti i garibaldiniconducono numerose battaglie nell’isola come quelladi Calatafimi e poi si procedette alla risalita dellapenisola attraversando lo Stretto di Messina per poiarrivare in Calabria e continuare fino a Napoli,quando il Regno delle Due Sicilie cessòdefinitivamente di esistere per essere annessoall’Italia.In quello stesso anno però, oltre alle gradualiannessioni delle regioni al Regno di Sardegna, cifurono anche due cessioni piuttosto sofferte,soprattutto una: la Contea di Nizza. Possiamo direche la spedizione dei Mille fu una conseguenzaindiretta della cessione di Nizza alla Francia e ladimostrazione che Garibaldi, seppur provatodall’evento, continuò a fare ciò che aveva sempresognato: l’Unità d’Italia.Ebbene Cavour, pur di ottenere il pieno appoggio e lapiena fiducia di Napoleone III re di Francia, voleva atutti i costi cedere alla Francia la contea nizzarda e laSavoia, quest’ultima legata all’Italia più per ragionidinastiche che per altro. Ma la cessione di Nizza eravista dalla quasi totalità un atto troppo avventatopoiché la città era considerata “non meno italianadel Piemonte o di qualunque altra regione italiana”.Soprattutto perché proprio Nizza ha dato il natale aGiuseppe Garibaldi, quindi proprio lui era in fervidaopposizione alla cessione della sua città.Naturalmente Garibaldi fece di tutto affinché la cittàrimanesse italiana: si recò a Nizza furibondo percercar di riferire alla popolazione del destino cheincombeva sulla città ma Cavour, con la complicità diVittorio Emanuele, fece di tutto per ostacolarlo.Garibaldi non si arrese e, in seguito, interpellò ilMinistero sul trattato di cessione di Nizza e Savoia, esostenne che essa violava i patti con cui quella cittàsi dava alla dinastia sabauda e pregiudicava la famadella monarchia e la sicurezza del Regno. Anchequest’ultimo ricorso sembrava esser vano, infatticosì fu: nella seconda metà di aprile del 1860Cavour indisse i plebisciti, che si rivelerannochiaramente pilotati a danno dell’Italia, nella Conteadi Nizza e nella Savoia, i cui risultati (scontati)sancirono la definitiva cessione alla Francia delledue regioni. Le reazioni dei politici e non solo furonomolto forti arrivando anche giustamente a dire che lacessione di Nizza era stata un sacrificio troppogrande per l’Italia e che la stessa Italia non sisarebbe mai più ripresa dopo questo grave evento.Dal momento della cessione di Nizza si assistette,per almeno i due anni successivi, ad un esodo diitaliani che rifiutavano categoricamente di risiederein Francia per vari motivi, uno dei quali si riferisceagli atteggiamenti francesi che presentavanoevidentissime discriminazioni contro gli italianiresidenti lì.Ritornando a Garibaldi e alle sue reazioni dopo iltragico evento delle cessioni, lui stesso minacciò dibruciare tutte le schede utilizzate nel plebiscito dapoco concluso ma non poté perché le schede cherecavano il “NO” non erano “stranamente”disponibili. Inoltre ha anche tentato di richiederel’appoggio della Russia, facendo in modo didichiarare Nizza una città libera e collocarla sottoprotezione degli Stati Uniti, ma la Russia non ne vollesapere e se ne lavò completamente le mani.Infine a Garibaldi non restò altro da fare chearrendersi e capacitarsi che la sua città di fatto siadiventata francese, o meglio si sia sporcatadell’elemento francese, pur sapendo però che TUTTOciò che si trova a Nizza e nel territorio circostanteparlava, parla e parlerà sempre ed ancora italiano.
Garibaldi e la cessione (forzata) di Nizza alla Francia
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L’Arena d’Italia
la città era considerata non meno italiana dePiemonte o di qualunque altra regione italiana”.
 
è il nuovo soldato politico eculturale da cui far partire laricostruzione nazionale. Unaricostruzione nazionale cheparte però dall’interno e chenon termina certamente conl’acquisizione di una scala divalori, che senza una basesarebbero solamente unosplendido drappo sopra un rudepezzo di legno male intagliato. Ilriscatto della nostra Patria e delnostro paese va attuatoattraverso la cernita e l’assolutagaranzia di amore e fedeltà allaPatria. Ne consegue facilmente imotivo per cui nella nostraCdV si faccia accenno alrequisito di cittadinanza italianasupportato da chiara e sinceraascendenza italiana. Si badibene, ciò non vuole essere unclassico e limitato discorsolegato alla purezza “razziale”italiana; una simileconsiderazione sarebbestoricamente,moralmente epraticamente ridicola edinesatta, oltre che legalmenteperseguibile. Le nostre radicistoriche sono in Roma, ove nonesisteva razza “romana, ma unpiccolo coacervo di popolifieramente bellicosi, cheavevano trovato in Roma laloro nuova Patria. Roma era erappresenta per noi una Patriaspirituale ideale. Il cittadinoromano non importava fossesannita, celta, ligure, gallo,greco o quant’altro, in quanto aRoma non vi erano stranieri masolo cittadini di una nuova esuperiore Repubblica elevata efondata su valori certi e precisiquali la pietas ed il rispetto deimores. Noi ci poniamo comenuova Res Publica Romana”trasposta ed edificata in unanuova “Res Publica Italiana. Ildiscorso conseguente infatti ilrequisito della cittadinanzaitaliana è facilmente accostabileall’esempio repubblicanoromano ed all’estremo bisognodi pulizia e chiarezza in unasocietà, come quella attuale,ove si rigetta come estraneo eforzato il rispetto di quel labarocostituito da onestà, lealtà edonore , il quale sorregge ilvessillo ideale della nostraPatria. Coloro infatti che sisono dimostrati, si dimostranoe si dimostreranno nemici diquesti nostri fondamentalicardini, non sono da noiconsiderati “fratelli”, ma ciò chein realtà sono: traditori dellanostra Patria. Coloro poi cheattestano cittadinanza italianasolo tramite documentocartaceo od informatico,rappresentano per noi quantodi più ridicolo e mendace esista.Non è un pezzo di carta a faredue millenni di ereditàspirituale, comunanza materialeed elevazione spirituale, e dicerto il recentecomportamento permissivo deinostri governanti deve esseresolo di monito ai veri figlid’Italia, di modo che essisappiano chi siano i traditori e inuovi usurai che ci vendonogiornalmente a chi con noi nonha nulla a che spartire, ne maice lo avrà. Speciale discorsomeritano invece coloro che purnon essendo cittadini italiani onati nel territorio dellaRepubblica, dimostrino con attied azioni il proprio amore perla Patria italiana e l’estremapurezza di ideali che li unisce aipropri fratelli nati sull’attualeterritorio nazionale; anche quisi ricordi sempre però che deverimanere fermo il requisito diascendenza italiana, costituenteil vincolo che ci permetta diriconoscerli come fratelli.
Roma era e rappresenta per noi una Patria spirituale ideale.” 
Le terre dei popoli Italici
Pagina 3

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