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NET REVOLUTION

NET REVOLUTION

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Published by Alessio Mannucci
"The first serious infowar is now engaged. The field of battle is WikiLeaks. You are the troops".
"The first serious infowar is now engaged. The field of battle is WikiLeaks. You are the troops".

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Published by: Alessio Mannucci on Jan 20, 2011
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06/21/2013

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ISOLE NELLA RETE
"
I computer collegavano le altre macchine,le fondevano insieme. Televisione-telefono-telefax. Registratore a cassette-VCS-laser disc. Torre di trasmissionecollegata a riflettore parabolico dmicroonde collegato al satellite. Lineatelefonica, Tv via cavo, fili a fibre otticheche emettono sibilando parole e immagini in torrenti di pura luce. Tutto collegato inuna ragnatela che copre il mondo, un sistema nervoso globale, una piovra di dati 
".
Nascosti, tra le isole della rete, i pirati informatici, delinquenti telematici annidati in micro stati, Grenada,Singapore, Nauru, rubano software, producono clandestinamente registrazioni e video, invadono la privacydelle persone.
"
Migliaia di compagnie legittime tenevano dossier individuali:schede dei dipendenti, anamnesi mediche, transazioni di crediti. Lecompagnie cancellavano questi dati periodicamente. Ma non tutti venivano cancellati. Enormi quantità andavano a finire nei covi dei  pirati, le loro banche-dati erano sterminate e in continua crescita
".
Attraverso le vicissitudini della protagonista del racconto, Laura Webster, in “Islands In The Net” (USA,1989), Bruce Sterling delinea un paradigma cyberpunk della odierna società dell'informazione. "
Leinformazioni devono essere libere
", sostiene Sterling, in aperta polemica con quantitentano di irreggimentare soggetti e territori del ciberspazio. Secondo Sterling, la prospettiva di infrangere ilimiti genetici della condizione umana, adattandola ai termini di un nuovo orizzonte post-umano di interfacciaglobale con il corpo impalpabile delle comunicazioni elettroniche, presuppone la nascita di una nuova etica.Altrimenti sarà la barbarie.
 
 
Il flusso di informazioni di Sidi BouzizNews è inarrestabile
, e
 attraverso i socialnetwork, Youtube, blog e canali Twitter. Dopo il giro di vite delgoverno tunisino sugli attivisti web, la rivolta del pane diventaanche la lotta per la liberdi informazione. Cosu Twittecompaiono messaggi come "
l'arma che la poliziateme di più è la videocamera
". E i timori dicensura su quello che sta avvenendo nel Paese nordafricano sonogiustificati: la cronaca dettagliata arriva solo attraverso il web, cheracconta le strade di Tunisi: quelle in cui la protesta viene repressaduramente, mentre imanifestanti bruciano le foto del presidenteZin el-Abidin Ben Ali. Intanto sui principali social network leimmagini dei profili di chi pubblica aggiornamenti sulla situazionetunisina si vanno omologando in un unico disegno:la bandiera delpaese, macchiata di sangue.E tra i commenti spiccano frasiemblematiche: "Dopo quello che è successo, la Tunisia non sarà mai più la stessa".Solo dai canali web arriva la notizia del rapimento del giornalistaWissam Saghir 
 
dal Conservatorio di Tunisi,su cui al momento non ci sono altri dettagli. E sullapagina Facebookdel gruppo Sidi Bouziz News,compaiono le immagini in tempo reale delle manifestazioni. Aggiornamenti da tutti i teatri della protesta, e ivideo delle violenze a Thala, Regueb e Kasserine, con immagini esplicite della repressione. Gli attivisti websegnalano anche la presenza di cecchini sui tetti delle città in cui si protesta: sarebbero diversi i manifestantiuccisi dai tiratori della polizia, ma il numero delle vittime è un'incognita, a causa del blackoutdell'informazione e della discordanza delle testimonianze. Nel caso di Kasserine, il numero di feriti più omeno gravi sembra consistente. Le agenzie internazionali riferiscono di un morto tra i ricoverati di ieri, mafonti locali parlano di un gran numero di persone ferite ricoverate nel reparto di rianimazione dell'ospedale,messo sotto controllo dall'esercito. Secondo fonti mediche e sindacali, mancano scorte di sangue per curarei feriti. Nelle città di Regueb e Thala la polizia ha aperto il fuoco per disperdere i manifestanti.Ha ventidue anni 'El General', e la sua colpa è quella di 'rappare' il disagio del popolo tunisino: "Presidente,il tuo popolo muore", canta Il Generale, nome d'arte di Hamado Bin Omar, 22 anni. Ela polizia lo arresta e lo trattiene, per le accuse esplicite al presidente Ben Ali. Un'invettiva in rima che è diventata subito la colonnasonora della rivolta di Sidi Bouzid, che in poco tempo ha coinvolto tutto il Paese.Zin el-Abidin Ben Ali parla in tv degli
 
