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Il TurIsmo CulTurale
luglio agosto 2009
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visita in cantina |
VIlla PeTrIolo
un luogo in cui si produce cultura
Dai documenti storici conservati all’Archi-vio di Stato di Firenze emerge che la pre-
senza degli Alessandri nella tenuta di Petriolo
risale almeno al XVI secolo. Comprenderele ragioni che abbiano spinto i rappresen-tanti della nobile amiglia ad eleggere questaparte di campagna quale dimora in cui cac-ciare e, soprattutto, riprendersi dagli aannidel
negotium
cittadino è acilmente intuibile.Circondata da case coloniche, ornaci, orti e
giardini, Villa Petriolo giace sulla sommità di
una collina e aaccia su una vallata di inenar-rabile bellezza in cui si alternano – quasi osse
un’enorme tela dipinta dal più abile dei mac-chiaioli – i contrasti cromatici e chiaroscu-rali di vigneti, uliveti, rutteti, prati e boschi.
Ma dell’antico
otium
s’è persa ogni traccia una
dozzina di anni a, ovvero quando la giovaneSilvia Maestrelli, un concentrato di energiae passione alla
j-esima potenza
, ha dato avvioa un radicale progetto di ristrutturazione
dell’azienda: oltre al restauro dei luoghi abita-
tivi e all’ammodernamento della cantina, ha
realizzato nuovi impianti in vigna e optato per
selezioni clonali, gestioni parcellari, vendem-
mia manuale, ermentazione in cemento vetri-fcato. In ultimo, ha recuperato il Canaiolo, viti-
gno autoctono quasi in via di estinzione.Una piccola rivoluzione all’insegna della qua-
lità e dell’efcienza che oggi permette a VillaPetriolo di presentarsi sul mercato decli-nando vini superbi. Ma defnire Villa Petrioloun’azienda agricola o una mera casa vinicola
sarebbe riduttivo, uorviante e, orse, addirit-
tura oensivo. Oggi Villa Petriolo è un laborato-rio
en plein air
in cui, accanto al vino, si produce
cultura. La vendemmia si trasorma nell’on-tologica e inarrestabile danza di Matisse; laspalla pronunciata di una bottiglia bordo-
lese esaspera le curve e muta in una ceramicadesign di Eva Zeisel; una degustazione si tra-
sfgura uturisticamente in una tela deperiana.
Le discussioni sul cordone speronato si dilui-scono in un aresco sacro del Pontormo o inuna stroa dimenticata del De André di
Tuttimorimmo a stento;
il rumore dei rimestaggi edelle ollature diventa suono potente, si a
verso. “
Ne la notte
/
Più lontano
/
Per le rotte
/
De lanotte
/
Il mio passo
/
Batte botte”
. Prendono orma
i
Canti Orfci
di Campana. Folli, visionari, veri.E Silvia sorride estasiata.
Villa Petriolo
Vi di Pti, 750050 Ct Gidi (FI)T. 0571/55284
www..
da sempre
Vino o poesia? Non devo neanche ormulare la
mia sciocca domanda per ottenere una rispo-
sta netta: entrambi. Da sempre. Da quandoSilvia, a otto anni, si traserisce in campa-gna. Dai ricordi dei reddolosi risvegli inver-nali; dai pomeriggi trascorsi a giocare con ilpiccolo Diego, fglio di contadini; dalle corag-giose escursioni eettuate in compagnia
della sorella Simona fno al limitare del bosco;
dalle ore passate serenamente all’ombra delsuo susino; dalle vibrazioni che ancora oggi
avverte passeggiando tra le vigne.
Silvia viene dalla fnanza, dal lavoro svoltonelle aziende amiliari (il papà Moreno è un
costruttore navale, “
con il motoscafo C42 ha rivo-
luzionato la nautica in Italia
” aerma con orgo-
glio) e si è avvicinata all’universo del vino sol-
tanto da qualche anno. Ma si capisce subito che
questo mondo le appartiene da sempre.
c’è una parte di silvia in ogni suo vino
Eleganza, fnezza, semplicità, unicità, carat-tere. Soppeso le parole con cura e – usandola penna come lo scalpellino di un miniatu-rista medievale – aggiungo: dolcezza, soa-vità, ascino. Rileggo d’un fato e mi accorgo
che involontariamente ho stilato un elenco dicaratteristiche che descrivono alla perezione
sia Silvia Maestrelli sia il suo Rosae Mnemosis
2007, un Sangiovese in purezza, eletto dalla
Guida dell’Espresso
“Chianti dell’anno”. Suadenti
note di mirtillo, mora di rovo, terra bagnata,pepe nero, pelle conciata, accompagnate da
garbati tocchi minerali; tannini di seta per unvino resco e...
juicy
. Un succoso triono di dol-
cezza e bevibilità. “
È il vino dei miei aperitivi
”
mi confda Silvia con un sorriso vaporoso. Da
come ne parla mi rendo conto che considera
questo Chianti un fglio, il ratellino della pic-
cola Lavinia. Passiamo in rassegna (visiva,olattiva e gustativa) gli altri vini aziendali,vini unici, dalla personalità inconondibile,che Silvia è riuscita a produrre con la consu-lenza-complicità di Federico Curtaz. L’ottimo
enologo e agronomo, dopo diciassette anni tra-scorsi con Angelo Gaja, ha deciso di rimettersi
in discussione cercando nuovi stimoli. E con
Silvia ne ha trovati in abbondanza.
Degusto un Toscana Igt Bianco e, tra i sen-tori ruttati di mela ed agrumi, riconosco laginestra e altri fori gialli che simboleggiano
quell’entusiasmo contagioso da
perenne prima-vera
che accompagna incessantemente Silvia.Poi il Chianti Docg Villa Petriolo e, tra prugna,
gelso nero, iris e viola passa, vedo ancora lei:semplicità e senso della misura. Alla curiosasorte non suggono neanche il moderno
Golpaja (Sangiovese 60% e Merlot 40%) col suo
abito rubino scintillante e il delicato corredo
di marasca, petali di rosa, cannella e toni bal-
samici – viene uori tutta la signorile eleganza
La Tenuta di Fessina e il progetto Esperidi
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“eleGaNza, FINezza,semPlICITà,uNICITà, CaraTTere.DolCezza, soaVITà,FasCINo. rIleGGoD’uN FIaTo e mIaCCorGo CheINVoloNTarIameNTeho sTIlaTouN eleNCo DICaraTTerIsTICheChe DesCrIVoNoalla PerFezIoNe sIasIlVIa maesTrellIsIa Il suo rosaemNemosIs 2007”
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