Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
Download
Standard view
Full view
of .
Look up keyword
Like this
2Activity
0 of .
Results for:
No results containing your search query
P. 1
Economie di carta

Economie di carta

Ratings: (0)|Views: 11 |Likes:
Published by Anna Lombardini
L’ottimismo proclamato da economisti e politici che la globalizzazione dei mercati finanziari avrebbe portato vantaggi per le economie in via di sviluppo e avrebbe colmato almeno in parte il divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri, ha trovato riscontro? Chi trae vantaggio dalla nuova fisionomia del sistema economico?

A queste e altre domande cerca di dare una risposta Economie di carta, un testo curato da Mani Tese.
L’ottimismo proclamato da economisti e politici che la globalizzazione dei mercati finanziari avrebbe portato vantaggi per le economie in via di sviluppo e avrebbe colmato almeno in parte il divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri, ha trovato riscontro? Chi trae vantaggio dalla nuova fisionomia del sistema economico?

A queste e altre domande cerca di dare una risposta Economie di carta, un testo curato da Mani Tese.

More info:

Categories:Types, Reviews, Book
Published by: Anna Lombardini on Jan 18, 2011
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

01/31/2013

pdf

text

original

 
Economie di carta
a cura di Michele Morosi(data di pubblicazione 30 ottobre 2001)
Com’è strutturato l’attuale sistema economico mondiale?Quali sono le caratteristiche del sistema finanziario?
L’ottimismo proclamato da economisti e politici che la globalizzazione dei mercati finanziariavrebbe portato vantaggi per le economie in via di sviluppo e avrebbe colmato almeno in parteil divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri, ha trovato riscontro? Chi trae vantaggio dalla nuovafisionomia del sistema economico? A queste e altre domande cerca di dare una risposta
Economie di carta 
, un testo curato daMani Tese.Innanzitutto, qualche cifra: nel 1998 le transazioni giornaliere di carattere puramente finanziario(non collegate cioè allo scambio di beni e servizi) hanno toccato i 2000 miliardi di dollari. Nel1970 il volume era di 10-20 miliardi.Secondo laBanca per i Regolamenti Internazionalile attività meramente speculativerappresentano oggi il 90% delle contrattazioni a livello internazionale.Nel 1999 il
Prodotto Mondiale Lordo (1)
era di 30.000 miliardi di dollari. Nello stesso anno leattività finanziarie hanno superato i 53.000 miliardi di dollari.E’ evidente il continuo allontanamento dell’economia finanziaria (gestione delle valute e dei valori mobiliari) dall’economia reale (produzione e distribuzione di beni e servizi). Ed è urgenteattuare riforme a livello locale, nazionale e internazionale al fine di ricongiungere le due sferedell’economia, e riportare i mercati finanziari al servizio dell’economia reale. Inoltre èimperativo porre un freno alla febbre speculativa che ha ormai invaso tutto il sistemaeconomico.Le speculazioni finanziarie caratterizzano da sempre le dinamiche economiche. Ma negli ultimianni la componente speculativa dell’economia ha preso il sopravvento. Ciò ha pesanticonseguenze, soprattutto per le economie dei Paesi in via di sviluppo, che a causa dell’estrema volatilidei flussi di capitale non traggono giovamento dall’apertura dei mercati, e nonriescono a intraprendere politiche di sviluppo durature ed efficaci.In teoria, lo scambio di attività finanziarie dovrebbe avvenire con uno scopo ben preciso:redistribuire la ricchezza prodotta verso i settori che necessitano di risorse per sostenere le loroattività produttive. In realtà i mercati finanziari oggi operano al di fuori di qualsiasi controllo, elo scopo prioritario è la massimizzazione del profitto. ABretton Woods,nel 1944, i Paesi più importanti sulla scena mondiale, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa, si incontrarono per negoziare un nuovo sistema finanziario mondiale. Inquella occasione vennero istituiti come "pilastri" per il funzionamento del sistema ilFondo Monetario Internazionalee laBanca Mondiale. Il sistema era basato sul "gold exchange 
1
 
