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Speciale referendum la partecipazione è un bene comune Altreconomia 2011

Speciale referendum la partecipazione è un bene comune Altreconomia 2011

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Published by John Galanti
Quattro referendum, il 12 e 13 giugno, per definire un’idea diversa di politica e di paese, scarica il dossier di Altreconomia. Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare 4 quesiti referendari. Due riguardano la privatizzazione dei servizi idrici integrati, uno gli investimenti sull’energia nucleare, il quarto il cosiddetto “legittimo impedimento”.
Oggi, che ci piaccia o no, i referendum sono l’arma più potente che ci è rimasta per ribadire la volontà di partecipare alle decisioni del governo, e con essa ribadire le nostre convinzioni. Ovvero dire con forza che i diritti non si vendono, che il futuro non può essere messo a rischio dalla voracità di alcuni, e che la legge è uguale per tutti. Il tentativo di privatizzazione dei servizi idrici - innescato con la legge Ronchi del 2009 ma in realtà ultimo atto di un processo molto più lungo - contiene in sé tutti gli elementi di questo attentato ai nostri diritti, alla loro mercificazione.
Non era necessaria poi la catastrofe giapponese per ribadire che l’energia nucleare non è sicura. Lo è stata semmai per dimostrare la pochezza di chi ha sostenuto in questi mesi il ritorno al nucleare. Anche la sicurezza energetica è un bene comune, anche la tutela della nostra salute. Non è tollerabile che si possano fare affari scaricandone i rischi sulla collettività.
Per tutti questi motivi dovremmo tutti presentarci alle urne, il 12 e 13 giugno, raggiungere il quorum e votare sì. Non per paura, non per egoismo, ma per riprenderci qualcosa che è nostro: ovvero quei beni comuni che chiamiamo giustizia, equità, sostenibilità.
Altreconomia ha pubblicato questo dossier scritto da esperti e professori che vuole essere una proposta per la diffusione di massa. E' un .pdf (leggero ed universale, quindi) è copyleft (vi chiediamo solo di non rivenderlo) e contiene anche un proposta molto vantaggiosa per scoprire Altreconomia, perchè l'emergenza sull'informazione non si esaurirà coi referendum.

Fonte: www.altreconomia.it
Quattro referendum, il 12 e 13 giugno, per definire un’idea diversa di politica e di paese, scarica il dossier di Altreconomia. Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare 4 quesiti referendari. Due riguardano la privatizzazione dei servizi idrici integrati, uno gli investimenti sull’energia nucleare, il quarto il cosiddetto “legittimo impedimento”.
Oggi, che ci piaccia o no, i referendum sono l’arma più potente che ci è rimasta per ribadire la volontà di partecipare alle decisioni del governo, e con essa ribadire le nostre convinzioni. Ovvero dire con forza che i diritti non si vendono, che il futuro non può essere messo a rischio dalla voracità di alcuni, e che la legge è uguale per tutti. Il tentativo di privatizzazione dei servizi idrici - innescato con la legge Ronchi del 2009 ma in realtà ultimo atto di un processo molto più lungo - contiene in sé tutti gli elementi di questo attentato ai nostri diritti, alla loro mercificazione.
Non era necessaria poi la catastrofe giapponese per ribadire che l’energia nucleare non è sicura. Lo è stata semmai per dimostrare la pochezza di chi ha sostenuto in questi mesi il ritorno al nucleare. Anche la sicurezza energetica è un bene comune, anche la tutela della nostra salute. Non è tollerabile che si possano fare affari scaricandone i rischi sulla collettività.
Per tutti questi motivi dovremmo tutti presentarci alle urne, il 12 e 13 giugno, raggiungere il quorum e votare sì. Non per paura, non per egoismo, ma per riprenderci qualcosa che è nostro: ovvero quei beni comuni che chiamiamo giustizia, equità, sostenibilità.
Altreconomia ha pubblicato questo dossier scritto da esperti e professori che vuole essere una proposta per la diffusione di massa. E' un .pdf (leggero ed universale, quindi) è copyleft (vi chiediamo solo di non rivenderlo) e contiene anche un proposta molto vantaggiosa per scoprire Altreconomia, perchè l'emergenza sull'informazione non si esaurirà coi referendum.

