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Tulku Urgyen Rinpoche - Samatha, Vipasyana e Dzogchen

Tulku Urgyen Rinpoche - Samatha, Vipasyana e Dzogchen

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Samatha, Vipasyana e Dzogchen
Tulku Urgyen Rinpoche
STUDENTE
:
 
Poco fa mi ha detto di esercitarmi senza meditare. 'L'ho fatto nelcorso dell'ultima settimana, e mi sembra che la mia distrazione siaaumentata. Cosa dovrei fare adesso?
RINPOCHE
:
 
La frase tradizionale è: "Coltiva
samatha;
allenanti alla
vipasyanà".
Il buddhismo non dice mai che
samatha
e
vipasyanà
sonosuperflui, dovrebbero essere ignorati o messi da parte completamente.Neppure io lo insegnerei. Ma ci sono dei momenti in cui sembra che iocritichi un po'
samatha.
C'è una ragione e dipende soltanto dal contestospecifico.Il contesto degli insegnamenti generali tiene conto di un essere senzienteche sperimenta una confusione ininterrotta: un pensiero o un'emozionedopo l'altra, come la superficie burrascosa dell'oceano, senza mairiconoscere l'essenza della mente. Questa confusione è continua, non c'èquasi nessuna interruzione, vita dopo vita. Dire a una tale persona che
samatha
non è necessario non è affatto il modo corretto di insegnare,perché la sua mente è come un elefante ubriaco o una scimmia impazzita:semplicemente non rimarrà tranquilla. È una mente abituata a seguire ilpensiero, senza nessuna comprensione intuitiva.
Samatha
è un mezzo abileche consente di trattare questo stato. Quando i pensieri confusi si sonoacquietati un po', è più facile riconoscere la chiara visione della vacuità.Perciò non si insegna mai che
samatha
e
vipasyanà
non sono necessari.Gli stili di insegnamento sono adatti a due tipi principali di mentalità: unaorientata verso gli oggetti percepiti, l'altra verso la mente cognitiva. Laprima mentalità insegue gli oggetti della vista, i suoni, gli odori, i sapori, lesensazioni tattili e gli oggetti mentali, ed è instabile nella natura di buddha.Questa è la situazione della 'triplice confusione': la confusione dell'oggetto,della facoltà sensoriale e della percezione sensoriale che causa la rinascitain un corpo comune. A causa di questa abitudine radicata a lasciarcicoinvolgere da un pensiero dopo l'altro, andiamo avanti e indietro nelsamsara. Per stabilizzare una mente siffatta, gli insegnamenti inizialidevono spiegare come si trova la calma, come si ottiene o induce unaqualità incrollabile in quel tumulto. È analogo a ciò che accade con l'acquatorbida: finché l'acqua non è chiara, non potete vedervi il riflesso dellavostra faccia. Similmente, le istruzioni su
samatha
sono essenziali per chi silascia trascinare dai pensieri.I pensieri scaturiscono dalla nostra vuota conoscenza. Non sorgono soltantodalla qualità vuota. Lo spazio non ha pensieri, e neanche i quattro elementi.Gli oggetti della vista, i suoni e le altre sensazioni non pensano. Le cinqueporte sensoriali non pensano. I pensieri sono nella mente, e questa mente,
 
come ho detto spesso, è l'unità di vuoto e conoscenza. Se fosse soltantovuota, i pensieri non avrebbero modo di sorgere. Essi scaturiscono soltantodalla vuota conoscenza.I veicoli comuni affermano che il metodo di
samatha
è necessario al fine didimorare nella quiete. Per contrastare la nostra tendenza a creare pensiericontinuamente, i buddha ci hanno insegnato ad affidarci a un sostegno.La nostra attenzione, abituandosi a tale soste si stabilizza, diventandocapace di rimanere ferma. A questo punto è più facile capire l'indicazionedella natura dell'attenzione come vuota conoscenza. Ma vi prego diricordare che il solo dimorare, il solo restare nella stabilità della pratica di
samatha
non garantisce il riconoscimento dello stato nudo della svegliapresenza spontanea.In generale la mente ha molte caratteristiche differenti: alcune buone, altrecattive, alcune calme, altre riottose. Ci sono persone dominate daldesiderio, altre sono più aggressive; ci sono molti tipi diversi diatteggiamenti mondani. Se volete che la vostra mente diventi quieta ecalma, allenandovi abbastanza a lungo
diventerà
quieta e calma.Lo diventerà certamente, ma questo non è uno stato liberato. Il processo diacquietamento è paragonabile a una persona che impara a sedersi invece divagare confusa. Tuttavia, l'osservazione di quell'individuo che se ne staseduto non dà necessariamente nessuna informazione sulla sua vera indole.E, come sapete, gli esseri umani hanno personalità differenti. Qualcuno puòessere molto gentile, disciplinato, una persona molto buona, e non losaprete osservandolo mentre se ne sta seduto. Qualcun altro può esseremolto rozzo, collerico e violento, ma anche in questo caso non lo saprete.Tali caratteristiche si manifestano quando i pensieri riprendono ad agitarsi.Allora di solito rimaniamo coinvolti nell'illusione. Nel contempo però lanostra natura è sin dal principio libera dall'oscuramento delle emozioni e deipensieri. I pensieri e le emozioni sono soltanto temporanei. La reale 'indole'della mente consiste nella sveglia presenza spontanea, lo stato realizzato datutti i buddha. Le istruzioni dello Dzogchen, della Mahàmudrà e della Via diMezzo insegnano tutte che qualsiasi pensiero sorga è libero da forma,suono, sapore, sensazione tattile, e così via. Tutto il movimento è vuoto, unmovimento vuoto. Un'emozione è vuota, eppure sembra manifestarsi. Ilmovimento del pensiero
 può
verificarsi perché la no-stra natura è vuotaconoscenza. Lo stato di un essere senziente con-siste nel lasciarsi trascinareda un pensiero. Anziché lasciarvi trascinare, riconoscete che il vostro statofondamentale è l'essenza, la na-tura e la capacità che costituiscono i tre
kàya
dei buddha. Rimanete nella naturalezza non alterata per brevimomenti ripetuti molte volte.
Potete
abituarvi a tale naturalezza. I brevimomenti
 possono
durare sempre di più. In un solo istante di naturalezzanon alterata ci si può purificare dal karma negativo di un
kalpa.
Un istante dinaturalezza trasforma un
kalpa
di karma negativo. Dovete soltanto
 permettere
il momento di naturalezza non alterata. Anziché meditare sullanaturalezza, vale a dire concentrarvi su di essa, semplicementepermettetele di essere naturalmente. Mentre vi allenate in questo modo, èpiù una questione di abitudine che di meditazione (per fare un gioco di
 