standard" (gli Stati Uniti si impegnavano a mantenere fisso il prezzo dell’oro a 35 dollari l’onciae ad assicurare la convertibilità in oro di tutti i dollari presenti sul mercato internazionale. Glialtri Paesi si impegnavano a fissare il prezzo della propria moneta in termini di dollari, e le variazioni di cambio dovevano rimanere entro una banda di oscillazione limitata). Laconferenza sanciva la posizione dominante sulla scena finanziaria mondiale degli Stati Uniti edella sua valuta. A seguito di vari episodi la posizione di "banchiere mondiale" degli Stati Uniti crolla all’iniziodegli anni Settanta. Il 15 agosto 1971 il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annunciapubblicamente la fine della convertibilità del dollaro in oro, e dunque la fine del sistema di"gold exchange standard" Le principali valute cominciano a fluttuare liberamente secondo lalegge domanda-offerta. E da un regime di cambi fissi (seppure attenuato dalla possibilità di lievioscillazioni dei cambi entro un certo limite), si passa a un regime di cambi flessibili.Questo nuovo contesto lascia ampio spazio a manovre speculative sull’andamento delle diverse valute, caratterizzato da veloci fasi di apprezzamento e deprezzamento. E dalla speculazionesulla moneta si passerà anche a quella su altri prodotti finanziari…Ma il regime di cambi flessibili, seppure importante è stato solo una delle cause che hannocondotto all’esplosione dei mercati finanziari e all’allontanamento degli stessi dall’economiareale. Altri elementi, venuti in essere fra gli anni settanta ed ottanta sono stati: minori vincoliagli operatori dei mercati; deregolamentazione; liberalizzazione dei movimenti di capitale;limitazione o fine dei controlli sulle operazioni. In altri termini, grazie all’innovazione continuadei prodotti finanziari e alle innovazioni tecnologiche che hanno portato ad una sempremaggiore velocità delle contrattazioni, sono stati progressivamente tolti i freni alla tendenza allaspeculazione internazionale.Un ulteriore esempio del distacco fra economia reale e finanziaria può venire dall’esame del volume dei prodotti "derivati", caratterizzati dal non essere legati al bene reale sottostante lacontrattazione, che oggi rappresentano la quota maggiore delle contrattazioni. Il valore di questiprodotti, per la maggior parte legati a operazioni sui tassi di interesse e sui cambi, nel 1999 eradi circa 80.000 miliardi di dollari. E se una volta si operava con questo tipo di operazione a finidi copertura (ad esempio da rischi connessi alla volatilità dei tassi di cambio), oggi si scommettecon questi prodotti a fini puramente speculativi.Ma chi sono gli attori protagonisti del mercato? Si tratta delle banche di investimento, dei fondicomuni, delle società di intermediazione mobiliare. O magari anche di semplici risparmiatori. Tutti operano con lo steso scopo: comprare e vendere, indipendentemente dall’oggettodell’operazione, solo sulla base delle oscillazioni delle quotazioni per ottenere guadagno a brevetermine. Anche il mercato di casa nostra, seppure in lieve ritardo, è entrato a pieno titolo nel gioco,grazie allo sviluppo dei fondi comuni di investimento, al calo di rendimento dei titoli di stato,alle privatizzazioni di importanti settori dell’economia italiana, alla liberalizzazione eall’accresciuta concorrenza nel settore bancario e all’enorme sviluppo del risparmio gestito ascapito dei titoli di stato.
2
 
Ma nei Paesi in via di sviluppo cosa accade?
In un primo tempo si credeva che la globalizzazione dei mercati e l’aumento degli investimentistranieri avrebbero portato esclusivamente vantaggi, colmando o almeno diminuendo il gapfinanziario fra Nord e Sud del mondo.E’ evidente però, e le crisi finanziarie degli anni 90 lo testimoniano, che le cose stannodiversamente. Perché se può essere vero che l’apertura dei mercati a capitali stranieri (o alcommercio) in linea teorica può costituire un’importante fonte di risorse, nella realtà le cosesono diverse. Innanzitutto i flussi di capitale che entrano nei PVS, ed è questo il problemaprincipale, sono caratterizzati da un’altissima volatilità ed instabilità. Questo non li rende adattia sostenere politiche di sviluppo o investimenti nel lungo periodo. Al contrario, sono fonte dipericolo e potenziali causa di crisi gravissime quali quella messicana nel 1994 o asiatica nel 1997,causate proprio dalla volatilità dei capitali che erano presenti nel paese.Inoltre la distribuzione geografica dei flussi appare ineguale. Venti Paesi negli anni ’90 hannoricevuto il 90% dei flussi totali. E per quanto riguarda gli Investimenti Diretti Esteri, questi sisono concentrati per la metà in soli tre Paesi: Cina, Brasile, Messico. L’Africa continua arimanere esclusa dagli investimenti dei paesi esteri.Il rapido processo di liberalizzazione ha portato dunque più difficoltà che vantaggi. Ed èindispensabile a questo punto adottare delle misure di controllo dei capitali, o altre misure chepossano influenzare il comportamento degli investitori, al fine di garantire l’efficacia dellepolitiche monetarie ed essere in grado di realizzare gli obiettivi di crescita nel medio e nel lungoperiodo. Esempi di misure di controllo ci sono, e tutti dimostrano che tali misure hannoportato dei concreti risultati, contrastando i rischi connessi alla volatilità dei flussi. Gli esempiriguardano la Malesia, il Cile, il Brasile.E’ necessario riformare l’attuale sistema monetario internazionale, per porre un frenoall’eccessiva volatilità dei capitali, per evitare il verificarsi di altre gravi crisi finanziarie, e pergiungere a una distribuzione più equa delle ricchezze e a un maggior coordinamento dellepolitiche economiche a livello internazionale.Un punto di partenza per questo necessario processo di riforma può essere la nascita el’applicazione di un sistema di tassazione sulle transazioni valutarie. La nota Tobin Tax. Questatassa prende il nome dall’economista americano James Tobin
 
,che per primo agli inizi degli anni’70 propose questa tassa perché "i mercati finanziari erano troppo perfetti" e occorreva "gettareuna manciata di sabbia negli ingranaggi della speculazione".La Tobin Tax è un’imposta molto limitata (0,05-0,01%) da applicare a tutte le transazioni valutarie, per rendere costosi gli investimenti speculativi e di breve periodo, senza scoraggiaregli investimenti produttivi e di lungo periodo. Per una maggiore efficacia l’aliquota dovrebbeessere più alta. E su questo aspetto si basa la proposta diPaul Bernd Spahn
 
, di una tassazione adue livelli: un’aliquota estremamente bassa da applicarsi normalmente, accompagnata da unasovrimposta (addirittura fino all’80%) applicabile come deterrente alla speculazione in momentidi instabilità dei tassi di cambio.
3

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->