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MUSIC IN 17

MUSIC IN 17

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MUSIC IN Anno IV n. 17 Primotrimestre 2011 (per scaricarlo> login=readromina password=readromina)

Direttore ROMINA CIUFFA

www.musicin.eu
Music IN Video > www.youtube.com/musicinchannel
Music IN Fb > http://www.facebook.com/#!/pages/Music-In/102033493196446

Mail: redazione@musicin.eu

RUBRICHE
Jazz&Blues, Ballet, VistaMARE * Rossella GAUDENZI
RockOFF * Flavio FABBRI
SoundTracking * Roberta MASTRUZZI
ALTerNATIVE * Valentina GIOSA
Beyond, Feedback, Feedbook, Training, ClassicaMENTE, SPECIALS, MusicALL, BEDTime * Romina CIUFFA

Music OUT
Corrispondente * Nicola CIRILLO
Music In Video * Romina CIUFFA

Music IN Radio * Romina CIUFFA, Michele FALANGA
tutti i sabati h. 21-23 su 101.5, UN SABATO DA LEONI, Radio Centro Suono Sport, con Filippo e Francesco Setteceli e la Principessa Vespa. Special Guest: Michele Falanga

@
Romina CIUFFA redazione@musicin.eu
Flavio FABBRI rockoff@musicin.eu
Rossella GAUDENZI jazzblues@musicin.eu
Valentina GIOSA alt@musicin.eu
Roberta MASTRUZZI soundtrack@musicin.eu
Nicola CIRILLO centro@musicin.eu

CONTRIBUTI
Adriano Mazzoletti, Andrea Muccioli, Lorenzo Bertini, Luca Bussoletti, Nicola Cirillo, Lorenzo Fiorillo, Lucio Lussi, Alessia Panunzi, Paolo Romano, Eugenio Vicedomini, Livia Zanichelli

Fotografia e progetto grafico
Romina CIUFFA

Redazione
Via Urbana, 49/a
00184 Roma
Tel. 06.48.70.017
Fax 06.48.91.30.51
redazione@musicin.eu

Marketing e Pubblicità
rossella@slmc.it

Tipografia: IPrint Srl
Via Tiburtina,
km 18,300 - Guidonia

Edito dal SAINT LOUIS COLLEGE OF MUSIC
Stefano Mastruzzi Editore
www.slmc.it

Registrazione presso il Tribunale di Roma
n. 349 del 20 luglio 2007
MUSIC IN Anno IV n. 17 Primotrimestre 2011 (per scaricarlo> login=readromina password=readromina)

