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Foibe: diciamola tutta

Foibe: diciamola tutta

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Published by Simone Faini
Coordinamento Antifasacista Antirazzista Toscano
Coordinamento Antifasacista Antirazzista Toscano

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Coordinamento Antifascista Antirazzista Toscano
 
FOIBE
diciamola tutta!
 
 
Da tempo nel nostro paese è in corso un processo
di ribaltamento della verità storica che si pregge di
riabilitare la fase del ventennio fascista, nasconden-done le atrocità, cercando di far dimenticare i criminicommessi dai nazifascisti e per sminuire i riconosci-menti rivolti alla Resistenza.
Le origini di questa operazione risalgono al periododella ne della seconda guerra mondiale, quando ipartigiani, coloro che avevano combattuto nella Re
-sistenza non solo per liberarsi dal nazifascismo, maanche per creare una società non più basata sul pro-
tto, divennero un pericolo per le stesse classi domi
-nanti che avevano messo in piedi il fascismo e chelo avevano abbandonato non appena realizzarono lacatastrofe verso cui il fascismo li stava portando.
Si cominciò così a fare la distinzione tra “partigianibuoni”, quelli liberali e badogliani, e “partigiani catti
-
vi”, quelli comunisti. Una campagna che costò galera
ed esilio a tanti combattenti. Si epurarono poi dall’ap-
parato statale i partigiani per lasciare o rimettere ai
loro posti i fascisti.
Una buona parte della legislazione repressiva fasci
-
sta (il codice Rocco) rimase in vigore.
Si iniziò a parlare di
foibe
in questo contesto, quando,nel dopoguerra, i presunti crimini dei partigiani jugo
-
slavi furono usati per giusticare i criminali di guerraitaliani di cui il governo jugoslavo richiedeva l’estra
-dizione.
A livello culturale e divulgativo si continuò con la fa
-
voletta degli italiani “brava gente” che andavano a
colonizzare il mondo per costruire ponti e strade, na-scondendo accuratamente i crimini commessi nellecolonie africane e nei paesi occupati.
Dall’altro lato si imbalsamò il movimento partigianoin una visione oleograca e celebrativa, si ridusse la
Resistenza ad una mera lotta di liberazione naziona-le per una libertà astratta svuotandola dei suoi con-
tenuti più signicativi e pericolosi per la borghesia.
Si proclamava che la Repubblica italiana era natadalla Resistenza antifascista e, intanto, i fascisti scor-
razzavano e agivano impuniti con la connivenza degliapparati dello stato con le stragi e lo squadrismo con
-tro le lotte del movimento operaio.
Quando gli equilibri sociali si spostarono a favore del
-
la borghesia si scoprì la necessità di una pacicazio
-ne e di una memoria condivisa certamente in chiavestrettamente anticomunista e si ricominciò a riscrive-re la storia, prima con un tentativo mal riuscito del fa-
moso triangolo rosso, poi l’argomento foibe sembròperfetto: contro i partigiani jugoslavi e comunisti, in
una parte periferica dell’Italia poco conosciuta.
Quando si parla di foibe, la leva su cui spingono“storici”, politici, pennivendoli più o meno accre- ditati, è quella di una collocazione spazio-tempo- rale a sé stante, avulsa tanto da ciò che è acca- duto prima, ma anche da quello che è successodopo.
LA MICCIA DELL’ODIO
Poco prima dello scoppio della prima guerra mondia
-
le si registrò una crescita dei nazionalismi nei territoriprossimi al conne orientale italiano.Con la vittoria nel primo conitto mondiale, l’Italia
ottenne la sovranità sulle città di Trieste, Gorizia,abitate anche da sloveni, sull’Istria, dove le cittadine
costiere erano mistilingue slovene e croate ed italia
-ne, mentre all’interno del territorio divenuto italiano lapopolazione era interamente slovena o croataLe reazioni dei residenti nei territori annessi furonoopposte: i possidenti italiani furono entusiasti della
nuova situazione in virtù degli obiettivi politici ed eco
-
nomici che riversavano su quel fronte, mentre per glisloveni, in maggioranza favorevoli al nascente stato jugoslavo, l’inglobamento nello stato italiano suscitò
una forte opposizione.D’altronde, indipendentemente dall’appartenenzanazionale, buona parte della popolazione che non
aveva voluto alcuna ridenizione dei conni rimasenostalgica dell’assetto precedente.I contrasti furono accentuati tra gli stati anche a cau
-
sa di una mancata soluzione condivisa, per quel cheriguardava la denizione dei nuovi conni tra i regnid’Italia e Jugoslavia.Nacque nella penisola il mito della “vittoria mutilata”che accese ulteriormente gli animi e costituì il terre
-no ideale per l’affermarsi di un precoce “fascismo di
frontiera”, che si preggeva come obiettivo la “difesa”dei conni dalla “minaccia slava”, rappresentata dauna grande fetta di popolazione di estrazione preva
-lentemente contadina ed operaia che sempre di piùaderiva alle idee del movimento socialista, e che nu-
triva ducia nei suoi principi di giustizia sociale e dieguaglianza nazionale.

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