parole, perché in tibetano le parole µallenare' e 'meditare' suonano uguali).Più vi abituate all'essenza della mente, e meno meditate su di essa in mododeliberato, più facile diventa il riconoscimento, e più semplice è la suacontinuazione. Il fugace riconoscimento dell'essenza della mente, cheall'inizio durava solo pochi secondi, a poco a poco diventa mezzo minuto, poiun minuto, mezz'ora, ore, finché è ininterrotto per tutto il giorno. Avetebisogno di questo tipo di allenamento. Lo dico perché, se la metadell'allenamento principale è la costruzione di uno stato in cui i pensieri sonosvaniti, uno stato che sembra molto limpido e quieto, si tratta ancora di unallenamento dove si mantiene deliberatamente uno stato particolare. Talestato è il risultato di uno sforzo mentale, una ricerca. Perciò non è né lo statoultimo né l'originario stato naturale.La nuda essenza della mente non è conosciuta in
samatha,
rimanenascosta, perché la mente è occupata a dimorare nella quiete. Tutto ciò chesi fa in
samatha
è soltanto non seguire il movimento del pensiero. Mal'illusione a causa del movimento del pensiero non è l'unica illusione: c'èanche l'illusione dovuta al dimorare nella quiete. La preoccupazione diessere calmi blocca il riconoscimento della sveglia presenza spontanea, eblocca pure la conoscenza dei tre
kàya
dello stato risvegliato. Questa calmaconsiste soltanto nell'assenza del pensiero, nell'attenzione che dimora in sestessa senza tuttavia conoscere se stessa.La radice del samsara è il pensiero. Il 'padrone' del samsara è il pensiero.Nondimeno, l'essenza stessa del pensiero è il
dharmakàya,
vero? Dobbiamoallenarci a riconoscere questa essenza del pensiero: le 'quattro parti senzale tre'. Tale allenamento non è un atto di meditazione su qualcosa, ma è un'abituarsi'. Tuttavia, non equivale neppure a memorizzare, come quando simandano a memoria dei versi.Meditazione di solito vuol dire fare attenzione. Ma in questo caso dobbiamoallenarci a essere liberi dall'osservatore e dall'osservato. In
samatha
c'è unosservatore e un oggetto osservato. Quindi, francamente,
samatha
è ancheun allenamento a bloccare la vacuità.
Samatha
abitua la mente alla quiete ela impegna a essere quieta. C'è sempre qualcosa che viene mantenuto.Questo tipo di stato è il prodotto di una tecnica. Si fa molto sforzo per creareun certo stato prodotto dalla mente. E qualsiasi stato che sia il prodotto diun allenamento non è la liberazione. La sola capacità di rimanere quieti nonfa dissolvere la confusione.L'oceano può sembrare totalmente calmo, se riuscite in qualche modo a farquietare le onde, però nell'acqua ogni genere di sedimento continua afluttuare. Può essere privo di onde, ma non è privo di detriti. Nel medesimomodo, quando si mantiene uno stato di quiete, le tendenze abituali agliottanta stati di pensiero innati, ai cinquantuno eventi mentali, e a tutte leemozioni virtuose e non virtuo se sono presenti in latenza. Possono nonessere evidenti; possono non essere attivi; tuttavia non sono svaniti.Ciò che sto criticando è l'idea che la quiete della mente libera dal pensierosia in definitiva preferibile oppure una meta in se stessa. L'insegnamentodel Buddha lo nega: la quiete in quanto tale
non
è la liberazione.Ricercandola si possono ottenere lunghi momenti di completa tranquillità,

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