3 Zona 508
L’editoriale
“
O
ra che avverto quotidianamente
l‟incedere della vecchiaia, la memoria mi ripor-
ta sovente ai luoghi in cui ho vissuto o dove so-no passato nei miei numerosi viaggi e che han-
no suscitato affetti e sentimenti diversi”.
Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose,uomo illuminato, interprete della modernità con
l‟acume e l‟intelligenza di chi sa dialogare con
lo spirito (anche lui, paradossalmente, da dentrouna cella, quella del monaco), ha recentemente
scritto un libro (“Ogni cosa alla sua stagione”,
Einaudi) per raccontare i luoghi della sua vita e,soprattutto, quelli della sua infanzia sulle colli-ne del Monferrato. Una vita povera, ma caricadi grandi speranze, una vita sulla quale medita-re, appagare le nostalgie ma trarre le risorse per andare avanti.Anche i redattori di Zona 508 in questo numerohanno fatto come il priore di Bose, si sono rac-
contati partendo dall‟infanzia. Partendo dagli
amici e dai luoghi che in tanti ricordano construggente nostalgia: ora perché la nostalgia èquella per un paese lontano, per una personacara; ora perché rimane il rammarico per le oc-casioni perse, per le strade non percorse, per una vita che, forse, poteva andare diversamente.Sono acquarelli di campagne nebbiose e solita-rie, di periferie degradate, di città lontane chevivevano però degli stessi giochi, si nutrivanodelle stesse inquietudini infantili, delle medesi-me preoccupazioni di padri e di madri. Così nei
ricordi d‟infanzia dei nostri cronisti la città ma-
rocchina non è molto diversa dalla periferia diuna città italiana, entrambe popolate di fatiche edi sogni.Traspare in alcuni anche la vita che sarebbe sta-ta con la consapevolezza che, forse, con un mi-nimo di sforzo avrebbe potuto anche scrivere,questa vita, un epilogo diverso. Così, sfogliandoquesto numero, troverete anche i consigli di chinon vuol più rifare gli errori di un tempo, di chi
sollecita un‟attenzione e un ascolto per i figli,
sia pur in condizioni difficili come quelle di unpadre e madre carcerati, affinchè siano il piùefficace degli antidoti per evitare che le storie si
ripetano. Insomma, ricordare l‟infanzia è stato
per molti come fare memoria, masticare il panedi ieri (per usare il titolo di un altro libro di En-zo Bianchi) per nutrire il presente, per dargli unsenso, anche se è difficile, duro, perché non si
ha più l‟innocente incoscienza dei bambini, ma
la spigolosa e arida consapevolezza degli adulti.
E bello leggere l‟infanzia dei nostri redattoririscoprendo un po‟ la nostra di infanzia, fatta di
fughe e voglie di scoprire, fatta di choccantiscontri con la realtà (la bugia del malato di dia-bete, per mascherare chi si bucava per strada trai casermoni popolari è patrimonio comune dimolti). E un modo per scoprire, magari, quanto
investire sull‟infanzia sia importante per inve-
stire sul futuro di tutti noi; quanto le attenzioni
all‟infanzia siano importanti per accompagnare
i nostri figli a superare ostacoli non sempre fa-cili.
“La vita continua –
scrive ancora Enzo Bianchi- e sono gli uomini e le donne che si susseguononelle generazioni, pur con tutti i loro errori, adar senso alla terra, a dar
senso alle nostrevite, a renderle degne di essere vissute
fino in fondo”.
Insomma, anche noi di Zona 508 scrive-vano di infanzia ma pensavamo al futu-ro.Marco Toresini
Quell’infanzia
che ci fa pensare al futuro
Add a Comment