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2° Congresso PCL: OdG Politico

2° Congresso PCL: OdG Politico

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05/12/2014

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Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori
PiORDINE DEL GIORNO POLITICO- 1 -
La situazione italiana combina il massimo di offensiva sociale della borghesia contro il lavoro colmassimo di confusione politica all’interno della classe dominante.Dopo la lunga stagione della precarizzazione del lavoro- condotta da tutti i governi di centrosinistra ecentrodestra- la borghesia italiana, premuta dalla crisi punta strategicamente allo smantellamento delcontratto nazionale, sia nell’ambito del settore privato che nel settore pubblico e nei servizi. L’azione disfondamento antioperaio e antisindacale condotto dalla Fiat a Pomigliano e Mirafiori, è senza precedentiper le forme assunte nell’intera storia del dopoguerra. Quest’azione è stata prevalentemente sospintadagli interessi multinazionali della Fiat sul mercato mondiale nell’ambito della crisi capitalista; ed hacomportato contraddizioni evidenti con la stessa Confindustria, impegnata nella fase più recente arecuperare, in una qualche forma, un coinvolgimento concertativo della Cgil. Ma questa contraddizione èrelativa. Di fatto l’intera Confindustria mira ad incassare a proprio vantaggio l’azione dirompente dellaFiat nei rapporti di forza tra le classi, spostando la frontiera dello scontro su un terreno ancor piùreazionario.Parallelamente la stagnazione del capitalismo italiano e l’ulteriore crescita dell’indebitamento pubblico,proprio nel momento della massima stretta finanziaria europea, spingono il governo a un ulteriore saltonell’abbattimento della spesa pubblica e sociale, in particolare sul versante della scuola, dell’Università,della Sanità dei trasferimenti pubblici agli enti locali e ai servizi. Lungo una linea generale-fondamentalmente bipartizan- che nel nome della cosiddetta “lotta agli sprechi” mira a finanziare lospreco più grande: la tutela dei titoli di stato acquistati dalle banche attraverso la garanzia delversamento annuo alle banche di oltre 70 miliardi di interessi sul debito.Questo salto dell’offensiva sociale, sospinto dalla crisi capitalista e dalla crisi europea, e sostenuto difatto, in forme diverse, da tutti i partiti dominanti, convive con un quadro politico profondamente instabilee dissestato, segnato dalla crisi combinata del berlusconismo e del campo parlamentare delleopposizioni. Il 3° governo Berlusconi, nato più forte e con basi più ampie dei precedenti, è stato minatodalla frattura politica interna alla sua maggioranza, che ha amplificato a cascata tutte le contraddizionidel suo blocco sociale, già alimentate dalla crisi. Ma il campo parlamentare delle opposizioni borghesi,mirato a rimpiazzare Berlusconi con un governo più direttamente espresso dal grande capitale- -dedito asviluppare l’offensiva dominante con una più larga base parlamentare e un recupero della concertazionecon la Cgil - non solo ha fallito il proprio obiettivo, ma ha approfondito la propria crisi. Con uncentrosinistra segnato dalla crisi potenzialmente esplosiva del PD, un “polo della nazione” attraversatodalla contraddizione interna irrisolta tra UDC e FLI ( in ordine a leaderschip, progetto istituzionale,relazioni col Vaticano), e quindi con grandi difficoltà a comporre uno schieramento vincente d’alternanza.Il fallimento dell’operazione parlamentare di sfiducia al governo del 14 dicembre è stato emblematico: ilcartello parlamentare delle opposizioni che ha consentito al governo il varo della legge finanziaria distabilità ( inclusi gli aumenti dei fondi per la scuola privata e le missioni di guerra) , in perfettaobbedienza al mandato delle banche, della U.E. della Presidenza della Repubblica , ha perciò stessoregalato a Berlusconi il tempo utile per la corruzione di deputati dell’opposizione e l’approfondimentodelle sue contraddizioni interne ( in particolare in Fli). Il fallimento delle opposizioni borghesi a Berlusconiha dunque un preciso legame, in ultima analisi, con la loro natura sociale: con la loro organicadipendenza dagli interessi confindustriali, e quindi con la loro impossibilità non solo di mobilitare lamasse contro il governo incidendo sul suo blocco sociale, ma persino di condurre una reale opposizioneparlamentare.A sua volta la crisi congiunta di un governo a maggioranza ormai risicata e di un opposizione borgheseincapace di rimpiazzarlo si riflette nelle oscillazioni pendolari della grande borghesia e dello stessoVaticano. In un primo tempo decisi ad investire in un governo apparentemente forte e stabile ( sino allaprimavera del 2009); poi sospinti dalla frattura interna alla maggioranza e dalla paralisi conseguentedell’esecutivo alla cauta attenzione verso un possibile ricambio; infine risospinti verso il governo dopo ilfallimento delle opposizioni nel nome della necessaria stabilità. Ma in ogni caso insoddisfatti dellaprecarietà del quadro politico e dell’assenza di una credibile via d’uscita nel momento stesso della crisicapitalista e del conseguente scontro sociale.
 
Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori
PiORDINE DEL GIORNO POLITICO- 2 -
Peraltro proprio l’irrisolta precarietà del quadro politico dopo il voto del 14 dicembre rende improbabile ilcompletamento della legislatura berlusconiana e possibili elezioni politiche anticipate. Un’ipotesi,sostenuta dalla Lega ma non da Berlusconi, che potrebbe aggravare ulteriormente la crisi politica.Invece di utilizzare le difficoltà politiche della borghesia per unificare la resistenza sociale contro lavalanga padronale e preparare un’alternativa indipendente, le direzioni sindacali e politiche della sinistraitaliana fanno l’esatto opposto: cercano di inserirsi nelle contraddizioni borghesi per rivalutare il proprioruolo di burocrazie piccole o grandi.La maggioranza dirigente della Cgil riapre un quadro di concertazione col padronato proprio nelmomento del suo massimo affondo contro il lavoro, per rivalutare il proprio ruolo di strumento di controllodelle lotte e segnalare una disponibilità a fare da sponda verso un possibile ricambio politico. Il suointerlocutore strategico atteso è e resta Confindustria, anche dopo l’affondo della Fiat contro la Fiom ela sopravvivenza politica del governo Berlusconi.I gruppi dirigenti della sinistra cosiddetta “radicale” cercano a loro volta di introdursi nelle difficoltà del PDe del centrosinistra, per ricomporre un’ alleanza di governo con i partiti borghesi liberali (e,eventualmente, cattolici).Con una differenza.Prc, Pdci e la federazione della sinistra aspirano all’alleanza democratica con PD e UDC garantendol’impegno a sostenere dall’esterno il loro governo, come ultima ruota di scorta, per tutta la legislatura.L’impegno a non chiedere l’ingresso nell’esecutivo era la condizione che il PD poneva e che la Fed haaccettato pur di provare a “rientrare nel gioco”, strappare il 2%, riottenere una rappresentanzaparlamentare ( arruolata dal governo).Ben più ambiziosa la prospettiva di Sel. La crisi profonda del PD e l’ampia contraddizione tra la suanatura borghese e i sentimenti di sinistra di una parte rilevante del suo popolo, hanno aperto un grandevarco a Nichi Vendola. Il suo progetto è la conquista della leaderschip della coalizione borghese delcentrosinistra . Le aperture alla Chiesa e alla stessa UDC, la ricerca di interlocuzione con ambienticonfindustriali, la pubblica critica delle contestazioni operaie radicali alla Cisl, sono un atto dirassicurazione preventiva agli occhi dei poteri forti e degli agenti della concertazione. Il radicamentocrescente di Sel in settori di apparato della Cgil, nell’associazionismo popolare ( Arci), nel rapporto conambienti giovanili e di movimento ( Disobbedienti) sembrano configurare la base materiale di una nuovapossibile socialdemocrazia. Ma le ambizioni di Vendola quale possibile candidato democratico del fronteborghese vanno persino al di là di questa soglia. E pongono un’ipoteca potenziale sullo stesso futuro diSel.Incerte sono le fortune di queste operazioni e ambizioni della sinistra sindacale e politica. Certa invece èla conseguenza: oggi la rinuncia all’unificazione e radicalizzazione del fronte della resistenza di classe edi massa, incompatibile con quei disegni; domani- una volta eventualmente al governo- la disponibilità auna nuova corresponsabilizzazione a politiche antiproletarie.Il movimento operaio e le classi subalterne vivono una situazione di grande difficoltà, per responsabilitàpreminenti delle loro direzioni.La mancata unificazione della resistenza sociale attorno ad una risposta radicale, ha contribuito adamplificare in modo determinante gli effetti disgregatori della crisi capitalista sulle dinamiche di lotta. Inparticolare la sostanziale passività del pubblico impiego di fronte al più pesante attacco sociale di tutto ilsecondo dopoguerra, rappresenta un elemento fortemente negativo della lotta di classe in Italia. A suavolta la classe operaia industriale che pur ha moltiplicato lotte aziendali e di settore a difesa del lavoro,ha pagato e paga più di altri soggetti la mancata unificazione delle lotte. Tanto più oggi di fronte allaprovocazione reazionaria della Fiat e alla minaccia drammatica di un suo trascinamento dirompentesull’insieme dei rapporti sindacali e di lavoro in Italia.L’esperienza del 2010 ha tuttavia rivelato alcune potenzialità nuove. Il rifiuto della Fiom di inginocchiarsia Marchionne ha tenuto aperto un varco prezioso. In particolare il successo politico del No a Pomiglianocontro un accordo antisindacale e incostituzionale ha indicato una frontiera possibile di resistenza eriscatto per importanti settori del mondo del lavoro. E questo varco a sua volta ha favorito l’inserimentodi altre iniziative e soggetti a diverso livello: dal movimento per l’acqua pubblica all’ importantissimaripresa di mobilitazione nella scuola e nell’università.
 
Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori
PiORDINE DEL GIORNO POLITICO- 3 -
La rapida ascesa del movimento studentesco contro il DDl Gelmini in autunno e la sua composizione piùgiovanile del 2008; la sua maggiore politicizzazione, indotta dalla diretta irruzione nella crisi politica; lasua maggiore sensibilità al rapporto con il mondo del lavoro, favorita da una dislocazione più avanzatadella Fiom e da un diverso rapporto con la Fiom di settori importanti della sua direzione; e infine la suaesperienza ben più avanzata di scontro diretto con l’apparato dello Stato ( 14 dicembre), hannoconfigurato un fatto di primaria importanza, ricco di ulteriori potenzialità circa i processi di maturazionepolitica all’interno della giovane generazione.Ma tutto rimanda come sempre al nodo cruciale della direzione del fronte di lotta.La scelta della Fiom di respingere la capitolazione alla Fiat e alla concertazione, ha assegnato di fatto aquesto sindacato, nella percezione di settori di massa, un ruolo di richiamo non solo sindacale ma disupplenza politica, accrescendo di fatto le sue responsabilità di direzione. La grande manifestazionepromossa dalla Fiom il 16 Ottobre a Roma ha registrato e amplificato la stessa capacità di richiamo dellaclasse operaia industriale come perno possibile di ricomposizione di un più ampio fronte di massa. Mapiù si accrescono le responsabilità della Fiom, più si evidenziano i limiti della sua impostazione a frontedi un livello di scontro qualitativamente nuovo. Il rifiuto di un salto generale di radicalizzazione dellarisposta di classe ( che esce dai confini della tradizione e cultura del suo gruppo dirigente) e al tempostesso l’impossibilità di aggirare il muro padronale con la contrattazione sindacale aziendale ( anche acausa della crisi), rischia di porre la Fiom in un vicolo cieco, con possibili effetti a cascata sull’interoquadro del fronte sociale che attorno alla Fiom si è raccolto. Di certo le pressioni e i condizionamenti diSinistra e Libertà sul vertice Fiom, in funzione del gioco politico di Vendola, rappresentano un’ulterioreipoteca sulla sua linea e prospettiva.L’intera esperienza degli ultimi mesi, sia sul piano politico sia sul versante sociale, conferma pienamentel’analisi e la proposta avanzate dal PCL nel loro aspetto centrale: solo una prospettiva anticapitalista digoverno dei lavoratori può indicare una vera alternativa al fallimento delle classi dirigenti e alla stessacrisi della seconda Repubblica. Solo una lotta radicale di massa può fare argine alla valanga reazionariain atto e cacciare Berlusconi dal versante dei lavoratori, contro ogni disegno di ricambio politicoborghese. Solo una prospettiva di alternativa di potere può liberare una svolta delle forme dimobilitazione e di lotta capace di strappare risultati e obiettivi parziali. Fuori da questa prospettiva l’interomovimento operaio rischia realmente una regressione storica degli stessi diritti sindacali e democratici.Per questo il PCL rilancia la proposta del più largo fronte unico anticapitalista, rivolta a tutte le sinistrepolitiche, sindacali, associative, di movimento, per una svolta unitaria e radicale del movimento operaio edei movimenti di massa:-Al fronte unico della borghesia, dei suoi partiti, delle sue organizzazioni, va contrapposto il fronte unicodi tutte le organizzazioni del movimento operaio e dei movimenti di massa, in piena autonomia dalcentrosinistra e da tutti i partiti padronali. Al cosiddetto “fronte democratico” col PD filo Fiat, vacontrapposto il fronte unitario di tutti i soggetti promotori e aderenti della manifestazione promossa dallaFiom il 16 Ottobre e della manifestazione promossa da “ Uniti contro la crisi” il 14 Dicembre. Questofronte deve chiamare all’unità di lotta tutti i sindacati di base, invitandoli a superare settarismiinsostenibili.-Alla radicalità dell’aggressione padronale va contrapposta una nuova radicalità delle forme di lotta delmovimento operaio e popolare: con l’occupazione di tutte le aziende che licenziano o colpiscono i dirittisindacali, a partire dalla Fiat, con la formazione di una cassa nazionale di resistenza; con l’apertura diuna vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati attorno ad una piattaformaunificante delle loro ragioni e rivendicazioni a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla difesa delcontratto nazionale di lavoro, dall’abrogazione del collegato al lavoro e della controriforma Gelmini, dallasoppressione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro varate negli ultimi 15 anni; con lo sviluppo diun vero sciopero generale, a carattere prolungato, che punti apertamente a piegare l’avversario.-Alla radicalità del programma generale della borghesia va contrapposta la radicalità, uguale e contraria,di un programma proletario: che rivendichi la riduzione progressiva dell’orario di lavoro a parità di paga,

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