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n. 349 del 20 luglio 2007

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P
ERIODICO DI INFORMAZIONE
ATTUALITÀ E CULTURA MUSICALE
NUMERO 17 > Primotrimestre 2011
INDIPENDENZA
di Andrea Muccioli
P
er noi, nessun ragazzo tossicodipendente è unmalato irrecuperabile, destinato a conviverefino alla morte con la sua condizione. Lovediamo invece come un individuo unico e irri-petibile, pieno di capacità e potenzialità che deveriscoprire e imparare a esprimere. Per questo, nelmomento in cui ci chiede aiuto, non guardiamomai al male che ha fatto a se stesso e agli altri acausa della sua condizione. Per questo, da sempreSan Patrignano offre un grande numero di oppor-tunità educative ai suoi ospiti. Si studia, si impa-ra un lavoro, si fa sport, si fa tutto ciò che appar-tiene alla vita. E la musica è certamente una parteimportante dell’esistenza di ognuno di noi. (...)
Periodico di informazione, attualità e cultura musicale a cura del Saint Louis College of Music
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CONTINUA NELLA PAGINA CLASSICA-MENTE
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ARSALIS
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CONTINUA NELLA PAGINA SPECIALE
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uando Appio Claudio avviò la costruzione della ViaAppia, non poteva immaginare che questa avrebbeun giorno collegato idealmente le due sedi del SaintLouis, site a pochi metri dall’inizio e a pochi metri dalla finedi questa strada. Passando per Maleventum che, a seguitodelle vittorie riportate dei Romani sui Sanniti, mutò il suonome in Beneventum: chi vince ha sempre ragione e scrivela storia a modo suo. La strada poi declina per Taranto,città che ha dato i natali al direttore didattico del SaintLouis di Brindisi, Salvatore Russo, e finalmente terminacon colonne imponenti in quella che era la porta perl’Oriente. Questa gigantesca ricostruzione e giustifica-zione storica potrebbe da sola motivare la scelta di apri-re una scuola di jazz e di rock nel Salento.Ma c’è dell’altro. Quasi quattro anni fa, un sindaco deci-se che, oltre all’Università e al Conservatorio, che luistesso aveva fortemente voluti e conquistati per la cittàdi Brindisi, i ragazzi pugliesi meritassero una strutturache li avviasse anche alla musica di oggi. Il messaggio èchiaro: non si impara a suonare professionalmente rocko blues guardando la televisione né scaricando fram-menti di lezioni. In questo senso, una scuola di musicamoderna svolge un compito di utilità sociale, è fenome-no aggregativo, sano, talvolta con funzione di recuperoe sostegno. E in un contesto politico non sempre brillan-te, dove far fare anticamera viene spesso interpretato come un sintomo diimportanza, il sindaco Domenico Mennitti mi è persino venuto a cercare,per convincermi a creare una scuola nella sua città.La struttura che il Comune ha messo a disposizione del Saint Louis èimponente e farebbe invidia a qualunque conservatorio italiano, conmigliaia di metri quadri, aule insonorizzate, ampi spazi e perfino un audi-torium per concerti e rappresentazioni; un ex convento del millequattrocen-to che torna a vivere dopo anni di abbandono. Trapiantare un centro cultu-rale d’eccellenza in una realtà assai diversa da quella romana non è proprioun automatismo. Diversa non significa migliore o peggiore,semplicemente differente. Come potrebbe accadere operan-do a Gubbio o a Taormina, a Pinerolo o a Ragusa.Certamente un ragazzo di Brindisi, con marcati interessiartistici e musicali, ha poche possibilità di scelta rispetto aun coetaneo di Roma: la scuola dell’obbligo raramente sispinge oltre il flauto dolce, come in tutta Italia del resto. Iconservatori ricoprono il settore che storicamente competeloro, quello della musica classica, mentre la musica moder-na, espressione più viva della contemporaneità, rimane affi-data all’iniziativa di insegnanti privati, che, in questo senso,hanno dato un notevole contributo alla crescita musicale diintere generazioni, colmando inspiegabili lacune tutte ita-liane. Ma la presenza non è sufficiente. (
