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Qualche Appunto Sulla Regolamentazione Di Internet

Qualche Appunto Sulla Regolamentazione Di Internet

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Published by lareteingabbia
Cerchiamo di contestualizzare il discorso sulla Regolamentazione di Internet.
Cerchiamo di contestualizzare il discorso sulla Regolamentazione di Internet.

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05/25/2011

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Marco Ciaffone
Qualche appunto sulla regolamentazionedi Internet
Prima di iniziare a parlare di come è fatta la Rete, e soprattutto prima di partire per il “giro del mondo”, mi sia concessaun’ulteriore precisazione: la parola regolamentazione non puòe non deve suggerire di per se stessa unimmagine diopprimente invasione del potere in un settore di attività umana,visto che quando il settore è Internet questo rischio è reale. C’èuna buona e una cattiva regolamentazione, ma questo dipendeda fattori contestuali e specifici. Non devono sfuggire ledifferenze tra due tipi di “gabbia”: la regolamentazione neglistati democratici (o presunti tali), dove l’intento principale è(dovrebbe essere) quello di garantire che un settore che è altempo stesso strumento di espressione della società, veicolo dicontenuti anche culturali ed educativi, strumento dicomunicazione e fiorente mercato non diventi né una prateriasconfinata dove tutto è permesso né una facile preda del solo business annichilendo così le altre potenzialità; e il controllodegli stati sottomessi da regimi impauriti da un mezzo che percepiscono come una minaccia al giogo che esercitano sulleloro società.La differenza non deve mai sfuggire perc, ribadisco, laregolamentazione deve proprio essere quella variabile terza eindipendente che interpretando gli usi di un mezzo ne reprimagli abusi per mettere in sicurezza e ottimizzare gli usi stessi per 1
 
tutti gli attori in gioco, proteggendo gli utenti dalle insidie, imercati dalle pratiche illegali e un sano e democratico sviluppodel mezzo. Purtroppo teoria e pratica raramente coincidono: inodi critici sono tanti, intrecciati tra loro e forieri di problemisecondari, mentre le iniziative per scioglierli non sempre sonole migliori. Nella prefazione di La legge e la rete[1]Giovanni Ziccardi ricorda il convegno di Parigi organizzatodallInternationalChamberof Commerce(ICC)sulla regolamentazione delle nuove tecnologieinformatiche; l’evento ebbe luogo nel novembre del ’97 e videuna sfilata di politici ed operatori del settore propugnatori diidee che a breve (vedi l’esplosione della bolla “dot com”) sisarebbero rivelate inadatte alla Rete. L’unico che riusciva aguardare agli sviluppi futuri era John Perry Barlow, co-fondatore della Electronic Frontier Foundation (EFF); la EEFfu fondata nel 1990 da Barlow e Mitch Kapor con l’obiettivo diriunire le competenze di avvocati e giuristi che potesserorappresentare un know how per la tutela dei diritti digitali e ildiritto di espressione di parola nel mondo dei nuovi media. [2]Barlow fu peraltro autore, nel 1996, della Dichiarazioned’Indipendenza del Cyberspazio, nella quale affermava inmaniera entusiasta: “I Governi ottengono il loro potere dalconsenso dei loro sudditi. Non ci avete chiesto avetericevuto il nostro. Noi non vi abbiamo invitati. Voi non ciconoscete e non conoscete neppure il nostro mondo. IlCyberspazio non si trova all'interno dei vostri confini". Neisuoi venti minuti di intervento a Parigi Barlow attaccò su duefronti, denunciando l’incapacità sia di chi stava investendo suinuovi media sia di chi quei media doveva regolamentarli,insistendo su come il faro di entrambi doveva essere la libertàche le nuove tecnologie mettevano a disposizione. Nell’introduzione dello stesso testo (p.14) l’autore Manlio2
 
Cammarata parla di un sistema nel quale, riferendosi nellospecifico al diritto d’autore, “i padroni delle idee dettano lenorme; il legislatore scrive sotto dettatura, senza preoccuparsidei guasti che regole miopi e corporative produrranno sulsistema, limitando la diffusione della conoscenza e lo sviluppidella società”, affermando di fatto che la tensione tra capitale estato era in realtà un cedimento del secondo nei confronti del primo.Questo è il primo dei nodi: la dilagante pirateria sulla Retemettesulladifensivaiproduttoridicontenutidell’intrattenimento, che premono su classi politiche pronte adassecondarle con leggi che, nel tentativo di arginare la pirateria,rischiano di annichilire le potenzialità della Rete sia per gliutenti che per le stesse majors. La violazione del copyright, latutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale sonoforse il più caldo dei temi di Internet.C’è poi Internet come “impresa”, sia per chi investe nelleinfrastrutture della Rete sia per chi produce utili veicolandocontenuti online. “In sintesi, le società che formano il nucleodelle reti mediatiche globali perseguono politiche diconcentrazione della proprietà, partnership interaziendali,diversificazione delle piattaforme, customizzazione del pubblico ed economie di sinergia con vari gradi di successo”[3]. La Rete, globale e apparentemente senza confini,rappresenta così terreno fertile per aziende che prendono la suastessa forma: restano ancorate ad un territorio, non sonorealmente globali, ma le loro reti commerciali si, e il profittoche traggono proviene da svariate regioni e paesi del mondograzie ad un mercato multimediale globalmente retificato. La possibilità di registrare e incrociare dati di navigazione degliutenti rende loro possibile tracciare con relativa facilità i loro profili così da rendere sempre più specifici i target ai quali3

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