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Grecia Portogallo Spagna

Grecia Portogallo Spagna

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Ho deciso di donare alla collettività del nostro corso, questo riassunto che ho scritto del libro di Varsori (transizioni alla democrazia di Grecia Portogallo Spagna). io ormai non ne ho più bisogno...fatene buon uso!!..
Ho deciso di donare alla collettività del nostro corso, questo riassunto che ho scritto del libro di Varsori (transizioni alla democrazia di Grecia Portogallo Spagna). io ormai non ne ho più bisogno...fatene buon uso!!..

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Published by: Il Tessitore Dell'Alba on Feb 18, 2011
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03/17/2012

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Storia delle relazioni internazionaliDemocrazie. L’Europa meridionale e la fine delle dittature
 
1.L’occidente e la Grecia: dal colpo di stato militare alla transizione alla democrazia.
La Grecia dal 1944 al 1967 
Alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale la Grecia rappresentava un attoresecondario sullo scenario politico europeo. La posizione di neutralità assunta dalla Grecia nelconflitto viene messa in crisi dall’attacco da parte dell’Italia fascista e dalla conseguente invasionetedesca nel 1941. Questi eventi avvicinarono le sorti della Grecia a quelle della Gran Bretagna. Ilmonarca in esilio, con governo al seguito, fu ospitato al Cairo, mentre nel paese si organizzava laresistenza all’occupazione nazifascista. Nasce così il Fronte di Liberazione Nazionale (EAM) al cuiinterno gioca un ruolo fondamentale il partito comunista greco KKE, che porterà anche alla nascitadi un’organizzazione militare l’ELAS. Successivamente tra il 41 e il 42 venivano costituiti duemovimenti di resistenza di ispirazione non comunista, l’EDES e l’EKKA, vicini alle posizioni dellamonarchia e del governo in esilio, che nel frattempo fini sotto la forte influenza delle autoritàbritanniche. Queste furono ben presto costrette a gestire le forti rivalità tra i partigiani dell’ELAS equelli dell’EDES, che poi finiranno per sfociare in violenti scontri, a causa del mancato accordosulla possibilità di abolire la monarchia greca.Nel febbraio del 45 venne raggiunto un fragile compromesso, il cosiddetto accordo di Varkiza, cheponeva fine alle ostilità. Nel 46 si tennero cosi le elezioni che affermarono la vittoria delle forzemoderate e filomonarchiche, permettendo il rientro del re, Giorgio II, in patria, a cui sarebbesucceduto nel 47 il fratello Paolo. Nel frattempo i comunisti, sostenuti dagli altri regimi comunistiaffermatisi nei Balcani, assumevano il controllo di alcune aree settentrionali del paese, che siscontrarono duramente con le truppe regolari inglesi, ponendole in difficoltà. Nel 47 gli USAcominciarono ad elargire un forte contributo economico e militare al governo di Atene e, sebbenel’influenza inglese non scomparisse completamente, la Grecia entrò rapidamente a far parte delsistema occidentale guidato dagli USA, godendo anche degli aiuti del Piano Marshall. Il sostegnodegli Usa e, dopo il 48, lo scisma di Tito, che privò la guerriglia comunista dell’appoggio jugoslavo,favorirono la vittoria delle truppe regolari sulle forze comuniste.In questo periodo fu forte l’ingerenza americana nella politica interna del paese, che riuscì tramiteuna riforma elettorale maggioritaria, a portare al potere il Raggruppamento greco, formazione didestra guidata dal Generale Alexandros Papagos, che consentì una parziale stabilità politica. Ciòpermise inoltre alla Grecia di essere ammessa al Consiglio d’Europa e nel 1952 nel Patto Atlantico,pur non partecipando ai processi di “costruzione europea”.Nel corso degli anni 50 i rapporti greco-turchi si deteriorano per la mai sopita questione cipriota: gliabitanti greci dell’isola, colonia inglese, iniziarono a chiedere con forza l’indipendenza alla GranBretagna in vista di una unione con la madrepatria greca. Queste tensioni si sarebbero poiorganizzate nell’organizzazione di resistenza clandestina EOKA guidata dal colonnello Grivas. Ilgoverno di Atene sostenne le tesi indipendentiste, mentre la Turchia condivideva le preoccupazionidella comunità turco-cipriota contraria alla prospettiva di annessione con la Grecia. La posizioneassunta da Atene si scontrava così sia contro la Turchia che la stessa Gran Bretagna. Dopo lunghi edifficili negoziati, in cui la Gran Bretagna favorì il pieno coinvolgimento della Turchia, con gliAccordi di Zurigo e di Londra nel 1960, Cipro acquisiva la piena indipendenza sotto la guidadell’arcivescovo Makarios, in teoria garantita da Atene, Londra e Ankara. Restava comunque vival’idea dell’annessione (l’Enosis) in molti ciprioti e in vari settori del mondo politico greco.Nel frattempo, nel quadro politico greco era emersa la figura di Karamanlis che, dopo aver creatoun nuovo partito di destra (ERE), nel 1955 era giunto al governo per restarvi quasi ininterrottamentefino al 63. Nonostante le varie difficoltà di carattere economico, nel 1961 con il Trattato di Atene, la
 
