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2° Congresso PCL: OdG Animalismo

2° Congresso PCL: OdG Animalismo

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Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori
Pi
ODG “PER UN ANIMALISMO COMUNISTA”
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Questo ordine del giorno costituisce il punto di riferimento per lo sviluppo ulteriore della riflessione delPartito Comunista dei Lavoratori sulla questione dell’animalismo, fino ad una conclusione compiutadell’elaborazione, che ci si propone di realizzare entro il prossimo congresso del partito
 PER UN ANIMALISMO COMUNISTANegli ultimi decenni l’ecologia borghese si è fatta carico, in apparenza, delle preoccupazioni legate allo sfruttamentoanimale, ma, non servendosi del metodo di analisi marxista, ha finito col soccombere, a volte col difendere, gli interessidi sopravvivenza di quella fetta di borghesia legata al turismo, alla caccia, a determinati settori industriali (multinazionalidel farmaco, della cosmesi, ecc..). Ad ogni modo, continuano a farsi strada campagne di sensibilizzazione controsperimentazione animale, caccia e allevamenti intensivi che trovano ampio seguito in particolar modo tra i giovani e tratutti quegli uomini di scienza e cultura che sembrano voler accogliere una nuova domanda di liberazione (spessoaccostando la battaglia antispecista a quella antirazzista e antisessista): quella delle specie viventi non umane, oggettodi ogni tipo di sopruso da parte di quella umana. E’compito del marxismo rivoluzionario cogliere questo importantesegnale. Anche su questa tematica, i partiti della sinistra riformista, PRC in testa, da un lato scandiscono proclami afavore dei diritti degli animali, dall’altro, non mettendo in discussione il sistema capitalista (che nutre, e si nutre, diquesta ulteriore forma di sfruttamento), fanno un lavoro come al solito sterile (e ingannevole nei confronti degli stessianimalisti).Il punto da cui partire è il seguente: se è indubbio che esiste una forma mentis che permette di considerare l’interessedella specie umana al di sopra di quello di tutte le altre specie (“specismo”), è senz’altro vero che questa esiste“socialmente”, non individualmente. L’uomo non sfrutta gli animali per un attitudine di tipo biologico. Lo specismo(ideologia) non è la causa, ma la conseguenza, dello sfruttamento animale (prassi). L’analisi deve essere, come ilmarxismo insegna, di tipo storico. La domesticazione degli animali è sicuramente iniziata col passaggio dalla societànomade (“società di caccia e raccolta”) a quella stanziale (basata su agricoltura e allevamento). Se nella prima regnavaun sistema egualitario tra le specie viventi, nella seconda le specie non umane diventano “beni di consumo” e “mezzi diproduzione”. Bisogna porre l’attenzione al fatto che la semplice uccisione di animali non è ancora “specismo”, altrimentitutti gli animali carnivori sarebbero specisti, ma lo diventa quando essa viene giustificata in nome di una superiorità dellapropria specie. E’ovvio che nella “società di caccia e raccolta” l’uomo era un predatore, tuttavia non era “speciedominante”. L’uomo primitivo, cioè, non agiva, non cacciava, in ossequio a una presunta superiorità di specie. Anzi, inbase al sistema culturale di allora, l’uomo non solo non pensava di essere superiore alle proprie prede, ma non pensavanemmeno di essere diverso. E’noto che nella preda si riteneva esistesse un’anima immortale, e che la caccia erasempre accompagnata dalla preghiera di perdono per l’uccisione comessa. Il cacciatore primitivo è l’esatto opposto delcacciatore moderno, che considera questa attività un divertimento. Nel momento in cui l’uomo è riuscito a coltivare eaddomesticare gli animali si è formata la gerarchia sociale non solo tra le specie, ma all’interno della stessa specieumana: comincia la stratificazione sociale. La storia inizia a diventare storia di dominio. Chi si colloca in cima alla scalasociale sfrutta chi si colloca