Stefano Mastruzzi)
Direttore
ROMINA CIUFFA
Direttore Responsabile
SALVATORE MASTRUZZI
Caporedattore
ROSSELLA GAUDENZI
Redazione
Flavio FABBRI rockoff@musicin.euRossella GAUDENZI jazzblues@musicin.euValentina GIOSA alt@musicin.euRoberta MASTRUZZI soundtrack@musicin.eu
Contributi
Adriano Mazzoletti, Andrea MuccioliLorenzo Bertini, Luca Bussoletti, Nicola CirilloLorenzo Fiorillo, Lucio Lussi, Alessia PanunziPaolo Romano, Eugenio Vicedomini, Livia Zanichelli
MusicInVideoVideointervisteReportages, Live
Romina CIUFFAwww.youtube.com/musicinchannel
MusicInRadio
Romina CIUFFAMichele FALANGA
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Via Urbana, 49/a00184 Roma
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Progetto graficoe fotografia
Romina CIUFFA
Tipografia
IPrint SrlVia Tiburtina,km 18,300 - Guidonia
Anno IV n. 17Primotrimestre 2011Reg. Tribunale di Roman. 349 del 20/7/2007
STEFANOMASTRUZZIEDITORE
B
ELLADONNA
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CONTINUA NELLA PAGINA VISTA-MARE
ROCKFEEDFEED
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CONTINUA NELLA PAGINA BEYOND
SPECIALE
NICOLEMINA
di Romina Ciuffa
C
ara Romina, scusami. Non sono potuta veni-re per l’intervista perché mi hanno fissatodue compiti in classe domani. Ti scrivo allo-ra questa lettera, per parlarti di me. Dentro trovitutta me stessa: metto Frank Sinatra, Janis Joplin,Bruce Springsteen, Aretha Franklin, metto NewYork e Broadway, il Fantasma dell’Opera, ilmondo. Metto il ’68 e la mia adolescenza, i mieivestiti, la libertà. Aggiungo il mio stereo dellaChicco, un tatuaggio, i miei primi 18 anni, ilmusical, il Saint Louis, X-Factor. Le diverseanime che ho nei miei gruppi: i Nivada Stil, iSat&B, The Estranged. E i libretti delle giustifi-cazioni che ho riempito per cantare. (...)
SSOOUUNNDD
SE MAOMETTO NON VA A BRINDISI
BOOKBOOK
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E LUCESIAE
di Nicola Cirillo
«A
lla C.A. delPresidentedella Siaee, per conoscenza:Siae-SezioneMusica. Mittente:
Rita Marcotulli
.Oggetto: Lo stallo dei diritti d’autore dellamusica dal vivo.
Lettera aperta alla Siae daiMusicisti in Italia
. Egregio Presidente, in qua-lità di artisti e professionisti iscritti alla Siae dadecenni, vorremo aprire un confronto serio eproduttivo in merito alla tutela dei nostri dirittid’autore. Nonostante il nostro contributo comeautori e come interpreti sia diventato di anno inanno sempre più rilevante in ambito nazionaleed internazionale, le risultanze economiche deidiritti liquidati dalla Siae sono sempre meno con-sistenti. Per molti di noi, il livello medio delleliquidazioni dei diritti d’autore Siae si mantienepraticamente costante da decenni.» (...)
OFF
LUCESIAE
JAZZJAZZ
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a cura di ROSSELLA GAUDENZI
Music In
¢
NUMERO 17 > Primotrimestre 2011
JAZZJAZZ
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MINIMUM FAX
C’è qualcosa che imprescindi-bilmente unisce un libro alla musica, ed è l’impri-matur. Una volta pubblicato, tutto resta.
SAINT LOUIS BIG BAND Antonio Solimene
L’orchestra è l’apoteosi delsenso d’assieme. Non è il regno del solismo, ma il luogo in cui la somma di ognisingolo valore è maggiore del singolo: otto per dieci fa cento, non ottanta.
