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[EBOOK ITA] S_Tommaso_dAquino_De_malo

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Published by: Francesco Casbaddana Dous on Feb 06, 2011
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S. TOMMASO D'AQUINO
DE MALO
 
AB
 
SOMMARI ANALITICI
QUESTIONE 1IL MALEArt. 1.
 Il male non è qualcosa
.
 Primo
: poiché ogni agente agisce in vista d'un fine e d'un bene,come c'è un ordine negli agenti, c'è anche un ordine nei fini e nei beni. E come ci sono agentisuperiori e inferiori, ci sono anche fini e beni superiori e inferiori. Non potendo andare all'infinito,come c'è un primo agente, che è Dio, c'è anche un primo fine e bene, che è pure Dio. Dunque,tutte le cose, derivando dalla prima causa, sono particolari esseri; e poiché la prima causa è ancheil primo bene, tutte le cose derivanti dalla prima causa, sono anche particolari beni.
Secondo
: ciòche è, tende verso qualcosa a sé conveniente; ora, il male non ha convenienza con nessuna cosa,da nessuna è desiderato e, se esistesse, non desidererebbe nessuna cosa.
Terzo
: ogni cosa desideraesistere e rifugge da ciò che minaccia il suo esistere; ne segue che l'essere è un bene e il male, ches'oppone al bene, s'oppone anche all'essere.Art. 2.
 Il male esiste nel bene
. Il male è privazione d'una perfezione dovuta per natura. Diciamoche si dà privazione solo nell'essere privo d'una perfezione, che esso deve avere per natura o perché l'ha persa o perché è in potenza ad acquistarla. Per conseguenza, se la privazione esistesolo nell'essere in potenza, il quale, in quanto tale, è un bene, ne segue che il male può esisteresolo nel bene.Art. 3.
 Il bene è causa del male
. Poiché ogni agente agisce in vista d'un bene, il male non ha unacausa per sé, nel senso che non è nell'intenzione dell'agente. Può avere solo cause accidentali, puòessere causato anche da un altro male, consistente in una deficienza dell'agente. Ogni causalità varicondotta ad un primo agente, che, come tale, è un bene. Ciò è manifesto nelle cose naturali. Ilfuoco, ad es., agisce per imprimere la propria forma nelle cose ed è accidentale per la sua azioneche l'acqua perda la sua forma. Caso particolare è il parto mostruoso, la cui causa non risiedenell'imperfezione del seme, ma nella perfezione d'un agente esterno. Lo stesso dicasi in morale. Ilmale morale non ha la sua causa in un oggetto sensibile, che alletta la volontà senza costringerla,ma nella volontà, che, lasciandosi allettare da quel bene, si volge verso di esso contro l'ordinedella ragione e della legge divina.Art. 4.
 Il male si divide in male della pena e in male della colpa
. Per la creatura razionale, il malesi distingue in male della pena e della colpa. Criterio di tale suddivisione è il criterio con cui sisuddivide il bene, che è una perfezione. La perfezione è duplice: della forma (o dell'abito) edell'azione. Perciò, anche il male è duplice: dell'agente (a seconda che sia privato della forma,dell'abito o di ciò che serve al suo operare) e dell'azione. Male del primo tipo è l'essere privi d'unocchio; del secondo è il non veder bene. In morale, il primo tipo è il male della pena; il secondodella colpa. Il primo è detto
 pena
, perché, per la fede cattolica, è in relazione ad una colpa. Èanche detto
 pena
, perché è contro la volontà. Perciò, la pena risiede nell'agente, la colpanell'azione; la pena è contro la volontà, la colpa secondo la volontà; la pena è subita, la colpavoluta.Art. 5.
C'è più male nella colpa che nella pena
. Primo, perché un uomo è detto cattivo per unacolpa, non per una pena. Se il male della colpa fa l'uomo cattivo, è perché il male della pena non ècosì grande da far cattivo un uomo. Secondo, perché, essendo Dio la stessa bontà, quanto più unacosa è lontana da Dio tanto più è meno buona. La colpa è lontana da Dio più della pena, poichéDio è autore della pena, non della colpa.
Terzo
, perché Dio infligge una pena per evitare una
 
