Nota introduttiva
“Ho cercato di salvarti” è una storia come tante che merita diessere raccontata, poiché tutte le vite, anche quelleall’apparenza ordinarie ed insignificanti, sono vie, percorsi inquesto fantastico e terribile mondo. Così l’autore, in uno stileasciutto e con taglio oggettivo, ripercorre gli ultimi mesivissuti dal babbo, senza indulgere a facili sentimentalismi,ma cercando di mettere in luce il carattere esemplare diun’esperienza dolorosa, iniqua, eppure non scevra disignificati umani e di prospettive.Poiché sono stato anch’io fra i protagonisti del dramma,vorrei, dei tanti episodi che rammento, raccontarne uno chemi pare emblematico. La memoria è ipermetrope: con ilpassare del tempo, quanto più si allontanano gli oggettiricordati, tanto più le reminescenze diventano vivide.Era un pomeriggio di quel breve ed atroce interludio, tra unospedale e l’altro, con papà a casa, a fine novembre. Ilbabbo era nel letto torturato dal dolore al coccige e costrettoad una quasi totale immobilità: io ero con lui e, per distrarloun po’, gli stavo leggendo un libro. All’improvviso miinterruppe per chiedermi: “Tonino, scosta un po’ la tenda:vorrei vedere gli alberi.” Già, gli alberi, con le radici piantate per terra, ma con lachioma nel cielo, potente simbolo della vita, attaccata allamateria, ma tesa verso la luce e l’infinito, comunque li siconsideri.
Antonio Marcianò Sanremo, li 21 aprile 2011
3
Commenting has been disabled.