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LA COMPAGNIA DI S. GIACOMO INBORGO E I NOSTRI CONVALLIGIANI
159
 
160
 
L’Arciconfraternita del SS. Corpo di Cristo
Congiuntamente al fatto di essere Valtellinesi,così da entrare nel soda-lizio
nazionale
dei Lombardi,nonché secondo l’attività di ciascuno didoversi iscrivere alla rispettiva corporazione con la conseguente adesionealla confraternita
dell’arte
,la genuina religiosità portava i nostri convalli-giani anche voler fare parte di confraternite
romane
dagli scopi prevalen-temente devozionali. Una di queste era l’
 Archiconfraternita del SS.moCorpo di Christo
.Questa Compagnia,pur non essendo come quella del Gonfalone,isti-tuita nel XIII secolo nientemeno che da S. Bonaventura e che a ragionel’Huetter definisce
la quercia più annosa nella selva magna e multicolo-re delle confraternite romane
o come quella di S. Spirito in Sassia appro-vata da Innocenzo III addirittura alla fine del secolo precedente oppurecome l’altra del SS. Salvatore ad
Sancta Sanctorum
la prima ad essereelevata ad arciconfraternita,nel Seicento arrivò a costituire uno dei mag-giori sodalizi dell’Urbe. Basti dire che,già nel 1617,poteva vantare tra leCompagnie aggregate quelle del SS.mo Corpo di Cristo di Bologna,Tortona,Vicenza,Macerata,Bergamo,Tolentino,Genova,Fano,Iesi,Gubbio ed altre appartenenti alle diocesi di Ferrara,Imola,Sulmona,Spoleto,Chiusi,Loreto,Trento e Siracusa. Insomma ben 46 confraternitedi tutta la penisola.Sorta nel 1509 presso l’antica chiesa di S. Maria in Traspontina,il 24settembre 1513 ebbe l’approvazione da papa Leone X con la Bolla
 Leo Episcopus et Sacratissimi Corporis
. A imitazione dei Carmelitani chegestivano quel tempio,come
 per dimostrare la candidezza del venerabilSacramento
,i sodali assunsero quale abito un sacco di tela bianca consulla spalla sinistra l’emblema di un calice
nel quale è l’immagine diCristo con le braccia aperte in campo paonazzo dimostrante la Passionedel nostro Salvatore
.Crescendo poi di numero,nel 1520 trasferirono la loro sede presso lachiesa parrocchiale di S. Giacomo in Borgo,detta anche di S. Giacomo
scossacavalli
,ottenuta dal Capitolo e dai Canonici di S. Pietro,cheampliarono convenientemente.Assieme alle pratiche religiose la Compagnia esercitava varie opere dicarità,tra cui quelle inerenti all’assistenza degli infermi e all’ospitalità deipellegrini. Solennizzava il Giovedì Santo nella ricorrenza dell’Eucarestia.161

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