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Locri, divinità al femminile

Locri, divinità al femminile

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Published by Pino Blasone
Aggiornato agli studi più recenti, il saggio è dedicato all'area archeologica di Locri, una delle più interessanti della Magna Grecia, e ai reperti che da lì si sono diffusi in Europa. Non di rado essi presentano una spiccata caratteristica femminile, connessa col tipo di culto ivi praticato. I versi superstiti della poetessa locrese Nosside ne sono una ulteriore conferma.
Aggiornato agli studi più recenti, il saggio è dedicato all'area archeologica di Locri, una delle più interessanti della Magna Grecia, e ai reperti che da lì si sono diffusi in Europa. Non di rado essi presentano una spiccata caratteristica femminile, connessa col tipo di culto ivi praticato. I versi superstiti della poetessa locrese Nosside ne sono una ulteriore conferma.

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dove non fu che piedistallo ma ora c’è la DEAche sta sul piedistallo e guarda il cielo e il mare;non è sepolta – madre d’Eros – e non muore ella,ed io ricordo ch’era scesa le scale un po’ incerta,un po’ distratta. Ed eterna dura:
Korē kai DēliaEzra Pound, da
 Italian Drafts
Pino Blasone
Locri, declinazioni della divinità al femminile
 
1 – Afrodite con Eros: Museo Archeologico Nazionale dellaMagna Grecia, Reggio Calabria; Vincenzo Jerace, mezzo bustodi Nosside: Pinacoteca Civica, Reggio Calabria (1920)
Le amate da Afrodite
La maggior parte dei luoghi di culto nel sito archeologico calabrese dellʼantica Locriovvero Locri Epizefiri, dal greco
 Lokrói Epizephýrioi
, era dedicata a deità femminili:Afrodite, Demetra, Persefone, Atena, Artemide. Dodici epigrammi ci sono rimasti di
1
 
 Nosside, poetessa locrese vissuta fra il quarto e terzo secolo a. C., tutti tramandati dallatarda
 Antologia Palatina
. Fra essi, uno nomina Artemide e un altro la dea Era. Ben quattrocitano Afrodite, anche appellata Cipride, cioè la dea dellʼamore originaria dellʼisola diCipro. Probabilmente lʼepigramma più grazioso è quello designato col numero 170, nelquinto libro dellʼantologia: “Niente più dolce dellʼamore, ogni altra gioia/ viene dopo: dallamia bocca sputo perfino il miele./ Così dice Nosside, e chi da Cipride non fu amato/ ignoraquali rose siano i fiori di lei”. Notoriamente, le rose erano i fiori prediletti da Afrodite, macʼè qui una ammiccante ambiguità. Infatti, “lei” si può intendere riferito alla dea o a Nosside, o magari a entrambe. È anche probabile che la poetessa componesse epigrammi sucommissione. Almeno un paio di essi dovrebbe essere stato commissionato da cortigiane.Rispettivamente, questi sono il 332 e il 605 del libro IX: “Giunte vicine al tempio,ammiriamo d’Afrodite/ questa statua, dalla veste interamente trapunta d’oro./ La offersePoliarchide, che molti e ricchi proventi/ seppe trarre dallo splendore del suo corpo”; “Altempio della bionda Afrodite, Callò portò questo quadro/ dall’effigie in tutto simile, da leidipinta./ Che composto atteggiamento, e quale grazia la pervade!/ Salve, dunque! Nientealla sua vita si potrebbe rimproverare”. In effetti, ci si chiederà che cosa poteva essererinfacciato alla bella e brava Callò, se uno stile di vita troppo libero o il mestiere dellacortigiana. Questʼultimo non poteva essere oggetto di biasimo, in quanto socialmentericonosciuto e perfino religiosamente codificato, eppure Nosside avverte lʼesigenza diribadirlo. Qui interessano due interrogativi connessi. A quale tempio ci si riferisce? A qualeaspetto della dea, lʼetera Poliarchide e la sua presumibile collega Callò indirizzarono i lorodoni e i quattro versi dedicatori, da entrambe commissionati alla compiacente poetessa?La risposta alla prima domanda è più facile. Se le scene descritte sono ambientate aLocri, e non sussistono indicazioni diverse in merito, il santuario dovrebbe essere statoquello ubicato nella contrada Marasà
1
, anziché un altro suburbano pure dedicato ad Afroditein località Centocamere. Infatti questʼultimo doveva avere importanza secondaria, mentrenel primo si praticava il culto ufficiale. Al centro della sua cella è stato rinvenuto un basamento cubico, sovrastante una fossa – 
bòthros
– 
in cui venivano deposte le offerte alladea. A tale basamento si suppone che competessero tre lastre marmoree raffiguranti quella
1
Cfr. Felice Costabile, Francesca Martorano, Vincenzo de Nittis, “Il tempio ionico di Marasà aLocri Epizefiri”, in
 Polis. Studi interdisciplinari sul mondo antico
, vol. 2; Roma: LʼErma diBretschneider, 2006.2
 