Fonte: www.altreconomia.it

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WWW.ALTRECONOMIA.ITSPECIALE REFERENDUM
la partecipazioneè un bene comune
quattroreferendum,il 12 e 13giugno, perdefinireun’ideadiversadi politicae di paese
Il 12 e 13 giugno saremochiamati a votare 4 quesitireferendari.
Due riguardano la privatizzazione dei servizi idrici  integrati, uno gli investimenti  sull’energia nucleare (se il Governo non dovesse modifcare nel rattempo le norme), il quarto il cosiddetto“legittimo impedimento”.Oggi, che ci piaccia o no, i  reerendum sono l’arma più potente che ci è rimasta per  ribadire la volontà di partecipare alle decisioni del governo, econ essa ribadire le nostreconvinzioni. Ovvero dire conorza che i diritti non si vendono,che il uturo non può essere messo a rischio dalla voracitàdi alcuni, e che la legge èuguale per tutti. Il tentativo di  privatizzazione dei servizi idrici, innescato con la legge Ronchi del 2009 ma in realtà ultimo attodi un processo molto più lungo,contiene in sé tutti gli elementi di questo attentato ai nostri diritti, alla loro mercifcazione.Non era necessaria poi lacatastroe giapponese per  ribadire che l’energia nucleare non è sicura. Lo è stata semmai  per dimostrare la pochezzadi chi ha sostenuto in questi  mesi il ritorno al nucleare. Anche la sicurezza energeticaè un bene comune, anche latutela della nostra salute. Non ètollerabile che si possano are aari scaricandone i rischi sullacollettività.Un silenzio assordante ci  accompagna da qui al 12 giugno. I media, le televisioni  innanzitutto, sembrano essersi dimenticati dei reerendum e li  hanno cancellati dai palinsesti.Raggiungere il quorum saràun’impresa aticosa, per chi  in questi mesi si è così tanto impegnato. Faticosa, ma non impossibile. Utile per  ribadire una volta di più chela democrazia si basa sulla partecipazione dei cittadini  alla vita politica, contro chi ci vorrebbe chiusi in casa, spettatori passivi di quel che accade a questo Paese.Per tutti questi motivi dovremmotutti presentarci alle urne, il 12e 13 giugno, raggiungere il quorum e votare sì. Non per  paura, non per egoismo, ma per riprenderci qualcosa che è nostro: ovvero quei beni comuni che chiamiamo giustizia, equità, sostenibilità.
ALTRECONOMIA
DOSSIER
   m   a   s   s   i   m   o   p   a   o   l   i   c   e   l   l   i
SPECIALEREFERENDUM
 I n v i a  a  t u t t i i  t u o i  a m i c i q u e s t o  d o s s i e r. è  s t a t o  p r o d o t t o d a l l a  r i v i s t a  A  l t r e c o n o m i a : p e r  c o n o s c e r c i  v a i i n  u l t i m a  p a g  i n a
 