aniele Di Gennaro, fondatoredella casa editrice Minimum Fax,fino ai 26 anni era sassofonista.Dopo aver scartato le possibilitàofferte dagli studi giuridici rima-nevano in gioco due anime, quel-la di musicista e quella di grandeamante dei libri. Il successo diMinimum fax fa sostenere che lastrada intrapresa sia stata la sceltagiusta. Ma non solo: l’anima dimusicista ha permesso la produ-zione di libri a tema musicale diqualità. E continua così a vivere.Dal 1993 al timone dell’avven-tura Minimum Fax, Di Gennaro hafatto sì che si creasse, con la colla-na Sotterranei, una contaminazio-ne e creazione di linguaggi, chenello specifico significa far convi-vere il primo autore edito, CharlesBukowski, accanto a David FosterWallace, Leonard Coen
(Music In15, Feedback >
Le spezie dellaterra
)
, a Gus Van Sant.
Le storie che approfondisconoil terreno sul quale nascono que-ste vicende artistiche hannosenso per capire i grandi innova-tori. Non siamo monomaniacidella letteratura. Minimum Faxnon è solo una casa editrice. Unpaio di anni fa, ad esempio,all’Umbria Jazz di Perugiaabbiamo organizzato conferenzecon la presenza di musicisti qualiRava e Pieranunzi. SostieneEnrico Pieranunzi che il pittoreJackson Pollock sia molto vicinoa Monk per l’uso di diversi lin-guaggi per esternare un medesi-mo sentimento.L’interesse di Minimum faxnasce da uno sguardo di trasfor-mazione di tutti i linguaggi, incontrapposizione alla parola«resistenza»: per la conservazio-ne di alcuni valori, non c’è dina-mismo e non c’è conquista.L’incontro con il pubblico avvie-ne su linee orizzontali passandoper letture teatrali, concerti, foto-grafia, grafica e altro. La gente èentusiasta, avverte l’urgenza del-l’impulso di restituzione.
Nel 1997 esce
Come se avessile ali - Diari di Chet Baker
, primolibro di una serie dedicata al jazz.
Per poter scrivere di musicaoccorre vivere accanto ai musici-sti, questo è il nostro modo di farela differenza, il poter fare unarevisione tecnico-musicale, revi-sionare e correggere le trascri-zioni. Per fare ciò è necessariopassare attraverso persone chesuonano.
La casa editrice legge edizioniappena uscite negli Usa; non tuttociò che ci sembra interessareregge, vengono pubblicati menodi un decimo dei libri selezionatie sceglie la via delle voci dirette:o autobiografie o voci d’autore. Amaggio uscirà un libro di SamCooke
(nella foto)
sulla BlueNote Records, la biografia di unacasa discografica. Inoltre altreriproposte, poi i Police, il grungee i Nirvana. L’età dei lettori si rin-nova. I vecchi cultori sono coloroche oggi sono tra i 40 e i 60 annie rappresentano quel che è chia-mato il «portafoglio».
I giovani devono fare econo-mia, ne siamo consapevoli.Pensiamo a loro facendo delleofferte che talvolta raggiungonoil metà prezzo.
La critica invece. Attraverso ipiani di comunicazione si crea unmotore spontaneo.
I nostri libri a tema musicalesono pochi ma buoni, uno all’an-no dal 1997 in poi. E importanteè non farli mai sparire, farli sem-pre circolare. Il libro di Chet Baker dopo 15 anni è ripropostoe rinfrescato. La nostra parolachiave rimane approfondimento,dunque ristampe, eventi, proie-zioni, mostre fotografiche, eventitetrali. Non è possibile prescinde-re dall’ascolto; occorre scavarenei video, nella letteratura, nelleinterviste storiche, nei testi scrittisugli album, nel vinile. Questo èil nostro punto di forza.
«
S
in da piccolo ho sempre preferito capire come funzionassero le cose piuttosto che gio-care con esse... ed ecco che un nuovo giocattolo si trasformava in un mucchio di pezziper poi essere abbandonato. Poi, la sera di un Natale di tanto tempo fa, mia madreebbe l’idea di regalarmi un piccolo organetto che è rimasto sempre intatto. Da alloracontinuo a giocare, smontare e ri-comporre musica, inconsapevole ieri e consapevole oggi diessere entrato in contatto con un mondo infinito.» Antonio Solimene
EEQQUUEESSTTOOÈÈIILLMMIINNIIMMUUMM
 
