Read without ads and support Scribd by becoming a Scribd Premium Reader.
 
1
Giovanni Calvino
Il Catechismo di Ginevra del 1537
"Quali armi abbiamo contro le menzogne di Satana, se non la verità di Dio? Seessa ci viene tolta, rimaniamo nudi e disarmati" (Giovanni Calvino, dallaprefazione all'edizione latina di questo catechismo).
"…come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate … anzi santificate il Signore Dio neivostri cuori e siate sempre pronti a rispondere a vostra difesa a chiunque vidomandi spiegazione della speranza che è in voi con mansuetudine e timore …Chi parla, lo faccia come se annunciasse gli oracoli di Dio; chi fa un servizio, lofaccia nella forza che gli è fornita da Dio, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e il dominio per i secoli deisecoli. Amen"
(1 Pietro 2:2; 3:15; 4:11).
INTRODUZIONE
L'istituzione del catechismo per l'istruzione dei giovani, come noi oggil'intendiamo, ci viene direttamente dalla Riforma. Anche la chiesa antica avevaadoperato catechismi, specialmente per i pagani che chiedevano il battesimo, mapoi s'incominciò a trascurare questa istruzione, che nel medioevo fu sostituita dauna semplice confessione di fede. Rimase ancora l'impegno dei padrini di istruireil battezzando insegnandogli il simbolo apostolico, il Padre Nostro e il decalogo.Ma all'infuori di ciò, prima della Riforma, non si ebbero quasi né catechismi, néistruzione catechistica. I primi tentativi in questo senso furono: Las interrogacionsmenors dei Valdesi, alla fine del XV secolo, e «un'istruzione nella fede cristianaper i piccoli fanciulli» dell'Unità dei Fratelli boemì (hussiti radicali), nel 1522.Seguirono i catechismi classici della Riforma, di Lutero, di Calvino e di Heidelberg.Il riformatore ginevrino senti subito la gravità di questa lacuna nella chiesa, chelasciava la porta aperta a ogni errore e a ogni eresia. Egli scriveva: «La chiesanon sì conserverà mai senza catechismo, poich'esso è come la semenza per far sìche il buon grano non perisca, ma si moltiplichi d'età in età. E perciò sedesiderate costruire un edificio di lunga durata e che non rovini in breve tempo,fate sì che i fanciulli siano istruiti con un buon catechismo, che mostrìbrevemente ed in modo loro comprensibile ov'è il vero cristianesimo». E questo,egli osserva, non si è «mai tralasciato di fare, se non quando la chiesa è statacompletamente corrotta»'.Ora il rinascere della chiesa di Cristo ìn Ginevra per opera della Riforma nonpoteva non rendere dì nuovo viva la questione dei l'istruzione cristiana dellegiovani generazioni. Ed è appunto per risolvere questo grave problema cheCalvino compose il presente catechismo. Esso è in realtà un compendio della suaIstituzione della religione cristiana del 1536. Comparve in francese nel 1537,anonimo, col titolo: Istruzione e confessione di fede usate nella chiesa di Ginevra.
 
1L'anno seguente Calvino lo pubblicò in latino con una prefazione per scagionarese stesso e i pastori di Ginevra dall'accusa d'arianesimo, mossa loro dal pastoreCaroli di Losanna. Così esso assunse anche il significato di confessione di fede.Il riformatore dichiara: «Noi ci siamo adoperati non già a presentare delle nostreopinioni personali, ma a servire con semplicità e fedeltà alla pura parola di Dio».In realtà fu uno strumento potente per la Riforma. Si poté così compiere quel cheesigevano gli «articoli» della chiesa di Ginevra, «che i fanciulli sin dalla lorotenera età vengano in tal modo istruiti, che possano rendere ragione della fede,onde non si lasci decadere la dottrina evangelica, ma essa venga diligentementeritenuta e trasmessa dall'uno all'altro, di padre in figlio».Per quel che riguarda la forma di questo catechismo, essa non è forse sempreabbastanza piana per dei «fanciulli». E Calvino lo sentì, tanto che scrisse il suosecondo catechismo, nel 1541, in forma molto più elementare, dialogata.Ma comunque è giusto il giudizio che il Rilliet dà su questo testo classico dellaRiforma, affermando che in esso si trova «qualcosa di commosso, come un soffiodi spiritualità che si fa sentire nell'aridità delle forme didattiche e si manifestamediante espressioni piene di potenza e d'elevazione».Al catechismo stesso poi toccò una strana vicenda bibliografica. Dapprimadisparve del tutto, tanto che nel 1866 si scriveva: «Non esiste più un esemplaredi questo catechismo francese in nessuna biblioteca. Tutti sono stati stracciatidalle mani dei fanciulli, come suol avvenire dei libri di scuola … ». Ma nel 1877 nefu ritrovato per caso un esemplare nella Biblioteca Nazionale di Parigi e quindi,per opera di Rilliet e Dufour, ripubblicato l'anno seguente, cioè 341 anni dopo laprima edizione. Ed a oltre quattro secoli di distanza noi presentiamo la primatraduzione italiana, affinché ancora oggi e tra noi possa giovare per conservarepura la dottrina nella chiesa e «servire da freno a certa gente che non vuole chestrane dottrine».Osserviamo ancora che il testo francese non ha alcuna divisione; i capitoli e ilcommento sono stati qui introdotti per rendere più agevole la lettura. Latraduzione è stata condotta sul testo dell'edizione delle Opere scelte di Calvino(Calvini Opera selecta) pubblicata da Kaiser Verlag, Monaco.L' Istituzione della religione cristiana di Calvino citata nelle note è quelladell'anno 1536, per completare l'esposizione del pensiero del Riformatore di queltempo, e l'edizione del 1559 per mostrare lo sviluppo della sua teologia nei duedecenni successivi. Citiamo sempre l'edizione di Monaco per l'Institutio del 1536,vol. 1(1926) e per quella del 1559, voli. III-V.V. V.
 
