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Ricordi - Pio Filippani-Ronconi - Rivista_7_2010

Ricordi - Pio Filippani-Ronconi - Rivista_7_2010

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Συµµετρια
RIVISTA ON-LINERIVISTA ON-LINE
N.7 Febbraio 2011N.7 Febbraio 2011
 In questo Numero:
In ricordo di Pio Filippani RonconiIn ricordo di Pio Filippani Ronconi
(Redazione)
Selezione di articoli, commenti, riedizioni, estratti e segnalazioni relative alle attività diSimmetria.
La rivista on-line, agile e di poche pagine, si affianca alla rivista cartacea di Simmetria, ha lo stesso comitatodirettivo ed editoriale e sviluppa temi particolari, prescelti fra quelli di maggiore interesse fra i nostri lettori.Ha un carattere aperiodico e viene inviata gratuitamente a tutti i soci ed amici che ne facciano richiesta.SIMMETRIA Associazione Culturale - Via Muggia 10 – 00195 Roma e-mail
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-RIVISTA ON-LINENumero 7 – Febbraio 2011Associazione CulturaleVia Muggia 10 – 00195 Romae-mail
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In Ricordo diPio Filippani Ronconi
 Nell’anniversario della scomparsa di Pio Fi-lippani Ronconi abbiamo deciso di raccogliere al-cuni ricordi informali di chi lo ha conosciuto intempi diversi, con competenze diverse e per di-verse ragioni; episodi che ci sono sembrati rap- presentare, nel cuore e nella mente, l’improntache la poliedrica personalità di Filippani ha la-sciato su chiunque lo abbia incontrato e che nonsi prestano a strumentalizzazioni di comodo o aforzature politiche in una direzione o in un’altra. Iniziamo innanzitutto dal contributo che Filip- pani accettò, con grande gentilezza e disponibili-tà, di dare a Simmetria, in un periodo in cui l’as-sociazione aveva deciso di fare un piccolo passoverso l’esterno, diventare “editrice”, promuoven-do autonomamente convegni e impostando unarivista semestrale di elevato livello culturale. La prima volta che gli chiedemmo di darci unamano, intervenne con una splendida relazione alnostro convegno sulle “FORME DEL SACRO”,tenuto al Teatro Euclide nel 2000. La foto (l’uni-ca che abbiamo dell’evento) lo mostra durante ilsuo intervento. Non parleremo di tale relazione,né di quelle degli altri intervenuti, compreso ilsottoscritto, in quanto trattasi di argomenti speci-fici ai quali Simmetria ha in seguito dato ampiospazio sia nei libri che nella rivista.Vorremmo invece soffermarci su qualcosa di più “personale”, intimo, e nello stesso tempo ri-velatore di uno degli aspetti della poliedrica per-sonalità di Filippani. Proprio in quel periodo, PioFilippani iniziava ad avere alcuni piccoli proble-mi di salute. Piccoli, ma per lui assai fastidiosi, inquanto una delle straordinarietà del prof. Filippa-ni era proprio la sua incredibile capacità di ricor-dare, accordare e collegare velocemente fra loroeventi e letterature eterogenei, parlando a se stes-so e agli altri nelle lingue proprie del mito o delcontesto etnologico a cui faceva riferimento.E poiché di lingue ne conosceva una trentinaera divertente sentirlo passare da una all’altra su-scitando (con un certo compiacimento da parte sua)imbarazzo e disagio a chi tentava di “seguirlo”. Du-rante il convegno in oggetto si trovò a parlare in ti- betano con uno dei relatori (Geshé Gedun Tharcin)lasciandolo stupito, come normalmente accadeva achi si sentiva interpellare fluentemente nella pro- pria lingua madre.
 Il prof Pio Filippani Ronconi, al convegno di Simmetria sulle "Forme del Sacro" Novembre 2000- Teatro Euclide- Roma
Durante questo incontro Pio Filippani si inter-ruppe per alcuni secondi. Io, che sedevo vicino alui, mi sentivo preoccupato e a disagio. Rimase insilenzio per una quindicina di secondi. Poi mi guar-dò sorridendo, mi prese un braccio e disse forte almicrofono: “Non preoccuparti, non è successoniente; stare un po’ zitti fa bene a tutti e, in effetti,noi… parliamo troppo”. E tacque sorridendo per al-tri dieci secondi, accompagnato dallo scroscio degliapplausi del pubblico che aveva perfettamente capi-to sia la sua difficoltà, come il messaggio pacifican-te, profondo e pieno di Forza, contenuto nel suocommento. Poi proseguì il suo intervento fino allafine.C’erano molte persone, quella sera, che gli siaccostarono per ringraziarlo e complimentarsi, e traquesti molti dei membri fondatori della nostra asso-ciazione come Placido Procesi, Anna Maria Partini,Paolo Galiano, Gianfranco Ersoch e tantissimi altri.Tra i relatori, oltre al sottoscritto, erano anche pre-senti Padre P. Pfiffer, la dott.ssa Bagnasco, il dott.Massimiliano A. Polichetti, il dott Pieluigi Gallo, ildott. Geshé Gedun Tharcin.Ma in verità avevo conosciuto Pio Filippanimolti anni prima (più o meno nel 1986).