BIGBANDBIGBAND
TOP JAZZ2010
Rosario Giuliani
miglior sassofonista
Danilo Rea
miglior tastierista
Roberto Gatto
miglior batterista
tel. 06/4870017management@slmc.itwww.saintlouismanagement.eu
ibrare nell’aria, sollevarsi a tal punto da affermaredi sentirsi la persona più fortunata sulla faccia dellaterra nel momento in cui si dirige l’orchestra. LaSaint Louis Big Band. Antonio Solimene, pianista, arran-giatore, compositore, e appunto direttore d’orchestra, lasua Big Band la dirige ormai da quattro anni. Quattro annidi equilibri da inventare, mantenere, ricreare, che poggia-no su un lavoro duro e assiduo che fa rima con un’unicaparola: passione.Si procede a ritroso: dall’ultimo progetto che ha porta-to Antonio Solimene in terra spagnola, per arrivare alleorigini, al primo concerto della Big Band nella salentinaBrindisi. L’ultimo progetto nasce all’insegna del
SaintLouis Jazz Contest
e del
Festival Odio l’Estate 2010
,grazie al contatto con Alberto Conde, pianista e docentedel Conservatorio Superior de Música da Coruña ospite«convidado» di apertura di una straordinaria serata, quel-la del concerto
Escenas Argentinas
di Javier Girottoassieme alla Saint Louis Big Band. Alberto Conde hasuonato due brani con la Big Band e ha manifestatoimmediatamente il desiderio di incidere un disco conessa. Un progetto che coinvolga l’intera Big Band inGalizia è articolato e dispendioso, quindi si avanza perpiccoli passi.Il 26 e 27 gennaio 2011 il primo passo verso la Spagnalo hanno mosso
Antonio Solimene
e
Rosario Giuliani
,prendendo parte all’Ibero Jazz Festival. A seguire, attendia-mo che il festival estivo del Conservatorio Superior deMúsica da Coruña ospiti l’intera orchestra.L
a mia presenza al Conservatorio Superior de Músicada Coruña mi vede impegnato su due fronti: con unaMaster Class di Composición Motívica (accanto a quelladi Rosario Giuliani, Saxo e Improvisación) e alla direzio-ne dell’orchestra del Conservatorio, presso il TeatroRosalia de Castro, con Rosario Giuliani special guest.Per quanto concerne il repertorio ho voluto inserire lavo-ri di alcuni arrangiatori di risonanza nazionale, cito tragli altri: Luigi Giannatempo e Sergio Di Natale. E’ statoinserito, inoltre, un arrangiamento di un mio allievotalentuoso, Francesco Luzzio.Questo è un momento che definirei di chiusura dei cer-chi e che mi sta molto a cuore. C’è una fase delicata checonsiste nel ridefinire i ruoli e nel mettersi da parte comedocente, quando hai di fronte un allievo davvero bravo.Sapersi mettere da parte e aprirgli le porte.La Big Band è costituita in parte da ex allievi oggidivenuti dei veri professionisti. Le esperienze accanto aScannapieco, Giuliani, Rosa e l’ultima, con Javier Girotto,ha permesso un moto accelerato e una forte crescita. BigBand come crossroads, incrocio di professionisti e non, diallievi ed ex allievi. Cito alcuni nomi, tra i solisti: EnricoOlivanti
(in questo numero, nella rubrica Feedbackndr.)
, Mario Nappi, Marco Spedaliere, Davide Di Pasqua-le, Gianfranco Menzella, nella ritmica Toto Giornelli eGiuseppe D’Ortona, ex allievi divenuti oggi professioni-sti di qualità.
Siamo di fronte alla prima Big Band del Saint Louis, che dura da anni ed è in crescita.
Fondamentale è che non ci si monti mai la testa. Maicome in un lavoro come questo si può parlare dell’impor-tanza del gioco del rispetto reciproco. A volte serve unaleadership, ma occorre autorevolezza e non autorità. E irisultati ci sono; i due musicisti che hanno dovuto abban-donare l’orchestra sono andati via con molto dispiacere.
Come è nata l’odierna Saint Louis Big Band?
Il lavoro è iniziato nel 2007 con un’audizione, una sele-zione piuttosto rigorosa. Pian piano ho selezionato musici-sti con qualità musicali spiccate ma anche con un sensod’assieme. Ecco, l’orchestra è l’apoteosi del senso d’assie-me. Non è il regno del solismo, ma il luogo in cui lasomma di ogni singolo valore è maggiore del singolo: ottoper dieci fa cento, non ottanta. E questa è la magia del-l’orchestra.
Come è nato l’amore di Antonio Solimene per la dire-zione d’orchestra?
Dirigo orchestre da vent’anni, l’ensemble mi appassionada sempre. Amare questo ruolo significa avere l’indole dichi è presente, di spalle, e può guardare negli occhi deimusicisti. Il direttore d’orchestra è il vero anello di con-giunzione con il pubblico, rappresenta il punto di raccogli-mento di tanta tensione energetica. Deve essere in grado dicompensare i deficit; quando si sale sul palco tutto si azze-ra. Si entra in una dimensione altra, che io vorrei poter farvivere a tutti. È la dimensione dell’esaltazione dell’animo.Quando salgo su un palco a dirigere la mia Big Band misento in assoluto la persona più fortunata del mondo.
Quali progetti sta portando avanti la Saint LouisBig Band?
I lavori in corso sono due. Un disco che conterrà undicibrani di Marcello Rosa. Un lavoro che definirei «semanti-co», infatti, insieme alle registrazioni, il disco conterràtutte le partiture degli undici brani trascritte in formatoPDF, ricopiate fedelmente dai manoscritti originali e inalcuni casi adattate alla formazione. Un lavoro di archivio(realizzato anche grazie alla collaborazione di FrancescoLuzzio e Dora Sisti) che renderà parte della musica diMarcello fruibile da tutti: riproporre anche per tramanda-re. E un disco con Javier Girotto su arrangiamenti di LuigiGiannatempo. Girotto ha deciso di incidere il prossimodisco con la Saint Louis Big Band per l’etichetta JazzCollection anziché con la PMJO. Direi che è un grandeatto di stima.
Come definiresti l’esperienza del recente concertocon Girotto?
Un’esperienza travolgente, sia umanamente che musi-calmente. Suonare le sue composizioni con gli arrangia-menti di Giannatempo ha realmente esaltato gli animi, sipercepisce la profonda intesa dei due, viene data vocealla loro intenzione. L’Argentina e l’Italia, se posso defi-nirli musicalmente Paesi del Sud del mondo, hanno incomune molto cuore, una passionalità coinvolgente.
E dunque un episodio rimasto nel cuore di AntonioSolimene?
Ricordo la prima serata della Saint Louis Big Band, aBrindisi, nel 2008. Una serata a dir poco elettrica, impre-ziosita dalla presenza di Daniele Scannapieco. Una tira-ta unica, dalla mattina fino alle quattro del giorno suc-cessivo a parlare e confrontarci, dopo aver lasciato ilpalco. L’avventura della Big Band stava iniziando, il pro-getto si stava trasformando in realizzazione.
di Rossella Gaudenzi
D
a cura di Rossella Gaudenzi
 