Grecia diveniva il primo paese associato alla CEE, entrando anche a far parte del Consigliod’Europa. Karamanlis mirò inoltre a rafforzare i rapporti con alcuni paesi europei occidentali inparticolare la Germania di Adenauer e soprattutto la Francia di De Gaulle. I suoi principalioppositori erano da un lato una serie di partiti di ispirazione liberale, il cui esponente era Papandreu,dall’altro la Sinistra Democratica Unita (EDA) che rappresentava in larga misura la parte dipopolazione già vicina al partito comunista. La Questione di Cipro aveva favorito nell’opinionepubblica una forte ostilità nei confronti della NATO, la soluzione raggiunta nel 60 non soddisfacevale posizioni nazionaliste di Atene e sembrò indebolire le posizioni di Karamanlis. Nel 61 eglisciolse il parlamento, convinto di vincere le elezioni: l’ERE ottenne la maggioranza mal’opposizione delle forze progressiste guidata da Papandreu ottenne il 34%. Le accuse di broglielettorali da parte delle opposizioni, la difficile situazione economica del paese, i crescenti contrasticon la Corona ed infine l’uccisione di Lambrakis, deputato di sinistra, ad opere di elementi diestrema destra contribuì ad offuscare il consenso di Karamanlis. Così nelle elezioni del 64 diederoun risultato favorevole all’Unione di centro (EK) di Papandreu. Alcune decisioni prese dal governoPapandreu, intervenuto con importanti riforme di stampo progressista, irritarono gli ambienti piùconservatori. La tensione tra il governo e le forze armate crebbe inoltre a causa di una serie discandali che coinvolsero sia l’esercito che il figlio del primo ministro, Andreas. Il nuovo reKostantinos II, che si ergeva a difensore delle forze armate, chiese le dimissioni di Papandreu,aprendo una grave crisi politica. In questa occasione l’ambasciata americana ad Atene registravavoci di un possibile colpo militare, mentre da Washington crescevano le preoccupazioni perl’atteggiamento sempre più anti americano di Andreas Papandreu. La situazione fu superata grazieall’uscita dall’EK dell’ala più progressista, che permise la formazione di un nuovo governo con ilsostegno dell’ERE.
Il colpo di stato militare e le prime reazioni occidentali (1967-1968) 
La prospettiva di nuove elezioni nel 67, aprì una fase politica confusa e di forte tensione cheavrebbe favorito il colpo di stato. Kostantinos II temeva che una vittoria elettorale dei progressisti edella sinistra avrebbe messo in discussione l’istituto monarchico e parve valutare l’ipotesi di unricorso a una legislazione d’emergenza nel caso di risultati elettorali sfavorevoli, convinto di potercontare sull’appoggio delle forze armate e degli americani. Agli americani giungono notizie diriunioni segrete tra ufficiali greci che avevano dato vita ad un’organizzazione clandestina chiamata“Consiglio Rivoluzionario”: la loro reazione è negativa e contraria a qualsiasi iniziativa checomporti misure anticostituzionali, men che meno ad una dittatura militare. L’ambasciatore Talbotaveva proposto una “operazione coperta” di finanziamento alle forze conservatrici, dato che leposizioni di Andreas Papandreu, si facevano sempre più radicali in opposizione alla monarchia eagli USA, ma ottenne parere negativo dal Segretario di Stato. Lo stesso Talbot sembrava poiconvinto dell’inesistenza di un piano concreto di colpo di stato da parte dei militari.Di fronte alla debolezza dei governi di destra e agli interventi del sovrano in favore di esponentidell’ERE, alimentarono il fuoco della protesta guidata dal giovane Papandreu e dall’EDA. Inparallelo tra i vertici delle forze armate proseguivano i contatti segreti al fine di prevenireun’eventuale affermazione del giovane leader radicale, sulla scia del Piano “Ierax due” cheprevedeva l’intervento dei militari in caso della presa del potere da parte dei comunisti. Laposizione americana rimaneva però fermamente contraria a progetti di questo tipo, poiché vi era laconvinzione che l’instabilità politica conseguente ad un colpo di mano militare avrebbe potutofavorire l’infiltrazione di agenti comunisti nelle forze di opposizione, come ebbe modo dicomunicare l’ambasciatore al sovrano greco.A dispetto di tutti i segnali, il colpo di Stato parve cogliere di sorpresa i maggiori protagonisti dellavicenda sia in Grecia, che in ambito internazionale. Nella notte tra il 20 e il 21 aprile alcune unitàdell’esercito guidate dai colonnelli Papadopoulos, Pattakos e Makarezos prendevano il controllo delpaese. I militari raggiunsero il sovrano nella sua residenza e dopo aspri colloqui riuscirono adimporre a Kostantinos II di accettare il fatto compiuto; il re riuscì solo ad ottenere che alla guida del
 
