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Emanuele Severino e l'Etica Del Progresso

Emanuele Severino e l'Etica Del Progresso

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10/07/2012

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Emanuele Severino il rapporto tra etica e progresso
 
L'Occidente è dominato da una concezione progressiva del sapere. La scienza è l'esempio più formidabile di questa immagine della conoscenza concepita come la conquista di traguardi sempre nuovi e la dissoluzione di quelli precedenti. Ciò che caratterizza questa concezione del sapere non è il fatto di avere certe credenze sul mondo, ma la possibilità di correggerle in modo non arbitrario. Così è stato, ad esempio, quando la Teoria della Relatività di Einstein ha soppiantato la Teoria di Newton. Ma questa idea di progresso pone una sfida fondamentale all'etica. Le nostre credenze morali infatti difficilmente riescono a resistere al punto di vista scientifico. Nella prospettiva del progresso della scienza e della tecnica i valori e gli impegni morali rappresentano legami spesso irrazionali(--si viene accusati di moralismo..perché tanto la tecnica ci porterà lei alla felicità). L'etica si misura nella lealtà verso un insegnamento o verso un principio, legami di fiducia e di coerenza che possono non trovare giustificazione agli occhi di un estraneo, ma che costituiscono l'identità di una persona. Possiamo tenere saldo il valore di questa identità senza rinunciare all'idea del progresso? Scienza e tecnica hanno un posto centrale nelle nostre vite. Ma l'immagine di un mondo svuotato di valori è ancora troppo temibile per rappresentare una soluzione attraente del conflitto.
Considerando che i pochi paesi industrializzati ricorrono al depauperamento dei paesi in via di sviluppoo sottosviluppati per promuovere il proprio progresso - ad esempio sfruttando il lavoro dei bambiniasiatici o trattando alcuni paesi alla stregua di discariche -, Lei non crede che questo stesso progressoassuma una valenza ambigua?
In tali casi ci troviamo di fronte ad una tecnica amministrata in modo ideologico, ossia ad una forma dicapitalismo "ingordo": se questo è il progresso, certamente non si tratta un tipo di sviluppo auspicabile.Dobbiamo costantemente guardarci da quegli atteggiamenti che si augurano un certo sviluppo della realtà:giacché gli intellettuali e i politici non possono credere di essere capaci di modificare lo stato delle cose, si trattadi vedere il senso autentico del progredire, ossia di una tecnica che non sia limitata e condizionata da alcuneforme ideologiche che se ne servano ai propri scopi. Sono d'accordo con Lei nel respingere una situazione chenon solo non è contemplata nelle nostre speranze, ma non è neppure destinata ad accadere. Il biecosfruttamento dell'umanità da parte della tecnologia dei paesi sviluppati non è nell'ordine dell'accadibile.
L'uomo odierno è sempre più impegnato a modificare il presente: ma qual è la sua prospettiva per ilfuturo? Tale prospettiva esiste ancora? Lei crede che l'umanità sia consapevole del fatto che certeacquisizioni dell'attuale progresso un domani potrebbero rivalersi su di lei?
 
E’ arrivato il momento di chiarire che cosa si intende per progresso. Nella storia dell'Occidente il termine
"progresso" indica un aumento indefinito della potenza dell'uomo. A che scopo ideare una trasmissione sulrapporto tra etica e progresso? Perché l'aumento di tale potenza appare squilibrato rispetto alle esigenze chel'uomo possiede indipendentemente dalla potenza che riesce a raggiungere. Se siamo d'accordo sulladefinizione di progresso come aumento della potenza, allora è opportuno ridimensionare un'altra immaginedella potenza in relazione al progresso tecnico. Questa immagine ci era suggerita dalla scheda, in cui venivamostrato un robot che dapprincipio sembra riscuotere le simpatie dei presenti e che in seguito diventaminaccioso. In tal caso si allude all'aspetto più riduttivo della tecnica - ovvero al suo coincidere con la potenza -,il quale emerge dalla interpretazione scientistico-tecnicistica della stessa. Non è detto che il modo in cui gliuomini della tecnica interpretano quest'ultima sia il più adeguato. La tecnica è qualche cosa di enormemente piùprofondo, intelligente e adatto all'uomo, di quanto non possa apparire nel film
2001: Odissea nello spazio,
cheobbedisce ad una logica ben determinata. Anche per la tecnica dobbiamo pensare ad un aumento indefinitodella potenza, ossia ad una sorta di trascendenza di qualsiasi livello raggiunto dalla potenza umana, in grado disoddisfare le stesse esigenze religiose. Qual è l'atteggiamento dell'uomo religioso? Egli afferma che, al di là ditutto ciò che possiamo raggiungere e vedere, c'è sempre un
Altro 
. Ebbene la tecnica coincide con tale capacitàdi andare costantemente oltre i limiti - verso ciò che è Altro - tramite un processo capace di soddisfare perfinol'esigenza spirituale e religiosa. Sarebbe bene impostare le domande sulla base della definizione che abbiamodato della tecnica e sulla base dell'esclusione che abbiamo proposto di alcune definizioni proprie della tecnica.
Volevo
 