frontale la nascita di Afrodite emergente dal mare, assistita da due
 Hōrai
 
(“Stagioni”), equelle laterali due figure femminili umane. Insieme, esse costituiscono una delle operedʼarte più celebri provenienti dalla Magna Grecia, il così denominato
Trono Ludovisi
.Databile alla prima metà del V secolo a. C. e oggi nel Palazzo Altemps a Roma, iltrittico fu ritrovato nel 1887 durante lavori occasionali nella locale Villa Ludovisi. Lʼareacorrisponde agli antichi Orti Sallustiani, non lontano dal tempio di Venere Ericina, e varicordato che nella religiosità latina Venere era identificata con Afrodite. Lʼasporto del“trono” dalla sua sede primitiva dovette avvenire già in epoca romana. Esso è peraltro noto, per una pubblica polemica nei tardi anni Ottanta del Novecento. Il critico dʼarte FedericoZeri insinuò che si trattasse di un falso risalente allʼepoca della sua pretesa scoperta. Gliindizi addotti non convinsero gli altri studiosi. Soprattutto archeologa MargheritaGuarducci sostenne la provenienza locrese dellʼartefatto e ne argomentò la collocazioneoriginaria. Del resto un frammento di
 pínax
, quadretto votivo in terracotta del 470-60 a. C.circa rinvenuto nel tempio di Persefone in contrada Mannella presso Locri e attualmente nelMuseo della Magna Grecia a Reggio Calabria, mostra parte di una figura femminile pressoché identica a una delle due donne rappresentate sui lati del
Trono Ludovisi
.
2
Le varianti sono che la suonatrice di doppio flauto ritratta nel
 pínax
è vestita, in piedi;nel secondo caso la sua analoga, seduta, è il primo nudo di donna nellʼarte greca.Comunque, i rilievi laterali del
Trono Ludovisi
possono aiutarci a formulare una risposta plausibile anche al secondo quesito di cui sopra. La flautista è chiaramente unʼetera ovverocortigiana, fose una ierodula ossia sacerdotessa-prostituta
3
. Qui importa più che altro quelloche ella rappresenta simbolicamente, ciò che noi potremmo chiamare amore profanocontrapposto al sacro, e che per i greci era un aspetto diverso dellʼamore sacro. Per cercarne
2
La forte somiglianza tra le figure della flautista in questo quadretto e di quella del
Trono Ludovisi
è ben rimarcata da Marylin B. Skinner, in
 Nossis and Womenʼs Cult at Locri
,allʼindirizzo Webhttp://www.stoa.org/diotima/essays/fc04/Skinner.htm.Altra somiglianza fra un
 pínax
locrese, in questo caso raffigurante la nascita di Afrodite, e il rilievo sulla lastra centraledel
Trono Ludovisi
, è rilevata da Rebecca K. Schindler, in
 Aphrodite and the Colonization of  Locri Epizephyrii
, allʼindirizzohttp://scholar.lib.vt.edu/ejournals/ElAnt/V11N1/schindler.html (ivi è anche presente una diffusa bibliografia; altra bibliografia estesa è reperibile al sito Webhttp://www.locriantica.it/bibliografia.htm).
3
Sorvoliamo qui sul fenomeno, nellʼantichità variamente riportato da Clearco di Soli o da MarcoGiuniano Giustino, e oggi approfondito da altri così come la questione di una presuntasuccessione matrilineare; in particolare, cfr. “Ritual Prostitution at Locri” in James M. Redfield,
The Locrian Maidens: Love and Death in Greek Italy
, Princeton University Press, 2003.3

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