Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
Download
Standard view
Full view
of .
Look up keyword
Like this
27Activity
0 of .
Results for:
No results containing your search query
P. 1
Orientalismo, stereotipi e archetipi

Orientalismo, stereotipi e archetipi

Ratings: (0)|Views: 1,753|Likes:
Published by Pino Blasone
Secondo il filosofo francese Jean-Luc Nancy in “La rappresentazione interdetta”, “la rappresentazione non va pensata soltanto come un regime operativo e tecnico particolare: questo termine propone anche un nome generale di quellʼevento e di quella configurazione che vengono di solito chiamati Occidente”. Allʼinverso, lʼarte del Vicino e Medio Oriente si distingue per una carenza o vuoto di raffigurazioni, che è stato a lungo e spesso arbitrariamente riempito dal nostro orientalismo pittorico e letterario. Questa ricerca tenta di individuare stereotipi ricorrenti, ed eventuali archetipi affioranti, in tale produzione.
Secondo il filosofo francese Jean-Luc Nancy in “La rappresentazione interdetta”, “la rappresentazione non va pensata soltanto come un regime operativo e tecnico particolare: questo termine propone anche un nome generale di quellʼevento e di quella configurazione che vengono di solito chiamati Occidente”. Allʼinverso, lʼarte del Vicino e Medio Oriente si distingue per una carenza o vuoto di raffigurazioni, che è stato a lungo e spesso arbitrariamente riempito dal nostro orientalismo pittorico e letterario. Questa ricerca tenta di individuare stereotipi ricorrenti, ed eventuali archetipi affioranti, in tale produzione.

More info:

Categories:Types, Research
Published by: Pino Blasone on Feb 06, 2011
Copyright:Traditional Copyright: All rights reserved

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

11/03/2014

pdf

text

original

 
 La “rappresentazione” non va pensata soltanto come un regime operativo e tecnico particolare: questo termine propone anche un nome generale di quellʼevento e di quellaconfigurazione che vengono di solito chiamati “Occidente”.
Jean-Luc Nancy, in
 La rappresentazione interdetta
Pino Blasone
Orientalismo, stereotipi e archetipi 
 1 – Ritratto fotografico di Etty Hillesum, e la foto della “ragazzamarocchina”, cui si fa riferimento nei suoi scritti (cfr. KarimaBerger, “Etty et la petite Marocaine ou lʼapprentissage delʼaltérité”, conferenza organizzata dalla
 Association des AmisdʼEtty Hillesum
a Parigi, in data 31/3/2012:http://www.amisdettyhillesum.fr/archives.htm)
La ragazza marocchina
Sia nel campo letterario sia in quello pittorico, lʼorientalismo fu una moda culturalespesso fatta di stereotipi, i quali omologavano o deformavano la realtà dei soggetti e delleambientazioni che esso pretendeva di ritrarre. È pur vero, molti artisti o scrittori occidentali
1
 