nei gradini inferiori, siano essi uomini o bestie. Quando si può trarre un profitto da loro, glianimali diventano cose e gli uomini diventano schiavi (considerati, non a caso, al pari degli animali). In pratica, non "gliuomini", ma le élites degli uomini hanno preparato il terreno per l’affermazione di una presunta superiorità spiritualedell'uomo (in realtà di “alcuni uomini”) e del suo (cioè del loro) diritto a disporre a piacimento della natura. Senza lasocietà divisa in classi non ci sarebbe stato alcuna ideologia specista. Allo stesso modo, non può esserci liberazioneanimale (come non può esserci liberazione umana) senza il superamento della società di classe. L’uomo è un animalesfruttato all’interno di quella civiltà che ha schiavizzato gli altri animali. Come prodotto storico-sociale lo sfruttamentoanimale può anch’esso, e deve anch’esso, essere superato (e non percepito come un fenomeno inevitabile) dallasocietà senza classi. E solo in questo modo. Non può avvenire liberazione animale, che ne dicano gli animalisti dellasinistra borghese, all’interno del capitalismo. Solo ponendo fine allo sfruttamento economico otterremo un ordine socialein cui le gerarchie di classe, razza, sesso e specie possono avere fine. Anche in questa battaglia s’impone la necessitàdi una politica rivoluzionaria.La grave pecca degli animalisti del PRC, di SEL, dei Verdi, in generale di tutti gli animalisti non marxisti è confondere,ancora una volta, “struttura” e “sovrastruttura”, il materiale dall’ideale, pretendendo di cambiare il comportamentoumano senza cambiare la struttura sociale. Il lato “strutturale”, materiale, della questione è costituito dai soprusi che glianimali subiscono, il lato “sovrastrutturale”, ideale, invece, dall’ideologia (specismo) che pretende di giustificarli. Glianimalisti borghesi pretendono di intervenire solo sui valori, come se fossero quest’ultimi a fondare la condotta, e non ilcontrario. Tuttavia, anche se in epoca primitiva, come abbiamo visto, dal passaggio alla società stanziale in poi, siposero (con la domesticazione di molte specie animali) le basi “materiali” dell’ideologia specista, il lato “ideale”,l’ideologia in senso stretto, si è formata solo con il nascere della società capitalistico-borghese. E’solo quando siafferma il concetto di “umanità”, come specie universale (distinta da tutte le altre specie animali) che può nascerequest’ideologia, fondata sulla superiorità degli interessi di specie, mentre nelle società premoderne vigeva la ben notadiversità tra la “specie” degli “uomini liberi” e quella degli “schiavi” (che, in pratica, altro non sono che coloro che
 
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avevano subito la “domesticazione dell’animale umano”). Gli animalisti borghesi dimenticano questi passaggifondamentali perché dimenticano che anche l’uomo è un animale, e su questo postulato dovrebbe fondarsi qualsiasitipo di analisi dell’evoluzione storico-sociale dell’umanità. Marx ed Engels scrivono nell'Ideologia tedesca: " Si possonodistinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la religione, per tutto ciò che si vuole; ma essi cominciarono adistinguersi dagli animali allorché cominciarono a produrre i propri mezzi di sussistenza, un progresso che ècondizionato dalla loro organizzazione fisica. Producendo i loro mezzi di sussistenza, gli uomini produconoindirettamente la loro stessa vita materiale". Marx ed Engels affermano cioè che la differenza dell’uomo dagli animalinon è ontologica, ma dovuta ad un’attività. Non parlano di una realtà statica, ma evolutiva. Il “materialismo storico” nonriconosce l’uomo come “essere spirituale”, lo riconosce come animale. Se, con Marx, riteniamo che tra l’uomo el’animale esista continuità (l’evoluzione dell’uomo è semplicemente “uscita dalla condizione animale”), non si può nonriconoscere che una delle manifestazioni di tale continuità è l’essere, umani e non-umani, tutti senzienti (e la percezionedel dolore è il punto centrale del nostro