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Bellarmino Il catechismo

Bellarmino Il catechismo

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S. ROBERTO BELLARMINO
Catechismo grande della dottrina cristiana
Composto dal ven. cardinale Roberto Bellarmino ; richiamato in pratica da mons.Luigi Reggianini – Modena, Per gli eredi Soliani, [1838]. - 230, [2] p. ; 18 cmCon approvazione ecclesiastica ______________________ INDICE La FedeAntichità della Chiesa CattolicaCattolicità e perennità della ChiesaVerità e concordia della Dottrina CattolicaPurità della Dottrina CattolicaGloria dei miracoliMiracoli degli ereticiIl dono della ProfeziaBontà dei Dottori della Chiesa e malizia degli ereticiConfronto degli eretici antichi e nuovi quanto alla FedeCostumi degli eretici antichi e moderni.Costumi degli eretici, efficacia della Dottrina Cattolica, testimonianza degli avversari _______________________  
 
LA FEDE
Ho sempre giudicato, ottimi uditori, essere sommamente necessario perseverarenella Chiesa, nella quale si trova la fede vera ed ortodossa, il vero culto di Dio, lavera remissione dei peccati, il vero pegno della salvezza ed eredità eterna. Penso però, che sia necessario stare nella Chiesa in questo tempo soprattutto, quando per ogni dove un brulichio di eresie e di sette va stendendo su tutta la terra una tenebracosì densa e così tetra, che sembrano essere vicini quei tempi, di cui Gesù Cristo dicenel Vangelo: «Usciranno fuori de' falsi profeti e sedurranno molti, e per esseresovrabbondata l'iniquità, si raffredderà la carità in molti» (Mt. 24, 24): e ancora,«Quando verrà il Figliolo dell’uomo, credete voi, che troverà fede sopra la terra?»(Lc. 18, 8).Osservate bene la faccia della terra. Quanti atei, quanti pagani, quanti giudei vi sitrovano! Quante regioni, quanti regni, quante province sono passate da Cristo alMaomettanismo! Lo scisma e l'eresia dei Greci, dei Giacobiti, dei Nestoriani non haforse strappato via quasi tutto l'Oriente? La peste Ariana, la Sabellica, la Luterana, ingran parte anche quella dei Greci non ha forse infettato totalmente il settentrione?L'Africa tutta, dove una volta c'erano tante sedi di arcivescovi e vescovi, non è essaoccupata parte dai Mauri, seguaci di Maometto; parte dagli Etiopi, cristiani solo dinome, e già da tempo separati dalla vera Chiesa? Che diremo dell'Occidente?Citi potrà contare le sette dei Confessionisti, degli Anabattisti, dei Calvinisti? Non èvero, che nello spazio di 50 anni sono sorte ai nostri giorni quasi tante eresie, quantedal tempo degli Apostoli per intieri 1500 anni? Inoltre l'avarizia, la superbia, lalussuria, l'ambizione, gl'inganni, le frodi, le menzogne, tutti i vizi, tutte lescelleraggini, tutte le azioni più vergognose hanno invaso il cuore e la mente deimortali a segno tale, che ci sarebbe pericolo «da fare, che siano ingannati - se è possibile - gli eletti stessi» (Mt. 24, 24), e che comincino a dire: «ma c'è Dio inmezzo a noi?». Siamo o non siamo eredità e beni del Signore?Quantunque ciò sia vero, resta l'asserzione di Nostro Signore Gesù Cristo: «Chi persevererà fino alla fine si salverà» (Mt. 10, 22). Resta il detto di S. Cipriano:«Chiunque sia e quale che egli sia, non è cristiano, chi non è nella Chiesa di Cristo»(
Cypr. l. 4, epist: 2, et lib. de unitate Eccles.
). E in un altro luogo: «Chiunque sisepara dalla Chiesa e si unisce ad una adultera, si separa dalle promesse fatte allaChiesa, e non appartiene ai tesori di Cristo. Chi abbandona la Chiesa di Cristo, èd'altri, è profano, è nemico. Non può aver per padre Dio, chi non ha per madre laChiesa». Se non poté salvarsi chi si trovò fuori dell'arca di Noè; così non si salveràchi sarà stato fuori della Chiesa della pace. Dunque fuori della Chiesa di Cristo nonsi trova né salvezza, né remissione dei peccati. Oggi ci minaccia un gravissimo pericolo da parte di certi atrocissimi assassini delle anime. Nulla è oggidì più facile per gl'incauti, che l'allontanarsi dalla rocca della Chiesa, e incappare nei lacci e nellereti della infedeltà.Ho pensato perciò, che nei discorsi di quest'anno non avrei potuto trattare di altrocon maggior frutto, che di alcuni argomenti, coi quali si dimostra ad evidenza che la
 