SPECIALEREFERENDUM
WWW.ALTRECONOMIA.ITSPECIALE REFERENDUM
PRIVATO È CONTROL’OTTIMO SOCIALE
di luigino bruni, docente di economiapolitica all’università di milano bicocca
Mito numero 1: con la legge Ronchi (166/2009)si completa la
 liberalizzazione
del servizio idricointegrato.Falso:
acquedotti, depurazione e ognature sono un“monopolio naturale”; afdarne la gestione a un privato,signifca
 privatizzare
un monopolio. Perché non puòesistere
concorrenza
in un mercato di questo tipo. 
Mito numero 2: gli acquedotti “pubblici” sonodei colabrodi.Falso:
secondo i dati di Mediobanca, il peggioracquedotto italiano, se guardiamo alla dispersioneidrica (litri immessi in rete e non atturati/abitanti/ lunghezza della rete gestita), è quello di Roma, dovel’acquedotto è afdato ad Acea, una spa quotata inBorsa i cui principali azionisti sono il Comune di Roma,Francesco Gaetano Caltagirone e Suez. 
Mito numero 3: la privatizzazione è un alsoproblema, perché sono “privati” solo 7 dei 114soggetti afdatari (dati del Comitato nazionale divigilanza sulle risorse idriche).Falso:
sette gestori del servizio idrico integrato sonosocietà quotate in Borsa: A2a, Acea, Acegas-Aps,Acque potabili, Acsm-Agam, Hera, Iren; moltissimesono, invece, le società miste pubblico-privato.E anche le società pubbliche presenti sono comunquesocietà per azioni, cioè soggetti di diritto privato.
Mito numero 4: “Con questo provvedimento siporta a compimento la
 riforma
dei servizi pubblicilocali di rilevanza economica, tra i quali rientra laraccolta dei rifuti, il trasporto pubblico locale e lagestione delle risorse idriche” (www.governo.it,corsivo nostro).Falso:
l’articolo 15 della legge Ronchi (166/2009),oggetto del primo quesito reerendario, non può essereconsiderato una
 riforma
dei servizi pubblici locali.Disciplina, inatti, solo le modalità di afdamento dellagestione del servizio, che “sarà soggetta a gara” e nonpotrà più essere eettuata
 in house
, ovvero in via diretta.
Mito numero 5: con la liberalizzazione, e laconcorrenza, la taria sarà più bassa.Falso:
in assenza di interventi normativi, tutti gliinvestimenti sulla rete acquedottistica fniscono in taria(in virtù della legge Galli del 1994, come modifcatadal Dl 152/2006). Ciò signifca che a tarie più bassecorrisponderebbe necessariamente un blocco degliinvestimenti.“Il calcolo della taria è poco trasparente” ha dettoSteania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, 15settembre 2010: questo è vero. Il secondo quesitointerviene direttamente sul metodo di calcolo dellataria (chiedendo l’abrogazione dell’articolo 154,comma 1 “Taria del servizio idrico integrato” delDl 152/2006). Il ministro ha ragione: sono pochi icittadini che sanno che con la loro bolletta copronogli investimenti e garantiscono al gestore un tasso diremunerazione del capitale investito.
PERCHÉ VOTARE 2 SÌ CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
   a   r   c   h   i  v   i   o   a   c   q  u   a   b   e   n   e   c   o   m  u   n   e
Quando parliamo di “benecomune”, in economiaintendiamo un beneconsumato da più personecontemporaneamente.
  A dierenza dei beni pubblici,quindi, il bene comune è unbene “rivale”: il consumodegli altri intererisce con ilmio consumo, e lo riduce.I beni pubblici sono inattiquei beni che possonoessere goduti da tutti, senzacontrasti. Un bene pubblico èla sicurezza, ad esempio.L’acqua è un bene chesta divenendo sempre piùscarso, ovunque nel mondo.Per questo da bene pubblicopuro sta diventando unbene comune (
common
, ininglese), il cui consumo è“rivale”.Quando il bene diventacomune, si cade acilmentein quella che viene chiamatain letteratura la “tragediadei beni comuni”: si parladi “tragedia”, perchétendiamo a distruggere ilbene stesso, a consumarnetroppo. Andiamo quindioltre il cosiddetto “ottimosociale”, quel quantitativoche garantisce a tutti diconsumare quel bene, e dipreservarlo per il uturo.Il nostro consumo, l’“ottimoindividuale”, è a scapito dell’“ottimo sociale”.Ora con l’acqua, se la siconsuma inseguendo inostri “obiettivi individuali”,rischiamo sempre di piùquesta “tragedia”. Di questooccorre tenere conto quandoentriamo nel dibattito sullaprivatizzazione della gestionedei servizi idrici. Si dice:adiamo la gestione a unsoggetto privato, come nelcaso dell’energia o delleautostrade; poi lo Statoregolamenterà il settore.Io ho dei dubbi perchéle imprese private hannoper scopo il protto. Chimassimizza il protto nontiene conto dell’ottimosociale, e dicilmente puòessere controllato, nemmenocon un meccanismo disanzioni.Per questo io penso che sidebba adare la gestione deibeni comuni a soggetti chenon hanno il ne del protto.Può essere il Comune, loStato, o un domani anchesoggetti privati, imprese civili:succede già coi consorzi dicittadini creati in alcuni piccolicentri. Ciò che è importante èil “movente” per il quale si aimpresa.I soggetti che gestiscono ibeni comuni non possonoare i protti, che perdenizione sono privati.Vale per l’acqua e vale perogni bene comune.Se il naturale proprietariodi un bene è un gruppo dipersone, dal punto di vistaetico ed economico nonè ragionevole utilizzarequesto bene anché pochisoggetti (magari nemmenoresidenti, come nel casodelle multinazionali straniere)ne acciano protto. Inoltre,il protto guarda al breveperiodo, non al lungo o allunghissimo periodo, comeinvece si dovrebbe arespecie nel caso dell’acqua:l’unità di misura temporaledelle multinazionali è iltrimestre.Il reerendum sarà unpunto di partenza. Il temadell’acqua appassiona lepersone, ma ci vorrebbepiù dibattito pubblico. Dopola vittoria dei sì, che ciauguriamo, dovremo inattichiederci che cosa are,come trovare nuove vie diecienza.
 