discorso).Marx ed Engels, comunque, non si espressero definitivamente sul ruolo delle altre specie viventi in una societàcomunista. Ma, in particolare Engels era molto critico nei confronti di chi si batteva contro la sperimentazione animale.Questa sua posizione era dovuta alla credenza diffusa allora (ma in gran parte anche oggi) dell’inconciliabilità tra laposizione antivivisezionista e il progresso scientifico. La valutazione però non ha giustificazioni di tipo etico, ma si basasu quella che veniva ritenuta essere una necessità storica: l’uso degli animali nei laboratori scientifici. Infatti, non siamoqui a giudicare a ritroso la giustezza, ma soprattutto la convenienza, di talune pratiche, quali la sperimentazioneanimale, in tempi passati. Allo stesso modo, non possiamo giudicare la scienza attuale cogli occhi di Engels. Più di unsecolo è passato, più di un secolo in cui il progresso scientifico ha fatto passi da gigante. Non considerare ciò è unerrore che lo stesso Engels non ci perdonerebbe. Inoltre, quegli animalisti che si scagliano contro le parole di Engelsdovrebbero riflettere che anche lo sfruttamento umano veniva considerato dai lui stesso e da Marx una necessità storicadel tempo (nel senso di necessità dell’economia di quel periodo storico). E ovviamente non li si può accusare di nonvolerlo abolire. Ma, ancora una volta, per loro, questo superamento non avverrà su basi morali, ma perché verrà menola necessità storica di questo sistema di produzione. In conclusione, anche la necessità storica dello sfruttamentoanimale è superabile, e destinata ad essere superata. In parte, rispetto al tempo in cui vissero Marx ed Engels, ciò è giàavvenuto: l’uso dell’animale come forza-lavoro è stato rimpiazzato da quello delle macchine; l’esigenza di usare le pellianimali come vestiario è stata rimpiazzabile dall’uso di fibre di origine vegetale (cotone, lino, ecc…) e sintetiche(poliestere, eco-pelle, ecc…). Allo stesso modo, è possibile oggi fare a meno della vivisezione come metodo di ricerca,e adottare i metodi alternativi che il progresso scientifico, quello stesso progresso scientifico difeso da Engels, hapermesso. Anzi, a dirla tutta, è un dovere farne a meno in quanto metodo antiscientifico, come vedremo. Certo Marx eEngels non disponevano a metà 800 delle nostre stesse conoscenze scientifiche per la formulazione del loro punto divista a riguardo (punto di vista che oggi, crediamo, non farebbero fatica ad abbandonare). E’tuttavia, solo grazie al lorometodo di analisi, solo basandoci sulle leggi del materialismo storico, che noi marxisti rivoluzionari possiamo oggi,coerentemente rispondere a questa ulteriore domanda di liberazione. Lo sfruttamento animale è una necessità storica,e in quanto tale, può, deve, e sarà superata dal progresso della società umana.Il PCL s’impegna, quindi, per l’edificazione di una società che rispetti le diverse specie della terra. In particolare,rivendichiamo:
1) L’abolizione della caccia
, un divertimento che in Italia costa la morte a non meno di 100.000.000 di animali ognianno. Cosa altrettanto grave è il fatto che i cacciatori si definiscono spesso “ambientalisti”. Non ci può essere menzognapiù grande. A parte che anche un bambino, conoscendo un cacciatore, capirebbe che quest’ultimo è mosso solo dainsano divertimento, e non da scopi umanitari, basta poi osservare i danni che la caccia procura all’ambiente.Innanzitutto, ogni anno, questi insoliti ambientalisti riversano nell’amato ambiente tonnellate di (velenoso) piombo.L’accumulo di piombo in stagni, fiumi, laghi e terreno provoca, oltre a ovvi danni ambientali, una grave intossicazione(“saturnismo”) nelle specie animali che vivono in quell’habitat, ma anche negli uomini, che se ne cibano. Ecco lo spiritoumanitario e ambientalista dei cacciatori! Ma c’è di più. I cacciatori giustificano la loro attività affermando di rendere unservizio alla comunità contadina, in quanto sterminatori di tanti esemplari selvatici che sono un pericolo per