Comune di Brescia
Via Fratelli Lombardi n 2, 25121 Brescia Tel 030-2977886 Fax 030-2977885garantedeiristretti@comune.brescia.it
sindaci della nostra civile provincia decisi inmotivatamente a rifiutare certificati di residenza(documento fondamentale per ognuno di noi e senza il quale non è possibile accedere ai servizisanitari ad un occupazione lavorativa, in una parola ottenere soddisfazione di qualunque diritto); lesollecitazioni a chi di dovere per il disbrigo in tempi accettabili di pratiche per il riconoscimenti dipaternità o le celebrazioni di matrimoni; i richiami al Dap e al Prap per il ripristino del diritto allaterritorializzazione della pena e molti altri atti come può rilevarsi dalle mie relazioni annuali,ultima delle quali per il 2010 sarà mia cura presentare tra pochi giorni, nonché con i richiamiripetuti e continui alla responsabilità di tutte le istituzioni sulla condizione disumana e degradantein cui versavano e versano i ristretti di Canton Mombello e l’invito assillante e continuo allapubblica opinione perché si riscatti dal pregiudizio sul significato della pena che non è e mai puòessere vendetta ma strumento di riparazione del male compiuto e via per un nuovo patto socialecon la comunità.Certo, in un attività cosi difficile, anch’io come il personale delle carceri e i volontari ho registratosconfitte dolorose fra le quali mi limito a ricordare il suicidio di un detenuto straniero nel febbraiodell’anno scorso, cosi come non posso dimenticare che, nonostante gli sforzi compiuti, accanto allasperanza di un ulteriore miglioramento della situazione sanitaria dopo la presa in carico del servizioda parte degli Spedali Civili, resta irrisolto e gravemente lacunoso il problema del lavoro per idetenuti, in quanto solo un’esigua minoranza di essi può svolgere una qualche mal remunerataoccupazione nei lavori cosi detti “domestici”.Dalla cronaca giornalistica dell’ultima seduta del Consiglio Comunale ho appreso che mi sarebbestato rimproverato dal Capo gruppo della Lega, pur nell’ambito del riconoscimento dell’attivitàsvolta, di essermi interessato solo “di piccoli problemi” : se queste, cui ho accennato, non sonoquestioni importanti non riesco francamente a capire quale siano quelle che avrebbero meritatomaggiore attenzione da parte mia.Certamente, per quanto mi riguarda e quanto era collegato ai miei compiti e responsabilità, nonquella del nuovo carcere a Brescia che, almeno al tempo in cui ho svolto incarichi istituzionali, eracompetenza dell’Ente Locale, per la materia urbanistica, e del Governo, per quanto attiene ifinanziamenti.A questo punto è doveroso da parte mia esprimere un grazie sincero all’AmministrazioneComunale della città per avermi concesso il privilegio di un servizio alle ragioni dell’uomo nellecondizioni difficili della privazione della libertà, servizio in cui ho cercato di trasfondere tutta lapassione di cui sono capace.Termino ringraziando le varie Direzioni che si sono succedute nelle carceri bresciane e il personaleche opera al loro interno: con tutti, dopo un periodo iniziale in cui, probabilmente anche perl’assoluta novità di un incarico estraneo a quello dell’amministrazione penitenziaria, ero statoaccolto con “cortese diffidenza”, si è poi instaurata una cordiale ed effettiva collaborazione.Un grazie anche ai Magistrati di sorveglianza quando, nell’esercizio della loro delicata funzione,hanno saputo effettuare scelte coraggiose in tema di concessione delle misure alternative al carcerepur consapevoli di correre il rischio di critiche talvolta malevoli da parte di uno spaccatodell’opinione pubblica vittima di pregiudizi indotti da strumentali campagne sulla sicurezza dicittadini all’interno delle proprie comunità.Un ringraziamento caloroso a tutti i volontari che nel silenzio si dedicano continuamente allafunzione preziosa e insostituibile di tener saldo il collegamento tra il carcere e la società.Un ringraziamento affettuoso all’unica mia collaboratrice d’ufficio che, in seguito alla drammaticavicenda in cui, assieme ad altre cinque colleghe maestre, era stata coinvolta in un indagine per unreato infamante e che , dopo aver subito, come un'altra collega, due anni di privazione della libertà,uno in carcere e l’altro agli arresti domiciliari, ha dovuto, per concludere la sua esperienza
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