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Pop Economy: Mutual Aid Economy - Articolo di Loretta Napoleoni su Wired (Italia) di dicembre 2010

Pop Economy: Mutual Aid Economy - Articolo di Loretta Napoleoni su Wired (Italia) di dicembre 2010

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Published by Dario Tamburrano
Pop Economy: l'economia del mutuo soccorso - Articolo di Loretta Napoleoni su Wired (Italia http://www.wired.it/) di dicembre 2010 (il numero originale cartaceo contiene anche una piccola guida) per gentile concessione di Riccardo Luna.

Pagina Facebook: http://www.facebook.com/pages/Pop-Economy/135369273190013
Sito: www.popeconomy.net
Pop Economy: l'economia del mutuo soccorso - Articolo di Loretta Napoleoni su Wired (Italia http://www.wired.it/) di dicembre 2010 (il numero originale cartaceo contiene anche una piccola guida) per gentile concessione di Riccardo Luna.

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11/05/2012

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MESE 2008
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SOCCORSOL’ECONOMIA DEL
 
Come navigare nel mare calmo della Pop Economy e vivere felici in tempo di crisi 
MUTUO
- 071 - 
Sulla copertinadel nostro manualeLoretta Napoleoni,economista.Il suo prossimo librosarà dedicatoalla Pop Economy.
 
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 Si tratta di una verarivoluzione sociale, la prima che dal dopoguerra ridi- segna i comportamenti economici e sociali occidentali.
 
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di giovani vivono con i genitori, non la-vorano né studiano.I millennium sono consapevoli diessere cresciuti in un’economia di-sunzionale e proprio per questo nonpossiedono tutte le caratteristichedell’homo economicus classico: glimanca l’egoismo, il bisogno di pos-sesso e l’individualismo dei genitori.Spontaneità, improvvisazione e fiducianel prossimo ne descrivono i compor-tamenti, aggettivi che condividonocon gli hippy d’America ed i “capello-ni” europei. Ma intorno a questi valori imillennium stanno costruendo un’eco-nomia alternativa piuttosto che lacontestazione giovanile. «Quandosiamo andati a vivere a Belgravia, alcentro di Londra, abbiamo deciso dinon comprare una macchina ma diusare i car sharing, i gruppi virtuali cheaf ttano auto ad ore, ce ne sono tan-tissimi in questa città. Quando ci serveun’auto andiamo in Rete e ne trovia-mo sempre una dietro casa», spiegaAmanda, una trentenne madre di duebambini sposata con un consulente fi-nanziario americano.Lo scambio produce sempre un ri-sparmio e un guadagno, principi pococonosciuti dai Figli dei Fiori. «A Parigiabbiamo af ttato per un lungo fine set-timana la casa di una studentessa cheera andata a trovare i suoi genitori inBretagna; per soli 50 euro a notte, me-no della metà di una stanza d’albergo,abbiamo abitato in un appartamentomunito di tutto, la padrona ci ha per-ino lasciato una bottiglia di vino inregalo», racconta Andrew Gerson, ungiovane americano che studia gastro-nomia all’università di Slow Food.Lo scambio e la condivisione rim-piazzano il consumismo srenatodegli ultimi vent’anni scardinandocosì un’economia per la quale si è so-lo e sempre un soggetto passivo: unconsumatore. «La condivisione ci asentire parte attiva della società, nonè più il mercato a stabilire i termini del-lo scambio e noi a subirli, siamo noistessi che contrattiamo», spieganotre studentesse di biologia di George-town incontrate in un internet-caé diWashington. Cresciuti in Rete, questigiovani si identificano con le comunitàvirtuali a cui appartengono, come Fa-cebook e MySpace. Ed è attraverso laRete che l’equazione produttore-con-sumatore si rovescia. «Faccio tuttoin Rete e lo accio sempre più spessodall’iPhone», spiega Andrew. «Primadi acquistare qualcosa controllo sequalcuno me la può prestare o se pos-so af ttarla, perché buttare soldi chenon ho?». La Rete virtuale, proprio co-me quella reale da cui provenivano iminatori cileni, è il supporto socio-eco-nomico della comunità: così l’economiapartecipativa aiuta a rimpinguare gliscarsi redditi. E quando ci si sa orga-nizzare e autoregolarsi le comunitàunzionano meglio dello Stato. È quel-lo che ci ha insegnato Elinor Ostrom,vincitrice nel 2009 del premio Nobelper l’economia.L’economia partecipativa è dun-que la risposta intelligente e allostesso tempo naturale di una gene-razione relegata ai margini o al diuori dell’economia tradizionale, cheper contrastare questa esclusione si èorganizzata virtualmente dando vitaa comportamenti economici e socialiradicali. E dato che i millennium ap-partengono alla moltitudine virtuale,l’applicazione di questi nuovi model-li sta dando vita a movimenti di massache minacciano di ridisegnare l’econo-mia capitalista.
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- CONSUMO PARTECIPATIVO -
Le parole chiave della nuova dottrinaeconomica sono: condivisione, parte-cipazione e niente sprechi, principi cheprendono orma grazie a Web2. Vuoiviaggiare ma non hai molti soldi? Re-gistrati a Couchsurfing e gira il mondodormendo sul divano letto di giovanicome te. Hai bisogno di qualcuno che tiaccia la web ma non puoi pagare? En-tra a ar parte di una banca del tempoe ori qualcosa che sai are in cambio.Sei sensibile ai problemi ecologici delpianeta? Salta su una macchina dei carpool oerti in Rete e condividi il tra-gitto con altra gente. A Washington, ein molte metropoli americane, accan-to alle ermate degli autobus si stannomoltiplicando quelle dei car pool. Chiviaggia solo prende su tre passeggeri ecosì può accedere alle corsie preeren-ziali in autostrada ed evitare le code.«Naturalmente ricerca, con-trattazione e scambio avvengonoesclusivamente in Rete», spiega DiegoHidalgo, un giovane ventenne ondato-re di Amoves, una società di car poolspagnola. E in Rete si trovano anche
Le parole chiavedella nuovaeconomia sono:condivisione,partecipazionee niente sprechi.Il Web 2.0 lerende possibili
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