1
L'essere umano e il suo peccato
Tutti gli uomini sono nati per conoscere Dio
Siccome non si trova uomo, sia pure barbaro e del tutto selvaggio, che non possieda qualcheidea di religione, è manifesto che noi tutti siamo creati per conoscere la maestà del nostroCreatore, e per stimarla dopo averla conosciuta, sopra ogni cosa, per onorarla con ogni timore,amore e rispetto.Ma lasciando stare gli infedeli, che non cercano altro se non di cancellare dalla loro memoriaquell'idea di Dio, ch'è radicata nel loro cuore, noi che facciamo professione di pietà,dobbiamo riflettere che questa vita caduca, che tosto finirà, non dev'essere che unameditazione d'immortalità. Ora non si può trovare in nessun luogo vita eterna e immortale senon in Dio. E necessario, dunque, che la principale cura e sollecitudine della nostra vita sia di.cercare Dio, di aspirare a lui con tutto l'affetto del nostro cuore e di non riposare che in lui.
La differenza tra la vera e la falsa religione
Poiché per un consenso comune è ammesso che se la nostra vita è senza religione noi viviamomolto miseramente e non siamo per nulla migliori degli animali, non vi è alcuno che vogliaessere considerato come del tutto senza pietà e senza conoscenza di Dio.Ma vi è una grande differenza nel modo di esprimere la propria religione, perché la maggior  parte degli uomini non è veramente toccata dal timore di Dio. Ma poiché essi, volendolo o no,sono legati da questo pensiero che sempre di nuovo viene loro alla mente, che v'è qualchedivinità per la cui potenza stanno o inciampano, essendo intimoriti dal pensiero di una sìgrande potenza, la venerano in qualche modo onde non provocarla contro se stessi per unTroppo grande disprezzo. Tuttavia vivendo in un modo disordinato e rigettando ogni onestàdimostrano una gran sicurezza nel disprezzare il giudizio di Dio.Inoltre s'allontanano dal vero Dio, perché non lo stimano a causa della sua infinita maestà, ma per la vanità stolta e pazza del loro spirito. Perciò, per quanto poi si sforzino di servire Dio,ciò non giova loro nulla, perché non adorano l'Iddio eterno, ma i sogni e le fantasie del lorocuore anziché Dio.Ora la vera pietà non sta nella paura, che ben volentieri sfuggirebbe al giudizio di Dio e non potendolo ne ha orrore, ma essa consiste piuttosto in uno zelo puro e vero che ama Dioveramente come padre e lo venera veramente come Signore, abbraccia la sua giustizia e haorrore di offenderla più che di morire. E quanti hanno questo zelo non cercano di formarsi unDio, come vogliono secondo la loro temerarietà, ma cercano la conoscenza del vero Dio da luistesso e non lo concepiscono diversamente da quello ch'egli si manifesta e si dichiara loro'.
La conoscenza che dobbiamo avere di Dio
Ora, poiché la maestà di Dio sorpassa le capacità dell'intelletto umano e non può venirecompresa da esso, dobbiamo piuttosto adorare la sua maestà che investigarla, affinché nonrimaniamo oppressi da sì grande splendore. Perciò dobbiamo cercare e considerare Dio nellesue opere, che per questa ragione vengono chiamate dalla Scrittura rappresentazione dellecose invisibili [Romani 1:20; Ebrei 11:1] poiché esse ci lasciano scorgere quello che
Search History:
Searching...
Result 00 of 00
00 results for result for
  • p.
  • Notes
    Load more