soffermarmi su un aspetto che ritengo importante: qual è il compito dell'etica? Quello diintervenire per stabilire la direzione verso cui devono essere orientati lo sviluppo scientifico e la ricerca,oppure quello di fissare le scoperte e, quindi, le tecniche che possono essere utilizzate e il modo in cuipossono essere utilizzate?
 
 
 
SEVERINO: Lei mi sta chiedendo se è l'etica a dover guidare la tecnica. È indubbio che, storicamente, ciò èavvenuto.
Etica 
deriva da
ethos 
e indica
la maniera in cui si sta o si abita, il modo in cui l'uomo vive 
.
Questosignificato appare ostile all'emancipazione senza limiti della tecnica. Ma come si è conformata l'etica nellacultura occidentale? Invito i convenuti a tener presente che c'è sempre uno scarto fra il significato che le parolehanno - se iscritte nella cultura occidentale - e il significato che queste stesse assumono al di fuori di talecultura. Esiste un etica anche presso gli antichi Indiani, ma quella occidentale si connota differentementeperché è in rel
azione alla filosofia. Oggigiorno intorno alla filosofia impera l’ignoranza, sebbene sia proprio dalla
filosofia che nasce la politica e, con un parto più doloroso, la scienza. Coloro che vogliono comprendere ilnostro attuale rapporto con la politica, la scienza o l'economia senza sapere nulla della filosofia, non otterrannonessun risultato. Per inciso, val la pena di ricordare che Smith era scolaro di Hume. L'etica è la volontà di vivereconformemente alla verità. Essere etici equivale a vivere sapendo che cos'è il mondo in cui ci muoviamo,perché solo se ne conosce la struttura si può evitare di scontrarsi contro i limiti o le colonne che lo possonosorreggere. Dobbiamo muoverci nel mondo allo stesso modo in cui ci muoveremmo in questa stanza: percompiere delle azioni fruttuose e non dannose abbiamo bisogno di sapere quali sono oggetti amovibili e quellinon amovibili. Seguendo tale atteggiamento, l'etica va alla ricerca della Suprema Potenza, di Dio. I Greci nonerano dei teologi, ma per salvarsi dal pericolo della vita inventarono Dio e la filosofia.
Cos’è l'uomo etico? E'
l'alleato di Dio, è colui che intende allearsi alla Potenza Somma esistente nel tutto chiamandola col nome di Dio.Partiti da una situazione in cui le due forze - etica e tecnica - appaiono in opposizione, iniziamo a scorgere unorizzonte comune a entrambe : tutte e due puntano allo stesso scopo. L'etica mira alla Suprema Potenzaalleandosi con Dio, la tecnica contemporanea vive in una dimensione in cui, citando le parole di Nietzsche
"Dio è morto.
 
E' bene che i giovani facciano i conti coi pensieri pericolosi" 
. E' inutile nascondersi dietro a una foglia difico: Dio è morto e quindi la Prima Potenza tende a coincidere con la tecnica. Ma è l'etica a doversi subordinarealla tecnica o viceversa? Attualmente la tecnica - essendo Dio morto o in via di sparizione - non corre più ilrischio di scontrarsi contro quei limiti di cui ho parlato in precedenza, anche perché la filosofia contemporaneaha dimostrato che tali limiti sono abbattibili, e si è venuta a creare una sorta di "pianura" che può esseredominata dalla tecnica: un'etica che detti leggi alla tecnica, quindi, va diventando sempre più obsoleta.
Per Lei ha senso parlare di un progresso o di un regresso dell'etica in contrapposizione o inavvicinamento ad un progresso tecnico?
SEVERINO: Mi pare che Lei chieda se ha senso parlare di un progresso o di un regresso in ambito tecnico o diun progresso e un regresso in ambito etico. Per definire il progresso o il regresso bisogna avere una pietra diparagone. Relativamente a ciò di cui finora si è discusso, dovremmo parlare di un regresso in ambito etico. Loaffermiamo in nome di quella forma di etica che è stata proposta e difesa dal Cristianesimo. Non esiste untribunale che possa sentenziare su cosa è in regresso o cosa è in progresso rispetto all'etica. Se cade ladimensione metafisica della realtà, allora l'etica tramonta. Ma questo declino non è un regresso di cui ci si puòlamentare in nome degli stessi valori etici che stanno scomparendo. La "metafisica" implica che il mondo ha unsenso stabile e immutabile: coloro che hanno un'esperienza di fede cristiana sanno cosa significhi riferirsi ad unreale inscritto nel divino. La metafisica è la prima forma di tale inscrizione e Il Cristianesimo discende proprio da
un’impostazione greca originaria.
 