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UN CAPITALE PUBBLICO
di duccio valori, già direttore centrale dell’iri
Chi promuove laprivatizzazione del servizioidrico integrato, la giustifcacon la necessità di attrarrecapitali per eettuare gliinvestimenti occorrenti perristrutturare la rete.
 Lo ha ribadito, recentemente,in un’intervista al
CorriereEconomia
, Marco Staderini,l’ad di Acea, la più importanteazienda del settore, quotatain Borsa: ci sono “4 miliardidi opere immediatamentecantierabili -ha detto-, con lacreazione di centomila posti dilavoro”.La necessità di investimenti dimiglioramento, manutenzioneordinaria e straordinaria, diinnovazione (riciclo dei refui,per esempio) appare del tuttoevidente anche a noi. Ma lasoluzione proposta, quella dellaprivatizzazione, è sbagliata.Perché una volta che i privatiavessero acquisito il controllodelle reti idriche avrebberodue sole possibilità: o nonare gli investimenti, e quindila privatizzazione sarebbestata del tutto inutile; o arli,e mettere ammortamento einteressi sul capitale a caricodegli utenti, con un pesanteaumento delle tarie (e questaappare la tesi). In realtà, questasoluzione ammette qualchealternativa. Nel caso di vittoriadel sì ai 2 reerendum, sipotrebbe pensare al ricorsoad una onte di nanziamentonon tradizionale, o comunqueormai pressoché dimenticata:il prestito irredimibile, cioèun titolo di rendita perpetuaemesso dallo Stato e collocatopresso i cittadini risparmiatori,che non prevede la restituzione
   m   a   s   s   i   m   o   p   a   o   l   i   c   e   l   l   i
RIPRENDIAMOCILA POLITICA
DI EMILIO MOLINARI, GIÀ PRESIDENTEDEL COMITATO ITALIANO PER UNCONTRATTO MONDIALE SULL’ACQUA
Questi reerendum sono lapolitica.
 
