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Lievito

Lievito

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E   d  i      t     or  i      a l       e 
numero speciale
Proponiamo ai lettori di “Lievito” questo numero speciale del giornale.Il momento che sta vivendo l’Italia è grave. Noi cattolici non possiamo rimanere inerti.La nostra preoccupazione è per il uturo del Paese e per i giovani che di esso dovranno essere i protagonisti.Quale idea di politica? Quale stile di vita i politici stanno trasmettendo? Noi siamo convinti che la politica non sia da buttare, ma che debba ritrovare il suo senso.Per questo intravediamo un’unica strada, che è quella che riparte dal bene comune.Questo può diventare anche luogo di conronto e di collaborazionetra tutti i cattolici impegnati in politica. A tutti chiediamo di accogliere il nostro invito a partecipare al percorsodi ormazione di cui si parla nelle pagine interne.
La Redazione
anno III • n. 1 • 4 febbraio 2011
-
redazione.lievito@libero.it
 
Inquietum est cor nostrum
Il nostro cuore è inquieto.Non di una inquietudine straripante di speranza che a guardare avanti con il desiderio incontenibi-le di arrivare al più presto alla meta, ma un’inquietudine piena di tristezza di chi non vede possibilitàdi uscita in una situazione che sta precipitando.Come cittadini, nell’anno in cui celebriamo il 150° anniversario dell’unità d’Italia, dobbiamo assi-stere ad un Paese sempre più insanabilmente diviso: l’arroganza e gli interessi personali portano adividere i poteri dello Stato mirabilmente composti in equilibrio nella nostra Costituzione: Esecutivocontro Magistratura, Esecutivo contro Parlamento; la diversa consapevolezza dei cambiamenti so-ciali e del mondo del lavoro ha diviso il sindacato sulla vicenda FIAT; lo sgonamento traumaticodella bolla nanziaria ha separato società da economia, lavoro da protto; la crisi mal governatasta uccidendo le speranze e la solidarietà, mettendo una generazione contro l’altra; la politica sgua-iata populista, in nome di un ederalismo che sta diventando la oglia di co di egoismi oramai mal-celati, istiga il nord contro il resto dell’Italia, autoctoni contro immigrati, cittadini contro lo Stato. E  poi la separazione tra diritti e doveri, tra etica e comportamento, tra vita privata e vita pubblica, tra pochi ricchissimi e tantissimi poveri, tra urbetti (sempre più numerosi ed invidiati) e coscienziosi (sempre più merce rara e disprezzata). E tutto questo, anziché, come ci aspetteremmo, generare indi-gnazione generale, crea assopimento. La gente si accontenta di clown, nani e ballerine; e non vuoleaccorgersi di essere sull’orlo del precipizio. La sentinella chiama (uso un’immagine di Dossetti), ma ci dà astidio la sua voce, il suo richiamo ci scomoda troppo.Come cristiani a cui sta a cuore la politica non possiamo non chiederci dove stiamo andando. Non possiamo accettare un governo che sembra non avere consapevolezza dei problemi, che sta perden-do autorevolezza nei conronti di Paesi stranieri (perno il Brasile si è permesso di ignorarci nel casoBattisti: e che cosa hanno da dire il Ministro degli Esteri e il Ministro della Giustizia?), che spende lesue energie non per risolvere i gravi problemi del Paese e degli Italiani ma per are quadrato attorno
 