Metafisica 
è una dimensione di senso alla quale ci si deve adeguare e,rispetto a tale dimensione, oggi stiamo vivendo un periodo di inevitabile regresso etico. In che cosa consistal'inevitabilità del tramonto dell'etica, è un argomento che dovrebbe occupare un'altra trasmissione. In propositooccorre essere ben chiari: l'uomo e la cultura contemporanei non affermano "Dio è morto, quindi occupiamoci dialtre cos", quanto piuttosto che ha avuto termine la dimensione metafisica, anche detta epistemico-teologica ometafisico-religiosa. Se esiste un Dio, allora l'uomo non può considerarsi quello che è, vale a dire creatore delproprio mondo. Se non esiste un Dio, allora l'etica, che è centrata su Dio, viene a cadere. Si tratta di unregresso dal punto di vista della dimensione metafisico-religiosa. Quanto al fatto se vi sia un progresso o unregresso nella tecnica, se tecnica sta a significare incremento indefinito della potenza, ci possono essere deimomenti di saliscendi. Nel lungo periodo l'incremento della potenza è ciò che è destinato ad accadere.Pertanto, se etica e tecnica sono alleate, se eticità significa alleanza con la Potenza Suprema, se la stessaPotenza Suprema è la tecnica, allora oggi la vera etica è destinata ad imporsi, parlando dell'essenziale. Sono irivoli del particolare a complicare il discorso. Ma l'etica, che oggi è destinata ad imporsi, è la potenza crescentedella tecnica. Nel medio periodo avviene il saliscendi succitato, per cui possiamo assistere a un aumento o auna diminuzione di potenza e di progresso. La tecnica di ieri ha visto la contrapposizione tra mondo capitalisticoe mondo del socialismo reale. Si presentavano due gestioni ideologiche dell'apparato scientifico tecnologico, equindi fra loro conflittuali. Quello ha rappresentato un momento di regresso. In quanto la potenza è in mano adue che non vanno d'accordo la potenza è minore. Così non lo è quando è in mano a due che vanno d'accordoo - meglio ancora - a uno solo.
 
 
In studio abbiamo portato un piccolo recinto. Di fronte all’inarrestabile avanzare del progresso
tecnologico, Le domando se è giusto porre dei paletti o delle recinzioni per circoscrivere tale tecnica.Ritiene che il progresso tecnologico non conoscerà mai alcuna limitazione?
 SEVERINO: Creda, non avevo visto il recinto, ma io avevo parlato di colonne. Intendevo con ciò evocare lastessa immagine che Voi avete evocato col recinto. Chi si muove dentro al recinto non deve oltrepassare i limitidei paletti. Ma chi è che afferma esserci questi limiti? Lo dice la saggezza tradizionale. La critica alla tradizioneè la critica ad un mondo grandioso e può essere paragonabile alla "frana del divino" di cui scrive Kant aWagner. Quello che frana non è una sciocchezza. Chi erge i paletti e costruisce i recinti, impianta il senso divino
del mondo, invita l’uomo a muoversi quanto vuole ma all'interno di uno spazio ben definito. Si tratta di stabilire
che consistenza hanno i recinti e le colonne su cui è edificato il mondo divino. Se sono abbattibili, allora un Dioche si fa sconfiggere merita di essere sconfitto. Etica in origine voleva dire
 
rispetto di un ordine, di un recinto 
,che è una
turris eburnea 
, è
incorruttibile 
. Avete costruito il recinto in legno dimostrando di nutrire qualchesospetto, anche perché non disponevate di materiali più consistenti. Il problema è la consistenza del recinto. Ilrecinto è non abbattibile o può essere abbattuto? Se abbattibile, perché non uccidere Dio? Perché non uccidereciò che vi è di sacro e che ci limita, ci recinta, presentandosi come venerando, sacro, inviolabile? Se qualcosa silascia violare, per quale ragione non dobbiamo violarla? Occorre ripensare al concetto di castigo nelCristianesimo e nella più antica filosofia. Uno compie un delitto: compiere un delitto è dare una spallata alrecinto, però il recinto si sposta più in là e, una volta arrivati alla resa dei conti, allora il recinto si richiude epunisce. All'inizio si pensava all'etica come a ciò che si trova di fronte a colonne non abbattibili. Si prenda comeesempio una scheda delle
Eumenidi 
di
 