colpa, come il medico taglia una mano perché non perisca il corpo. Dunque, la pena deve essereun male minore della colpa, poiché si sceglie un male minore per evitarne uno maggiore.
Quarto
, perché il male della colpa è un agire, quello della pena un subire. L'agir male è di per sé undifetto, ma il subire non è un difetto: chi subisce è sulla via che porta al difetto come il malato nonè morto, ma sulla via che conduce alla morte.QUESTIONE 2I PECCATIArt. 1.
C'è un atto in ogni peccato
. Per alcuni c'è un atto nel peccato d'omissione, per altri non c'è.Le due tesi sono vere da punti di vista diversi. In base all' atto, è vera la seconda; in base allacausa, la prima. Il peccato si commette quando l'atto non è compiuto secondo le regole dovute. Laregola istituisce un termine intermedio tra eccesso e difetto: formula precetti affermativi, per evitare un difetto, negativi per evitare un eccesso. Nell'inosservanza d'un precetto affermativo,come nell'omissione, non si pone alcun atto. Ma se si considera la causa, deve esserci un attovolontario, perché ci sia peccato. Se uno non fa ciò che deve fare per una causa non dipendente dalui, non commette peccato d'omissione. Perché ci sia peccato, occorre che uno di proposito omettad'osservare un precetto affermativo, ponendo atti che ne escludono l'osservanza. Ma si può volerel'inosservanza del precetto affermativo anche non di proposito, come quando, presi da un lavoro,ci si dimentica che si è tenuti a fare un'altra cosa. Nei due casi c'è un atto volontario (nel primodiretto. nel secondo indiretto), che impedisce l'osservanza del precetto affermativo. Dunque, èvera anche la seconda opinione.Art. 2.
 Il peccato non consiste nel solo atto della volontà
. Alcuni hanno detto che è peccato la privazione, altri l'atto interiore difforme della volontà, altri l'atto difforme interiore ed esteriore. Inognuna di queste opinioni c'è qualcosa di vero. Se si considera solo ciò che c'è di male nel peccato, è vera la prima, perché il peccato è la privazione o d'una forma o d'un ordine o d'unamisura dovuta. Un peccato ha natura di colpa se volontario, come si dice nella prima opinione. Inogni modo il peccato non si riduce alla sola difformità dell'atto interiore, perché essa si riscontraanche nell'esteriore e quest'ultima dipende dalla difformità dell'atto interiore, originato dallavolontà. Dunque, il peccato consiste nella privazione, nell'atto interiore e nell'atto esteriore, sitratti del peccato di trasgressione o d'omissione.Art. 3.
 Il peccato, nella sua completezza, consiste principalmente nell'atto della volontà
. Alcuniatti non sono cattivi per sé, lo diventano se procedono da una volontà corrotta. Altri sono cattivi per sé, come il furto. Circa questi ultimi bisogna fare due considerazioni.
 Prima
: bisognadistinguere tra
originariamente e nella sua completezza
.
Seconda
: l'atto esteriore va considerato insé e nella sua esecuzione. Quando un atto cattivo per sé è considerato in sé, il male esiste in essooriginariamente. Come tale, è oggetto della volontà corrotta; ma poiché gli oggetti sono anterioriagli atti, il male si riscontra originariamente in esso. Però, perché si parli di male
nella suacompletezza
, occorre che, oltre all'oggetto cattivo, ci sia anche l'atto con cui la volontà lo voglia.Se si considera il peccato quanto all'esecuzione, il male esiste originariamente nella volontà, perché l'oggetto si rapporta alla volontà come fine; ma il fine esiste prima nell'intenzione e poinell'esecuzione.Art. 4.
 In rapporto alla ragione nessun atto è indifferente
. Alcuni dissero che tutti gli atti sonoindifferenti, altri che alcuni sono buoni e altri cattivi. Come il bene d'una cosa non coincide conquello d'un'altra, così il male. Come c'è il bene del cavallo, c'è pure il male del cavallo. Perciò il bene e il male degli atti è diverso nei diversi agenti: un atto è buono, in rapporto ad un agente,cattivo in rapporto ad un altro. È indifferente se non è rapportato a nessuno. Un atto, in rapportoall'uomo, è buono o cattivo a seconda che s'accordi o meno col proprio dell'uomo, la ragione.

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