 Rivista 7 - Febbraio 2011
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-RIVISTA ON-LINENumero 7 – Febbraio 2011Associazione CulturaleVia Muggia 10 – 00195 Romae-mail
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info@simmetria.orgEravamo nella palestra di Placido Procesidove si svolgevano le lezioni di Kyudo. In quel periodo, a trovare Procesi venivano spesso perso-naggi particolari, provenienti da varie scuole matutti praticanti, in un modo o in un altro, discipli-ne spirituali tradizionali, e in special modo orien-tali. La sera che arrivò, Filippani si mise tranquil-lamente a sedere in “siddhasana” sul tatami deldojo ed iniziò a discettare dei rapporti fra disci- pline zen, shintoismo e arti marziali: io restai sba-lordito. Ma non tanto per la mirabile e rapida le-zione di filosofia sino-giapponese quanto per lasua straordinaria abilità a rendere semplici ed ac-cessibili dei temi metafisicamente complessi.In quella occasione (ed era la prima che lo ve-devo) compresi con efficacia come la “complica-zione” sia una modalità della mente, e come ren-dere semplice ed unitario ciò che la mente rendecomplesso sia una virtù sublime… riservata a po-chi, e Pio Filippani era uno di questi.Qualche anno più tardi ebbi, attraverso Lucia-na Virio, la possibilità di conoscere moltissimianeddoti sul Filippani “giovane”, quando fre-quentava, congiuntamente a Scaligero e a tanti al-tri, l’ambiente evoliano. Di tali incontri e di taleambiente abbiamo riportato alcuni ricordi e ri-scontri in “
Corrispondenza iniziatica
” (Simme-tria 2005).Dobbiamo anche a Filippani due articoli parti-colarmente puntuali ed interessanti, apparsi sul n°3 e sul n°4 della nostra rivista, rispettivamentecon il titolo: “
 La concezione sacrale della terrain Asia
”, e “
 I molteplici stati di coscienza nello yoga e nello sciamanesimo
”.Devo però a Paolo Galiano l’occasione di aver  potuto frequentare alcune volte più “da vicino”Pio Filippani, durante le piacevolissime chiac-chierate “filosofiche”, a base di
 sacker-torte
, chesi svolgevano a casa sua. Indimenticabili la suaeleganza, la sua proverbiale galanteria, la sua ver-satilità ma, soprattutto, la sua intelligenza.Uscire arricchiti da un incontro in cui storia,filosofia e metafisica si fondevano in un “uni-cum” speciale condito di grande umorismo, è un piccolo regalo che ha lasciato a coloro che lo han-no conosciuto, al di là di tutte le… cretinate fa-ziose che purtroppo, assai spesso, sono state scrit-te su di lui.Grazie.
Claudio Lanzi 
Conobbi Filippani Ronconi in occasione del 1°Corso dell’Istituto Ticinese di Alti Studi, nel 1970,a Lugano. Avevo già letto alcuni suoi libri, ma sen-za una particolare attrazione. Standogli vicino av-vertii la profondità delle sue conoscenze e, soprat-tutto, diventava per me evidente come lo studiodelle dottrine orientali non poteva prescindere dauna pratica effettiva.L’anno dopo, durante il 2° corso, Filippani Ron-coni intervenne con due relazioni, una sulle varieforme di gnosi indiane e un’altra sulla regalità ira-nica la cui prima parte fu pronunciata in persiano per salutare la presenza dell’ambasciatore iranianoche era stato invitato per l’evento. Questi si entu-siasmò a tal punto da invitare Filippani Ronconi aTeheran per i festeggiamenti del 2500° anniversariodell’impero achemenide e successivamente fu am-messo quale membro di diritto all’Accademia Im- periale, un onore che solo pochissimi occidentalihanno potuto vantare. Durante questo secondo cor-so Filippani Ronconi e Boris De Rachewiltz rela-zionarono sulla loro recente scoperta archeologicadella civiltà di Segilmassa, nel Marocco. Nessunospecialista aveva mai sentito qualcosa di simile el’attenzione per l’evento di colleghi e studenti fucertamente senza paragoni.D’altronde, la vita del professore era trascorsatutta intera su un filo di studi complessi, difficili,forse comparabili solo a quanto Giuseppe Tucci erariuscito a fare. Ancora giovanissimo, subito dopo ilturbine della guerra, era andato ad Isfahan a studia-re con i maestri della “dottrina illuminativa” diquella Università e qui ebbe la ventura di seguire lelezioni di Henry Corbin, del quale divenne uno de-gli allievi prediletti. Fra una lezione e l’altra il gio-vane studente italiano faceva ascensioni sulle mon-tagne più a nord e qui ebbe la ventura di incontrarele tribù curde che ivi abitavano e a poco a poco im- parò non solo il curdo, ma anche i dialetti delle nu-merose tribù al punto da diventare uno dei due o treitaliani in grado di insegnare dialettologia iranica.Fu durante questo ciclo di studi che venne a co-noscere il prof. V. Ivanow, l’altro grande espertomondiale di dottrine ismaelite che assieme a Corbinindirizzarono il giovane italiano e costituirono unodegli elementi–base di quello che poi sarà il suo li-
 Rivista 7 - Febbraio 2011
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