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INFORMATION EXPLOSION

INFORMATION EXPLOSION

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Published by Alessio Mannucci
Come far emergere ordine dall’infocaos? Come difenderci dall’ “information explosion”, come combattere il “sovraccarico cognitivo”, noto come “Information overload(ing), e l’ “info-stress”? Internet, Google, i social network, la blogosfera, ci stanno rendendo più stupidi o più intelligenti? Come realizzare una vera, effettiva, intelligenza collettiva?
Come far emergere ordine dall’infocaos? Come difenderci dall’ “information explosion”, come combattere il “sovraccarico cognitivo”, noto come “Information overload(ing), e l’ “info-stress”? Internet, Google, i social network, la blogosfera, ci stanno rendendo più stupidi o più intelligenti? Come realizzare una vera, effettiva, intelligenza collettiva?

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Published by: Alessio Mannucci on Mar 02, 2011
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http://infowar2punto0.blogspot.com/2011/03/information-explosion.htmlCome  far  emergere  ordine  dall’infocaos?  Comedifenderci  dall’  “information  explosion”,  comecombattere il  “sovraccarico cognitivo”, noto come“Information overload(ing), e l’ “info-stress”? Internet,Google, i social network, la blogosfera, ci stannorendendo  più  stupidi  o  più  intelligenti?    Comerealizzare una vera, effe
ttiva
,
intelligenza colle
tt
iva?Il dibattito tra apocalittici e integrati infiammal’infowar…
1) Wikileaks mette a disposizione 251.000 documenti top secret(prima notizia)2) Da essi apprendiamo che in Italia la diplomazia americana si interroga sui “
wild parties
” delPresidente, e su i suoi rapporti non trasparenti con l’oligarca Putin (seconda notizia)
L’information overload
, come è noto (*), funziona secondo questo schema:l’aumento della quantità di informazioni fa accrescere la capacità di prendere decisioni o diorientarsi su un tema,
ma fino ad un certo punto
. Superata questa soglia, se l’informazionecresce ancora, le capacità non aumentano più, e poi
rapidamente declinano
:
troppainformazione - un diluvio di informazione - impedisce infattidi assimilare i dati, e
annetterli al proprio processocognitivo
.
Il risultato  è che non si è piu’ in grado di analizzare, e si scegliel’informazione più facile, più chiassosa e più rumorosa – non necessariamente più significativao rilevante, : i
wild parties
, appunto.
Against transparency
In “Against transparency”, pubblicato nel 2009 nellarivistaliberalThe new republic,Lawrence  Lessigfa notare
che la
pubblicazione di una marea di datinon produce un immediato effetto di trasparenza
,perchè non tutti i dati soddisfano i requisiti di base che lirendono informazione utilizzabile.
Infatti
il modo in cui l’informazione viene utilizzata dipendedal suo essere
incorporata in una catena complessa dicomprensione, azione e reazione
.
Il modo in cui l’informazione entrain questa complessa catena (in cui la comparabilità dei dati deve essere possibile, adesempio), ci dice se e come la trasparenza funziona o meno. Se i dati non sono interpretabili,cioè non sono contestualizzati, ogni loro lettura diventa possibile. Ad esempio, è bene chevengano resi pubblici tutti i dati relativi ai finanziamenti ottenuti dai membri del Congresso, ma
 