Music In
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NUMERO 17 > Primotrimestre 2011
BRIAN RUST
Con lui decede la discografia. Con lui va via la possibilità di rintracciareluogo e data di incisione di un pezzo jazz. Non perché Rust sia scomparso, bensì perchéc’è una «i» all’inizio di ogni raccoglitore moderno, e non è messa in ordine alfabetico.
MULATU ASTATKE
Aggrottamento diciglia, perplessità, senso di smarrimento.Chi è? Ripartiamo dall’inizio.
Il 
nome di Brian Rust probabilmente dirà poco onulla a chi legge queste righe, ma per chi sioccupa professionalmente di jazz è conosciu-to e fortemente apprezzato. Chi è questo signore, omeglio chi era? Infatti Rust è scomparso la notte fra il5 e il 6 gennaio, durante il sonno, all’età di 88 anninella sua casa di Londra. Ogni appassionato e studiosodi jazz possiede almeno un’edizione delle molte suediscografie. Infatti Rust è considerato il padre dellamoderna discografia in campo jazzistico.Nelle enciclopedie del jazz alla voce Discografia, silegge: «Elencazione cronologica e dettagliata delleregistrazioni sia in studio che dal vivo, pubblicate oinedite, di complessi, orchestre e singoli musicisti».Una discografia, pur necessaria nella musica accademi-ca o commerciale, è spesso limitata ad una schematicalista di titoli, esecutori e marche di dischi. Nel jazzinvece, a causa del valore di ogni singolo musicista cheha partecipato all’incisione, assume una particolareimportanza.Per cui la discografia jazzistica trae valore dal mag-gior numero di informazioni in essa contenuta: luogo edata di incisione di un determinato disco, nomi e stru-menti di tutti i musicisti che hanno preso parte alla sedu-ta, nomi degli arrangiatori dei singoli brani, titoli dellecomposizioni musicali incise, ma anche quante volte,nella stessa seduta, è stato ripetuto lo stesso brano equale di questi è stato pubblicato con l’indicazione delnome della casa discografica e del numero di catalogodel disco originale e delle successive ristampe. Perché iljazz a causa del suo carattere estemporaneo ha assolutanecessità di queste informazioni per una corretta analisidell’opera di ogni singolo musicista.Rust è stato colui il quale, prendendo le mosse daisuoi predecessori, soprattutto il francese CharlesDelaunay, figlio dei pittori Robert e Sonia esponenti delcosiddetto «cubismo-orfico» a cui si deve la primadiscografia nella storia del jazz, portò lo studio di que-sto importante settore a livelli altamente professionali.A dire il vero prima di Charles Delaunay un altro stu-dioso, Hilton R. Schleman, aveva pubblicato a Londraun volume di quasi trecento pagine dal titolo
Rhythmon Record 
in cui erano elencati, secondo uno schemache poi venne ripreso dagli altri discografi, i dischiincisi e pubblicati negli Stati Uniti e in Inghilterra dal1906 al 1936. Perciò, se bisogna individuare il vero ini-ziatore della discografia di jazz, è sicuramente questoormai dimenticato ricercatore del cui libro (che ebbeuna sola edizione, quella del 1936, per
Melody Maker)
si conoscono poche copie diventate ormai pezzi da col-lezione. Mentre Schleman e Delaunay, per diverseragioni soprattutto a causa dello scoppio della SecondaGuerra Mondiale, non sono riusciti a proseguire le loroopere, Rust invece ha pubblicato la sua immensa disco-grafia generalista, che comprende tutto il jazz registra-to dal 1897 alla comparsa sul mercato del compact disc,in un numero impressionante di volumi, recentementepubblicati anche su cd.Da qualche anno, con la produzione discografica cheha raggiunto vertici impensabili, sono nate le «namediscography», discografie cioè