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MilanoCittàAperta - Issue#4 - Summer/2010

MilanoCittàAperta - Issue#4 - Summer/2010

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Crediamo che sia necessario parlare della realtà di oggi anche interrogandosi sulla qualità estetica del mondo che ci circonda e anzi, forse è proprio questo uno degli aspetti più sottovalutati dalla critica sociale che si fa delle città, critica che spesso non tiene conto della gravità dell'inquinamento visivo che ci assedia. Perché la strada è il vero orizzonte del nostro mondo di cittadini e perché, come cantava il milanese Giorgio Gaber: "bisogna uscire dalle case / dove noi ci nascondiamo / bisogna ritornare nella strada / nella strada per conoscere chi siamo".
Crediamo che sia necessario parlare della realtà di oggi anche interrogandosi sulla qualità estetica del mondo che ci circonda e anzi, forse è proprio questo uno degli aspetti più sottovalutati dalla critica sociale che si fa delle città, critica che spesso non tiene conto della gravità dell'inquinamento visivo che ci assedia. Perché la strada è il vero orizzonte del nostro mondo di cittadini e perché, come cantava il milanese Giorgio Gaber: "bisogna uscire dalle case / dove noi ci nascondiamo / bisogna ritornare nella strada / nella strada per conoscere chi siamo".

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Published by: Milano Città Aperta on May 16, 2011
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05/16/2011

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 ADVERTISEMENTPUBLICDENTRO L’AUTOESTERNIMILANO UNDER CONSTRUCTIONMILANO: OMBRE SOTTOSOPRA
 
SULLA STRADA
C’è stato un tempo, in Italia, durante il quale passeggiare lungo i marciapiedi delle cittàpoteva essere un’esperienza indimenticabile. Per capirlo, sarebbe sufficiente osservarele scene di vita quotidiana fotografate da William Klein lungo le strade di Roma, versola fine degli anni ‘50 (se passate nei dintorni del Colosseo, non perdete la mostra chedura fino al 25 Luglio).Fu un tempo che la generazione di cui faccio parte può solo immaginare a fatica,subendo inoltre quell’ambigua forma di nostalgia che si prova per qualcosa che non siè vissuto, un tipo di rimpianto molto di moda oggi. “ La strada è la casa degli Italiani”si diceva allora, quando i bambini potevano uscire di casa senza rischiare di essereinvestiti ogni due passi e quando gli anziani potevano affacciarsi alle finestre senzaessere intossicati dai gas di scarico.Oggi, come sappiamo, la strada è diventata invece “la casa delle automobili”, sterileluogo di passaggio da un posto all’altro, utile al massimo a fini commerciali comescenario di cartelloni e vetrine. In questo numero di MilanoCittàAperta, il nostro sguardosulla città tenta di rendere visibili i frutti della metamorfosi estetica che è avvenuta neglianni dello sviluppo “selvaggio”, rendendo le strade e gli scenari urbani così diversidall’epoca del dopoguerra.Dall’alienazione dell’automobilista-sardina in scatola all’innaturalezza dei colori cheilluminano le strade, dagli scenari semi apocalittici dei cantieri perenni al contrasto con ilmondo sotterraneo che ignoriamo completamente, fino alla manipolazione devastante einvasiva della pubblicità che ci osserva ovunque e da qualunque parte ci volgiamo.Crediamo che sia necessario parlare della realtà di oggi anche interrogandosi sullaqualità estetica del mondo che ci circonda e anzi, forse è proprio questo uno degliaspetti più sottovalutati dalla critica sociale che si fa delle città, critica che spesso nontiene conto della gravità dell’inquinamento visivo che ci assedia.Perché la strada è il vero orizzonte del nostro mondo di cittadini e perché, comecantava il milanese Giorgio Gaber: “bisogna uscire dalle case/dove noi ci nascondiamo/ bisogna ritornare nella strada/nella strada per conoscere chi siamo”.
Niccolò de Mojana
IN VISTASULLA STRADASOGLIE
 
Fuel for life. Foro Buonaparte,ottobre 2007
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Giorgio Gherardi

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