Rappresentano larottura di una stagnazionein questo Paese,
e in tuttala politica europea. Perchépongono due grandi problemidel nostro tempo. Per la primavolta si arontano temi rilevanticome l’acqua, il venir menoa una risorsa essenziale, e ilnucleare, ovvero gli scenarienergetici uturi.Inoltre i tre quesiti (2 sull’acqua,uno sul nucleare) intervengonoin quello che è il degradodella politica stessa, di unaclasse dirigente che non saarontare il proprio tempo, chenon rappresenta l’interessegenerale ma è solo capace disvenderlo al mercato.Il reerendum, in questo senso,è una nestra che si apre dironte al senso d’impotenzache pervade il cittadino, alladisaezione per la politica.L’invito non è a votare perquesto o per l’altro, ma per sé,per esprimere, come hannoatto i movimenti, la propriaopinione.Dobbiamo are uno sorzoimmane per conquistare ilquorum. Se ci riusciamo,cambierà la politica di questoPaese. I reerendum romponoquella cristallizzazionetra berlusconiani e anti-berlusconiani, due popoli ormaiincomunicabili e prigionieri distereotipi, incapaci di arontarei problemi reali del Paese. Allo stesso tempo, dobbiamodare al Paese l’idea che stiamoiniziando un grande percorso.Quello per una nuova politicadei beni comuni, la politicadel ventunesimo secolo. Inquesto senso, anche se nonraggiungiamo il quorum,non saremo scontti. Perchéil reerendum è solo l’iniziodi questo percorso, e c’ècomunque tutto il tempo percostruire una nuova politica.Fermare la legge Ronchi (l.166/2009), di per sé, non èun grande successo: non èil ritorno all’acqua pubblica,signica però impedirel’ingresso dei privati nellesocietà che gestiscono la metàdegli acquedotti italiani. Perchése c’è l’ingresso dei privati,poi saranno enormi i costida sostenere per rompere icontratti.Un successo reerendario,poi, garantirà un accumulo diorze tale da poter presentarcialle amministrazioni localiper dire: “Il popolo italiano viha detto che è contrario allastrada di consegnare i servizial mercato”. Poi penseremoinsieme come tornare alpubblico. Il secondo quesitova in quella direzione, enon è un caso se i politici loosteggiano. Perché se tocchila remunerazione del capitale,l’idea che l’acqua sia onte diprotto, il re è nudo.La orza e la potenza deireerendum è anche quelladi aver creato contraddizioniall’interno dei partiti, tra le basi-che li sostengono- e chi lerappresenta in Parlamento e nelgoverno, che è contrario. Seotteniamo il quorum, il Pd neuscirà lacerato. E anche la LegaNord. Allora si rimescolano lecarte, e per la prima volta datempo si parla di politica.Per riuscire in questo intentodobbiamo però superare deilimiti: il silenzio della stampa e ilsilenzio della politica. Ma anchequello degli uomini di cultura.Solo Paul Ginsborg e AdrianoCelentano si sono espressi. Ciòsignica che in questo Paesenon è solo la politica ad essereseparata dalla società civile edai suoi bisogni, ma anche lacultura.Un altro limite da superare,però, riguarda noi stessi,le nostre pratiche. Ognunodi noi, nei movimenti, si èritagliato una nicchia. E pareincapace di capire che ci sonoappuntamenti con la storia daarontare insieme, in cui tuttiper un attimo si staccano dalproprio interesse specico.Come questo.
COME VOTARE IL 12 E 13GIUGNO AI REFERENDUM
L’istituto del reerendum abrogativo è istituito dall’articolo 75 dellaCostituzione. Afnché i reerendum siano considerati validi, devonovotare il 50% più uno dei cittadini aventi diritto di voto. Si tratta dicirca 25 milioni di italiani. Possono votare tutte le persone che abbianocompiuto 18 anni entro il giorno delle votazioni, compreso.Per abrogare le norme, si deve tracciare un segno sul “sì” sulla scheda.In caso di vittoria del no o del mancato raggiungimento del quorum,lo stesso reererendum non potrà essere ripresentato per i successivi5 anni. Si vota nel seggio indicato sulla tessera elettorale, che ognicittadino dovrebbe avere e che ha sostituito il certifcato elettorale.Chi l’avesse smarrita, può chiederne duplicato anche il giorno stesso delvoto negli ufci comunali. Al seggio va esibito anche un documento diidentità valido.I residenti in un Comune dierente dal domicilio, hanno diritto a scontitra il 40 e il 60% sul costo del viaggio.
SPECIALEREFERENDUM

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