si confrontarono con una civiltà – quella vicino e medio-orientale – caratterizzata daunʼinterdizione religiosa della rappresentazione. Facilmente e perfino involontariamente, illoro immaginario o immaginazione empiva un tradizionale vuoto di raffigurazione, laddoveaveva supplito unʼarte decorativa e calligrafica o tuttʼal più la riduzione della miniatura.Ciò è vero a tal punto, che non di rado le loro rappresentazioni hanno concorso a unanostalgica auto-rappresentazione da parte di élite locali colte, in maniera più o meno critica. Nei migliori esempi di cui disponiamo, se non altro perché svincolata da certicondizionamenti inerenti alla propria cultura o proprio perché essa fungeva da pretesto per rappresentare aspetti rimossi di quella stessa cultura, talvolta quella modalità trasversale dirappresentazione si è mostrata in grado di ricondurre quegli stereotipi esotici ad archetipi diordine più generale. In una visione culturale dialettica, può giovare tenerne conto. Non pochi dei cliché qui in questione hanno a che vedere con la figura femminile. Non sempre necessariamente essi sono il frutto di una fantasia maschile. Uno degliesempi più singolari del genere è a carattere letterario, comunque ispirato a unʼimmaginevisuale. Nei
 Diari e lettere
di Esther “Etty” Hillesum, stesi fra il 1941 e il 1943 da questagiovane intellettuale olandese ebrea, morta nel campo di sterminio di Auschwitz, ricorre ilriferimento a una foto ritagliata dalla copertina di una rivista e attaccata a una parete dellasua stanza. Essa non appare poi troppo dissimile da tante altre di “bellezze orientali” alloraancora in circolazione, perfino su cartoline postali firmate dai fotografi Rudolf Lehnert eErnst Landrock, che si erano stabiliti a Tunisi e poi al Cairo fin dai primi del secolo, odall’oriundo svizzero Jean Geiser operativo ad Algeri all’incirca nello stesso periodo.Basti citare un passo, dove la figura ivi ritratta spicca con maggiore intensità: “Misento, alla mia scrivania, con la sua grande superficie scura, come su unʼisola deserta. La bruna ragazza marocchina guarda fuori nella mattina grigia, coi suoi seri occhi scuri chesono animaleschi e limpidi al tempo stesso. E che importa se studio una pagina di libro in più o in meno? Purché tu viva dando ascolto al ritmo che ti porti dentro – a ciò che sale dalfondo di te stessa. Gran parte del tuo comportamento è una forma dʼimitazione, oppurerisponde a doveri inventati, o a preconcetti errati su come una persona debba essere. Lʼunicasicurezza su come tu ti debba comportare ti può venire dalle sorgenti che zampillano nel profondo di te stessa” (12 dicembre 1941: trad. Chiara Passanti; edizione Adelphi, 1992).La scrittura della Hillesum è influenzata dalla “psicologia del profondo” di Carl
2
 
Gustav Jung, cui lʼautrice era stata iniziata dal suo terapista-amante Julius Spier. Tipica junghiana è la ricerca di un autentico. Potenzialmente in sintonia con la natura e conlʼassoluto, esso sarebbe soffocato da un io artificioso allʼinterno dellʼinconscio personale, acausa di una civiltà moderna inibitoria o aberrante. Espressioni quali il comportamentocome “forma dʼimitazione”, i “doveri inventati”, i “preconcetti errati” evocano pure ilconcetto di “Super-Io”, elaborato nella psicoanalisi più matura di Sigmund Freud.Ma qui interessa lʼideale contrapposto in positivo a tutto ciò, in quanto simbolico diuna femminilità istintiva o perfino primitiva, e in maniera tale da essere vagheggiato da Ettycome intimo
alter ego
. Altrove nei suoi scritti paradossalmente vi si affianca un modello didonna affascinante ed emancipata, più sofisticato e meno anonimo, impersonato dellascrittrice e psicoanalista Lou Andreas-Salomé; quasi che la Hillesum fosse contesa fra due personalità. Allʼinterno della differenza rispetto al maschile, ne insorge unʼaltra fra figurefemminili, che la civiltà moderna aveva reso pressoché inconciliabili tra loro. 2 – Zinaida E. Serebriakova,
 Illuminata dal sole
e
Una giovaneragazza marocchina
(1928; si veda la bibliografia)
Occultamento e svelamento
In effetti, quello della “ragazza marocchina” era un topos dellʼorientalismo prossimoal tramonto. Più in generale, esso rientrava nello stereotipo-archetipo che veniva definitito
 Mauresque
o
 Moorish
rispettivamente in francese e in inglese in tanta pittura efotografia esotistica epoca, riferita a soggetti femminili del Nord-Africa. Se nellerappresentazioni di pittori e fotografi maschi il tema si carica volentieri di coloniale e a volte
3

Activity (27)

You've already reviewed this. Edit your review.
1 hundred reads
1 thousand reads
Nicola Saraceni liked this
dade1964 liked this
Gabriel Berber liked this
logicalunit liked this
romeo5757 liked this
Pino Blasone liked this
Pino Blasone liked this
Pino Blasone liked this

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->