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AMOR MI MOSSE – IL CAMMINO DELLA SPERANZA IN DANTE_Edoardo_Rialti

AMOR MI MOSSE – IL CAMMINO DELLA SPERANZA IN DANTE_Edoardo_Rialti

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Published by: Francesco Casbaddana Dous on Jan 13, 2011
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01/13/2011

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ARIGOTTI
 
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MOR MI MOSSE
 
I
L CAMMINO DELLA SPERANZA IN
D
ANTE
 
Incontro con Edoardo Rialti, Varigotti 17 agosto 2007
Paolo Desalvo: 
L’anno scorso con alcuni amici abbiamo creato un’Associazione che si chiama CaraBeltà, che vuol dire “Cara Bellezza” e, come molti di voi sanno, è l’inizio di una poesiadi Giacomo Leopardi – l’inno Alla sua donna – che don Giussani amava ripeterespesso. Lo scopo dell’Associazione è proprio quello di imparare a guardare ed amarela vera bellezza, saperla riconoscere, saperla amare, saperla abbracciare e poterlatestimoniare a tutti. È con questo spirito che questa sera abbiamo invitato un nostrocarissimo amico, il professore Edoardo Rialti, di Firenze.Edoardo è docente di Letteratura e Cristianesimo a Firenze ed Assisi ed ètraduttore per diverse case editrici – da ultimo ci diceva che stava traducendo unaserie di libri di Michael O’Brien, quello che ha scritto
Il nemico 
–. Non credo che moltidi voi lo conoscano, perché essendo di Firenze è un po’ fuori zona, ma credo che dopostasera molti di voi non se lo dimenticheranno.L’incontro con Edoardo è stato un incontro per noi fortuito e casuale, ma di quellimolto significativi. L’anno scorso, proprio qui in questa casa a Varigotti, durante unaserie di esercizi spirituali dei preti della San Carlo, con don Massimo Camisasca, lohanno invitato, perché lo conoscevano, a fare una serata su due autori che lui amamolto: sono Lewis e Tolkien. Noi abbiamo assistito a questo incontro ed è stata unacosa veramente fantastica. In quell’occasione lui fece un accenno, se non ricordo maledurante l’incontro, in cui parlando della
Vita Nova
di Dante, disse che è il grande librodella corrispondenza. Quella frase che lui disse durante l’incontro a me ha intrigatomolto per due ragioni: primo perché anch’io sono appassionato di Dante. Secondoperché, la parola corrispondenza, per noi che abbiamo conosciuto don Giussani, ha unsignificato molto preciso e profondo: la corrispondenza è imbattersi in una realtà chein qualche modo corrisponde alle attese che ci sono dentro al nostro cuore. E alloraquando abbiamo deciso cosa fare questa sera, abbiamo insistito che facesse una seratasu Dante, perché ci sarebbe piaciuto approfondire questa questione.Poi è venuto il titolo dell’incontro:
Amor mi mosse
.
Il cammino della speranza inDante.
Lui a tavola diceva una cosa che mi ha molto colpito; lui diceva che, in fondo,se guardiamo la vita di Dante Alighieri è stata una vita estremamente contraddittoria,perché in fondo tutte le cose in cui lui ha sperato gli sono state negate. Basti pensareche era un uomo che amava la sua patria, Firenze, e pur amando la sua patria è finitoesule; è stato accusato di essere un barattiere – cioè di peculato in poche parole –, fucacciato dalla città e morì esule nel 1321 a Ravenna. Amava una donna che morìgiovanissima, a ventiquattro anni, Beatrice. Si considerava un grande figlio della
 