non sempre questi dati sono di per se’ leggibili, o provano aspetti deteriori. Meglio è piuttostodefinire che ogni candidato possa raccogliere tutto il denaro che vuole da chiunque, ma con unlimite di 100 dollari per ogni donatore.
La trasparenza è ovviamente sempre un bene
, diceLessig, ma può avere conseguenze negative quando serve a
certificare alle persone quelloche già sanno
.
The Hazards of Nerd Supremacy
In “
”,pubblicato il 20 dicembre 2010 nellarivistaThe Atlantic“. Jaron Lanier informatico, artista visuale, pioniere visionario -negli anni 80- della cosiddetta
virtual reality,
autore nel 2010 diYou are not a gadget. A manifesto“, un pamphlet controverso molto critico verso i socialnetwork e l’evoluzione “di massa” del web contemporaneo (v.traduzione italiana), critical’ideologia  secondo  la  quale  l’informazione  in  quantità  sufficientemente  ampia  diventaautomaticamente verità. L’autore si riferisce alla tesi sostenuta da Chris Anderson nella rivistaWired nel 2008 (**) secondo la quale la massiva quantità di dati liberamente presenti ininternet rende obsoleto il metodo scientifico deduttivo.Per Lanier
aggiungere più informazione in internet non rende automaticamente ilmondo migliore
e le persone più libere. L’informazione infatti, anche quando è corretta,
nonè un oggetto astratto autonomo e decontestualizzato
ma,  rilasciato  in  grandezzeoceaniche può confondere altrettanto che chiarificare e dare potere. In altre parole, il problemanon è se la segretezza sia buona o cattiva (per Lanier peraltro non è del tutto negativa, perchèritiene che un mondo senza segreti sia un mondo senza fiducia, un mondo cioè fatto permacchine) ma che un flusso smisurato di dati che non si sa come contestualizzare è inutile.
Per  Lanier  il  pensiero  che  esprime  la
nerd supremacy 
consiste nel prendere in considerazione il
meroaspetto quantitativo dell’informazione
,
senza attribuire alcunsignificato alle circostanze ed alle differenti prospettive.
Più  l’informazione
è
massiva  e  disaggregata  più  avviene  che  altri  lareinterpreteranno per noi
in modo banale (i
wild parties
) se non abbiamo – o non ci sono –gli strumenti per venirne a capo.
 
31 gennaio 2011
“In un mondo di
il bisogno disoggetti autorevoli che selezionino, rielaborino edaggreghino contenuti è sempre più pressante.
Lacapacità di farlo concretamente (…) è la sfida che si pone per la creazione divalore aggiunto e del relativo riconoscimento /ritorno economico in ambitoeditoriale”.Lo osserva Pier Luca Santoro sul
, in riferimento a uno studiostatunitense
su Science Magazine (e
dal Telegraph),secondo  cui  ” 
allo  stato  attuale  riceviamo  una  quantitàgiornaliera di informazioni pari a 174 quotidiani e ciascuno
 
di noi mediamente produce, in termini di comunicazione edinformazione, l’equivalente di 6 giornali al giorno” 
.Sono  dinamiche  ottimamente  sintetizzate  dal  grafico  pubblicatodal
che ne documenta mezzi e dimensioni.In queste condizioni la vera  sfida è su come
a , al propriomessaggio, alla propria comunicazione ed al proprio mezzo  l’ 
, come suggerisce Steve Rubel quando parla di
”,riferendosi esattamente alle attenzioni ed alle modalità da utilizzare nell’era deldecadimento dell’attenzione.
Prendendo in esame sia le tecnologia digitali sia quelle analogiche a disposizione, nel2007,
l'umanità è stata in grado di memorizzare
295 exabyte
diinformazioni,  ovvero
295  trilioni  di  byte
(295000.000.000.000.000.000  byte),  ha  comunicato
2  triliardi
(2000.000.000.000.000.000.000) di byte e ha processato
64 trilionidi informazioni al secondo
(a farlo a mano ci sarebbero volute2.200 volte il tempo trascorso dal Big Bang a oggi).
Per  guardarla  da  un'altra  prospettiva,  i  ricercatori  suggeriscono  una  metaforaastronomica:
se ogni bit fosse una stella, esisterebbe
una galassia diinformazioni
per  ogni  singolo  essere  umano. Il  che  vuol  direanche
315 volte
il numero di granelli di sabbia presenti sul pianeta.
E tuttavia, questa montagna di informazioni è equivalente ad appena l'
1 per cento
diquelle contenute nel
dna
di un singolo essere umano.
Questi numeri, per quantoimpressionanti, sono ancora niente rispetto alla capacità della natura di gestire e usare leinformazioni 
”, conferma Hilbert. “
Tuttavia, mentre la capacità della natura rimane costante,quella dell'essere umano cresce a ritmo esponenziale
”.
L’afflusso di informazioni è così ingente che c’è necessità diqualcuno che riesca a trovare il bandolo giornalistico dellamatassa: a rimettere in “formae dare un “frameacontenuti spesso caotici e polverizzati.
C’è chi ha proposto unordine di misura per la ricchezza delle hashtag su Twitter o simili: il Tweet perhour  appunto:
la  polverizzazione  dei  contenuti  richiedeinsomma un vero e proprio nuovo skill anche giornalistico,la capacità di selezionare, filtrare e fare controllo incrociatodelle informazioni che arrivano velocissimamente su questi

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