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Ravizza dog blues

Ravizza dog blues

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Published by Andrea Parapini

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Published by: Andrea Parapini on Jan 10, 2011
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01/10/2011

 
Una volta entravo spesso nel recinto per cani, con una ragazza con un cappotto rosso che era quasi come me. Lei aveva due cani, io tenevo la femmina e lei il maschio.Entravamo, chiudevamo il cancello e li slegavamo.Poi ci sedevamo sullo schienale di una panchina, le spalle contro un albero.Lei fumava una sigaretta, intrecciava la mano con la mia.Su quella panchina abbiamo lasciato tante parole da poter ricostruire noi stessi.Quando finiva di fumare appoggiava la testa sulla mia spalla e io la stringevo con un braccio,sopra al cappotto rosso.E poi cominciavamo a parlare.Avevamo problemi che ci sembravano grandi come il mondo, eppure c’era in noi, e forse era solo in noi, lì, in quel momento, la sicurezza che sarebbero svaniti.Portavamo fuori i cani di sera. A volte un treno passava vicino a interrompere le nostre parole. Il treno era pausa di riflessione, era la parola da dire dopo.A volte restavamo in silenzio anche quando il treno era ormai lontano.A volte erano silenzi di lacrime. A volte erano silenzi e basta. A volte, se riuscivamo a dimenticarci di noi, erano silenzi di baci.Su quella panchina ho vissuto più che nel mondo. Ci ho vissuto mille volte tutti imiei passati. Ci ho vissuto mille anni di futuro, ci ho vissuto mille morti.Lei aveva labbra morbide e braccia calde. Sapevamo tutti e due che non erano perme e non lo sarebbero mai state.Spesso abbiamo pianto baciandoci. Abbiamo pianto da soli e piangendo eravamo insieme.Lei era la mia capacità di sognare.Sono stati pochi anni, ma saranno i miei anni, nel ricordo.Pochi anni, pieni di lacrime e di addii.Ma in quegli anni ho capito cos’è essere giovane davvero.Ora sono già vecchio, vecchio di quegli anni e di molti altri, e la sola cosa chemi ricordo è che non sono mai stato in grado di darle quel che chiedeva.Non voleva molto e io lo sapevo, ma dietro le nostre troppe scuse c’era forse unapaura grande più di noi.Io per lei sono morto piano, un giorno alla volta.Sono morto nelle bugie e nella paura di fare qualcosa.Ha compiuto gli anni poco tempo fa. So che è felice ora.So che noi non saremo mai più, se non dentro me, se non nel mio stomaco che mi faancora male come su quella panchina, a volte.

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