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Jesús Huerta de Soto, Cap. III, «Carl Menger e i precursori della Scuola Austriaca»

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 29
 
CONFUSIONE INTRODOTTA NELL
ECONOMIA REALE
. M
ARIANACRITICA INOLTRE LA POLITICA DI IMPOSIZIONE DEI PREZZIMASSIMI COME STRUMENTO PER COMBATTERE GLI EFFETTIDELL
INFLAZIONE
 ,
UNA
C
APITOLO
III
 
C
 ARL
 M 
 ENGER E I PRECURSORI DELLA
S
CUOLA
 A
USTRIACA
 
3.1. Introduzione
 Pur esistendo ampio accordo sul fatto che la Scuola Austriaca di economianasca nel 1871, con la pubblicazione del libro di Menger (1840-1921) dal titolo
Grundsätze der Volkswirthschaftslehre
(M
ENGER
, 1871), in realtà il suo principale meritosta nell’aver saputo raccogliere e stimolare una tradizione di pensiero di originecattolica ed europea continentale le cui origini è possibile ricondurre agli albori delpensiero filosofico in Grecia e, con maggiore intensità, alla tradizione del pensierogiuridico, filosofico e politico della Roma classica.In effetti fu nella Roma classica che si scoprì che il diritto è principalmenteconsuetudinario e che le istituzioni giuridiche (così come quelle linguistiche e quelleeconomiche) sorgono come risultato di un lungo processo evolutivo, incorporando unenorme volume di informazioni e di conoscenze che supera di gran lunga la capacitàmentale di qualsiasi governante, per quanto saggio e buono possa essere. Così,secondo quanto riferisce Cicerone (
De re publica
, II, 1-2), per Catone «il motivo per ilquale il sistema politico [romano] fu superiore rispetto a quello degli altri paesi era ilseguente: i sistemi politici degli altri paesi erano stati creati introducendo leggi eistituzioni in base al parere personale di singoli individui come Minosse a Creta eLicurgo a Sparta [...] Al contrario la nostra repubblica romana non si deve allacreazione personale di un unico uomo, bensì di molti. Non è stata fondata durante lavita di un individuo particolare, ma attraverso una serie di secoli e generazioni.
Perché non c’è mai stato nel mondo un uomo così intelligente da prevedere qualsiasi evento e, anche se potessimo concentrare tutti i cervelli nella testa di uno stesso uomo
,
sarebbe per lui impossibiletenere a mente ogni cosa nello stesso tempo
,
senza avere accumulato l’esperienza pratica che siacquisisce con il trascorrere di un lungo periodo storico»
.Come si avrà modo di vedere, il nucleo essenziale di questa idea –che costituiràpoi il cuore dell’argomentazione di Mises riguardo all’impossibilità teorica dellapianificazione socialista– si conserva e rafforza durante il Medio Evo grazieall’umanesimo cristiano e alla filosofia tomista che intende il diritto naturale come un
corpus
etico precedente e superiore al potere di ciascun governo terrestre. Pietro diGiovanni Olivi, San Bernardino da Siena e Sant’Antonino da Firenze, fra gli altri,hanno teorizzato il ruolo centrale che la capacità imprenditoriale e creativa dell’essere
 
 30
umano ha come stimolo dell’economia di mercato e della civiltà (R
OTHBARD
, 1995, I:31-209). Ma l’eredità di questa linea di pensiero sarà raccolta, sviluppata e perfezionataprincipalmente dai quei grandi teorici che furono gli Scolastici del
Siglo de Oro
spagnolo e che, senza alcun dubbio, devono essere considerati come i principaliprecursori della Scuola Austriaca di economia.
3.2. Gli scolastici del
Siglo de Oro
 
Secondo Hayek, i principali teorici dell’economia di mercato, così come iprincipali elementi del liberalismo economico, non furono delineati, comegeneralmente si crede, dai calvinisti e dai protestanti scozzesi, ma furono il risultatodello sforzo dottrinale realizzato dai domenicani e dai gesuiti esponenti dellacosiddetta Scuola di Salamanca durante il
Siglo de oro
(H
AYEK
, 1973-79; II: 276n.).Hayek ha perfino citato due di questi, Luis de Molina e Juan de Lugo, nel suo discorsoin occasione della consegna del premio Nobel per l’Economia nel 1974 (H
AYEK
, 1974:44n.). Questo economista austriaco iniziò a convincersi dell’origine cattolica espagnola dell’analisi economica austriaca a partire dagli anni cinquanta, grazieall’influenza del giurista italiano Bruno Leoni. Leoni convinse Hayek che le radicidella concezione dinamica e soggettiva dell’economia erano di origine continentale eche, pertanto, dovevano essere cercate nell’Europa mediterranea e nella tradizionegreca, romana e tomista, più che nella tradizione filosofica dei filosofi scozzesi delXVIII secolo (L
EONI
, 1961: 87-107). Inoltre, negli stessi anni, una delle migliori allievedi Hayek, Marjorie Grice-Hutchinson, specializzata in latino ed in letteraturaspagnola, portò a termine una ricerca sui contributi degli scolastici spagnoli alla teoriaeconomica, che successivamente è stata considerata un piccolo classico (G
RICE
-H
UTCHINSON
, 1952, 1982 e 1985).Chi furono, allora, i precursori intellettuali della Scuola Austriaca di Economia?La maggior parte di essi furono domenicani e gesuiti, professori di morale e teologia inuniversità che, come quelle di Salamanca e Coimbra, erano i centri più importanti dipensiero durante il
Siglo de Oro
(C
HAUFEN
, 1986).Il primo a dover essere menzionato è Diego de Covarrubias y Leyva.Covarrubias (1512-1577), figlio di un famoso architetto, il quale, dopo essere stato perdiversi anni ministro del re Filippo II, fu nominato vescovo della città di Segovia (nellacui cattedrale è sepolto). Nel 1555 Covarrubias espose, in maniera migliore di quantofosse stato fatto fino ad allora, l’essenza della teoria soggettiva del valore (ossial’oggetto dell’analisi economica della Scuola Austriaca) affermando che «il valore diuna cosa non dipende dalla sua natura oggettiva ma dalla valutazione soggettiva degliuomini, anche qualora tale stima sia sconsiderata». Onde meglio illustrare la sua tesi,aggiunse anche che «nelle Indie il grano vale più che in Spagna perché là gli uomini lovalutano di più, e ciò a prescindere dal fatto che la natura del grano sia la stessa inentrambi i luoghi» (C
OVARRUBIAS
, 1604: 131). Covarrubias scrisse inoltre uno studiosull’evoluzione storica della diminuzione del potere d’acquisto del maravedì,anticipando molte delle conclusioni teoriche sulla teoria quantitativa del denaro che
 
