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Duras Marguerite

Duras Marguerite

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Una delle migliori scritture da lei mai realizzata.
Una delle migliori scritture da lei mai realizzata.

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02/05/2013

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MARGUERITE DURASOCCHI BLU CAPELLI NERITitolo dell'opera originaleLES YEUX BLUES CHEVEUX NOIRS
E' la storia di un amore, il più grande e terrificante che a me sia stato concesso di scrìvere. Lo so. Lo sisa per sé soli.Si tratta di un amore che non ha nome nei romanzi e non ha nome neppure per quelli che lo vivono. Diun sentimento che in qualche modo non sembra avere ancora vocabolario, costumi, riti. Si tratta di unamore perduto. Perduto, da perdizione.Leggete il libro. In ogni caso, anche se gli siete ostili per principio, leggetelo. ' Non abbiamo niente daperdere, né io da voi, né voi da me.Leggete tutto. Leggete tutti gli intervalli che vi indico, quelli dei corridoi scenici che avvolgono la storiae la placano e ve ne liberano mentre li percorrete. Continuate a leggere e, all'improvviso, è la storia cheavrete attraversato, con le sue risa, la sua angoscia, i suoi deserti.Sinceramente vostra Duras
 
A Yann AndréaUna sera d'estate, dice l'attore, sarebbe al centro della storia.Non un soffio di vento. E già, spalancata davanti alla città, con vetrate e finestroni aperti, fra il cuporosseggiare del tramonto e la penombra del parco, la hall dell'hotel des Roches.All'interno, donne con bambini; parlano della sera d'estate, è così raro, tre o quattro volte in tutta lastagione, forse, e neanche ogni anno, bisogna approfittarne prima di morire, chissà se Dio ce ne regaleràancora di così belle.Fuori, sulla terrazza dell'hotel, gli uomini. Si colgono le loro parole altrettanto distintamente di quelledelle donne nella hall. Anche loro parlano di estati passate sulle spiagge del Nord. Ovunque, le voci chedicono l'eccezionale bellezza della sera d'estate sono ugualmente leggere e vuote.Dal gruppetto che guarda lo spettacolo della hall dalla strada dietro l'hôtel, si stacca un uomo. Attraversail parco e si avvicina a una finestra aperta.Immediatamente prima ch'egli attraversi la strada, si tratta di pochi secondi, lei, la donna della storia,arriva nella hall. E entrata dalla porta che dà sul parco.Quando l'uomo raggiunge la finestra, lei è già lì, a pochi metri da lui, in mezzo alle altre donne.Dal punto in cui si trova, l'uomo, quand'anche lo avesse voluto non potrebbe vedere il suo volto. Lei èinfatti girata verso la porta della hall che dà sulla spiaggia.E' giovane. Porta scarpe da tennis bianche. Si vede il suo corpo lungo e flessuoso, il candore della suapelle in quell'estate di sole, i capelli neri. Il volto non lo si potrebbe vedere che controluce, da unafinestra che desse sul mare. Porta degli short bianchi. Intorno ai fianchi, una fascia di seta nera,mollemente annodata. Fra i capelli, un nastro azzurro cupo dovrebbe far presentire il blu degli occhi chenon si può vedere.Ad un tratto nell'hotel qualcuno chiama. Non si sa chi.Qualcuno grida un nome dalla sonorità insolita, inquietante, una vocale querula e strascicata, una ad'Oriente e il suo tremolare fra le pareti vitree di consonanti irriconoscibili, una a, forse, o una o.La voce che grida è così chiara e così alta che la gente smette di parlare e aspetta come una spiegazioneche non verrà.Poco dopo il grido, da quella porta che la donna guarda, quella dei piani dell'hotel, un giovane stranieroentra nella hall. Un giovane straniero occhi blu capelli neri.
 
Il giovane straniero raggiunge la giovane donna. Come lei, è giovane. E' alto come lei, come lei è inbianco. Si ferma. L'aveva perduta. Per il riverbero che viene dalla terrazza i suoi occhi fanno paura tantosono blu. Quando si avvicina a lei, si vede che è colmo della gioia di averla ritrovata e dell'angoscia didoverla perdere ancora. Ha il pallore degli amanti. I capelli neri. Piange.Non si sa chi abbia gridato quella parola a tutti sconosciuta benché si credesse di averla udita giungeredalle tenebre dell'hotel, dai corridoi, dalle camere.Nel parco, non appena è apparso il giovane straniero, l'uomo si è avvicinato alla finestra del vestibolosenza rendersene conto. Le sue mani sono aggrappate al bordo di quella finestra, e sembrano senza vita,decomposte dallo sforzo di guardare, dall'emozione di vedere.Con un gesto, la giovane donna indica al giovane straniero la direzione della spiaggia, lo invita aseguirla, gli prende la mano, lui resiste appena, si allontanano tutti e due dalla finestra della hall e siavviano dalla parte che lei ha indicato, verso il tramonto.Escono dalla porta che dà sul mare.L'uomo resta dietro la finestra aperta. Aspetta. Resta là a lungo, fino a quando la gente se ne va e arrivala notte.Poi abbandona il parco passando per la spiaggia, barcolla come un ubriaco, grida, piange come ipersonaggi che si disperano in un film triste.E un uomo elegante, alto e sottile. Nella sventura che sta vivendo resta lo sguardo annegato nellasemplicità delle lacrime e la foggia troppo particolare di abiti troppo costosi, troppo belli.La presenza di quell'uomo solitario nella penombra di quel parco ha fatto oscurare di colpo il paesaggioe diminuire d'intensità le voci delle donne nella hall fino al loro completo estinguersi.A notte avanzata, dopo che la bellezza del giorno è sparita con la violenza di un'irreparabile catastrofe,s'incontrano.Quando egli entra in quel caffè in riva al mare, lei è già là con altra gente.Non la riconosce. Potrebbe riconoscerla solo se fosse arrivata in quel caffè in compagnia del giovanestraniero, occhi blu capelli neri.L'assenza di lui fa sì ch'ella gli resti sconosciuta.L'uomo siede a un tavolino. Più ancora di lui, lei non l'ha mai visto.Lo guarda. E' inevitabile che lo si faccia. E' solo, bello, estenuato d'esser solo, solo e bello comechiunque al momento di morire. Piange.Per lei è ignoto come se non fosse nato.Si allontana dalle persone con le quali sta. Va al tavolo dell'uomo che è entrato e piange. Siede di frontea lui. Lo guarda.Egli non vede niente di lei. Né le mani inerti sul tavolo. Né il sorriso sfatto. Né che lei trema. Che hafreddo.

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