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Chiesa, eppure si trovò a combattere il Papa di allora – che era Bonifacio VIII – che luiconsiderava il suo grande nemico. Durante la sua vita non ebbe mai onori, nericchezze, ne fama per la sua opera di poeta; i poeti famosi a quei tempi erano altri,non lui. Eppure quando, nella Cantica del Paradiso, si trova davanti a San Giacomo,dice di sé che è l’uomo più pieno di speranza che ci sia. Ora, questa frase sembra cosìcontraddittoria, perché con una vita così costellata di fallimenti, come si fa a dire cheera pieno di speranza. Speranza in che cosa? È una cosa che apparentemente sembracontraddittoria. E volevamo chiedere appunto ad Edoardo, come è possibile questo?
Edoardo Rialti: 
Dunque, innanzi tutto buonasera, sono molto contento di essere qua. Vorrei chestasera fosse veramente una chiacchierata tra gli amici.C’era un grande scrittore, a cui si è già accennato prima, C.S. Lewis, che diceva chela cosa bella di due persone che sono amiche di una terza persona è che ciascuna delledue è in grado di trovare in quella persona degli aspetti diversi e consegnarsele avicenda. Per cui io vi prego stasera di sentirvi insieme a me a fare l’incontro, cioèdomande, curiosità, cose a cui voi tenete che magari sono suscitate da quello che iocercherò di dire, vi prego abbiate la carità, dopo – perché ci terrei ad un momento didomande insieme – di esplicitarle, perché chissà quanto voi farete scoprire a me,molto, di sicuro più, di quello che io possa fare scoprire a voi.Io sono molto contento di parlare di Dante, come sono sempre tanto contento diparlare dei miei amici, perché io dico sempre questo: io ho alcuni amici a Firenze,carissimi, di cui io vi posso dire il nome e il cognome: Pietro, Mattia, Maddalena, di cuiho il numero di telefono, ho l’indirizzo email, so dove stanno di casa. Io ho altri amici,uno dei quali si chiama Dante, anzi Durante Alighieri ed è morto nel 1321, ed èaltrettanto mio amico, mio amico personale quanto lo sono Pietro, Mattia, Maddalenache oggi sono vivi insieme a me. Il fatto che Dante sia morto non significaassolutamente niente e spero nel dialogo di stasera di farvi capire perché.Il tema che volevamo appunto trattare insieme è cosa, che cosa tiene su, che cosafa continuare a camminare un uomo a cui apparentemente è stato strappato tutto, acui è stato tolto tutto: identità – perché nel medioevo essere buttati fuori dalla propriacittà voleva dire – non come per noi oggi che non apparteniamo tanto a una comunitàe quindi una città vale l’altra – era come se ti togliessero le impronte digitali, tistrappano i documenti, non sei più nessuno, non hai più nessun diritto, chiunque tipuò ammazzare e la polizia non verrà certo a reclamare la tua morte. Non puoi piùvedere tua moglie. I tuoi figli, incolpevoli – non eri colpevole nemmeno te, ma loro disicuro incolpevoli – a quattordici anni, quando scattava la maggiore età, si troveranno
 
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esposti alla stessa condanna. Tutti nella tua città ti considerano un ladro. La Chiesa, acui tanto tieni, apparentemente è in pezzi. L’imperatore, nel quale speri, è unragazzino di diciotto anni che muore senza cominciare niente. Dove sta la speranza diDante?Per capire la speranza di Dante dobbiamo tornare molto indietro nel tempo,quando Dante aveva diciotto anni, o meglio torniamo ancora prima, quando avevanove anni, e, ad una festa di bambini a Firenze, come ne organizzavano le famiglienobili che si conoscevano nel periodo di ognissanti, vede una bambina di otto, noveanni e dice: “Non avevo mai visto niente di così bello in tutta la mia vita”. Passa deltempo: a diciotto anni Dante la rivede e di solito quando io dico questa cosa i ragazzistorcono il capo e dicono: “Una città di quarantamila abitanti, i nobili erano pochi, nonsi erano visti per nove anni?”, questo sa un po’ di impostato. Io dico: “Guardate, nellavostra vita, che invece è proprio così”; perché te puoi avere davanti una persona pernove anni e poi arriva il giorno in cui la vedi davvero, dici: “Ma che ti avevo vistaprima? Ma eri qui davanti agli occhi? Sembra che mi sei comparsa adesso davanti”.Perché? Perché compare il valore di quella persona per te, e allora la vedi, la incontri;puoi averla avuta accanto per tanto tempo, ma non l’avevi mai vista, perché non ti eridomandato chi era, da dove viene e dove va.Dante un giorno – dovete immaginarvi questa scena, un ragazzo di diciotto anniche passa per le strade della sua città, non sappiamo che cosa stesse pensando –incontra una ragazza, una bella ragazza del vicinato, Beatrice, che conosce di vista –da ragazzo l’aveva vista e si ricordava di questa bella ragazza -; i due si incrociano edera buona usanza salutarsi. Gli uomini salutavano in questo modo, chinavano la testa,e si diceva che le donne “rendevano il saluto”: una circostanza formale, come puòessere un bacio fra conoscenti. I due passano, si incrociano, e dopo un secondo nienteè più come prima. La vita di Dante è cambiata da così a così, talmente tanto che Danteintitola il libro che racconta quello che è nato da quel secondo,
Vita Nova
; vuol direche la vita vecchia muore, uccisa e risuscita ad una vita nuova.Cosa è successo in quel secondo? Che Beatrice gli ha sorriso. Non solo, ma gli hasorriso davvero, lo ha guardato e gli ha sorriso con una tale disarmante gratuità cheuna circostanza assolutamente formale diventa invece come un cuore che batte e cheDante non si può più a strappare di dosso. Quel sorriso cambia tutto. Io dico spesso airagazzi: “Guardate che Dante e Beatrice è molto probabile che non si siano quasiparlati per tutta la vita, si saranno scambiati dieci parole in tutto”. Io mi ricordo unavolta un ragazzo a cui lo dissi che fece un passo indietro e bisbigliò: “È impossibile”, eio gli ho detto: “Guarda è vero, sembra impossibile, ma questa è una delle più grandistorie d’amore che la letteratura ci abbia riportato, ma una vera storia d’amore”;perché Dante quella donna l’ha incontrata davvero, anche se si sono dettiapparentemente molto poco. Tutto era già avvenuto nel momento in cui quellaragazza l’ha abbracciato con un sorriso e Dante non può più essere lo stesso.

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