Il missionario
Di Michele Nigro
Il ritaglio di cielo nero tra i duepalazzi che delimitano la strada èilluminato a giorno dall’ennesimolampo della serata.Un vento caldo, in questonovembre anomalo, contrasta con leprevisioni del tempo che giàpromettono neve e colonnineirrigidite.
Non c’azzeccano mai
,penso.A confermare la miadisapprovazione ecco giungere iltuono con i suoi naturali secondi diritardo che, a contarli bene, sonosempre meno in ritardo. Presto lapioggia mi farà compagnia.Non amo lavorare con l’acqua: sibagnano i vestiti e gli “strumenti”.La notte, invece, non mi disturbaaffatto. Apprezzo molto quei clientiche mi convocano in tarda serata.L’avvolgente anonimato delletenebre ti libera dai convenevoli chedi giorno, chissà perché, ti senti inobbligo di sostenere con le persone eaddirittura con gli oggetti.Amo la notte: è liberatoria.E poi adoro quella frase d’usocomune negli ambienti medici: “…se supera la notte…!”Il Caffè all’angolo già ricolmo dipremature leccornie natalizie; il bazardelle cose usate; le rosticcerie aconduzione familiare che nasconocome funghi in questa società dilavoratori precari; le casalinghe ches’affrettano tra il fruttivendolo e iltabacchino; la cappella votivadedicata a Santa Lucia con i luminirossi che brillano sornioni accantoall’icona.La vita scorre frenetica, in questacittadina di provincia, nella suamonotona prevedibilità, e gli esseriumani che alimentano tale vitacredono di pilotare il proprio destinofacendo acquisti e concentrandosisulle più futili amenità; in realtà noncontrollano proprio un bel niente.Io, invece, offro
certezze
.Mancano ancora tre quarti d’oraall’appuntamento e le prime gocced’acqua sull’asfalto m’inducono asostare nella vicina chiesetta di S.Maria della Speranza che (lo sobenissimo) resterà aperta per unabuona mezz’ora nonostante la messasia finita da un bel po’.A volte i ritardatari, quelli che amessa non ci possono andare permotivi di lavoro o per altri impegni,s’accontentano di sostare qualcheminuto in adorazione seduti tra ibanchi mentre il sacrestano ripone gliornamenti sacerdotali nei mobilidella sacrestia, dopo aver spento lucie microfoni. L’aria della chiesa èancora pregna di odori vestiari ed’incenso, ma non voglio sedermi ameditare. Ho sempre creduto in una
fede militante
e le messe le ascolto inpiedi. Se non c’è messa, leggo. Miavvicino, come stasera, al libro dellesacre scritture posto su di un leggio adisposizione della gente che entra inchiesa e leggo le letture dellagiornata: prima, seconda lettura,salmo responsoriale e il brano trattodal Vangelo. La mia attenzionericade, però, sulla prima lettura:
“Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il puro e l’impuro,
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