scontri: "Bande di persone a volto coperto hanno attaccato la scorsanotte sedi istituzionali in diverse città del Paese. Si tratta di bande pagate e comandate da entità stranierecon l'obiettivo di colpire il Paese". Il presidente denuncia "atti terroristici" perpetrati dai manifestanti scesi inpiazza contro il carovita, e promette la creazione di 300mila nuovi posti di lavoro. Dalla Rete arrivano lerepliche. "Su che pianeta vive? Non riesco a smettere di ridere", o anche "Ben Ali se ne fotte di noi", "Ascoltoil discorso e capisco quanto il premier sia distante dalla realtà del Paese". Un'idea dell'opinione generale suldiscorso di Ben Ali la dà il commento di un utente Twitter: "I manifestanti non sono terroristi. Il terrorista èBen Ali".Proiettili di gomma, lacrimogeni e ancora disordini durante i funerali delle vittime degli scontri degli scorsigiorni. A Regueb oltre 3.000 manifestanti si sono recati in corteo fino all'abitazione di Manal Boualagui, unagiovane donna morta domenica, prima che intervenisse la polizia per disperdere la folla sparando proiettili digomma. Anche a Thala la polizia ha sparato proiettili di gomma per disperdere la folla accorsa per protestarecontro "arresti di massa" e perquisizioni in abitazioni delle vittime.Il governo tunisino ha annunciato oggi la chiusura delle scuole e delle università in tutta la Tunisia "fino anuovo ordine".
 
La "rivolta del pane" suscita preoccupazione anche tra la comunità tunisina di Mazara del Vallo, la piùnumerosa d'Italia con quasi 3.000 componenti, molti dei quali appartengono ormai alla terza generazione.Tra i tunisini che vivono a Mazara c'è timore a esporsi con dichiarazioni pubbliche per paura di essereadditati come oppositori del governo di Ben Ali. E soprattutto, di subire ritorsioni nel caso di un rientro inpatria.I disordini in Tunisia si riflettono naturalmente sui quotidiani e i siti francesi.
Le Monde
definisce apertamenteil governo "complice", riferendosi al silenzio del presidente Nicolas Sarkozy.Sul web si invita a utilizzare il sondaggio fisso con cui
Le Figaro
esorta i suoi lettori ad esprimersi su quali argomenti vorrebbero vederetrattati, approfondendo la questione tunisina.L'Unione Europea chiede di "limitare l'uso della forza, di rispettare le libertà fondamentali" e in particolare "dirilasciare immediatamente blogger, giornalisti, avvocati e altre persone incarcerate che hanno dimostratopacificamente". A lanciare l'appello sono l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezzaCatherine Ashton e il commissario all'allargamento Stefan Fuele. Lo fanno con una nota diffusa a Bruxelles,in cui si invitano anche le autorità tunisine a "indagare sui recenti fatti e fornire ulteriori informazioni" e tutte leparti coinvolte a "impegnarsi nel dialogo allo scopo di trovare una soluzione ai problemi sollevati daimanifestanti".
Gli oppositori usano internet e i social network per rilanciare leproprie parole d'ordine e organizzarsi
. E così, mentre su YouTube vengono postativideo di solidarietà alla rivolta tunisina (alcuni anche molto crudi), su Facebook sono nati diversi gruppi dove,in inglese, francese e arabo si mantiene viva la protesta e ci si organizza per i prossimi giorni.Ma se i manifestanti si spostano su Internet per continuare la rivolta le forze dell'ordine non stanno certo aguardare. SecondoReporters Sans Frontier , diversi blogger e attivisti in rete sarebbero stati arrestati neigiorni scorsi, mentre sulweb circola l'allertasul presunto tentativo del governo tunisino di hackerare accountsu Facebook, Google e Yahoo. E tentativi in questo senso sono stati testimoniati anche daA Tunisian Girl,una blogger che scrive dal paese mahgrebbino. A dare sostegno ai dissidenti tunisini è intervenuto però ungruppo di hacker conosciuti comeAnonymous(gli stessi che nelle scorse settimanesi erano attivati a sostegno di Julian Assange), che ha
 
messo in piediOperation: Tunisia, un sistema che dovrebbe permettereai navigatori del paese maghrebino di poter scrivere in modo anonimo in rete. Il simbolo usato, e ripubblicatocon il logo della bandiera tunisina in giro per la rete, è il manifesto del film V for Vendetta.Nonostante gli arresti e il controllo del governo su Facebook l'attività politica online prosegue. Tra i gruppiaperti il più numeroso si chiamaFree Tunisia, Libre Tunisiee ha già raccolto migliaia di aderenti. Dopo aver lanciato l'idea di cambiare l'immagine del proprio profilo con una bandiera tunisina insanguinata, il gruppoviene usato soprattutto per ripubblicare i racconti degli scontri raccontati dai media stranieri, soprattutto dalmondo francofono.
E come era già successo con la rivolta verde in Iran, il principalecanale di diffusione delle notizie è Twitter.
Le due hashtag da seguiresono#OpTunisiae#SidiBouzid.

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