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al premier per minimizzare la gravità (uso volutamente un termine tenero) dei suoi comportamenti.Non possiamo accettare un presidente del consiglio che sorridente, di ronte alla crisi, dice agli italiani che non arrivano alla ne del mese tirando la cinghia, che perdono lavoro, che non sanno come ar ronte al mutuo, che guardano con preoccupazione al uturo (e qualche volta al presente) dei propri gli che bisogna essere ottimisti e che bisogna consumare; che passa le notti organizzando cene concontorno di acili anciulle, che per una serata di spensieratezza ricevono come compenso l’equivalentedi mesi di atica di un onesto lavoratore; che a politica non con un partito ma con una corte asservitain tutto e per tutto (in cambio di che cosa?) al suo volere; che si a schermo dei valori del cattolicesi-mo per acquistare credito in buona parte dell’elettorato, salvo poi arsene bea nei comportamenti (e non mi rierisco solo all’ambito della morale sessuale, ma anche al sospetto di rodi, corruzione, at-teggiamento arrogante e denigratorio nei conronti degli avversari); che irride alla Costituzione, chesi lamenta che il Parlamento è un peso, che invita al lavoro nero, che promette ostentando sicurezzae competenza cose che continua a non mantenere, che rma patti con gli italiani che poi rimangonosolo sulla carta, che oende i cittadini che non votano per lui; che tiene duro il potere più che può per evitare i processi, quei processi che – se veramente osse innocente – lo scagionerebbero, ma che inveceteme perché evidentemente sa che innocente del tutto non è. Non possiamo accettare una maggio-ranza che anziché guidare il popolo verso comportamenti virtuosi (in campo economico, nel lavoro,nell’educazione, nel rapporto tra generazioni, …) ne incarna i vizi e se ne vanta.Cos’hanno da dire i cattolici che in buona ede si trovano politicamente da quella parte: perché taccio-no? Perché diendono acriticamente chi evidentemente sbaglia? Perché ripetono pappagallescamentetutti le stesse parole d’ordine? Quale valore diendono più importante della verità, della trasparenza,dell’onestà? Non possiamo accettare una Lega che semina odio e divisioni, disprezzo per lo Stato e per le sue Istitu- zioni ed i suoi simboli (a partire dalla bandiera); che piega la storia ad interessi di parte; che è dispostaa diendere l’indiendibile per avere in cambio un ederalismo anche pasticciato pur di avere consensi;i cui ministri giurano sulla Costituzione italiana ma non rinnegano uno statuto che mira alla secessio-ne; che si a paladina dei valori della tradizione cristiana e al tempo stesso mette in piedi culti pagani e critica e irride a istituzioni ed associazioni cattoliche che cercano di mettere in pratica la solidarietàevangelica.I cattolici veramente si sentono rappresentati da questa gente? Non possiamo accettare un centro che dice di stare all’opposizione ma al momento opportuno è ti-mido nel dare la spallata denitiva orendo la bombola d’ossigeno ad un premier agonizzante chedescrive incompetente ed inadabile; un centro che si dichiara l’unico vero diensore dei principi cat-tolici ma disposto ad allearsi con laicisti pur di are numero; che ha dato un determinante contributoall’ascesa di Berlusconi ma non rompe pubblicamente, denitivamente e inequivocabilmente con il  proprio passato.Non possiamo accettare un Partito Democratico che nel nome di un progetto di sintesi di culture sem-bra privilegiare una sola delle culture che lo compongono; che dice di voler valorizzare i cattolici, salvo poi emarginarli quando diventano “troppo” cattolici; che teme di essere sorpassato a sinistra, nendocon il subire il ascino della strategia del vecchio PCI; che si sanca in dispute di carattere secondariodi ronte ai problemi del Paese (primarie sì, primarie no). Che cosa dicono i cattolici del PD? Che cosaanno per dare il colpo d’ala per cui il partito è nato? Su quale terreno pongono le basi per un conrontoranco e costruttivo tra le culture che lo compongono? Quale spazio rivendicano? Quali punti d’impe-gno ritengono irrinunciabili? Il nostro cuore è molto inquieto. Anche perché come cattolici democratici abbiamo la grazia di un pa-trimonio (valoriale, storico, di impegno sociale e politico) utile alla società tutta. Gilberto Milani, chemolti di noi conoscono ed apprezzano, dall’alto della sua esperienza e della sua età, è solito dire che noi cattolici abbiamo una Ferrari, ma ci accontentiamo di arla correre come un’utilitaria.Come uscire da questa situazione? E chi potrà portarci uori da questa situazione? Sommessamente ed umilmente noi di Lievito proponiamo di partire da una rifessione sul bene comu-ne, concetto ondante della politica e tanto caro alla Dottrina Sociale della Chiesa. In questo numero(numero speciale uscito proprio per questo motivo) proponiamo un percorso di ormazione sul benecomune, declinato su tre ambiti: la gestione del territorio, l’attenzione ai più deboli, la gestione ammi-nistrativa di un Ente pubblico.Speriamo di dare il nostro contributo e ci auguriamo di non essere soli.
Francis Contessotto
E   d  i      t     or  i      a l       e 
 
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BEnE comunE E…
  p e l    a f    om a i    on e  a l   l    a   p ol   i    t  i    c  a 
Nell’ultimo numero di “Lievito” abbiamo lanciato l’iniziativa di un percorso ormativo (per ammi-nistratori, ma anche per quanti hanno a cuore la politica) sul bene comune, percorso iniziato dallaconversazione di Giovanni Bianchi (venuto appositamente a Treviso per “Lievito”) su “Il bene comu-ne, oggi”.Il sen. Angelo Pavan, in un suo articolo, richiamando l’invito del card. Angelo Bagnasco all’impegno politico dei cattolici, ha ricordato come “la politica non riguarda solamente il Parlamento od i partiti  politici, ma coinvolge anche l’agire dei cattolici nelle amministrazioni locali; anzi parte da qui l’im- pegno più importante perché esso si rivolge direttamente alla persona”. Inatti le scelte amministra-tive condizionano, nel bene e nel male, la vita dei cittadini, a volte anche le loro scelte di vita. Da qui deriva la responsabilità degli amministratori locali di are scelte oculate, avendo a cuore, appunto,il Bene Comune. Continuava inatti Angelo Pavan ricordando, a titolo di esempio, “quale qualitàdella vita si intende orire con la gestione del territorio, delle risorse disponibili; quale perequazionesi intende adottare nelle limitatezza delle risorse a disposizione dei propri bilanci; quale ambientesi vuole salvaguardare dalla speculazione; quale collaborazione ed interventi si intendono metterein atto per la lotta all’evasione scale; quale progetto culturale ed educativo si vuole orire ai gio-vani, quale modello di amiglia si propone loro, quali condizioni si intendono creare perché questi  possano ormarla ed avere dei gli; quale dialogo si vorrebbe instaurare ra le diverse posizioni sullecose negoziabili; quale atteggiamento si ore per superare le contrapposizioni; quale accoglienzasi vuole riservare a chi è stato utile in determinati periodi della nostra attività economica per lavori magari umili o pesanti e che oggi si trova in dicoltà come altri nostri concittadini?”. Avviamo dunque alcune rifessioni su come “declinare” il concetto di Bene Comune nelle scelte am-ministrative, per aiutare una rifessione e un momento di conronto, ed anche come contributo di ormazione per chi amministra e per chi ritiene importante una politica che esca dall’improvvisazio-ne, dagli interessi di parte; e anche per chi vuol capire un po’ di più.
Ecco dunque il programma:giovedì 10 febbraio
 
– ore 20.45
Bene comune e gestione del territorio
relatore:
Franco Bonesso
Roncade
– Sala Tintoretto (centro anziani)
venerdì 11 marzo – ore 20.45
Bene comune e attenzione alla persona: le politiche sociali 
relatore:
Dino Scantamburlo
Paese
– Sala parrocchiale
giovedì 7 aprile – ore 20.45
Bene comune e amministrazione delle risorse pubbliche:la gestione del bilancio
relatore:
Luigino Busatto
Asolo
– sede Conartigianato

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