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Alexander Berzin - Il Dharma Nella Vita Quotidiana - Parte I°

Alexander Berzin - Il Dharma Nella Vita Quotidiana - Parte I°

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07/10/2014

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IL Dharma nella vita quotidiana
 Alexander Berzin
Il Dharma come misura preventiva
Mi avete chiesto di parlare della pratica del Dharma nella vita quotidiana. E¶ importantecomprendere ciò che si vuol dire con´ Dharma ³.
 Dharma
è una parola sanscrita chesignifica letteralmente´misura preventiva´. E¶ qualcosa che si fa per evitare i problemi. Pertrovare un interesse alla pratica del Dharma, bisogna riconoscere che la via comporta deiproblemi. E per questo, occorre coraggio. C¶è molta gente che non prende la vitaseriamente, che lavora duramente durante il giorno e poi la sera, poiché sono stanchicercano di distrarsi in tutti i modi. Queste persone non si guardano veramente dentro percercare la causa dei loro problemi. O anche quando vedono i loro problemi, non voglionoammettere che la loro vita non è soddisfacente poiché sarebbe troppo deprimente. Occorrecoraggio per verificare veramente la qualità della nostra vita e, nel caso, ammettere chenon ne siamo soddisfatti.
Le situazioni insoddisfacenti e le loro cause
Di sicuro, ci sono parecchi gradi d¶insoddisfazione. Noi possiamo dire: ³Qualche voltasono di cattivo umore, altre volte tutto va bene. Ma così è la vita´. Se ciò non è sufficiente,OK. Ma se noi speriamo di poter migliorare un tantino le cose, ciò ci spinge a cercare unmodo per arrivarci. E per trovare dei metodi che migliorino la qualità della nostraesistenza, dobbiamo dapprima identificare l¶origine dei nostri problemi. La maggior partedelle persone cerca la causa dei propri problemi all¶esterno. ³Se ho difficoltà a relazionarmicon te, è per colpa tua. Tu non ti comporti come voglio.´ Ugualmente possiamo addossarela colpa alla situazione politica o economica. Secondo alcune scuole di psicologia,avvenimenti traumatici avvenuti nella nostra infanzia sono la causa dei nostri problemiattuali. E¶ troppo facile rendere gli altri responsabili del nostro malessere. Accusare glialtri, la società o la situazione economica non è la soluzione. Se questo schema concettualecorrisponde al nostro, noi possiamo forse mostrarci magnanimi, cosa che può apportare beneficio, ma la maggior parte della gente si rende conto che ciò non basta per trovareconforto durevolmente ai propri problemi psicologici o al proprio malessere.Secondo il Buddhismo, anche se gli altri, la società e via dicendo, aggravano i nostriproblemi, essi non sono veramente la loro causa più profonda. Per scoprire la causa piùprofonda delle nostre difficoltà, è necessario rivolgere lo sguardo dentro noi stessi. Dopotutto se noi pensiamo di essere sfortunati nella vita, è una reazione alla nostra situazione.E diverse persone rispondono in modo differente alla stessa situazione. E¶ sufficienteosservare noi stessi per constatare che la nostra reazione alle difficoltà varia da un giornoall¶altro. Se fosse solo la situazione esterna la causa del problema, la nostra reazionedovrebbe essere sempre la stessa, ma non è così. Ci sono dei fattori che incidono sul nostromodo di reagire alle situazioni, come aver avuto o meno una buona giornata lavorativa, manon sono che fattori marginali. Essi non incidono in profondità. A guardare più da vicino, noi vediamo che la nostra attitudine verso la vita, verso noistessi e la nostra situazione contribuisce molto a determinare come ci sentiamo . Adesempio, non ci affliggiamo costantemente quando passiamo una bella giornata, ma incaso contrario il sentimento di afflizione ritorna. La nostra attitudine fondamentale verso
 
