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I Benefici Della Pratica Del Ciclismo Per i Diabetici Ed i Diabetologici

I Benefici Della Pratica Del Ciclismo Per i Diabetici Ed i Diabetologici

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I benefici della pratica del ciclismo per i diabetici ed i diabetologici
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I benefici della pratica del ciclismo per i diabetici ed i diabetologici
Pierpaolo De FeoProfessore Associato di EndocrinologiaUniversità degli Studi di Perugia
La pratica regolare del ciclismo esercitata ad intensità medio-moderata ricade nelle disciplineaerobiche di lunga durata. Tra le attività aerobiche più agevolmente praticabili il ciclismo rispetto alpodismo offre il vantaggio di un minore traumatismo osteo-articolare con tempi di recuperomuscolari più rapidi e la possibilità di percorrere distanze maggiori, coniugando al meglio l’attivitàmotoria con i benefici psichici conseguenti alla scoperta e
“conquista fisica”
di nuovi scenarinaturali.Il soggetto diabetico sia di tipo 1 che di tipo II ha dalla pratica del ciclismo specifici vantaggi.
Il soggetto diabetico di tipo 1
può sistemando sul manubrio della bicicletta il reflettometro ed ilpungidito controllare anche in corsa l’andamento della glicemia capillare per una razionaleassunzione di carboidrati. La quantità di carboidrati da assumere può essere anche stabilita in baseal consumo calorico e all’intensità dell’esercizio fisico. Entrambi questi parametri possono esserestimati mediante cardiofrequenzimetri evoluti. L’integrazione con carboidrati si baserà sui seguentifattori: 1) un’intensità fino dal 40 al 60-65% della VO2 max comporta un consumo equivalente dilipidi e carboidrati; 2) intesità sub-massimali o massimali comportano un quasi esclusivo uso dicarboidrati; 3) la completa ossidazione dei carboidrati fornisce circa 4 Cal, quella dei lipidi circa 9Cal. Per fare un esempio pratico: A) un ciclista che in 1 ora consuma 1000 Cal ad un’intensità parial 80-90% della frequenza cardiaca massimale utilizza quasi esclusivamente carboidrati come fonteenergetica e quindi ossida in media 50-60 g di zuccheri ogni 15 minuti che, se la glicemia è entrovalori accettabili, deve parallelamente introdurre; B) lo stesso ciclista in 1 ora consuma 500 Cal adun’intensità pari al 50-60% della frequenza cardiaca massimale, in questo caso utilizza come fonteenergetica muscolare una miscela quasi paritaria di lipidi e carboidrati; dato che i lipidi forniscono 9Cal e i carboidrati 4 Cal questi ultimi forniranno circa 150 Cal, cioè saranno ossidati circa 10 g dizuccheri ogni 15 minuti. Maggiore sarà la forma atletica del soggetto e più incrementerà la VO2massimale e la sua massima potenza aerobica lipidica, cioè la capacità di utilizzare i lipidi.
Il soggetto diabetico di tipo 2
può utilizzare la bicicletta per ridurre la massa grassa, pedalando adintensità tra il 40 ed il 60% della VO2 max per ossidare prevalentemente i lipidi. Un deficitenergetico tra entrate ed uscite di circa 200-400 Cal al giorno consente la perdita mensile media di 1kg di massa grassa e quindi la correzione di un eccesso ponderale in ragionevole periodo di tempo(6 mesi- 2 anni). Un altro opportunità offerta dal ciclismo riguarda la possibilità di utilizzare a casao in palestra delle bici stazionarie per praticare l’attività fisica anche quando le condizioniclimatiche sono poco favorevoli. La bici stazionaria consente contemporaneamente di svolgere altre
 
attività come leggere un libro, ascoltare la musica o guardare un film e, pertanto, favorendo cosìuna perdita di peso mentre si praticano altre piacevoli attività.L’autore del presente articolo è un
diabetologo
ciclista (vedi foto) che preferisce alla garecicloamatoriali brevi partecipare a gare ciclistiche di lunga distanza (fondo o granfondo) per varimotivi:1. Un atleta ben allenato per questo tipo di distanze 150-250 km è in grado di superare senzaeccessive difficoltà i dislivelli altimetrici proposti. Per restare al paragone granfondociclistica/maratona podistica va sottolineato che la granfondo permette recuperi abbastanzarapidi e la stessa competizione finisce per migliorare ulteriormente il sistemacardiovascolare e muscolare. La maratona, invece, a causa delle particolari sollecitazioni acui vengono sottoposti muscoli, tendini ed articolazioni, richiede minimo 2-4 settimane perun pieno recupero. Pertanto, una granfondo ciclistica ben preparata e corsa con intelligenzatattica ha il vantaggio di allenare e incrementare le capacità psico-fisiche dell’atleta senzasequele a breve termine.2. Un altro aspetto stimolante, comune alle attività sportive di resistenza particolarmenteprolungate, riguarda la preparazione. La granfondo ciclistica, essendo uno sportprevalentemente aerobico con transitori picchi di anaerobiosi, richiede essenzialmente unapproccio metodologico basato su ritmi di fondo medio e lungo. Questo tipo di preparazioneè sicuramente preferibile a quella necessaria per le corse amatoriali di breve chilometraggio(50-70 km) che richiede lavori vicini alla soglia anaerobica con scatti, ripetute ed allunghi. Ilunghi chilometraggi tipici dell’allenamento del granfondista, percorsi ad intensitàmoderata-alta (70-80 % VO2max), consentono di godere a pieno le bellezze del territorio, discoprire piccoli borghi, di apprezzare scorci naturali insoliti e coniugano tutti gli aspettipiacevoli del cicloturismo con la preparazione agonistica.3. Un altro valido motivo è il senso di compartecipazione che si percepisce nel gruppo durantelo svolgimento di una granfondo. Una volta che si è creato il gruppetto, dato che per moltipartecipanti l’obiettivo finale non è battere degli avversari ma completare dignitosamente ilpercorso, si finisce per condividere la sensazione di fatica sulle salite più impegnative edaiutarsi nei tratti pianeggianti. Questa filosofia frequente nelle granfondo, ma non nelle garecicloamatoriali brevi, rende più umana l’esperienza della gara che vive nell’ambito di unsano agonismo. Va, tuttavia, sottolineato che l’esasperazione agonistica è presente anchenelle granfondo ciclistiche ma rimane confinata al gruppo dei più forti e poco interessa lamassa dei partecipanti.

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