 31
successivamente avrebbero esposto, fra gli altri, Martín de Azpilcueta e Juan deMariana. Lo studio di Covarrubias, pubblicato in latino con il titolo
Veterum collatiumnumismatum,
incorpora inoltre anche una grande quantità di statistiche riguardoall’evoluzione dei prezzi nel secolo precedente al suo. Tale opera è molto significativa,non solo per essere stata lodata nei secoli successivi dai pensatori italiani BernardoDavanzati e Ferdinando Galiani, ma soprattutto perché fu citata da Menger nei suoi
Grundsätze
(M
ENGER
, 1971: 344).La tradizione soggettivista, inaugurata da Covarrubias, venne proseguita daun’altro importante esponente della tradizione scolastica: Luis Saravia de la Calle, chefu anche il primo a chiarire la reale relazione tra prezzi e costi all’interno del mercato.Saravia de la Calle osservò infatti che in ogni caso sono i costi che tendono a seguire iprezzi e non il contrario, anticipando così la confutazione degli errori di quella “teoriaoggettiva del valore” che, successivamente, sarebbe stata sviluppata dai teorici dellascuola classica anglosassone e che si sarebbe convertita nel fondamento della teoriadello sfruttamento di Karl Marx e dei suoi seguaci. Nel suo studio intitolato
Instrucciónde mercaderes
, pubblicato in castigliano a Medina del Campo intorno al 1544, Saravia dela Calle scrisse che «coloro i quali valutano il giusto prezzo delle cose in base al lavoro,ai costi ed ai pericoli di colui che commercia o produce le merci, commettono un graveerrore; giacché il giusto prezzo è determinato dall’abbondanza o dalla mancanza dimerci, di commercianti e di denaro, non dai costi, dal lavoro e dai pericoli» (S
ARAVIADE LA
C
ALLE
, 1949: 53). Il libro, interamente incentrato sulla funzionedell’imprenditore, chiamato “
mercadante
”, prosegue così la tradizione scolastica sulruolo dinamico dell’imprenditore, che si può far risalire a Pietro di Giovanni Olivi,Sant’Antonino da Firenze e, soprattutto, a San Bernardino da Siena (R
OTHBARD
, 1995,I: 81-95).Altro rilevante contributo degli Scolastici spagnoli è l’introduzione del concettodinamico di concorrenza (in latino
concurrentium
), intesa come il processoimprenditoriale di competizione che muove il mercato stimolando lo sviluppo dellasocietà. Quest’idea, che costituisce il cuore della teoria del mercato della ScuolaAustriaca, contrasta radicalmente con i modelli di equilibrio di concorrenza perfetta edi monopolio che analizzano i Neoclassici. E fu sulla sua base che gli Scolasticigiunsero alla conclusione che i prezzi del modello di equilibrio (che lorodenominarono «prezzi matematici»), utilizzati poi dai teorici neoclassici socialisti pergiustificare l’interventismo e la pianificazione del mercato, non avrebbero mai potutoessere conosciuti. Così, Raymond de Roover attribuisce a Luis de Molina il concettodinamico di concorrenza, inteso come «quel processo di rivalità fra compratori chetende ad elevare il prezzo» e che non ha niente a che fare con il modello statico di“concorrenza perfetta”, che nel XX secolo i cosiddetti “teorici del socialismo dimercato” hanno creduto si potesse simulare in un regime senza proprietà privata (
DE
R
OOVER
, 1955: 169).La migliore esposizione di tale concezione dinamica della libera concorrenza traimprenditori fu tuttavia quella esposta da Jerónimo Castillo de Bovadilla nel suo libro
Política para corregidores
, pubblicato a Salamanca nel 1585. In esso si afferma chel’essenza della concorrenza consiste nel cercare di «emulare» il concorrente (P
OPESCU
,

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