Eschilo
.
Eschilo è un pensatore che afferma ciò che in seguito verràsostenuto da Platone, Artistotele e Hegel. Egli afferma che non ci dobbiamo concedere né una vita anarchica -in cui non esistono paletti - né una vita
despotumenon 
, ossia "una vita guidata da un despota". Il concetto di"vita senza limiti" viene espresso con
anarcheton 
, che significa senza
 
arché 
, senza "principio" o "recinzione".Eschilo demonizza anche una vita chiusa e affidata all'arbitrarietà di chi pone i paletti. L'arbitrarietà di chicostruisce il recinto è la situazione pre-filosofica. La filosofia tradizionale vuole invece stabilire un recinto, chenon sia l'invenzione di un despota, ma che esprima l'ordine autentico delle cose. La regia ci ha preparatoquesta scheda delle Eumenidi.
Professore, Lei sta parlando del rapporto che c'è tra fede ed etica. Nel parlare di etica ha fatto
riferimento anche a Dio. Quindi c’è una fede in qualcosa. Fede in una forza che
ha generato quello chenoi oggi stiamo vivendo e che non presuppone la tecnica. Quando fino a poco tempo addietro si ècreduto che la nostra vita fosse stata data da Dio, e se penso poi alla clonazione di una cosa o di unessere vivente ottenibile solo attraverso laboratorio, Le chiedo se può coesistere una concezione tanto
religiosa che tecnica. Come può porsi l'uomo di fede di fronte a queste nuove scoperte? E l’uomo
scientifico come può spiegare quello che ha creato?
 Riflettiamo sulla figura del recinto. Eschilo intitola la sua opera
Eumenidi 
, che sono le entità in cui si eranotrasformato le vendicative
Erinni 
:
Eu- 
sta per
bene 
ed
Eumenides 
sono "quelle che pensano benignamente".Anche se la benignità, nell'interpretazione offertaci nel contributo filmato da Ferrero, pare assente, essa vienefuori perché, nel discorso delle dodici Erinni, che indicano la furia cieca, si comprende la forza del
Logos 
, dellaSapienza, che già in Eschilo è "sapienza filosofica". Lei mi chiede - restando alla figura del recinto - come sicomportano l'uomo di fede e l'uomo di scienza. Pensiamo agli scienziati, ai fisici del Novecento. Einsteinstudiava Spinoza, Eisenberg studiava filosofia. Born, Bohr, Minkowski, Boltzmann, Schroedinger, sono tuttepunte del sapere scientifico. Tutti questi scienziati sanno cosa è la filosofia, e in che senso devono fare i conticon essa. Tuttavia, considerandone il lavoro sul campo, cresce sempre di più una figura di scienziato chiuso nelsuo laboratorio e che ignora la necessità di fare i conti col sapere filosofico, da cui la stessa scienza nasce. Lanascita è traumatica, ma è pur sempre la nascita di un figlio da una madre. Se ci si dimentica della madre unonon si sa neanche che cosa sia. Ne discende che l'opzione fatta di frequente da questo tipo di scienziato èquella di ordine religioso. Nasce la figura dello scienziato religioso che non ha a disposizione il sapere filosofico.Risultato di un non volere a che fare col pensiero filosofico. Dal Suo, dall'altro punto di vista, l'uomo di fede ècolui che stabilisce il recinto non oltrepassabile. La proibizione della manipolazione genetica, la manipolazionedi comportamenti ritenuti contrari alle leggi naturali, le leggi naturali stesse, sono proprio i recinti. Oggi si pensa- dopo l'esperienza della cultura contemporanea, in special modo della filosofia contemporanea - che esistanosolo leggi positive. Si dice che esistano solo leggi in cui i paletti sono piantati dall'uomo e che possono esseresostituiti a seconda delle esigenze che storicamente si vanno presentando. Sono dei segnali storici, nonassolutamente inoltrepassabili. La Chiesa Cattolica, unica e grande erede della tradizione etica del passato,parla invece di leggi naturali, non oltrepassabili, e intende i paletti come assolutamente inviolabili. Ammonisce lascienza a non oltrepassare alcuni limiti. Precedentemente si è parlato delle colonne. Resta a vedere se le

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