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L CAMMINO DELLA SPERANZA IN
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Incontro con Edoardo Rialti, Varigotti 17 agosto 2007
Paolo Desalvo:
L’anno scorso con alcuni amici abbiamo creato un’Associazione che si chiama CaraBeltà, che vuol dire “Cara Bellezza” e, come molti di voi sanno, è l’inizio di una poesiadi Giacomo Leopardi – l’inno Alla sua donna – che don Giussani amava ripeterespesso. Lo scopo dell’Associazione è proprio quello di imparare a guardare ed amarela vera bellezza, saperla riconoscere, saperla amare, saperla abbracciare e poterlatestimoniare a tutti. È con questo spirito che questa sera abbiamo invitato un nostrocarissimo amico, il professore Edoardo Rialti, di Firenze.Edoardo è docente di Letteratura e Cristianesimo a Firenze ed Assisi ed ètraduttore per diverse case editrici – da ultimo ci diceva che stava traducendo unaserie di libri di Michael O’Brien, quello che ha scritto
Il nemico
–. Non credo che moltidi voi lo conoscano, perché essendo di Firenze è un po’ fuori zona, ma credo che dopostasera molti di voi non se lo dimenticheranno.L’incontro con Edoardo è stato un incontro per noi fortuito e casuale, ma di quellimolto significativi. L’anno scorso, proprio qui in questa casa a Varigotti, durante unaserie di esercizi spirituali dei preti della San Carlo, con don Massimo Camisasca, lohanno invitato, perché lo conoscevano, a fare una serata su due autori che lui amamolto: sono Lewis e Tolkien. Noi abbiamo assistito a questo incontro ed è stata unacosa veramente fantastica. In quell’occasione lui fece un accenno, se non ricordo maledurante l’incontro, in cui parlando della
Vita Nova
di Dante, disse che è il grande librodella corrispondenza. Quella frase che lui disse durante l’incontro a me ha intrigatomolto per due ragioni: primo perché anch’io sono appassionato di Dante. Secondoperché, la parola corrispondenza, per noi che abbiamo conosciuto don Giussani, ha unsignificato molto preciso e profondo: la corrispondenza è imbattersi in una realtà chein qualche modo corrisponde alle attese che ci sono dentro al nostro cuore. E alloraquando abbiamo deciso cosa fare questa sera, abbiamo insistito che facesse una seratasu Dante, perché ci sarebbe piaciuto approfondire questa questione.Poi è venuto il titolo dell’incontro:
Amor mi mosse
.
Il cammino della speranza inDante.
Lui a tavola diceva una cosa che mi ha molto colpito; lui diceva che, in fondo,se guardiamo la vita di Dante Alighieri è stata una vita estremamente contraddittoria,perché in fondo tutte le cose in cui lui ha sperato gli sono state negate. Basti pensareche era un uomo che amava la sua patria, Firenze, e pur amando la sua patria è finitoesule; è stato accusato di essere un barattiere – cioè di peculato in poche parole –, fucacciato dalla città e morì esule nel 1321 a Ravenna. Amava una donna che morìgiovanissima, a ventiquattro anni, Beatrice. Si considerava un grande figlio della