lecoltivazioni. Essi dovrebbero però spiegare perché, durante la stagione venatoria (e non solo), introduconodeliberatamente nei territori selvatici, attraverso il noto fenomeno del “ripopolamento”, selvaggina in quantità industriale,nel pieno disprezzo degli interessi degli agricoltori. Tra l’altro, il ripopolamento, da un lato, crea indicibili danni allecoltivazioni (alla faccia del loro ruolo di guardiani del territorio agricolo), dall’altro, permette ai cacciatori di cacciareanche quando in natura non c’è più nulla da cacciare (alla faccia del loro ruolo di guardiani dell’equilibrodell’ecosistema). I cacciatori sono pochi, sempre meno, ma sempre più potenti, perché i politici italiani (di tutti glischieramenti) temono la lobby della caccia (spesso ne fanno anche parte) e il loro ricatto politico. La favola della difesadell’ecosistema è poi screditata totalmente dal fatto che questa pratica ha fatto sparire più di 200 specie, mentre oggi cene sono circa 400 a rischio estinzione. Le uccisioni dovute alla caccia incidono sulla consistenza numerica complessivadelle popolazioni cacciate, in quanto la mortalità dovuta alla caccia non può venire in alcun modo compensata. Questo
 
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è del resto facilmente comprensibile se solo si ragiona sul fatto che la mortalità naturale, che sia dovuta a malattie oall’azione di predatori, colpisce in genere gli individui vecchi, malati o comunque deboli mentre la mortalità dovuta allacaccia non fa distinzione tra giovani e vecchi o tra sani e malati: la grande maggioranza degli animali uccisi daicacciatori sono individui giovani e in buona salute che sarebbero probabilmente arrivati a riprodursi; la loro perdita sisomma a quella degli individui anziani e malati, che muoiono per cause naturali. Il concetto di “popolazione eccessiva” èpraticamente impossibile da definire. È evidente che gli ecosistemi, in presenza o in assenza di predatori, pongono deilimiti oggettivi (dettati ad esempio dalla disponibilità di territori per l’accoppiamento) all’accrescimento incontrollato dellepopolazioni di animali selvatici, per cui in pratica questo concetto non ha fondamento.
2) L’abolizione della vivisezione
(termine che sta per “sperimentazione animale”, termine maggiormente usatorispetto al primo perché apparentemente “più umano”, o perlomeno “meno sanguinario”), in favore dei metodi di ricercaad essa alternativi, che non prevedono indicibili sofferenze, e che sono gli unici a poggiare realmente su basiscientifiche. Partiamo dalle sofferenze. La vita degli animali da laboratorio è puro orrore: sono sempre isolati (trannequando sono nelle mani dei loro aguzzini; in quel caso rimpiangono l’isolamento); vivono (si fa per dire) in spazi ristrettitanto da non consentirgli movimento; restano in stanze perennemente illuminate artificialmente e non vedono mai laluce del sole; mangiano quando e come vogliono i ricercatori; soffrono un calvario fisico che inizia dal primoesperimento a cui partecipano e finisce con la morte. Nel mondo sono più di 500.000.000 gli esemplari utilizzati ognianno nei laboratori di ricerca (delle università, degli istituti di ricerca pubblici e privati, nelle industrie di ogni genere. Laquasi totalità dei prodotti, prima di essere commercializzati devono, per legge, essere testati sugli animali: farmaci,cosmetici, pesticidi, ma anche olio per i motori delle macchine, additivi alimentari, prodotti per l'igiene della casa,inquinanti ambientali, alcol e tabacco e molti altri (l’elenco sarebbe infinito). E' sufficiente questa osservazione percapire l'entità del fenomeno. Le modalità con cui vengono compiuti gli esperimenti sono le più svariate: gli animali sonoavvelenati, ustionati, accecati, shockati, affamati, mutilati, congelati, decerebrati, schiacciati, sottoposti a ripetutescariche elettriche attraverso elettrodi conficcati nel cervello e infettati con qualsiasi tipo di virus o batterio, anche quelliche non colpiscono gli animali, come l'HIV. Per non