governo, posto sotto il controllo delle forze armate, fosse guidato da un civile nella persona diKollias, un giudice della suprema corte.L’ambasciatore americano Talbot ebbe una conversazione con Kollias e il gen. Spantidakis(ministro degli esteri), a cui si limitò a recriminare l’utilizzo di materiale militare americano, esottolineò la necessità che il nuovo governo fosse leale al re. Talbot ritenne di adottare unatteggiamento di basso profilo puntando sul mantenimento di stretti contatti con il sovrano, cheveniva considerato dall’ambasciata l’unico utile e legittimo interlocutore. Da parte americanaemergeva il desiderio di muoversi con prudenza nonché l’implicita speranza che il colpo di Stato, ilquale era stato in apparenza eseguito senza spargimenti di sangue, rappresentasse una sorta di breveparentesi; da qui l’appoggio del Dipartimento di Stato alla linea dell’ambasciatore che sosteneval’idea che l’Amministrazione USA, pur non sostenendo il nuovo governo greco, favorisse una seriedi misure transitorie che consentissero il ritorno alla democrazia.Con il trascorrere del tempo però, l’ambasciata USA ad Atene fu costretta a constatare la mancanzadi qualsiasi resistenza organizzata contro il regime ed una sorta di accettazione di gran parte dellapopolazione della nuova situazione, mentre la giunta militare faceva sforzi per convincereWashington che il colpo di stato era stato compiuto anche negli interessi dell’occidente e di come inuovi leader godessero del consenso della popolazione. Nel frattempo l’attenzione internazionale sispostava sulla crisi determinata dalla “guerra dei sei giorni”.Diverso era stato l’atteggiamento dell’Europa Occidentale, dove la reazione dell’opinione pubblicaal colpo di Stato si era rivelata fin da subito profondamente negativa e i partiti della sinistra avevanoorganizzato manifestazioni nel cui ambito non erano mancate accuse aperte control’amministrazione americana (già duramente criticata per via del Vietnam). Nell’ambito della CEEla prima reazione di condanna era stata espressa dal Parlamento europeo, il quale avanzò la richiestache quanto previsto nell’accordo di associazione con la Grecia venisse immediatamente congelato.La questione si presentò nel concreto per via di un prestito che la Bei era sul punto di concedere allaGrecia: chiamata ad esprimere un parere in merito la Commissione concordò sul congelamento delprestito, e di un sostanziale congelamento dell’Accordo di associazione, nonostante l’opinionecontraria sostenuta dai commissari francesi.Nel frattempo re Kostantinos II, stanco delle politiche troppo caute dell’amministrazione USA, eprendeva un’iniziativa contro la giunta militare. Nel dicembre 67 si ritirò nel nord della Grecia dovesperava di radunare la parte delle forza armate a lui fedele, informando di ciò l’ambasciatore Talbot.Questi spiegò come solo nel caso il re avesse ottenuto la fiducia della maggioranza delle forzearmate gli USA sarebbero intervenuti a suo favore. La reazione della giunta fu però rapida: in unapresa di posizione pubblica si dichiarava deposto il re, il col Papadopoulos veniva nominato primoministro e il gen Zoitakis Reggente. Il sovrano non riuscì a radunare attorno a sé le forze sperate econ la famiglia si recò in esilio in Italia. L’amministrazione Johnson pur mantenendo contattiprivilegiati col sovrano, decise di proseguire con una politica di basso profilo, che se da un lato nonimplicava relazioni particolarmente cordiali con il nuovo governo di Atene, dall’altro non ritenevautile rompere con i golpisti greci, soprattutto in merito alla situazione sempre più tesa di Cipro.Quanto al governo di Papadopoulos, quest’ultimo cercò di mantenere relazioni cordiali conWashington, ad esempio rilasciando Papandreu dagli arresti e consentendogli di trovare rifugionegli USA, e rinnovando la fedeltà al blocco occidentale e all’alleanza con gli USA.L’apparente immobilità dell’amministrazione americana era d’altronde la conseguenza delle gravidifficoltà incontrate dal presidente Johnson nel corso del 1968 sia sul piano politico interno, sia suquello internazionale a causa del riacutizzarsi del conflitto in Vietnam.La convinzione che il regime fosse destinato a durare aveva cominciato a diffondersi anche negliambienti diplomatici dei maggiori paesi occidentali d’Europa, più interessati alla Grecia.

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