la vita forma il nostro vissuto. E se guardiamo ancor più da vicino ci rendiamo conto che lanostra attitudine mentale riposa sulla confusione.
La confusione come fonte di problemi
Se noi analizziamo la confusione, constatiamo che uno dei suoi aspetti verte sullecause e gli effetti comportamentali. Noi non siamo chiari quanto a ciò che occorre fare odire e quanto alle conseguenze che deriveranno dai nostri atti e dalle nostre parole. Noipossiamo avere confusione circa il tipo di lavoro più opportuno, la nostra attitudine almatrimonio, all·avere figli, etc. Se noi iniziamo una relazione con qualcuno, quale sarà ilrisultato? Non ci è dato sapere. In verità, le nostre idee sulle conseguenze delle nostrescelte rientrano nella pura immaginazione. Noi crediamo forse che impegnandocimaggiormente nella nostra relazione con una certa persona, saremo felici per semprecome in una fiaba. Se siamo in collera, crediamo che sia sufficiente crederlo permigliorare la situazione. Non sappiamo come l·altro reagirà, crediamo semplicementeche fare una scenata e vuotare il sacco ci calmerà e che tutto andrà a posto. Ma nienteva a posto. Allora vogliamo sapere cosa accadrà. Ci rivolgiamo disperatamenteall·astrologia, o lanciamo e rilanciamo delle monete come insegna il Libro deiCambiamenti, l·I Ching. Perché facciamo ciò? Perché vogliamo avere il controllo di ciòche accade.
Secondo il Buddhismo, esiste un livello di confusione più profondo. E¶ la confusionerelativa al modo in cui noi stessi e gli altri esistono, al modo in cui il mondo esiste. Tutto laquestione sul controllo delle situazioni ci manda in confusione. Crediamo possibile avere ilcontrollo completo di tutto ciò che ci accade e questo ci conduce dritti alla frustrazione.Non è possibile tenere tutto sotto controllo sempre. Non è la realtà. La realtà è moltocomplessa. Molte cose influenzano ciò che accade, non solamente ciò che facciamo. Non èche non abbiamo alcun controllo delle cose, né che siamo manipolati da forze esterne. Noicontribuiamo all¶accadere degli eventi, ma non siamo il solo fattore determinante. A causa della nostra confusione e insicurezza, agiamo spesso in modo distruttivo -semplicemente perché siamo sotto l¶influsso di emozioni perturbatrici, di attitudinimentali perturbatrici e di pulsioni compulsive derivanti dalle nostre abitudini. Nonsolamente agiamo in modo distruttivo verso gli altri, ma in primo luogo ci comportiamo inmodo autodistruttivo. Vale a dire, ci creiamo più problemi. Se vogliamo meno problemi ose vogliamo liberarcene, o andando ancora oltre, se vogliamo essere in grado di aiutare glialtri a uscire dai loro problemi, dobbiamo riconoscere l¶origine dei nostri limiti.
S
barazzarsi della confusione
 Ammettiamo che si possa riconoscere la confusione come causa dei nostri problemi.Non è molto difficile. Molta gente riconosce: ³sono nella confusione totale. Non so più dovemi trovo.´ E quindi? Prima di spendere il nostro denaro per seguire quel corso o fare quelritiro, occorre esaminare molto seriamente se siamo davvero convinti che sia possibilesbarazzarci del nostro stato confusionale. Se non crediamo che ciò sia possibile, allora checosa ci si fa là? Se noi assistiamo a un corso o partecipiamo a un ritiro sperando che in talmodo ci si possa sbarazzare della confusione, è una mera utopia. Noi forse crediamo che lalibertà possa arrivare in modi diversi, ad esempio, che qualcuno ci salverà. Potrebbe essereun¶entità superiore, una figura divina, Dio magari! Ed eccoci credenti rigenerati.Un¶alternativa consisterebbe nel cercare un maestro spirituale, un amico o qualcun altroche ci aiuti a uscire dalla confusione.
 
In situazioni simili è facile divenire dipendenti dall¶altra persona e comportarsi in modoimmaturo. Siamo talmente pronti a tutto per trovare qualcuno che ci salvi, che nonesercitiamo più alcuno spirito di discriminazione verso le persone che ci circondano.Rischiamo di scegliere qualcuno altrettanto confuso e che a causa delle sue emozioni eattitudini mentali perturbatrici, approfitta della nostra ingenuità. Non è un modopertinente di procedere. Non possiamo aspettare che un maestro spirituale o chiunquealtro dissipi tutta la nostra confusione. Sta a noi far sparire la nostra confusione.Seguire un maestro spirituale può essere utile solo se la relazione è sana. Altrimenti lasituazione non può che peggiorare e accrescere la confusione. All¶inizio, credendo che ilmaestro sia perfetto, che l¶amico/a sia perfetto, noi possiamo trovarci sprofondati in unostato di rimozione della realtà, ma presto o tardi la nostra ingenuità finisce per scomparire.E quando cominciamo a vedere le debolezze dell¶altro e ad accorgerci che lui o lei non cisalverà dalla nostra confusione, allora crolliamo. Ci sentiamo traditi. La nostra fiducia e lanostra confidenza sono state tradite. Che orribile sensazione! E¶ molto impotante cercare dievitare fin dall¶inizio che si verifichi una situazione simile. Bisogna praticare il Dharma, lemisure preventive. Occorre sapere ciò che è possibile e ciò che non lo è, ciò che può fare unmaestro spirituale e ciò che non può fare! Prendiamo delle misure preventive per evitare diabbatterci.Bisogna coltivare uno stato mentale libero dalla confusione. La comprensione, che è ilcontrario della confusione, serve a impedirle di manifestarsi. Il nostro lavoro nel dharmarichiede introspezione e attenzione alle nostre attitudini mentali, alle nostre emozioniperturbatrici e al nostro comportamento impulsivo, compulsivo o nervoso. Ciò significache siamo pronti a vedere cose di noi stessi non propriamente piacevoli, cose chepreferiremmo rimuovere. Quando notiamo che certe cose sono la causa dei nostriproblemi, allora dobbiamo applicare degli antidoti per superarle. E per questo abbiamo bisogno della base che è data dallo studio e dalla meditazione. Dobbiamo imparare adidentificare le emozioni e le attitudini mentali perturbatrici e la loro origine.
La meditazione
La meditazione, significa che ci esercitiamo ad applicare questi diversi antidoti in unasituazione di cui abbiamo il controllo e che quindi, familiarizzando con essi, diveniamocapaci di applicarli nella vita reale. Ad esempio, se abbiamo l¶abitudine di arrabbiarciquando gli altri non si comportano come vorremmo, durante la meditazione pensiamo aqueste situazioni e sforziamoci di vederle partendo da un altro punto di vista. Ci possonoessere numerose ragioni per cui l¶altro si comporta in modo spiacevole.Non necessariamente per contrariarci o perché non ci ami. Nella meditazione, cerchiamodi dissolvere attitudini mentali quali ³ Il mio amico/a non mi ama più perché non michiama.´ Se noi affrontiamo una situazione del genere mantenendo uno stato mentale piùdisteso, calmo e comprensivo, non saremo più così contrariati se quella persona non cichiama per tutta la settimana. E se iniziamo a dispiacerci, ricordiamoci che quella personaprobabilmente è molto occupata e che sarebbe da egocentrici credere di essere al centro deisuoi pensieri.
Il Dharma è un·occupazione a tempo pieno
La pratica del Dharma non è un passatempo. Non è qualcosa che si fa come quando sipratica uno sport o una tecnica di rilassamento. Non si frequenta un centro di Dharma per

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