religione, abbracciata da noi per beneficio di Dio, deve a ragione da tutti quantihanno giudizio essere anteposta a tutte le sette e superstizioni dei Giudei e dei pagani:che anzi essa sola è quella, dalla quale Dio è onorato con pietà e santità: che essaaltresì guida i suoi adoratori al vero porto della eterna felicità. Questa disputa verseràquasi tutta nella prova della fede: ma daremo qualche cosa alla morale. Divideremo inostri discorsi in due parti, nella prima spiegheremo l'argomento, che abbiamo giàdetto: nella seconda (1) esporremo, per la edificazione dei costumi il primo pensierodella epistola, che si sarà letta nella messa cantata.Ci sono due cose. che principalmente ci muovano a credere, e sono: il lumeinterno della fede, e certi argomenti esterni. Gli argomenti, di cui intendiamo trattaresono in tutto dodici, cioè: la verità della religione cristiana, l'efficacità, l'antichità,l'ampiezza, la saldezza, il lume profetico, la gloria dei miracoli, la bontà della vita, latestimonianza e l'approvazione dei nemici, i costumi della Chiesa antica, e i costumidegli eretici antichi. S. Agostino, uomo santissimo, e dottissimo, indica questiargomenti, non proprio tutti, ma alcuni di essi, nel libro che scrisse già contro lalettera di Manicheo, che chiamano «del fondamento». L'effetto, che produssero in luitali argomenti, uditelo dalle seguenti sue parole: « Molte sono le ragioni, che mitengono strettissimamente nel grembo della Chiesa Cattolica. Mi tiene ilconsentimento dei popoli e delle genti. Mi tiene l'autorità, cominciata coi miracoli,nutrita con la speranza, cresciuta con la carità, confermata dalla antichità. Mi tiene lasuccessione, dei sacerdoti fino dalla sede di Pietro apostolo» (
 Aug. contro epist. fund.cap. 4
). Così parla quel grand'uomo, che non era fornito meno di lume divino, che diacutissimo e sodissimo giudizio; e che assai meglio di tutti poteva giudicare delladifferenza che c'è ha la sono dottrina della Chiesa e gl'insani principi degli eretici.Degli argomenti esterni parleremo in altro tempo, Oggi, secondo che ce lo permetterà il tempo, ragioneremo soltanto del lume della fede. Diremo, quanto essosia eccellente, e quanto necessario dono di Dio, e con quanta sollecita cura si deveconservare.A me pare, che il lume della fede sia altrettanto necessario per credere i dogmi, checi vengono proposti dalla Chiesa cattolica, quanto il lume naturale della intelligenza per conoscere i primi principi. Tutti gli uomini sono forniti di un certo lume naturale,con il quale intendono senza fatica e senza argomenti, che i primi principi sono veri.Così non c'è nessuno, che domandi ragioni od argomenti, quando gli si propongonotali principi, per esempio: che si deve seguire il bene e fuggire il male: che tre è piùche due, che tre più due fa cinque. Parimente tutti i cristiani, rischiarati da un cotallume divino e soprannaturale, ammettono che sono verissimi e certissimi i primi principi della nostra fede, ancorché difficilissimi e trascendenti la ragione. Quale è laragione, per cui non è possibile insegnare ai bruti una verità? Prendi un animale, uncavallo per esempio, o un nibbio. Provati, se sei capace. di persuaderli di qualcheverità. Non ci riuscirai, anche se vi adoperassi tutta la dialettica e tutta la retorica.Mancano del lume naturale della intelligenza. Allo stesso modo tutte le nostre prediche, e non solo le prediche, ma tutti i nostri prodigiosi miracoli non sonosufficienti a persuadere i pagani e gli eretici della nostra fede, se non viene Dio stessocome maestro, e illumini la loro mente con questo divino lume.

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