dedicate ad un singolomusicista, opere spesso indispensabili e di più agevoleconsultazione. Anche se con la continua pubblicazionesu disco di registrazioni live anche queste discografiediventano incomplete. Solo per alcuni musicisti di gran-de importanza come Duke Ellington, Count Basie,Miles Davis o John Coltrane, i ricercatori sono riuscitiad individuare anche i luoghi, le date e i titoli dei branisuonati nel corso di concerti, festival ed esibizioni inlocali pubblici in modo che al momento della pubblica-zione di queste registrazioni, lo studioso e l’appassiona-to possono immediatamente ritrovare tutte le relativeinformazioni. Oggi i discografi hanno però un altro pro-blema da affrontare: cosa fare con la musica registratasugli i-Pod e le sue varianti i-Pod nano, i-Pod shuffle, i-Pod touch? Non avendo numeri di catalogo, è impossi-bile l’identificazione. Molti si chiedono se oltre a BrianRust è anche la discografia ad essere morta.
L
I
-F
INEDELLA VERADISCOGRAFIA
P
rimo africano della storia a diplomarsi alla Berklee Schooldi Boston (e pensare che i genitori l’avevano mandato astudiare ingegneria in Scozia), Mulatu Steps Ahead.
Stefano Mastruzzi
M
ulatu Astatke. Aggrottamento diciglia, perplessità, senso dismarrimento. Chi è? Ripartiamodall’inizio. Astatke è probabilmente ilpiù importante musicista di jazz etnicodegli ultimi trent’anni. Per chi si ricor-da un bel film di qualche anno fa di JimJarmush,
Broken Flowers
, che deveparte del suo successo alla azzeccatissi-ma colonna sonora, ecco, è sua, in par-ticolare quella Yègelle Tezèta che lo hafatto conoscere definitivamente al pub-blico americano e caraibico a metàdegli anni Settanta. Per chi, invece,desidera credenziali curricolari andràricordato che Mulatu vanta collabora-zioni con Duke Ellington, per esempio,che ebbe modo di conoscere ad AddisAbeba durante il tour che il Duca portòin Africa nel 1973.Etiope di nascita, primo africanodella storia a diplomarsi alla BerkleeSchool di Boston (e pensare che i geni-tori l’avevano mandato a studiare inge-gneria in Scozia), Astatke è un polistru-mentista (pianista e vibrafonista,soprattutto) che ha appena pubblicatoun album dal significativo titolo
Mulatu Steps Ahead 
, che presenta aRoma e che si avvale della collabora-zione della Either Orchestra e del col-lettivo Heliocentrics. L’album rivisitain chiave del tutto improvvisativa cel-lule melodiche e canti tradizionali etio-pi, con un’energia creativa e una capa-cità comunicativa assolutamente fuoridal comune.Instancabile sperimentatore, Astatkeè concentrato parallelamente tantonell’uso della più moderna tecnicajazzistica e di avant-garde quantonella riscoperta delle nenie regionalietiopi, utilizzando spesso rielabora-zioni di strumenti popolari pressochéscomparsi, come il krar: chi altri sacom’è fatto?
LeStorie
LIBRERIA BISTROT
SAGGISTICASTORIANARRATIVAARTEARCHITETTURABAMBINIGUIDETURISTICHE“LONELYPLANETPRENOTAZIONIEORDINAZIONIINTEMPIRAPIDITESTIUNIVERSITARIDVD&CDFIDELITYCARDCAFFETTERIASALATHEAPERITIVIPRANZO&CENAMOSTRED’ARTEEFOTOGRAFICHEPRESENTAZIONILIBRISPAZIODISPONIBILEPERCONCERTI,FESTE,EVENTI,INCONTRICULTURALI,MOSTRE,PERFORMANCE
O
ggi i discografi hanno un problema da affrontare: cosa fare con la musica registra-ta sugli i-Pod e le sue varianti i-Pod Nano, i-Pod Shuffle, i-Pod Touch? Non avendonumeri di catalogo, è impossibile l’identificazione. Molti si chiedono se oltre aBrian Rust è anche la discografia ad essere morta.
JAZZJAZZ
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di Adriano Mazzolettidi Paolo Romano
ESSER MULATU

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