disturbare le sensibili orecchie degli sperimentatori gli animalivengono spesso “devocalizzati”, ossia vengono loro tagliate le corde vocali per impedirgli di urlare. Ancora più spessotutto viene eseguito senza anestesia. Passiamo alla cosiddetta “scientificità” dei cosiddetti “esperimenti”. I vivisettori sigiustificano con la favola che i loro test sono necessari per evitare rischi alla salute delle persone. Ciò è palesementefalso per diverse ragioni. Primo, tutti gli esperimenti su animali sono metodologicamente erronei per la disparitàesistente tra condizioni indotte sperimentalmente e le condizioni spontanee degli umani e soprattutto per le differenzebiologiche tra le specie (se la penicillina fosse stata testata sulle cavie di laboratorio, nelle quali è talmente tossica darisultare letale, non sarebbe mai stata utilizzata nell'uomo). Non è un caso che un gran numero di farmaci viene ritiratodal commercio per gravi effetti collaterali non riscontrati durante la fase di sperimentazione sugli animali. Secondo, moltiesperimenti sono inutili perché non fanno altro che ripetere esperimenti già compiuti. Terzo, esistono ormai numerosimetodi sostitutivi (e sarebbero ancora di più se i fondi per la ricerca venissero utilizzati a questo scopo) e comprendonola ricerca clinica, l'epidemiologia e la statistica, l'utilizzo dei moderni strumenti di indagine non invasiva (esempio la TACe la risonanza magnetica), le colture in vitro di cellule e tessuti umani, le simulazioni al computer. Per andare verso unaricerca di base realmente utile per i malati, un aspetto importante è quello dell'uso di tessuti umani: è attualmentepossibile usare tessuti umani per studiare malattie, conoscere le modalità di funzionamento del corpo umano,sviluppare e testare nuovi farmaci. Le specie animali, tra l’altro, non sono solo differenti dagli esseri umani, ma anchetra loro: nella loro anatomia, fisiologia, immunologia, genetica (e perfino nella struttura cellulare di base). Ogni specieanimale reagisce alle sostanze chimiche in maniera diversa. Tra le mille differenze che ci dividono dagli animali,è’importante sottolineare quelle dei sistemi immunitari: i ratti vivono nelle fogne, i cani bevono l'acqua dellepozzanghere ed i gatti si leccano via la sporcizia dal corpo senza ammalarsi. Per chi si chiedesse per quale ragione,allora, le sostanze destinate all'uomo vengono ancora sperimentate sugli animali, la risposta è ovviamente legata aragioni di mercato, cioè per favorire i gruppi industriali. La sperimentazione animale fornisce ai produttori, oltre ad unaeventuale tutela giuridica, la possibilità di selezionare la risposta variando la specie animale o le condizionidell'esperimento (ricordiamo ancora una volta che cambiando la specie su cui si sperimenta il risultato cambia), aseconda delle esigenze. Ciò consente, in un'ottica di profitto che non ha certo come fine la nostra salute, lacommercializzazione di migliaia di farmaci, spesso inutili e talvolta dannosi. Tramite la sperimentazione sugli animali èpossibile ottenere qualsiasi risultato si desideri ottenere. La vivisezione non solo non è una metodologia scientifica ma èl’opposto della scienza. In tutto il mondo è in rapida crescita il movimento di medici e scienziati che si battono perl'abolizione della sperimentazione animale, metodo di ricerca che, non garantendo alcun risultato scientifico in fase disperimentazione animale, è causa di una sperimentazione incontrollata sull'uomo (dopo la commercializzazione). Inquesta battaglia rientra anche la questione della libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Gli studi sutali cellule consentirebbero di trattare malattie finora incurabili, producendo una popolazione di cellule in continuacrescita. Le staminali embrionali hanno il potenziale di mutarsi in qualsiasi tipo di tessuto umano e quindi di farricrescere i tessuti danneggiati, offrendo la speranza di terapie per le malattie più diverse.

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